Health

Come ci si accorge di avere il glaucoma?

Quando si ha il glaucoma non vi sono possibilità di recupero funzionale. Ecco perché per tenere lontana questa malattia, che colpisce 550 mila italiani, bisogna puntare sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce. «Per glaucoma si intende un gruppo di malattie oculari in cui la pressione endoculare è sufficientemente elevata per danneggiare il nervo ottico. Non ci sono sintomi fino a quando il danno al nervo ottico raggiunge uno stadio avanzato. Si ha una perdita graduale del campo visivo fino alla visione tubulare (come guardare attraverso un foglio di carta arrotolato: il paziente vede bene, può avere anche 10/10, ma vede solo una piccola porzione, per cui è incapace di orientarsi, per esempio di attraversare la strada. Poi anche la visione centrale sparisce). Ma anche se il paziente non si accorge di nulla per anni, nel corso di una visita l'oculista può cogliere alcuni segni sospetti. Ecco perché è importante sottoporsi a controlli periodici della pressione oculare e del fondo dell’occhio. Se uno di questi due parametri è alterato si eseguono esami più specifici, come l'esame del campo visivo e indagini morfologiche per analizzare la papilla ottica o lo stato delle fibre nervose.

Persone Down, nuove speranze

William Mobley, presidente del dipartimento di scienze neurologiche dell’Università della California a San Diego e le decine di altri scienziati americani alla ricerca di medicinali che migliorino la vita di bambini e adulti Down sono convinti che non sia fantascienza. Perché la ricerca negli Stati Uniti non è mai stata così vicina a produrre una terapia che aiuti le 350 mila persone affette dalla sindrome nel Paese a vivere più a lungo e con meno problemi di salute. Ma i ricercatori devono muoversi alla svelta.
In un laboratorio di San Diego, non lontano da quelli dell’équipe di Mobley, infatti, altri scienziati studiano da tempo e con altrettante intensità la trisomia 21. Nel loro caso non con lo scopo di curarla, bensì di diagnosticarla. Per circa 1900 dollari intendono offrire ai futuri genitori la certezza che il nascituro sarà o non sarà "normale". Il loro lavoro è già sfociato in un test che sarà in commercio negli Stati Uniti da lunedì prossimo e permette di identificare la sindrome di Down durante il primo trimestre di gravidanza. Stando alla società che lo ha sviluppato, la Sequenom, l’esame del sangue è corretto nel 98,6 per cento dei casi, e senza i rischi connessi a pratiche invasive come l’amniocentesi o la villocentesi.

(Fonte: avvenire.it)

L'invecchiamento è reversibile, nuova giovinezza per le cellule dei centenari

La cura di giovinezza per centenari comincia all'Istituto di genomica funzionale dell'Università di Montpellier, dove il dottor Jean-Marc Lemaître e la sua équipe hanno appena dimostrato che l'invecchiamento - cellulare, per adesso - non è un fenomeno irreversibile: gli scienziati francesi sono riusciti a riprogrammare in vitro alcune cellule di età avanzata trasformandole in «staminali pluripotenti indotte», cioè restituendo la capacità di suddividersi e moltiplicarsi a vecchie cellule - donate da uomini di 74, 92, 94, 96 e persino 101 anni - solitamente degradate e vicine alla fine.
Come per ogni scoperta di questo tipo le rituali cautele impongono di ricordare che le prime applicazioni mediche arriveranno - forse - tra 10-15 anni, ma lo studio pubblicato ieri sulla rivista scientifica Genes & Development autorizza in linea di principio i sogni di una giovinezza da riacquistare e protrarre molto a lungo.
Le applicazioni future più evidenti e facili da immaginare sono la cura delle malattie neurologiche come Alzheimer o Parkinson, fino al diabete, l'artrosi e i problemi cardiaci legati all'età avanzata. Per adesso, nessuna équipe al mondo ha ancora provato a reiniettare nel paziente cellule «ripotenziate», e il salto dalla teoria alla pratica è ancora relativamente lontano. La questione sembra però a questo punto solo tecnica: servono molti fondi, esperimenti, sforzi e tempo, è vero, ma la strada è segnata e l'eterno processo nascita-crescita-invecchiamento-morte sembra ormai sovvertibile, con tutte le enormi implicazioni filosofiche e religiose che ne conseguono.

