International politics

Benessere interno lordo: Italia agli ultimi posti nella classifica Ocse. Ecco cosa misura

L'Ocse ha messo a punto un nuovo indicatore per misurare il "Benessere interno lordo" degli stati. Il "Better Life Index", è un'alternativa al vecchio Pil che, come diceva già Robert Kennedy, "misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta". Un indicatore nazionale anche qualitativo insomma con il quale si è fotografato il benessere dei paesi attraverso 11 parametri: dalla casa al reddito, dalla salute all'ambiente. Non mancano criteri più personali come la vita comunitaria o il sentimento di insicurezza.
Il risultato dell'Italia non è per nulla incoraggiante. Se un domani infatti il G8 dovesse essere convocato non più in base alla ricchezza prodotta ma in base al grado di benessere dei paesi membri (il Bli), l'Italia sarebbe tagliata fuori. Sicuramente tra i Grandi 8 del Pianeta figurerebbero invece Australia, Canada, Svezia, Nuova Zelanda, Norvegia, Danimarca, Stati Uniti e Svizzera.

L'Ocse ha evitato una classifica generale, invitando tutti ad utilizzare sul proprio sito l'indice interattivo per comporre una personale graduatoria finale sulla base dei parametri che ciascuno reputa indispensabili per rendere la vita migliore. Ma limitandosi a dare lo stesso valore ai vari parametri, su 34 paesi l'Italia arriva al ventiquattresimo posto. L'unico dato favorevole per il nostro Paese riguarda le condizioni economiche delle famiglie: un reddito medio disponibile di 24.383 dollari (nel 2008) superiore alla media Ocse. Il responso degli altri indicatori è però molto meno positivo. L'occupazione è debole (solo 57% della popolazione attiva), chi lavora lo fa di più della media Ocse (1773 ore annue). Per le donne riuscire a conciliare famiglia e carriera è un miraggio: appena il 49% di mamme lavora dopo che il figlio ha raggiunto l'età scolare.
Il Bli sottolinea anche un'elevata sfiducia nelle istituzioni. E ancora: il rendimento del sistema scolastico declina, a questo proposito il record spetta alla Finlandia. Non se la passa meglio l'ambiente: abbiamo un livello di polveri sottili nell'aria allarmante. La percezione dell'insicurezza è alta (35%, contro il 26% della media Ocse). Risultato: solo il 54% degli italiani, secondo il Bli, è soddisfatto della propria vita, di nuovo sotto la media Ocse (59%).

Fonte: oecd.org

Quanti sono gli immigrati nei vari paesi della UE

L'Eurostat (Agenzia Statistica Europea), nel suo rapporto del 2010 relativo al 2009, informa che i cittadini stranieri rappresentano il 6,4% della popolazione europea della UE a 27 paesi.
In particolare:
Germania: 7,2 milioni pari al 8,9% della popolazione
Spagna: 5,7 milioni pari al 12% della popolazione
Regno Unito: 4 milioni pari al 4,8% della popolazione
Italia: 3,9 milioni pari al 6,5% della popolazione
Francia: 3,7 milioni pari al 5,8% della popolazione

Brasile: le sfide che attendono il presidente Dilma Rousseff

Dal 1 gennaio 2011, il presidente del Brasile è formalmente Dilma Rousseff del Partido dos Trabalhadores (PT) vincente con il 56% dei voti. Molti dubbi sorgono su Rousseff, considerata mancante di carisma e d’esperienza politica, ma con buone capacità di gestione, specialmente riguardo a temi economici.

L'articolo analizza le sfide della neo-presidente del gigante sudamericano, dalla politica economica a quella estera.

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Europa: Trattato e Strategia di Lisbona, ecco che cosa affermano

Vengono citati in relazione alle politiche europee sui temi più disparati: dall'ambiente, alla crescita economica, dai diritti sociali alla società dell'informazione. Ecco quando e come sono stati definiti e che cosa affermano il Trattato e la Strategia di Lisbona dell'Unione Europea.

