ambiente

Roma: d'autunno cadon le foglie che attapan le fogne se nessuno le raccoglie

Stamattina i Romani si sono svegliati ed increduli hanno guardato alla loro città: metro chiusa, niente autobus, niente tram. Allagata la zona del Colosseo, Largo Preneste, Tiburtina, Prima Porta, Ostia. Treno fulminato in stazione. Muore un uomo in un seminterrato nel quartiere Infernetto, un'altra vittima a Castelporziano. Scuole chiuse. Linee aeree in ritardo. Fogne in tilt. Tutta la città nel caos. Alemanno chiede lo stato di calamità.
Il temporale è durato circa tre ore. A questo punto ci chiediamo come sia possibile. Basterebbe forse fare manutenzione? Ripulire i tombini e spurgare le fogne?
Aspettiamo una risposta.

Fonte: www.dirittisociali.org

Segue da "Apicoltori a Torino in sciopero della fame contro i neonicotinoidi"

Torino 20 luglio 2011

Documento letto in sede di audizione e consegnato al Presidente del Consiglio Regionale Valerio Cattaneo.

Oggi abbiamo organizzato un presidio per invocare il “Principio di Precauzione” affinchè
la Regione Piemonte prenda la decisione di vietare i NEONICOTINOIDI e si faccia
promotrice presso il Ministero della Salute affinchè tale divieto sia esteso a tutta Italia.
I NEONICOTINOIDI sono insetticidi sistemici neurotossici (gli insetticidi sistemici, a
differenza di quelli che agiscono per semplice contatto o ingestione, entrano nella linfa
della pianta e ci rimangono per moltissimo tempo) che oltre a danneggiare l’apicoltura
devastano l’ambiente e ci sono fortissimi dubbi che possano danneggiare anche l’uomo.
Per tutti vale l’allarme lanciato dall’Istituto Superiore della Sanità con un documento di
due ricercatori in cui si dice che i neonicotinoidi, in particolare il Thiamethoxam potrebbero avere effetto sugli uomini in quanto sono “interferenti endocrini”, poichè il recettore bersaglio del veleno non è presente solo negli insetti, ma anche nell’uomo, contrariamente a quanto asseriscono i produttori dei neonicotinoidi. La stessa Syngenta
nella sua documentazione preliminare per l’introduzione del thiamethoxam documenta
l’aumentata insorgenza di tumori al fegato e altre anomalie nei mammiferi da laboratorio, ratti e cani, utilizzati per i test.

Questi documenti sono pubblici e disponibili nella loro versione originale anche sul sito
internet www.rfb.it/bastaveleni alla voce documenti scientifici.
Affinché si intraprenda finalmente un percorso di limitazione drastica dei veleni riversati
nell’ambiente, denominati FITOFARMACI e non VELENI per illudere la collettività e
trarre in inganno gli utilizzatori sulla loro vera pericolosità, chiediamo quindi di vietare
da subito quelli del gruppo dei NEONICOTINOIDI, tra i più pericolosi attualmente in uso,
con i cui effetti, come sempre avviene, dovremo fare i conti tra qualche anno.
Poiché il Ministero della Salute si appresta a reintegrare sul mercato i neonicotinoidi per
la concia del mais, sospesi fino ad ottobre, chiediamo alla Regione un fermo impegno
per impedirne il reintegro, trasformando anzi la sospensione del mais a definitiva ed
estendendo il divieto per tutte gli impieghi in agricoltura. Dove ci sono coltivazioni è
indispensabile che sopravvivano le api e gli altri insetti impollinatori. Non è ammissibile,
è fuori da ogni logica, che si possa credere che sia più importante la tutela degli interessi dei produttori di “fitofarmaci/veleni” in confronto a quella del rispetto degli equilibri naturali. In pochissimi giorni da quando abbiamo aperto le adesioni sul sito Internet, si è levato un grido di protesta da tutta Italia da parte di oltre 1600 persone, tra scienziati, ricercatori, professori universitari, medici, veterinari, farmacisti, non semplici e ottusi ambientalisti antiscientifici, preoccupati per il destino dei loro figli e nipoti. Si indignano rispetto a questa mancanza di precauzione adottata dai politici, che lasciano correre e non si appellano appunto a questo caposaldo del nostro ordinamento, che è il “Principio di Precauzione” .
Per chiarire meglio di cosa parlo desidero riportare, alla lettera, una delle premesse
della Commissione Europea sulla strategia da adottare in questi casi:

