Society

Un anno in meno di studi e scuola d’obbligo fino a 17 anni

Ridurre di un anno il percorso scolastico e innalzare l'obbligo di istruzione al diciassettesimo anno di età. Sarebbero questi i progetti del ministro Francesco Profumo, che punta ad allineare l'Italia ai sistemi europei. Per ora, secondo quanto risulta alla Dire, è in corso il dibattito preliminare su questi temi. Se ne parla ai piani alti di Viale Trastevere e anche in incontri con esponenti politici. L'idea è accorciare di un anno il percorso di istruzione (non si sa ancora se tagliando un anno di superiori o magari intervenendo sulle medie) per far sì che i nostri giovani possano accedere prima, come molti loro coetanei europei, all'università per uscirne poi più giovani e risultare competitivi quanto i loro 'rivali'. L'obbligo dovrebbe poi essere innalzato di un anno, da 16 a 17. Anche qui per provare ad avvicinarci agli standard UE sul numero di diplomati. Per attuare modifiche di questo tipo ci vuole una legge. Sull'innalzamento dell'obbligo il ministro si è già sbilanciato parlando del Mezzogiorno dove vorrebbe sperimentare la permanenza a scuola fra i banchi per evitare che i ragazzi lascino la scuola in età precoce. Un traguardo che si può raggiungere prolungando il percorso dell'obbligo scolastico con le qualifiche professionali. Sul fronte della riduzione degli anni di studio sul blog del sottosegretario all'Istruzione Marco Rossi Doria il 10 gennaio è comparso un poster dal titolo 'Attese possibili'. Fra queste: "Riformare i percorsi scolastici in modo che - dalla prima elementare al diploma - durino in tutto non oltre 12 anni". Il dibattito sembra aperto. (Elaborazione da Ami/ Dire)

I grattacieli? Un presagio della crisi

La costruzione di grattacieli ha spesso preceduto le crisi finanziarie. E' quanto hanno scritto gli analisti della Barclays Bank in uno studio pubblicato oggi, in cui si afferma l'esistenza di «un nesso pericoloso tra la costruzione dei più alti edifici del mondo e una crisi finanziaria imminente».

Gli analisti ricordano il caso dell'Empire State Building, costruito a New York nel 1930, nel pieno della Grande depressione, della Willis Tower di Chicago, nel 1974, in pieno shock petrolifero, e delle Petronas Towers della Malaysia, nel 1997, in piena crisi finanziaria asiatica. Fino a quello dei giorni nostri, il grattacielo Burj Khalifa, inaugurato nel 2010 a Dubai in piena crisi economica.

Spesso gli edifici più alti del mondo, scrivono gli analisti, «rispecchiano una sbagliata allocazione del capitale e l'imminenza di una correzione economica». «Gli investitori dovrebbero prestare particolare attenzione alla Cina», ammoniscono quindi gli analisti, ricordando che conta al momento il 53% dei grattacieli in costruzione nel mondo. Altro sorvegliato speciale dovrebbe essere l'India, che ha completato finora due grattacieli, ne ha altri 14 in costruzione e dovrebbe inaugurare entro il 2016 il secondo più alto del mondo, la 'Tower of India'. Questa esplosione delle costruzioni faraoniche rischia di nuovo di finire male, ammonisce Barclays, prevedendo una possibile «correzione economica per le due grandi economie asiatiache nei prossimi cinque anni».

(Fonte: la stampa.it)

A Torino il via ufficiale del garante dell'Infanzia

Vincenzo Spadafora, garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza, apre un percorso di confronto e ascolto di tutte le realtà che operano nel mondo della difesa dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia, come già annunciato al momento del suo insediamento. Primo appuntamento di questo cammino, che coincide con la prima uscita pubblica del garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, il convegno a Torino presso la Sala Colonne del Palazzo del Municipio per commentare, con il sindaco di Torino Piero Fassino, Andrea Gavosto (direttore Fondazione Giovanni Agnelli), Chiara Saraceno (professore di ricerca presso il Wissenschaftszentrum fur Sozialforschung di Berlino), Elide Tisi (assessore alle Politiche Sociali del Comune di Torino), Giulio Cederna (curatore dell'Atlante, Save the Children Italia), Valerio Neri (direttore generale Save the Children Italia) e Raffaela Milano (direttore programmi Italia Europa Save the Children Italia), i dati della seconda Edizione dell'"Atlante dell'Infanzia a rischio. (Elaborazione da DIRE - Notiziario Minori)