In occasione del Consiglio europeo di Lisbona (marzo 2000) i capi di Stato o di governo hanno avviato una strategia detta « di Lisbona » con lo scopo di fare dell’Unione europea (UE) l’economia più competitiva del mondo e di pervenire alla piena occupazione entro il 2010. Sviluppata nel corso di diversi Consigli europei successivi a quello di Lisbona, questa strategia si fonda su tre pilastri:

* un pilastro economico che deve preparare la transizione verso un’economia competitiva, dinamica e fondata sulla conoscenza. L’accento è posto sulla necessità di adattarsi continuamente alle evoluzioni della società dell’informazione e sulle iniziative da incoraggiare in materia di ricerca e di sviluppo ;
* un pilastro sociale che deve consentire di modernizzare il modello sociale europeo grazie all'investimento nelle risorse umane e alla lotta contro l'esclusione sociale. Gli Stati membri sono invitati a investire nell'istruzione e nella formazione e a condurre una politica attiva per l'occupazione onde agevolare il passaggio all'economia della conoscenza;
* un pilastro ambientale aggiunto in occasione del Consiglio europeo di Göteborg nel giugno 2001 e che attira l’attenzione sul fatto che la crescita economica va dissociata dall’utilizzazione delle risorse naturali.

Per raggiungere gli obiettivi fissati nel 2000 è stato stabilito un elenco di obiettivi quantificati. Poiché le politiche in questione rientrano quasi esclusivamente nelle competenze attribuite agli Stati membri, è stato messo in atto un metodo di coordinamento aperto che comprende l'elaborazione di piani d'azione nazionali. Al di là degli indirizzi di massima per le politiche economiche, la strategia di Lisbona prevede l'adattamento e il rafforzamento dei processi di coordinamento esistenti: il processo di

Lussemburgo per l'occupazione, il processo di Cardiff per il funzionamento dei mercati (beni, servizi e capitali) e il processo di Colonia in merito al dialogo macroeconomico.

Disporre di strumenti efficaci e coerenti che siano adatti non soltanto al funzionamento di un'Unione europea recentemente passata da 15 a 27 Stati membri, ma anche alle rapide trasformazioni del mondo attuale, sono gli obiettivi del Trattato di Lisbona, firmato nella capitale del Portogallo il 13 dicembre 2007, con cui i capi di Stato e di governo hanno convenuto nuove regole che disciplinano la portata e le modalità della futura azione dell'Unione.

Il trattato di Lisbona è frutto dei negoziati condotti dagli Stati membri all'interno di una conferenza intergovernativa, ai cui lavori hanno partecipato anche la Commissione e il Parlamento europeo. Il trattato è stato ratificato da ciascuno dei 27 paesi dell'UE. Spetta a questi ultimi definire, in base alle rispettive norme costituzionali, come procedere alla ratifica.
A norma dell’articolo 6 del trattato di Lisbona, il testo è entrato in vigore il 1° dicembre 2009.

Fonte: http://europa.eu

I grandi della terra a Roma per celebrare l'unità d'Italia

Il 17 marzo, con la visita del Presidente della Repubblica all'altare della patria e al Panteon dove si trova la tomba di Vittorio Emanuele II padre della Patria inizieranno le celebrazioni del 150mo anniversario dell'unità d'Italia.
Il 2 giugno festa della Repubblica alla tradizionale parata lungo Via dei Fori Imperiali saranno presenti 26 capi di Stato tra cui Obama e Putin.

La direttiva europea sulla vivisezione non é adeguata

Abbiamo letto l’articolo intitolato “Sperimentazione animale, ecco la nuova direttiva europea” pubblicato lo scorso 30 dicembre sul portale peacereporter.it e vorremmo fare alcune considerazioni.

Per quanto riguarda la nuova direttiva, si tratta senza dubbio di un vero e proprio passo indietro, di un ulteriore non-progresso, posto che la vivisezione continua ad essere accettata, considerata valida e anzi se ne appoggia un incremento, una deregolamentazione.

Invece di precetti, come ci si aspetterebbe da un testo normativo, abbiamo dei condizionali, ossia dei suggerimenti, delle possibilità offerte... che difficilmente verranno accolte da un mondo scientifico ed economico ancora pervaso di un “errore metodologico” come quello della vivisezione (secondo la definizione del grande medico Pietro Croce).

Purtroppo ci sono state associazioni europee e anche italiane che hanno appoggiato la redazione di questo testo e che, con più o meno convinzione, ne sostengono ancora la positività o quanto meno la non totale negatività! Noi no. Noi siamo per l’abolizione della vivisezione, sia per ragioni etiche che per ragioni scientifiche. Pertanto, non scendiamo a patti e a compromessi.