“I responsabili debbono essere pienamente consapevoli del grado d’incertezza collegato ai risultati della valutazione delle informazioni scientifiche disponibili. Giudicare quale sia un livello di rischio “accettabile” per la società costituisce una responsabilità eminentemente politica. I responsabili, posti di fronte ad un rischio inaccettabile, all’incertezza scientifica e alle preoccupazioni della popolazione, hanno il dovere di trovare risposte. Tutti questi fattori devono quindi essere presi in considerazione.”

Il nostro governo regionale, giustamente in prima fila per l’applicazione di un vero federalismo, provi ad applicarlo già ora, dimostrando nella pratica di voler essere davvero autonomo rispetto alla decisione del ministero che asseconderà invece le richieste delle lobby dell’Agrochimica, reintroducendo a novembre i concianti del mais.
Finora i politici piemontesi da noi sollecitati hanno sempre risposto che “non è di loro
competenza”, che “è una competenza del governo centrale”.
Questo significa fuggire dalle proprie responsabilità in quanto gli strumenti legislativi per
impedire questo disastro ci sono tutti (eventualmente ve li elenchiamo), basta decidere
di applicarli.

Sollecitiamo l’impegno del Presidente del Consiglio Regionale Dr. Valerio Cattaneo, a
fare quello che fece il suo predecessore Cota, quando nel 2004 insieme al governatore
Ghigo, decisero di distruggere i campi di mais OGM in base al principio di precauzione,
con l’obiettivo si salvaguardare quel patrimonio culturale, di immagine, della tipicità dei
nostri prodotti e quindi economico che possono contraddistinguere la nostra regione.
Quella coraggiosa decisione, la prima in Italia ed in Europa, aiutò i legislatori dei governi
europei a decidere per il divieto “precauzionale” di coltivazioni OGM.
Oggi quindi si tratta di prendere ancora una volta una decisione coraggiosa,
dimostrando di non avere, così come allora, nessun legame con gli interessi dei colossi
industriali che tentano di influenzare le scelte politiche.
Bandiamo da subito i neonicotinoidi dal nostro territorio, prima di dover assistere alla
catastrofe economica dettata dalle ormai certe informazioni scientifiche che certificano
la contaminazione dei prodotti dell’alveare da questi veleni.
Da moltissime analisi ufficiali già risulta questo inquinamento, anche dalle nostre, motivo della nostra disperata protesta e già noi non siamo più in grado di vendere i nostri prodotti attestando l’assenza di prodotti chimici: per favore, non aspettate oltre!

In questi giorni sono balzati alla cronaca i risultati degli studi scientifici condotti da una
equipe austriaca dove i neonicotinoidi si rintracciano addirittura già nel miele oltre che
nella frutta e negli ortaggi!
Vi preghiamo di non sottovalutare anche l’aspetto economico che questo inquinamento
causa: le alternative ai trattamenti chimici in questione ci sono.
Lo sanno perfettamente i responsabili dei servizi fitosanitari, e l’agricoltura biologica ne
fa uso da sempre, sopravvivendo e continuando a prosperare, producendo prodotti
ricercatissimi anche all’estero, nonostante non impieghi nessun prodotto tossico e dannoso come quelli impiegati nell’agricoltura convenzionale. Nel caso specifico della
nostra regione, legato alla lotta obbligatoria per la Flavescenza Dorata, i viticoltori
biologici, pur non impiegando i principi attivi chimici in questione, sono ancora lì,
esattamente nella stessa condizione dei loro colleghi convenzionali, anzi ci risulta che in
alcune importanti aziende piemontesi la situazione stia addirittura migliorando.

Quindi non è vero che non esistano alternative, la verità è che forse c’è anche chi NON
NE VUOLE TENERE CONTO!