(Fonte: corriere.it)

Ipertensione, scoperta la chiave della malattia

Alcuni scienziati dell'università di Sydney, dopo decenni di ricerche, hanno risolto un mistero cruciale nell'ipertensione, fattore di rischio elevato di attacchi cardiaci e ictus di cui soffre un quarto degli adulti nel mondo occidentale. In Italia sono circa 10 milioni le persone che soffrono di pressione alta e di questi molti neanche ne sono a conoscenza. I ricercatori, guidati dal docente di scienze mediche molecolari dell'ateneo, Brian Morris, hanno scoperto il ruolo rimasto finora arcano dell'enzima renina, che fa scattare il disturbo. Hanno identificato l'azione di due micro-RNA, un materiale genetico finora sconosciuto, che ha un effetto destabilizzante nella produzione di renina. La ricerca, pubblicata dalla rivista Hypertension, mostra che nei reni ipertensivi il gene della renina è sei volte più attivo, mentre i micro-RNA lo sono sei volte di meno. Mentre era già noto che la renina svolge un ruolo significativo nella pressione alta, non era finora chiaro come questo avvenisse. La ricerca è la prima del suo genere ad usare reni umani, donati da 42 pazienti malati di cancro a cui erano stati asportati per ragioni mediche. Finora nessuno aveva potuto studiare reni umani di pazienti ipertensivi, mentre l'equipe di Morris ha potuto usare l'ultima tecnologia genomica per sondare i reni e scoprire la dinamica dell'espressione dell'intero genoma nell'ipertensione umana. La scoperta apre così la strada alla formulazione di farmaci mirati in grado di rivoluzionare il trattamento della condizione, bloccando alla fonte l'espressione della renina.Proprio pochi giorni fa un'altra ricerca era tornata sul tema della ipertensione, sempre più diffusa in Italia. Dallo studio è emerso come lavorare di notte non fa bene alla salute e anzi può determinare il rischio di incorrere in modo più facile nell’ipertensione, nell’infarto, nel colesterolo e nel diabete. La ricerca canadese ha messo l’accento sul fatto che nelle ore che di solito sono dedicate al riposo il nostro organismo appare piuttosto vulnerabile. Proprio per questo, se vengono stravolti i ritmi del sonno e della veglia, possiamo incorrere in un indebolimento del sistema immunitario, con conseguenze che possono essere anche piuttosto gravi in termini di salute e di benessere individuale. Addirittura ci sarebbe un legame tra il lavoro notturno e il cancro. Joan Tranmer, che ha coordinato la ricerca, ha spiegato: "Il rischio di ipertensione, colesterolo elevato, diabete o infarto è risultato maggiore nelle ultra 45enni, nelle donne in menopausa, in chi opera su turni da più di sei anni e, più in generale, in chi è sottoposto a rotazione nell’attività lavorativa".Ma quando è meglio curarsi per sconfiggere l'ipertensione? Secondo un terzo studio assumere i farmaci anti-ipertensivi nelle ore serali, piuttosto che al mattino riduce del 50% il rischio di ictus. A dirlo è una ricerca condotta dall’Università di Vigo in Spagna e pubblicato sul Journal of the American Society of Nephrology. Per arrivare queste conclusioni gli scienziati hanno voluto esaminare oltre 600 pazienti affetti da ipertensione e malattie renali. La ricerca è durata oltre cinque anni e ha potuto dimostrare che i pazienti che assumevano la pastiglia anti-ipertensiva la sera avevano meno probabilità di andare incontro a eventi spiacevoli come ictus e infarti. Possiamo fare qualcosa anche da soli, per cominciare a prevenire l’insorgere del fastidio sin da giovani. Per prima cosa va controllato il sale che assumiamo con l’alimentazione, che spesso non è quello aggiunto in ultimo come condimento ma è presente già nella preparazione dei cibi, specialmente quelli di produzione industriale. Gli esperti consigliano di non superare i 4 grammi al giorno. Per condire i piatti che possono sembrarci meno saporiti a causa della riduzione del sale possiamo utilizzare le spezie, il succo di limone, l’aceto. Un altro passo importante è tenere sotto controllo il peso, perché l’obesità e il sovrappeso sono spesso legati a stretto filo con l’ipertensione. Una dieta ricca e varia e un po’ di attività fisica per rientrare nel peso forma faranno miracoli. A tavola può aiutare anche il calcio, che è capace di ridurre la pressione arteriosa. Consumare cibi ricchi di calcio, variando le fonti per arricchire la dieta, è un’ottima mossa. Lo è anche ridurre o eliminare il consumo di caffè e alcol, che incrementano la pressione sanguigna.