Il vero conflitto di interessi non è tra il benessere degli animali ed il progresso scientifico. Per varie ragioni: quello che andrebbe considerato è il rispetto per l’animale in quanto essere vivente senziente, non semplicemente lo stabilire dei parametri per misurarne il ‘benessere’ (categoria astratta); ma soprattutto, il progresso scientifico è in vero conflitto (non d’interessi!) con la vivisezione. Questa è un metodo fuorviante, non scientifico, non predittivo; non vi sono ragioni per ritenere che da essa sia mai derivato alcun reale progresso, mentre è certo che ne siano derivati anche molti danni alla salute umana (volendo ‘trascurare’ l’enorme ecatombe di animali nei laboratori).

Vorremmo smentire quanto si afferma nell’articolo circa la sperimentazione consentita a solo scopo medico e non per i cosmetici: ciò non corrisponde affatto a realtà, anzi lo stop ai test per i cosmetici, attualmente fissato per il 2013, probabilmente subirà uno slittamento per le pressioni dei soggetti economici coinvolti.

Altra precisazione: il fatto che la direttiva europea si basi sul principio delle 3R ne fa un’apologia della vivisezione, essendo questa formula (purtroppo molto cara, soprattutto nella sua estensione a 5R, anche a troppe associazioni che si dichiarano ‘animaliste’) un’invenzione di due vivisettori inglesi! Ridurre, rimpiazzare e raffinare vuol dire comunque tenere come valido il metodo della vivisezione, non metterlo in discussione né per ragioni etiche né per motivi scientifici.

Il termine ‘vivisezione’ è sinonimo di ‘sperimentazione animale’ non per una spettacolarizzazione della crudeltà di questo metodo, ma perché così è nella lingua italiana e analogamente accade anche nelle altre lingue. Non importa come la si voglia chiamare, il risultato non cambia, né per gli animali che vi vengono sottoposti, né per gli errori cui essa conduce.

Vorremmo smentire che gli esperimenti avvengano sempre in anestesia: ammettono il ricorso ‘straordinario’ (ma di fatto senza che non possa essere frequente) le normative italiana ed europea. Lo dice anche la direttiva appena approvata!

Se abbiamo un qualsiasi prodotto medicinale utilizzato sugli umani è perché è stato testato su ‘cavie umane’. La seconda fase dopo la vivisezione è sempre la sperimentazione sull’uomo, è questa che conta davvero... e spesso si causano gravi danni se non anche la morte alle ‘cavie umane’ proprio perché si parte da dati non attendibili ricavati dagli animali invece che da metodi sostitutivi validi, che invece utilizzano cellule e tessuti umani, se non enzimi. Purtroppo, tra i punti negativi e peggiorativi della Direttiva di recente approvazione, vi è l’equiparazione come ‘metodi alternativi’ sia di quanti eliminano completamente il ricorso agli animali sia di quelli che ne riducono l’uso. Una vera sconfitta per un vero progresso della scienza.

Per quanto riguarda l’uso di animali randagi per la vivisezione, se è vero che in Italia ciò è vietato, bisogna avere una visione d’insieme più ampia e considerare che non in tutti i paesi in cui questa direttiva sarà recepita è così (anzi, in alcuni paesi privati e rifugi possono liberamente e legalmente vendere animali alla vivisezione!) e che comunque sarà necessario che sia specificato in sede di ratifica di voler mantenere gli aspetti ‘più evoluti’ presenti nella propria legge nazionale. Altrimenti, varrà la norma europea!

Sicuramente, quindi, per noi questa direttiva è peggiorativa e l’unica sensata richiesta che si deve avanzare, per ragioni scientifiche ed etiche, è l’ABOLIZIONE.

Cordiali saluti

Amministratore del sito www.unacremona.it e Responsabile della Comunicazione dell'Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali)

Afganistan: si vota il rifinanziamento della missione. Analizziamone i costi

Lunedì, 24 gennaio, la Camera dei Deputati vota il diciannovesimo rifinanziamento semestrale della missione italiana di guerra in Afghanistan.
Per i 181 giorni di campagna militare che vanno dal 1° gennaio al 31 giugno 2011, è prevista una spesa complessiva di oltre 410 milioni di euro, vale a dire più di 68 milioni al mese (2,26 milioni al giorno).