Il ponte sullo stretto di Messina: sarà un'opera in passivo

Il telegiornale ha dato la notizia che avrà inizio la costruzione delle strade di accesso al ponte sullo stretto di Messina.
E' altresì noto che il collegamento sotto la Manica tra Francia e Inghilterra ha un bilancio finanziario passivo, nonostante un importante traffico di passeggeri e merci.
Il traffico tra Sicilia ed il resto d' Italia è sicuramente di gran lunga inferiore a quello tra Francia e Inghilterra.
Se ne deduce che la costruzione del ponte non è assolutamente sostenibile dal punto di vista finanziario, specie in un momento di crisi come quello attuale. Il ponte può inoltre essere obiettivo sensibile per il terrorismo.
La cosa che sconcerta ( ed in questo si ravvisa un caso emblematico) è che nessuno protesta : non protesta l'opposizione, nessuno della maggioranza ha pensato di inserire il ponte tra i tagli di bilancio..
Nessuno ha pensato di indire un referendum in merito.
Invito i lettori a chiedersi il perchè di tutto ciò e ad intraprendere delle iniziatve.

Comuni ricicloni 2011: solo 7 nel Lazio

Ciampino (Rm), Oriolo Romano (Vt), Castelnuovo di Porto (Rm), Sermoneta (Lt), Roccagorga (Lt), Lenola (Lt) e Campodimele (Lt): sono 7 su 378 (un misero 1,9% del totale) i "Comuni Ricicloni" del Lazio secondo Legambiente, quelli che già nel 2010 hanno superato il 60% di raccolta differenziata, anticipando di un anno l'obiettivo stabilito per tutti i comuni italiani dalla legge. Bocciata Roma, dove la raccolta domiciliare col sistema misto continua a non funzionare, con gli altri capoluoghi di Provincia che continuano a restare indietro.
Anche quest'anno sono i Comuni laziali con meno 10.000 abitanti a dare prova di una migliore gestione dei rifiuti: Oriolo Romano conquista il 2° posto della classifica relativa all'area Centro Italia con il 74% di raccolta differenziata e un indice di buona gestione del 71,64; va bene anche Castelnuovo di Porto che si posiziona al 3° posto con 71,1% di raccolta differenziata e un indice di buona gestione del 68,53; Sermoneta si attesta al 4° posto con il 67,6% di differenziata e un indice del 68,36; seguono Roccagorga al 61,9% e un indice del 61,7 (10° posto), Lenola al 13° posto con il 60,9% di raccolta differenziata e un indice del 57,99, Campodimele al 17° posto con il 64,4% di raccolta differenziata e un indice del 56,51.
L'eccezione è Ciampino (Rm): nonostante superi quota 10mila abitanti, si attesta al 7° posto della classifica. L'ottimo risultato è stato raggiunto grazie ad una percentuale di raccolta differenziata pari al 62,4% per i suoi 38.000 abitanti ed un indice di buona gestione -non legato solo alla differenziata, ma l'azione a tutto campo nella gestione dei rifiuti, dalla produzione, a riduzione e riciclo- del 59,70, che hanno permesso di risparmiare 100,58 kg procapite di CO2.
Complessivamente, le buone pratiche di gestione dei rifiuti dei Comuni ricicloni laziali hanno permesso di non immettere in atmosfera ben 2.257.464,57 kg di anidride carbonica in un anno.
Il dossier completo "Comuni Ricicloni 2011" è disponibile sul sito www. ecosportello. org"

