carceri

Le carceri scoppiano: sì all'uso del braccialetto

Né l’amnistia né la costruzione di nuovi istituti, possono essere una risposta all’emergenza sovraffollamento nelle carceri, che ha raggiunto livelli insostenibili. Lo dice senza giri di parole il ministro della Giustizia Paola Severino che, chiamata ad esporre il suo programma davanti alla Commissione Giustizia del Senato, a sorpresa rilancia il braccialetto elettronico tra le misure alternative alla detenzione sulle quali bisogna puntare per alleggerire carceri che scoppiano. Un programma «necessariamente scarnificato», dai tempi limitati del governo, che «nella migliore delle ipotesi non potrà durare più di un anno», e sul quale il Guardasigilli vuole il dialogo con le forze politiche perchè proprio un governo tecnico non può portare avanti alcun progetto «senza il consenso parlamentare».

Il ministro parte dalla condizione dei detenuti (per i quali pensa anche a una Carta dei diritti) e chiarisce subito: «non si può far fronte all’emergenza attuale», caratterizzata da un numero di reclusi «non sostenibile e non coniugabile con il rispetto dei diritti fondamentali della persona», con provvedimenti «provvisori» che liberano «momentaneamente» celle «destinate a riempirsi di nuovo»; nè con la costruzione di nuovi istituti, che pure va portata avanti, ma «richiede tempi lunghi». Bisogna puntare sulle «misure alternative» al carcere che possono dare risultati subito: l’allargamento della detenzione domiciliare innanzitutto, ma anche il ricorso alla messa alla prova. E in questa stessa ottica il braccialetto elettronico: un istituto che ha un «grande successo» in Europa e negli Stati Uniti, anche perchè raramente chi vi è sottoposto torna a delinquere («il tasso di recidiva è estremamente limitato») e che consentirebbe «risparmi notevoli», visto che non ci sarebbero più i costi della detenzione per chi vi si sottopone; ma che in Italia è stato un «fallimento».

(Fonte: la stampa.it)

Detenuti fanno i centralinisti al Bambin Gesù

Un gruppo di detenuti del penitenziario romano di Rebibbia è al lavoro da pochi giorni per fornire telefonicamente assistenza in favore dei piccoli pazienti dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù. I detenuti, debitamente formati, sono entrati a far parte dell'organico degli operatori del Centro unico prenotazioni del nosocomio (Cup).
La convenzione, della durata iniziale di un anno e sottoscritta il 18 luglio scorso, ha preso il via con la fase di formazione dei detenuti precedentemente selezionati.
Le lezioni, tenute da personale esperto del Bambino Gesù, hanno coinvolto in totale 11 detenuti, due dei quali con la funzione di supervisori.
Un accordo che da un lato offre ai detenuti selezionati una valida possibilità di reinserimento lavorativo retribuito, dall'altro permette all'Ospedale di implementare uno dei canali di accesso, quello telefonico -che si affianca alle prenotazioni online attraverso il portale www.ospedalebambinogesu.it- , fondamentale per un corretto funzionamento della struttura e per un ulteriore miglioramento in termini di qualità dei servizi erogati.
Ogni anno il Centro Unico di Prenotazione del Bambino Gesù gestisce complessivamente 150 mila contatti e oltre 210 mila prenotazioni a fronte di un milione di prestazioni ambulatoriali erogate.

Fonte: dirittisociali.org

Contro il sovraffollamento, il carcere come "extrema ratio": Il sistema disegnato dalle associazioni

Creare nuovi istituti di pena non serve e non basta, c’è bisogno di una riforma sostanziale del codice penale, che preveda il ricorso al carcere come “extrema ratio”. È netta la presa di posizione di un team di associazioni che si scaglia contro il recente Piano carceri, ribadendo l’accusa di inefficacia alle misure introdotte. Acli, Giuristi Democratici, Antigone, Beati i Costruttori di Pace, Cgil-Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, magistratura democratica, Ristretti orizzonti e Unione camere penali italiane hanno firmato il documento unitario “Sovraffollamento: che fare?” presentato oggi - cui hanno già aderito anche A buon diritto, Arci, Forum droghe -, per ribadire quella che, secondo loro, è la giusta strada da seguire.

I numeri del sistema carcerario italiano sono noti: a fronte di 45.732 posti sono stipate 67.394 persone, con un rapporto di 147,3 detenuti ogni 100 posti, mentre la media europea è di 96,6. Il Piano carceri, dal canto suo, prevede la predisposizione di 9.150 posti, per un costo di 661 milioni di euro, ma i posti che mancano all’appello sono molti di più, oltre 14 mila. Inoltre, i tempi di realizzazione sono già più lunghi di quelli previsti: impossibile che si finisca nel 2012. Intanto, la legge “svuota carceri”, al 30 giugno 2011 ha fatto uscire 2.666 detenuti. E calano i fondi messi a disposizione, a fronte di un aumento dei reclusi.

Se questo è il quadro, ecco il contro-piano: misure alternative, riduzione dei minimi e dei massimi delle pene, abolizione dell’ergastolo, revisione delle leggi in materia di recidiva, tossicodipendenza e immigrazione (vedi lanci successivi). L’utilizzo della custodia cautelare in carcere, che ingolfa gli istituti, è tra le priorità da affrontare: i detenuti in questa situazione sono 28.257, il 41,9% del totale, un dato ben al di sopra della media europea, che si ferma al 24,8%. Se l’Italia si adeguasse al trend delle altre nazioni, i detenuti scenderebbero a quota 55.861. Utile a decongestionare le carceri sarebbe anche l’introduzione di entrate scaglionate in relazione alla capienza per i reati meno gravi, come già accade in Norvegia. Tra le altre misure sollecitate dai promotori del testo c’è anche la chiusura dei 6 Opg, anch’essi sovraffollati, e l’istituzione del Garante nazionale.