Fonte: www.affaritaliani.it

Scoperta proteina: blocca diffusione dei tumori

La chiave per bloccare la crescita di un tumore nell'organismo, interrompendo il processo di conversione delle cellule normali in cellule neoplastiche, potrebbe essere nei macrofagi, cellule della linea di difesa primaria dell'organismo. I macrofagi, che fanno parte del meccanismo di immunità innata, vengono attirati nel tessuto tumorale e "riprogrammati", con il risultato di venire disarmati delle loro funzioni antitumorali e dirottati a contribuire alla crescita e diffusione delle cellule malate.
Uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Research e condotto da David Waisman, professore presso il Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare e Patologia della Dalhousie University, ad Halifax, in Canada, ha individuato il ruolo chiave di una proteina posta sulla superficie del macrofagi, la S100A10, che consente proprio ai macrofagi di spostarsi sul sito della crescita tumorale, processo essenziale per lo sviluppo del tumore.
I ricercatori canadesi hanno battezzato la proteina dei macrofagi 'forbice molecolare' e con questa scoperta hanno rivoluzionato il modo di studiare un tumore: l'attenzione non va posta solo sulle cellule malate ma anche su quelle che le aiutano a crescere e a 'convertire' le cellule sane.

(Fonte: repubblica.it)

Una ricerca dell'Università Milano Bicocca rileva benefici nell'esperienza del cancro

La prima ricerca italiana sul cancro dell'Università Milano Bicocca insieme ad altri Istituti di Tumori lombardi, che rileva che il 90% dei pazienti trova dei benefici nell'esperienza della malattia cancro.

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Ogm: studio prova che non aiutano a sconfiggere la fame nel mondo

Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma il rapporto sugli OGM THE GMO EMPEROR HAS NO CLOTHES A global citizens report on the state of GMOs – False promises, failed technologies, curato da Navdanya International. Secondo il rapporto, dopo quasi vent'anni di esperienza pratica, le promesse iniziali degli Organismi Geneticamente Modificati non sembrano mantenute: il bilancio generale appare negativo e nel complesso gli Ogm sembrano più pensati come strumento di profitto che per risolvere la denutrizione nei Paesi poveri.

Gli OGM non sarebbero in grado di risolvere il problema della fame nel mondo, non solo perché non aumentano la resa di prodotto agricolo, ma perché si tratta di una tecnologia piuttosto cara per gli agricoltori – sia per i brevetti legati alle sementi, sia per i prodotti chimici di cui hanno bisogno per crescere. Al contrario i sistemi agroecologici sono a basso costo per gli agricoltori e, come dichiarato dal rapporteur per il diritto al cibo delle Nazioni Unite, sono anche stati capaci di raddoppiare le rese in un periodo compreso tra i 3 e i 10 anni. Questo senza contare che nella maggior parte dei casi si impiegano i prodotti GM per produrre mangimi animali o fungere da agrocarburanti, non per sfamare direttamente le persone.

Inoltre le piante geneticamente modificate per resistere agli insetti o per tollerare gli erbicidi erano pensate rispettivamente per essere immuni dagli insetti parassiti o per permettere l'impiego di erbicidi utili a controllare le infestanti senza danneggiare il raccolto. Tuttavia in entrambi i casi, la combinazione dei fattori non ha fatto altro che accelerare la selezione di superinfestanti resistenti agli erbicidi e insetti resistenti alle tossine prodotte dalle piante GM, cosa che costringe gli agricoltori a utilizzare più prodotti chimici di prima, spesso anche maggiormente tossici. L'aumento dei costi si accompagna, inoltre, anche alla riduzione del prezzo di vendita del raccolto, riducendo ulteriormente il profitto degli agricoltori.