Fonte: www.dirittisociali.org

Comuni ricicloni 2011: in 1290 raggiungono il 60% di raccolta differenziata

Come l'anno scorso, anche nel 2011 Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, si è piazzato al primo posto della classifica di Legambiente "Comuni Ricicloni". L'iniziativa si prefigge come obiettivo quello di premiare i comuni italiani particolarmente virtuosi in materia di gestione rifiuti: ossia quelli che già nel 2010 avevano raggiunto il 60% di differenziata fissato per legge al 2011. La valutazione è avvenuta attraverso un indice di buona gestione che ha considerato l'azione a tutto campo nel governo complessivo del sistema rifiuti: produzione, riduzione, riciclo. In totale 1290 Comuni hanno guadagnato l'appellativo di "ricicloni", un comune italiano su 6.
Dalla classifica di quest'anno sono assenti le grandi città. Milano è ferma al 35% circa, la stessa percentuale che aveva 15 anni fa. Da segnalare Torino che giunge ad un buon 42%, ma nei quartieri dove ha attivato la raccolta porta a porta supera il 60%. Bocciate Roma, dove la raccolta domiciliare con il sistema misto continua a non funzionare e Napoli, notoriamente alla prese con un'emergenza rifiuti ormai annosa, in attesa dell'estensione del porta a porta - prevista da settembre - messa a punto dalla nuova giunta.
Tra i capoluoghi segnalati solo due contano più di 100mila abitanti: Salerno e Novara. Nell'elenco cinque comuni del nord e cinque tra Sud e Isole: Salerno appunto, che si conferma riciclone anche per quest'anno avendo ormai collaudato a fondo il sistema porta a porta per i suoi 140 mila abitanti, tre capoluoghi sardi (Carbonia, Oristano e Nuoro) e un altro campano Avellino. Nessuno tra i capoluoghi del centro Italia, per il terzo anno consecutivo, supera la soglia richiesta. Le regioni più "verdi" sono il Veneto che svetta in cima alla classifica con il 65,6 per cento di amministrazioni virtuose sul totale dei comuni, seguito dal Friuli Venezia Giulia con il 34,2 e dal Trentino Alto Adige con il 28,3 con 30 comuni in più rispetto al 2010.
Le marche sono la regione capofila dell'area Centro, mentre per l'Umbria in classifica sono presenti 3 comuni (Tuoro sul Trasimeno, Piegaro e Giano dell'Umbria).
Ad eccezione di Ponte sulle Alpi, nelle prime 100 posizioni molti sono i comuni che fanno parte di un consorzio.

Fonte: legambiente.it

CleaNap: blog e flash mob per pulire Napoli. Ecco le prossime iniziative

CleaNap: una crasi tra il verbo To Clean e Nap(oli). Un progetto nato dal basso, ma con ambizioni altissime. Un gruppo di giovani ha deciso di reagire per provare a rivoluzionare lo stato dei fatti. Armati solo di scope, palette e sacchetti, si sono messi a ripulire piazze e strade di Napoli, dando vita a performance libere, partecipate e fortemente simboliche.
Il movimento è nato non più di due mesi fa su internet; l'idea è di Emiliana Mellone, una giovanissima studentessa napoletana. Travolta dall'entusiasmo dopo aver letto un articolo in cui si raccontava di come 50 cittadini, volontariamente, si erano messi a ripulire Piazza del Plebiscito regalandole un aspetto nuovo, finalmente dignitoso, decide di lanciare un'iniziativa: un flash mob mirato alla pulizia della città. Alle pagine del suo blog affianca un evento Facebook: il nome dell'iniziativa è appunto CleaNap - Piazza pulita. Poi la rete e la voglia di cambiamento, che forse a questo punto andava solo svegliata, hanno fatto il resto. Ad oggi i ragazzi hanno già realizzato quattro "spedizioni pulitive" (così le definiscono loro stessi sul loro blog): quattro giornate in cui si è tornati a credere nella reale possibilità di vedere una Napoli diversa. La gente è scesa in piazza, non più solo giovani, con loro bambini, anziani, gente di ogni tipo spinta dal desiderio di far conosce l'altra faccia della città, quella pulita, quella fatta da chi un cambiamento non solo lo vuole, ma lo costruisce in prima persona, come può. Anche solo con guanti e sacchetti, strumenti poveri, ma che simboleggiano una risvegliata partecipazione dal basso, senza la quale nessuna politica può riuscire nell'ardua impresa di far tornare a "splendere" Napoli e più in generale ridare un futuro all'Italia. Il primo appuntamento è stato a Piazza Bellini, poi è stata la volta dei Banchi Nuovi e di Porta Capuana.
Per il prossimo appuntamento il movimento ha scelto piazza Santa Maria La Nova, che sarà ripulita domenica 24 luglio a partire dalle 17:30.
Al movimento e alle iniziative che questo promuove, possono aderire tutti. Gli stessi promotori ci tengono a sottolineare che CleaNap non ammette vincoli politici né ideologici, perché il benessere di Napoli è di interesse trasversale. Gli aderenti sono autorganizzati ed autofinanziati. Quello che vogliono è "provocare", risvegliare le coscienze, sensibilizzare i cittadini e le istituzioni.
E qualcosa effettivamente stanno smuovendo, sempre più giornali locali e non parlano di loro e sulla pagina Facebook gli iscritti sono arrivati a quota 6.667. Tutti coloro che invece non amano o non hanno particolare dimestichezza con il social network, possono seguirli sul neonato blog: www.cleanap.wordpress.com.