Un ulteriore incremento rispetto ai 393 milioni (65 al mese) del secondo semestre 2010, causato dall'invio al fronte di nuovi rinforzi che hanno portato il nostro contingente a 4.200 uomini, 883 mezzi terrestri (tra blindati leggeri e pesanti, carri armati, camion e ruspe) e 34 velivoli (tra caccia-bombardieri, elicotteri da combattimento e da trasporto e droni).

Vediamo i dettagli di spesa. 380,77 milioni di euro per il mantenimento del contingente militare schierato in Afghanistan, 12,17 milioni per il personale militare della missione (125 uomini e 6 mezzi) che opera nelle basi americane negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein e in Florida (Usa), 2,1 milioni per il personale della Guardia di Finanza (Isaf, Eupol e Jmous) e 5 milioni per le operazioni d'intelligence degli 007 dell'Aise (l'ex Sismi).

Ancora: 6,37 milioni per le operazioni militari 'Cimic' a favore della popolazione locale (aiuti in cambio di intelligence), 1,5 milioni per il sostegno e l'addestramento alle forze armate afgane tramite il fondo fiduciario Nato e 2,19 milioni per ''interventi operativi di emergenza e di sicurezza per la tutela dei cittadini e degli interessi italiani'' in Afghanistan motivati da ''l'ulteriore considerevole deterioramento della situazione di sicurezza nel Paese e dalla segnalazione di una specifica minaccia di sequestri di persona''.

Fuori dalle spese militari e 'paramilitari', troviamo il sempre più striminzito finanziamento alle iniziative di cooperazione allo sviluppo: 16,5 milioni di euro (contro i 18,7 del secondo semestre 2010) che serviranno a pagare progetti di ricostruzione e di assistenza umanitaria e anche a organizzare una conferenza regionale della società civile per l'Afghanistan, in collaborazione con la rete di organizzazioni non governative 'Afghana.org' (associazione promossa da Arci, Lunaria e Lettera22).

Ecco la progressione annuale del costo della missione bellica afgana in 9 anni e mezzo: 70 milioni di euro nel 2002, 68 nel 2003, 109 nel 2004, 204 nel 2005, 279 nel 2006, 336 nel 2007, 349 nel 2008, 540 nel 2009, 773 nel 2010 e (di questo passo) almeno 820 milioni nel 2011.

Fonte: peacereporter.it

La politica del presidente argentino Menem attraverso il 'Diario del saccheggio'

Se si legge dell'ex Presidente argentino Menem su Wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Carlos_Sa%C3%BAl_Menem

non si percepisce quasi niente delle conseguenze drammatiche e criminali della sua politica, discusse invece nel film di Fernando Solanas 'Diario di un saccheggio'.

Vorrei proporre qualche confronto.
I testi tra virgolette sono tratti da Wikipedia.

"Nato nella provincia di La Rioja, una delle più povere del paese, fu un fervente sostenitore della politica peronista."

Infatti anche le basette con cui si presenta nella veste di Presidente nel primo mandato, alludono ai caudillos argentini, sorta di eroi popolari considerati difensori dei poveri contro i potenti.
Ma è significativo che qualche mese dopo l'elezione il suo look cambi, spariscono le basette e, soprattutto, viene meno la sua politica socialisteggiante, sostituita da un liberismo che lo rende amico di Bush e dei 'neo-conquistadores' del FMI.

"Uno dei suoi primi atti come presidente fu la concessione della grazia a tutti i politici del precedente governo responsabili del sanguinoso fenomeno dei "desaparecidos" (scomparsi)."

Parafrasi: appena eletto cambia completamente il suo programma elettorale ingannando gli elettori che lo avevano sostenuto.
Niente condanne per i criminali dei regimi precedenti. Nessuna politica a sostegno delle classi popolari.

"Insieme al ministro dell'Economia, Cavallo, Menem decise di imporre il tasso di cambio fisso peso-dollaro per contenere l'inflazione, riuscendo nell'intento. Grazie alla nuova stabilità economica, in Argentina cominciò ad affluire molto denaro dall'estero (soprattutto da parte di piccoli e medi risparmiatori attraverso i bond)."