La nuova internet: domini aperti e fine dominio americano

Internet sta per intraprendere uno dei cambiamenti più significativi della sua storia. Dal 12 gennaio, infatti, la Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann), l'organizzazione non profit nata con il compito di assicurare la sicurezza, lo sviluppo e la stabilità di internet, inizierà ad accettare le richieste per una nuova classe potenzialmente infinita di nomi di dominio di primo livello. Potranno nascere, dunque, suffissi Web di ogni tipo a patto che si sia disposti a pagare 145.000 euro e si riesca a superare la fitta rete di controlli ideata da Icann per scongiurare il rischio di frodi e "occupazioni" virtuali.
Sullo sfondo di questo piano - il cui iter va avanti da ben sei anni - c'è il malumore di diverse aziende e organismi internazionali. Non solo: a storcere il naso è soprattutto il Congresso americano, il quale non vede di buon occhio l'internazionalizzazione che è alla base del nuovo sistema. Una delle novità più grandi, infatti, mette in crisi l'egemonia occidentale (e statunitense in particolare) anche dal punto di vista linguistico, ammettendo la possibilità di nomi composti da caratteri non latini. Chi l'ha detto, d'altronde, che gli alfabeti cinese, cirillico e arabo non debbano avere diritto di cittadinanza a fine URL? Ecco dunque nel dettaglio in cosa consiste il nuovo piano e quali conseguenze potrebbe avere sul volto sempre più multietnico di internet.
Ad oggi nel cyberspazio esistono solo sedici possibili indirizzi alla destra del punto (come .com e .net) che non si riferiscono a Paesi o territori (come .uk o il nostro .it). Negli ultimi anni Icann ha lavorato per aggiungere a questa categoria nuovi domini, cercando allo stesso tempo di proteggere i marchi e i consumatori. Da giovedì prossimo e fino al 12 aprile, aziende, governi e comunità di tutto il mondo potranno presentare domanda per introdurre e gestire un nome di dominio a propria scelta. Poi toccherà alla stessa Icann, in collaborazione con l'Interpol, il compito di verificare l'attendibilità dei singoli applicanti e scovare eventuali richieste indebite. Al momento è impossibile prevedere il numero delle domande che verranno archiviate nel corso di questi tre mesi: alcuni parlano di centinaia, altri di migliaia.
(Fonte: repubblica.it)