Bandito dall'Europa, l'Eternit infesta mezzo Sudamerica

La commercializzazione dell’Eternit in Italia è cessata tra il 1992 e il 1994, dopo che nella città di Casale Monferrato e nell’intera provincia di Alessandria sono morte più di 1.600 persone per esposizione ad amianto e ancora continuano a morire, nonostante la chiusura della fabbrica e le bonifiche. Fa notare che in 52 paesi del mondo l’Eternit e l’amianto sono fuori legge e che dal 1986 l’organizzazione Mondiale della Sanità ha sancito che l’esposizione a qualunque tipo di fibrdell’Eternit non ha mai smesso di uccidere. Messa al bando in Europa, la lobby dell’Eternit è sbarcata in Centro e in Sud America e con la complicità delle dittature vive una nuova età dell’oro. Solo tre paesi in Sud America hanno leggi che tutelano la popolazione contro i rischi dell’Eternit e dell’amianto - Cile, Argentina, Brasile, ma purtroppo anche quando le leggi ci sono esse vengono tranquillamente bypassate, ignorate, irrise.

(Fonte: la stampa.it)

Consigli del Ministero della salute per il grande caldo

Il Ministero della salute ha attivato il numero verde 1500 per fornire ai cittadini informazioni e consigli sulle misure di prevenzione da adottare, su cosa fare in caso si verifichino problemi dovuti al caldo e sui servizi attivati da Regioni e Comuni. E' inoltre partita una capillare campagna informativa, rivolta in particolare ai medici di famiglia, agli anziani ed alle badanti attraverso la diffusione di vademecum divulgativi con le precauzioni da adottare nei comportamenti quotidiani. Ecco di seguito dodici semplici regole per affrontare la calura estiva con intelligenza: - Non di uscire di casa nelle ore più calde (dalle 11 alle 18). - Bere almeno due litri d'acqua al giorno (anche quando non se ne avverte il bisogno), salvo diversa prescrizione del medico curante. - Consumare pasti leggeri e frazionati durante l'arco della giornata e, in particolare, mangiare quotidianamente frutta e verdura fresche; fare attenzione alla corretta conservazione degli alimenti deperibili. - Evitare di bere alcolici e limitare l'uso di bevande contenenti caffeina. - Limitare l'attività fisica intensa soprattutto nelle ore più calde. - Indossare indumenti leggeri, non aderenti, di fibre naturali, di colore chiaro, proteggere la testa dal sole diretto con un cappello e gli occhi con occhiali da sole. - Durante le ore del giorno schermare le finestre esposte al sole diretto mediante tende o oscuranti esterni regolabili come, ad esempio, persiane o veneziane. - Mantenere chiuse le finestre durante il giorno e aprirle di sera quando l'aria esterna e' più fresca. - Se necessario, abbassare la temperatura corporea con bagni e docce evitando, però di utilizzare acqua troppo fredda e di bagnarsi subito dopo il rientro da ambienti molto caldi, perché e' potenzialmente pericoloso per la salute. - Se necessario, rinfrescare gli ambienti in cui si soggiorna con ventilatori o condizionatori, seguendo alcune regole. Non posizionare il ventilatore troppo vicino alla persona e non utilizzarlo in caso di temperature superiori ai 32 gradi ed in ogni caso bere molta acqua per evitare il rischio di disidratazione. Se si usano i climatizzatori evitare di regolare la temperatura interna a livelli troppo bassi rispetto alla temperatura esterna. La temperatura dell'ambiente domestico per il benessere fisiologico e' 24-26 gradi, indossando abiti leggeri ed in assenza di attività fisica intensa. Non accendere il forno ed altri elettrodomestici (come scaldabagno, lavatrice ecc) durante l'uso del climatizzatore, per evitare consumi energetici eccessivi. - In auto, usare tendine parasole; se si entra in una vettura che e' rimasta a lungo sotto il sole, per prima cosa aprire gli sportelli per ventilare l'abitacolo e poi iniziare il viaggio con i finestrini aperti o il condizionatore acceso per abbassare la temperatura interna; evitare di lasciare anche per poco tempo persone o animali nell'auto chiusa in sosta, perché la temperatura all'interno dell'abitacolo si innalza rapidamente anche se la temperatura esterna non e' particolarmente elevata e può causare anche un colpo di calore, specialmente nei bambini piccoli. - Prestare particolare attenzione alla corretta conservazione domestica dei farmaci: leggere attentamente le modalità di conservazione riportate sulle confezioni; conservarli lontano da fonti di calore e da irradiazione solare diretta; durante la stagione estiva riporre in frigo i farmaci che prevedono una temperatura di conservazione non superiore ai 25 - 30° C.; ricordare che luce, aria, umidità e sbalzi di temperatura possono deteriorare il prodotto prima del previsto. In caso di dubbio, consultare sempre il proprio farmacista. Il ministero invita anche a prestare sempre molta attenzione alle persone più vulnerabili che vivono in casa come bambini molto piccoli, anziani con malattie croniche, persone non autosufficienti e di prendersi cura dei vicini di casa anziani che vivono da soli. In caso di bisogno la prima persona da consultare e' il proprio medico di famiglia o la guardia medica. Nei casi di emergenza chiamare prontamente il 118.
(Elaborazione da (DIRE - Notiziario Minori)