In aggiunta a tutto ciò, sementi e piante GM aprono il mercato produttivo alimentare al sistema dei brevetti e della proprietà intellettuale, che si traduce in profitto per chi detiene i brevetti (le multinazionali) e in debiti per chi è costretto a pagarne le royalties (gli agricoltori).

Fonte: slowfood.it

La multinazionale farmaceutica Shire censura e diffida legalmente un piccolo sito web di Matera

“Il Resto”, sito web di informazione locale di Matera, ha ricevuto una diffida legale dalla Shire Italia: “Ritrattare quanto è stato scritto sulle strategie di marketing di Shire per introdurre un nuovo psicofarmaco per bambini in Italia, oppure venir denunciati in Tribunale e pagare i danni”, questa la sintesi della diffida secondo quanto riferisce il sito web lucano. Poma (giornalista, Giù le Mani dai Bambini, risponde con un comunicato Stampa): “Molto grave l’atteggiamento di Shire che vuole censurare internet: come al solito le multinazionali se la prendono solo con le piccole realtà e soffocano la libertà di espressione sul web”.
La storia è di quelle “da manuale”, ma per essere compresa richiede una premessa: ad inizi 2011 SHIRE – multinazionale farmaceutica inglese da oltre 3 miliardi di euro di fatturato – dà mandato ad un’agenzia internazionale di pubbliche relazioni di promuovere in Italia iniziative sull’ADHD, la Sindrome da iperattività e deficit di attenzione (bambini troppo agitati e distratti), spesso “curata”con potenti psicofarmaci. Congressi, dialogo con la classe medica, articoli sui giornali: un’azione apparentemente culturale e di sensibilizzazione per informare su un disagio che riguarda sempre più famiglie e scuole, anche nel nostro paese. Nessuno però all’epoca sospetta che proprio SHIRE sta per introdurre in Italia uno psicofarmaco per bambini, la Guanfacina, una vecchia molecola antiipertensiva autorizzata negli Stati Uniti - con diversi effetti collaterali, tra i quali grave confusione e depressione delle funzioni mentali, non ancora misurati sui minori, - ma che la multinazionale inglese vorrebbe riciclare per l’uso sui bimbi. Una sperimentazione su bambini era – su iniziativa di SHIRE - in corso in quel periodo nella massima riservatezza in un centro ricerche di Pisa.
Furono proprio i giornalisti della redazione di “Giù le Mani dai Bambini” – il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza pediatrica in Italia a svelare i piani di SHIRE in Italia, il cinque luglio scorso, lanciando un comunicato stampa estremamente dettagliato e completo di tutte le prove circa i piani di sviluppo nel nostro paese per il redditizio business di quelle che un noto psichiatra americano, Allen Frances, ha recentemente definito “droghe legali in grado di dare più dipendenza di quelle illegali”.
Lo scandalo esplose subito: un’interrogazione parlamentare venne depositata alla Camera dei Deputati a firma dell’On. Paola Binetti e di altri deputati e un’analoga iniziativa venne assunta al Parlamento Europeo dall’On. Cristiana Muscardini. Se ne parlò molto sui mass-media nazionali ed internazionali, fino in Australia, con il risultato che anche il Ministro della Salute Ferruccio Fazio ordinò una verifica dei NAS sulle presunte attività “promozionali” da parte di SHIRE, verifica che - come spesso succede in Italia – si concluse con un nulla di fatto. “Le modalità di svolgimento dell’indagine dei NAS – conferma Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le Mani dai Bambini” – hanno del ridicolo, tanto furono approssimative. L’unica cosa che avrebbero dovuto fare: sequestrare il contratto che provava il legame l’agenzia di PR e la multinazionale farmaceutica, guarda caso non l’hanno fatt., Non mi risulta che abbiano neppure tentato di accedere nelle sedi ove esso era presumibilmente custodito, si sono limitati a riportare nelle loro conclusioni documenti presenti su internet, peraltro pubblicati da noi. Tanto fu scandalosa la gestione di questo dossier da parte dei NAS che scrivemmo una lettera aperta di protesta al Ministro Fazio”
( Comunicato Stampa del 30/10/11 di GIU’ LE MANI DAI BAMBINI - CAMPAGNA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL DIRITTO ALLA S ALUTE DEI BAMBINI - Il primo e più rappresentativo Comitato italiano indipendente per la farmacovigilanza in età pediatrica,composto da oltre 200 tra enti ed associazioni. Con 260.000 addetti ai lavori del settore salute che hanno sottoscritto - direttamente o tramite i propri organismi di rappresentanza - le tesi scientifiche del Comitato “GiùleManidaiBambini®” ONLUS – www.giulemanidaibambini.org - Casella Postale 589 – 10121 Torino Centro - Media Relation: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org - fax: 011/19711233)