Nel film si parla della decisione di imporre l'equazione 1 pesos = 1 dollaro come di una menzogna spudorata (il pesos non valeva di certo quanto un dollaro) che ha avuto conseguenze disastrose per l'economia argentina poiché ha portato a svendere la ricchezza della nazione, tra cui le imprese pubbliche, a prezzi stracciati, nell'interesse dei ricchi e dei politici argentini. La conseguenza è l'impoverimento della classe media e bassa, anzi addirittura la sparizione della classe media argentina, fino a ridurre il popolo alla fame e fino al cosiddetto genocidio degli argentini.
In seguito alla parificazione del valore del pesos al dollaro, il confronto tra i prezzi dei prodotti argentini e quelli degli altri paesi sudamericani ha bloccato completamente l'esportazione dall'Argentina: nel continente sudamericano non ci si poteva permettere l'acquisto di prodotti argentini con prezzi da dollaro nordamericano.

"Menem diede il via ad un'ampia opera di privatizzazione fra il 1990 e il 1992, privatizzando, per l'appunto, molte aziende base: tra le tante furono cedute le Poste e metà della compagnia petrolifera di stato, la Y.P.F. (Yacimientos petroliferos fiscales)[1]. Si stima che la liquidazione di gran parte del patrimonio nazionale abbia rappresentato una perdita di 60.000 milioni di dollari[2]. Il presidente decise anche di eliminare i vincoli doganali, con il positivo risultato di riuscire a conseguire la modernizzazione delle aziende argentine."

La privatizzazione delle imprese argentine è l'altra grande scelta economica folle di Menem. Wikipedia ha toni molto miti rispetto al film. L'Y.P.F. è stata, nel mondo, la prima grande impresa di stato nazionalizzata. Il film dice: il petrolio negli anni '90 era come l'acqua, come l'aria. Come è possibile vendere a stranieri (i 'neo-conquistadores') un bene così prezioso privando il paese di una risorsa così importante? E' stato venduto a prezzi stracciati nell'interesse della classe politica e per la rovina del popolo. Ciò che le imprese argentine producevano veniva ora gestito da stranieri che rivendevano prodotti indispensabili come il petrolio all'Argentina stessa, ma a prezzi molto più alti.

"Il presidente decise anche di eliminare i vincoli doganali, con il positivo risultato di riuscire a conseguire la modernizzazione delle aziende argentine. Tuttavia ne risentirono molte piccole e medie imprese, che furono costrette a perdere profitti o, in alcuni casi, addirittura a chiudere."

Nel film si parla di centinaia di migliaia di piccole e medie imprese costrette a chiudere e di una disoccupazione enorme. Il popolo era ridotto alla fame e in Argentina i bambini morivano per denutrizione come nell'Africa più povera.

"Forte del fatto di essere riuscito a domare l'inflazione attraverso le sue politiche liberiste, Menem fu riconfermato alla Casa Rosada come presidente nel 1995. Il secondo mandato fu caratterizzato da una chiara intenzione di Menem di ottenere una modifica della costituzione, che avrebbe permesso al presidente di presentarsi alle Elezioni presidenziali argentine del 1999."

A proposito del secondo mandato, nel film si parla di una dittatura di fatto.
Vengono approvati più di 300 emendamenti alla Costituzione, più di quanto abbiano fatto tutti i presidenti argentini presidenti messi insieme, con cui il potere di Menem diventa in pratica assoluto.

"Nel 2001 Menem fu indagato per una presunta vendita illegale di armi all'estero, ma la faccenda passò in secondo piano a causa dell'aggravarsi della crisi economica che dilagava nel paese."

Nel film si parla di Menem come di un vero e proprio mafioso con stretti legami con il crimine organizzato, col narcotraffico e il commercio delle armi.
Il problema è che, durante i suoi mandati, la Magistratura era corrottissima e tutte le accuse rivolte a lui, alla classe politica, e anche ai pezzi grossi dei sindacati non portarono a nessuna condanna.
Durante la presidenza Menem, le classi politiche, i possidenti e i leader sono diventati ancora più ricchi e potenti, mentre la classe media è praticamente scomparsa e per il popolo e i più poveri si parla addirittura di genocidio da parte dei politici.