Gli aerei fanno piovere e nevicare di più

Un studio su Science esamina il rapporto fra il traffico nei cieli e l'aumento delle precipitazioni.
Come risultato sostiene che volando attraverso le nuvole gli aerei creano al loro interno buchi o veri e propri canali col risultato di incidere in modo diretto sulla caduta di pioggia e neve. I fenomeni atmosferici infatti risultano più frequenti in prossimità dei grandi aeroporti internazionali, dove il traffico è più intenso.

Ora è reato penale danneggiare piante o animali tutelati

Danneggiare la natura protetta in Italia è reato penale. Non più solo contravvenzioni, quindi, per chi colpisce orsi, cicogne, linci e altri animali tutelati dalle leggi, ma sanzioni penali e responsabilità delle persone giuridiche. E ciò vale anche per piante rare inserite nelle liste rosse o habitat particolarmente vulnerabili. È arrivato infatti il via libera definitivo da parte del Consiglio dei Ministri di due decreti di recepimento di due direttive Europee, 2008/99 e 2009/123, che danno seguito all’obbligo imposto dall’Unione europea di «incriminare comportamenti fortemente pericolosi per l’ambiente».
Le norme approvate prevedono due nuove fattispecie di reato introdotte nel codice penale per sanzionare la condotta di chi uccide, distrugge, preleva o possiede, fuori dai casi consentiti, esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette e di chi distrugge o comunque deteriora in modo significativo un habitat all’interno di un sito protetto.

Per difendere il patrimonio naturale nel nostro Paese sono state create le "zone di protezione": 2.564 siti che ricoprono una superficie di 6.194.451 ettari, pari al 20,6% del territorio nazionale. Inoltre ci sono le 871 aree protette che occupano una superficie a terra di oltre 3 milioni di ettari (10,5% del territorio nazionale), quelle a mare sono 27 e coprono complessivamente 296.000 ettari. Le zone umide sono invece 53 e coprono oltre 59.000 ettari. Le specie protette sono oltre 58 mila per gli animali e 5.600 per le piante. Sono 266 le specie italiane che rischiano di sparire, riferisce il Wwf. Al top squali, razze, cetacei, uccelli palustri, pesci di fiume, tartarughe marine e fiori rarissimi.

(Fonte: la stampa.it)

Syndicate content