Il mito dell’Alzheimer: un po' di storia

“Il mito dell’Alzheimer”, articolo tratto dal libro: del dottor Peter Whitehouse, e pubblicato da "Effervescienza", inserto della rivista mensile “Biolcalenda”, ottobre 2011.
“Se inizialmente un’idea non sembra assurda, non c’è nessuna speranza che si realizzi” diceva Albert Einstein. Scorrendo un pò di storia sulla la malattia di Alzheimer, vediamo che ha preso il nome dal medico tedesco Alois Alzheimer che per primo ne studiò un caso (la signora Auguste D. moglie dell’impiegato delle ferrovie Carl D.). Ma non è tutto, perché l’uomo che dovrebbe passare alla storia come il vero padre dell’Alzheimer è il medico psichiatra Emil Kraepelin, direttore della Reale Clinica Psichiatrica di Monaco di Baviera.
Fu proprio Kraepelin che offrì ad Alzheimer l’opportunità di far parte del suo gruppo a Heidelberg, nominandolo successivamente suo assistente. Nel 1910 Emil Kraepelin coniò ufficialmente il termine Alzheimer Krankheit (Malattia di Alzheimer).

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Le cure a domicilio aumentano e funzionano

Un recente rapporto realizzato dall'Osservatorio sulle Cure a Casa della Fondazione Istud, in collaborazione con la Confederazione delle associazioni regionali di distretto (Card) e Cittadinanzattiva segnala che gli italiani preferirebbero essere curati tra le mura domestiche e, laddove sono presenti, le cure domiciliari funzionano davvero. All'indagine hanno partecipato più di duecento cittadini e i distretti sanitari di 15 Regioni, soprattutto del Centro Italia. Circa il 93% dei distretti interpellati dichiara di fornire assistenza domiciliare integrata, l'87% assicura dimissioni «protette» al paziente, cioè la continuità dell'assistenza gratuita dopo la fase acuta curata in ospedale e, nei distretti più virtuosi, uno su tre, si forniscono anche prestazioni complesse: dalle cure palliative in fase di fine vita all'assistenza ai malati oncologici e a chi ha una disabilità motoria o neurologica.
«Se fino a pochi anni fa per assistenza domiciliare s'intendeva il medico che fa la visita a casa o l'infermiere che va a somministrare la terapia, oggi in molti casi l'ospedale, quando deve dimettere il paziente, concorda le dimissioni con il servizio territoriale di cure domiciliari» sottolinea Marini. E a prendersi cura dell'assistito è un’équipe multidisciplinare, composta da medici, infermieri, operatori socio-sanitari, psicologi. «Come rileva il rapporto, accade sempre più spesso, non ancora dappertutto, che il distretto sanitario abbia un ruolo centrale nell'organizzare le cure a casa - conferma Gilberto Gentili, presidente di Card, che raggruppa le associazioni dei distretti — . Tuttavia, per facilitarle occorrono canali di comunicazione ancora più efficaci».
Anche se le cure domiciliari si stanno diffondendo, secondo il rapporto sono ancora inadeguate in alcune regioni. «Il Nord e il Centro "viaggiano" più in fretta — afferma Gentili —, ma alcune regioni del Sud, come Puglia, Campania e Sicilia, stanno recuperando». Altre note dolenti segnalate dall'indagine riguardano la telemedicina, che aiuterebbe a seguire i pazienti a distanza (è attivata solo in un distretto su quattro); la carenza di personale, soprattutto di infermieri; la scarsa integrazione tra servizi sanitari e socio-assistenziali, confermata anche dall'assenza quasi totale di convenzioni tra distretti e Comuni per reperire assistenti familiari o badanti.

(Fonte: corriere.it)

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