"Attualmente è senatore della Repubblica Argentina per la provincia di La Rioja,in quanto primo votato tra i senatori non eletti."

Questo è davvero incredibile. Menem è il responsabile del disastro economico dell'Argentina, è accusato di mafia e genocidio, ma resta senatore della Provincia di La Rioja. I vari Dell'Utri e Cosentino italiani fanno quasi tenerezza al confronto.

"C'è da dire che Menem è stato ed è tuttora l'illustre vittima della magistratura filo-radicale che ha attribuito a lui tutte le colpe della crisi economica identificandolo come "capro espiatorio" del sistema economico deteriorato."

In realtà anche Wikipedia lo definisce, insieme a Cavallo, il principale responsabile della rovina economica dell'Argentina. Non so se, dopo la fine della sua presidenza è diventato davvero 'l'illustre vittima della magistratura' e 'il capro espiatorio' del disastro economico, ma durante i suoi mandati è sempre riuscito a evitare qualsiasi condanna e anche ora continua a non pagare nessun prezzo per le sue nefandezze.

"Assolutamente incostituzionali possono essere definiti gli annullamenti adottati dalla Corte Suprema che ha dichiarato non valida la grazia concessa dal presidente Menem ai maggiori capi militari che governarono il paese dal 1976 al 1983[senza fonte]."

Meno male che questo commento è 'senza fonte'.

"Cavaliere di Gran Croce del Grand'Ordine del Re Tomislavo
«Per altissimi meriti nel promuovere l'amicizia e lo sviluppo di una fruttuosa cooperazione in campo politico, culturale ed economico tra la Repubblica croata e la Repubblica di Argentina, e nel promuovere la pace, la democrazia, la stabilità e la cooperazione internazionale nel mondo sulla base dei principi della Carta delle Nazioni Unite e delle disposizioni del diritto internazionale.»— Zagabria, 5 gennaio 1995[3]"

Questa poi! Che si siano informati bene i Croati?

In conclusione:
la visione del film-documentario 'Diario del saccheggio' di Fernando E. Solanas è fortemente consigliata.

Quali verità vorresti scoprire leggendo le rivelazioni di Wikileaks?

Tribunale di primo gardo UE: illegale l'aiuto di stato italiano per il decoder digitale

da La Stampa del 16.06.2010
Con il contributo per il digitale terreste, afferma il tribunale di primo grado UE, si è penalizzato il satellite in condizioni di mancata neutralità tecnologica decidendo che "Il contributo italiano concesso per l'acquisto o la locazione di decoder digitali terrestri costituisce un aiuto di Stato e deve essere recuperato".
"La misura - afferma la magistratura - non è neutra dal punto di vista tecnologico e attribuisce alle emittenti digitali terrestri un vantaggio indiretto a danno delle emittenti satellitari.
In primo luogo, il Tribunale dell'Unione europea afferma che la misura consentiva alle emittenti digitali terrestri e agli operatori via cavo, il gruppo principale è Mediaset, di godere di un vantaggio rispetto alle emittenti satellitari. Questo perché, per ottenere il contributo, era necessario acquistare un apparecchio per la ricezione di segnali televisivi digitali terrestri, e "un consumatore che avesse optato per un apparecchio che consentisse esclusivamente la ricezione di segnali satellitari, non avrebbe potuto beneficiarne". Il contributo non rispondeva, quindi, al requisito della "neutralità tecnologica".
La misura, inoltre, ha incitato i consumatori a passare dal sistema analogico a quello digitale terrestre e, allo stesso tempo, ha consentito alle emittenti digitali terrestri di consolidare la loro posizione sul mercato, in termini di immagine di marchio e di fidelizzazione della clientela, spiega la Corte nella sentenza. In più, "la riduzione automatica del prezzo derivante dal contributo era tale da incidere sulle scelte dei consumatori attenti ai costi".
Il Tribunale ritiene poi che "il carattere selettivo della misura abbia prodotto una distorsione della concorrenza tra emittenti digitali terrestri e emittenti satellitari". Infatti, sebbene tutte le emittenti satellitari avrebbero potuto beneficiare della misura offrendo decoder ibridi (con tecnologia al tempo stesso terrestre e satellitare), "ciò avrebbe implicato per le medesime un costo supplementare che avrebbero dovuto ripercuotere sul prezzo di vendita ai consumatori".

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