Un milione di bimbi stranieri regolari in Italia

Nelle scuole dell'infanzia l'8,4% dei bambini stranieri è nato in Italia, afferma il workshop "Nessun Luogo è lontano", che si è svolto alla Camera dei Deputati su "Immigrazione e diritti di cittadinanza". Ci sono contesti, quartieri e comuni in cui la presenza straniera ha raggiunto picchi davvero significativi. Quartieri romani, come il I o il XX Municipio, attestano che si sta parlando di una realtà migratoria che ha un'incidenza del 20% sulla popolazione, così come avviene in comuni tra i 15 e i 25 mila abitanti, quali Rovato (Brescia), Lonigo (Vicenza), Castiglione delle Stiviere (Mantova). In altri comuni più piccoli, tra i 5 e i 15mila abitanti, l'incidenza supera il 25%. si tratta di Baranzate (Milano), Verdellino (Bergamo), Porto Recanati (Macerata) e altri nella Lombardia, in Emilia Romagna, nella Toscana e perfino in Sicilia (Acate in provincia di Ragusa). Nel comune di Airole (Imperia), che ha meno di 500 abitanti, ogni 10 residenti 3 sono stranieri. La dimensione quantitativa ha la sua importanza, tanto più quando ad essa si unisce quella qualitativa. Tra i circa 5 milioni di stranieri regolari presenti in Italia, poco meno di un quinto é costituito dai minori (993.238). A questo si aggiunge un'altra nota qualitativa non indifferente: circa 650 mila sono nati in Italia. "Trattandosi per la quasi totalità di minori - afferma Pittau -, ciò significa che questi nei due terzi dei casi sono nati in Italia, e la percentuale è anche più elevata se facciamo riferimento ai bambini della scuola d'infanzia (78,4%)". E la nascita in Italia sarà la tendenza che caratterizzerà sempre più il futuro. In effetti, nel 2010 sono nati in Italia 78.082 figli da entrambi i genitori stranieri. "Le famiglie con almeno un componente straniero incidevano solo per il 3,1% 2001 - puntualizza ancora Pittau - e ora hanno superato l'8% (oltre 2 milioni di nuclei). Una crescente quota di queste famiglie sono miste". Sempre secondo Pittau, un'altra nota qualitativa, utile a interpretare le statistiche, consiste nella constatazione che, quando gli immigrati non vi sono costretti, non tendono - salvo un ristretto numero di casi particolari - a ritornare nei loro paesi di origine, dove la situazione è ben peggiore di quella italiana. Il ritorno obbligato si è verificato per oltre 600 mila cittadini non comunitari, che nel corso del 2010 hanno visto scadere il loro permesso di soggiorno senza poterlo più rinnovare: poiché un terzo di questi permessi era stato concesso per motivi familiari, in questo rimpatrio fallimentare sono stati coinvolti anche molti minori. Invece, i cittadini stranieri che si sono cancellati dall'anagrafe sono stati nel 2010 solo 32.817.
(Elaborazione da Well/ Dire)

Istat: sempre più diffuso l'affido condiviso dei figli

Aumentano separazioni e divorzi mentre l'affido condiviso dei figli minori é la soluzione più diffusa. Lo dice l'Istat che, nell'annuario statistico italiano del 2011 evidenzia una crescita delle "separazioni (+2,1%, per un totale di 54.456 nel 2009)" e dei "divorzi (+0,2%, pari a 85.945); nel 2009 per 1.000 matrimoni si contano 297 separazioni e 181 divorzi. Cresce anche l'affido condiviso, che rappresenta la soluzione prevalente dei casi di separazione (86,2%) e dei divorzi (68,5%); specularmente, scende il ricorso alla custodia esclusiva dei figli alla madre (12,2% delle separazioni e 28,3% dei divorzi). I figli minori coinvolti sono 62.663 nelle separazioni e 25.734 nei divorzi".
(Elaborazione da Annuario Istat)

Annullamento matrimoni della Sacra Rota: non più un privilegio per ricchi, richieste in aumento: i vantaggi

Matrimoni dichiarati nulli dal tribunale della Rota Romana, popolarmente noto come "Sacra Rota", un privilegio solo per ricchi? Oggi non è più così. La pratica, che consente ai coniugi di "cancellare" il proprio matrimonio e di risposarsi in chiesa, è diventata talmente diffusa che tempo fa costrinse Papa Benedetto XVI a un richiamo formale nei confronti dei giudici ecclesiastici: era il 29 gennaio dello scorso anno quando Joseph Ratzinger rivolse un appello a evitare «facili» dichiarazioni giudiziarie di nullità. Che le cause siano in aumento lo testimoniano i numeri: negli ultimi 14 anni sono cresciute esponenzialmente, attestandosi intorno alle tremila all'anno. Su questo molto ha influito la scelta della Chiesa di destinare parte dell'8 per mille al funzionamento dei tribunali ecclesiastici, abbattendone i costi. Ma quali sono gli effetti dell'annullamento? La possibilità di potersi risposare in chiesa non è il solo vantaggio. Il coniuge che ottiene l'annullamento, a differenza del divorziato, non è più tenuto a versare gli alimenti nei confronti dell'ex moglie. Una differenza di non poco conto in tempi di crisi. Considerato che i motivi per chiedere di invalidare un matrimonio sono spesso difficilmente dimostrabili, il rischio che un matrimonio dichiarato nullo, perchè viziato da un errore in origine, si trasformi in "divorzio mascherato" è alto. Gli esempi di cause di nullità che hanno coinvolto personaggi pubblici sono innumerevoli e innumerevoli quelli celebri. Joseph Kennedy, sposato da 12 anni con Sheilla Rauch, con due figli, ottenne la nullità del matrimonio dalla diocesi di Boston, per una presunta quanto oscura «mancanza della dovuta discrezione». Altro celebre annullamento fu quello che sciolse le nozze del duca Amedeo d'Aosta. Anche la contessa Alberica Filo della Torre chiese e ottenne l'annullamento del suo matrimonio. Così come lo ottenne, tempo prima, l'inventore e fisico italiano Guglielmo Marconi. Ma quali sono i motivi che rendono nullo un matrimonio? L'impotenza "copulativa" è uno di questi, purchè si riesca a dimostrare che sia antecedente al matrimonio e perpetua; seguono l'incapacità per insufficiente uso di ragione, incapacità per difetto di discrezione di giudizio, incapacità per cause di natura psichica, ignoranza, errore, dolo, simulazione, condizione e timore; infine il sacerdote che non abbia i requisiti formali di delega per assistere al matrimonio può determinare una causa di nullità per difetto di forma canonica.

(Fonte; la stampa.it)

USA: nuovi modelli di giornalismo

I giornali sperimentano modelli di business sostenibili per le loro versioni Web: c’è chi per coprire i costi e continuare a offrire le news gratis spera nella pubblicità, affossata dalla crisi; chi punta sugli abbonamenti a pagamento, a costo di ridurre il proprio pubblico a una nicchia, ma motivata. Chi si appoggia a Fondazioni no-profit, sperando che non chiudano i rubinetti. Perché si ha un bel dire «serve giornalismo di qualità». Senza risorse, la qualità va a farsi benedire.

Per contrastare questo rischio, Tom Stites del Nieman Journalism Lab a Harvard propone una terza via: un modello cooperativo che si rivolge alle comunità locali. Stites ha fondato il Banyan Project (http://banyanproject.com) con l’obiettivo di «riempire un vuoto nella democrazia degli Stati Uniti»: essere i pionieri di una cooperativa sostenibile e scalabile in maniera massiccia come è avvenuto per quelle alimentari, ma di proprietà dei lettori, per un giornalismo Web che serva i cittadini e li coinvolga a livello civico. Il progetto Banyan ha scelto di partire dalla cittadina di Haverhill, nel Massachusetts, perché per la crisi si è ritrovata di colpo senza giornali e senza radio.

Un «news-desert» (abbandonato dal giornalismo) dove la comunità locale sente la mancanza di notizie che riguardano il suo territorio. Se il progetto funzionerà, potrà allargarsi creando siti Web di nuove comunità che li gestiranno democraticamente come cooperative con centinaia di gestori co-proprietari. E Stites prevede una federazione che fornisca alle cooperative il software e i servizi centralizzati necessari.

(Fonte; la stampa.it)

Telefono azzurro: tutelare i minori dai rischi delle tecnologie

Telefono Azzurro condivide il documento conclusivo dell'Indagine conoscitiva sulla tutela dei minori nei mezzi di comunicazione approvato dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza e presentato alla Camera dei deputati. "Bisogna accrescere l'attenzione sui rischi che vecchi e nuovi media possono rappresentare per i minori e investire di più sull'infanzia in termini culturali, sociali, politici ed educativi- afferma Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro- Poiché i bambini e gli adolescenti sono tra i principali fruitori delle tecnologie e' necessario capirne meglio i rischi e capire come tutelarli. E per far ciò occorrono un'adeguata programmazione televisiva, un maggiore controllo nell'uso improprio della Rete, dei videogiochi online, delle chat e dei social network. Sui temi della tutela dei minori nei media c'é ancora molto da fare e un'alleanza scuola-famiglia, che indirizzi il minore a forme di apprendimento più responsabili e critiche nell'utilizzo delle nuove tecnologie, può costituire un'ottima partenza per la soluzione del problema". Un tema quello del rapporto tra giovani e media affrontato anche nell'Indagine Conoscitiva sull'Infanzia e sull'Adolescenza realizzata da Telefono Azzurro ed Eurispes e pubblicata nel dicembre 2011. Dalle interviste fatte a 1496 ragazzi (12-18 anni) e 1266 genitori emerge, infatti, come le giovani generazioni siano sempre più dipendenti dalla televisione (quattro ragazzi su dieci sono davanti allo schermo almeno da 1 a 2 ore al giorno), che si contende il primato con il computer. Generazioni di cybernauti gli adolescenti appaiono sempre più attaccati a cellulari, Pc e ad Internet e perciò sempre più esposti a rischi come l'adescamento, il cyberbullismo o il sexting, la nuova preoccupante pratica che consiste nell'invio di immagini e video a sfondo sessuale anche attraverso i propri cellulari.

(Elaborazione da Well/Dire)

Dalla crisi si esce solo riconducendo il sistema economico alla equità sociale.

Dalla crisi si esce solo riconducendo il sistema economico alla equita sociale.
Siamo in presenza di una crisi strutturale che coinvolge l'intero sistema ecologico-umano considerato nella sua interezza.
Questo comprende un profondo cambiamento che pone:
a) l' esigenza prioritaria della equita' economica,
b) la necessita del rispetto ecologico relativamente alle interazioni con l'ambiente naturale,
c) la riconversione socio -culturale, tendente a dare valore al lavoro e la sua evoluzione tra lavoro manuale in lavoro intellettuale.
Una rinnovata crescita del sistema e' possibile solo favorendo un feedback positivo tra i precedenti elementi di fondamentali cambiamento che caratterizzano l'evoluzione del sistema tra la epoca industriale, ormai obsolescente, e la futura economia della conoscenza.

L' epoca industriale, nella ricerca di profitti crescenti sulla base della competitivita' e' ormai in fase inarrestabile di decrescita, che tende direttamente al collasso , infatti la innovazione e' stata utilizzata tramite il marketing principalmente nella direzione di favorire l' Economia del Lusso, che porta al disequilibrio economico sempre piu acuto e pertanto decreata il limite sociale dello svilppo e di conseguenza anche della possibilita di una effettiva ed ampia espansione dei mercati.
L' Economia del Lusso pertanto comporta una inarrestabile corsa speculativa , là dove si perde la antica capacità di autoregolazione dei mercati nel superamento delle crisi economiche ricorsive, che oggi non piu possibile proprio in quanto la speculazione finanziaria estremizza il disequilibrio economico e sociale, che e' di fatto il deterrente fondamentale dello sviluppo sociale ed equilibrato dei mercati.
Nella crisi strutturale contemporanea e' necessario pertanto agire in fretta nel "bloccare ogni forma di speculazione finanziaria" per riconvertire verso una rinnovata equaglianza economica e sociale, le reali opportunita di sviluppo ; quindi sono necessarie azioni concertate per ottenere una piu' equa redistribuzione delle ricchezze , in modo da arrestare la spirale di escusione sociale ed economica.
Risulta evidente che nello scenario globale è sempre più quello in cui ricchezza e benessere di sempre piu' pochi determina un vasto panorama di esclusi della utilizzazione delle ricchezze , infatti i cosidetti “nuovi poveri e disoccupati" ,si contano ormai in molteplici milioni di persone nei i paesi a piu elevata industrializzazione quali l' Europa e gli Stati Uniti, conducendo di conseguenza ad una progressiva dissoluzione dello stato sociale e quindi al una perdita di valori culurali ed ambientali che determinano la crisi strutturale che stiamo vivendo .
In particolare e' decesisamente un fattore di descescita della vecchia societa industriale la sempre maggiore precarizzazione di un gran numero di giovani laureati e diplomati cosi che il problema della nuova povertà sta diventendo socialmente sempre più grave e in continua crescita e con il tempo quando i giovani di oggi diverranno vecchi sara del tutto insostenibile.

In conlusione e decisivo riconvertire la Economia del Lusso che spesso e' stata solo una quistione di marketing e di reclamizzazione anziche' corrispondere ad una reale produzione di qualità capace di dar vita al benessere sociele ed economico e dare sviluppo al lavoro nella futura societa della conoscenza in un ambiente pulito e salubre e culturalmente elevato.
Paolo Manzelli 05/GENN/12 FIRENZE

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http://www.siamotuttigiornalisti.org/it/content/il-capitalismo-del-lusso

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