Fonte: redattoresociale.it

Ergastolo Ostativo significa "pena di morte viva"

05/lug/2011

Ergastolo Ostativo: "La pena di morte viva": la verità nascosta

È da tanti anni, prima di molti altri, persino degli stessi giudici, avvocati e addetti ai lavori, che ho scoperto che in Italia esiste “La Pena di Morte Viva”.

È da tanti anni che parlo e scrivo che la pena dell’ergastolo ostativo è peggio, più dolorosa è più lunga della pena di morte;

che è una pena di morte al rallentatore;

che ti ammazza, lasciandoti vivo, tutti i giorni sempre un pò di più;

che in Italia ci sono giovani ergastolani che al momento del loro arresto erano adolescenti, che invecchieranno e moriranno in carcere;

che solo in Italia, in nessun altro Paese in Europa, esiste la pena dell’ergastolo ostativo, una pena che non finirà mai se non collabori con la giustizia o se al tuo posto non ci metti qualche altro;

che la pena dell’ergastolo va contro la legge di Dio e degli uomini, contro l’art. 27 della Costituzione, che dice “Le pene devo tendere alla rieducazione”, e alla Convenzione della Corte europea.

Ora, queste cose non le dico solo più io.

Ora queste cose vengono dette anche dalla Magistratura di Sorveglianza: in Italia esiste una pena che non finisce mai, esiste “La Pena di Morte Viva”: l’ergastolo ostativo (art. 4 bis O.P)

Nella rivista Ristretti Orizzonti anno 12, numero 3 maggio-giugno 2010 pag. 34 Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia rilascia questa dichiarazione:

(...) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull'ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l'ergastolo, è vero che ha all'interno dell'Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l'ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere.
Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita. (Roma 28 maggio 2010, intervento al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità).

Carmelo Musumeci - Carcere Spoleto

PERCORSI SBARRATI-" Video sull'ergastolo ostativo, prodotto dagli ergastolani:
http://www.youtube.com/watch?v=pZnUuSfe7Yg

www.urladalsilenzio.wordpress.com

www.informacarcere.it

Gruppo "Urla dal silenzio" su Facebook:

http://www.facebook.com/group.php?gid=155797882305&ref=ts

L'informatore di wikileaks sui massacri in Iraq è detenuto e torturato. L'appello di Avaaz

In questo momento, l'informatore di WikiLeaks Bradley Manning è tenuto in totale isolamento in una prigione militare americana. Manning è in attesa di giudizio per aver rivelato documenti contenenti segreti militari a WikiLeaks, incluso un video di soldati americani che massacrano civili iracheni.

Manning è detenuto dallo scorso maggio in isolamento per 23 ore al giorno, costretto a rimanere in mutande, privato delle lenti e degli occhiali da vista e costretto a rispondere ogni 5 minuti “sto bene” alle guardie che si informano sulle sue condizioni di salute: la data per una prima udienza non è stata ancora fissata, ma dovrebbe tenersi entro maggio o giugno. Se condannato, rischia fino a 52 anni di carcere.

Bradley è tenuto in stato di detenzione sotto lo status della "prevenzione del danno", nonostante 16 rapporti redatti da professionisti militari per la salute mentale dicano che dovrebbe essere rimosso immediatamente da queste severe condizioni. I suoi avvocati stanno cercando di difendere i suoi diritti umani basilari davanti al giudice, ma ad oggi il tribunale militare responsabile per il destino di Bradley ha ignorato totalmente le sue sofferenze.

Il governo americano sull'argomento è diviso, con alcuni esponenti che hanno criticato pubblicamente i militari per il trattamento riservato a Manning, ma finora il Presidente Obama non si è espresso.

L'organizzazione no-profit inglese Avaaz ha lanciato un globale al governo americano per fermare le torture a Manning. Il nostro messaggio sarà consegnato non appena saranno raggiunte le 250.000 firme. Per aderire

https://secure.avaaz.org/it/bradley_manning/?vl

Fonti:

Manning, cresce la protesta per le condizioni carcerarie durissime:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/manning-cresce-la-protesta/2146886

Human Rights Watch agli Stati Uniti: rispondete delle condizioni di detenzione di Bradley Manning (in inglese):
http://www.hrw.org/en/news/2011/03/16/us-explain-conditions-bradley-mann...

Spogliato ogni notte, Bradley Manning racconta la sua difficile esperienza in carcere (in inglese):
http://www.guardian.co.uk/world/2011/mar/11/stripped-naked-bradley-manni...

Informatori di WikiLeaks e gole profonde: la linea dura di Obama (in inglese):
http://www.time.com/time/nation/article/0,8599,2058340,00.html

Le implicazioni del trattamento disumano di Bradley Manning (in inglese):
http://www.huffingtonpost.com/matt-kane/bradley-manning-obama_b_832933.html

Madri in carcere solo per delitti di particolare gravità

L'aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge recante disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori, con 178 si, nessun no e 93 astenuti. A favore hanno votato tutti i gruppi parlamentari tranne il Pd che si é astenuto. Al 31 dicembre 2010, secondo i dati forniti dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), le madri detenute con minori fino a 3 anni sono 42, i bambini fino ad anni 3 sono 43, mentre attualmente le donne incinta sono 4. Gli asili nido funzionanti nelle carceri sono 16, non funzionanti 1.
Il provvedimento prevede una serie di norme per cui le mamme incinte o con bimbi fino a 6 anni (attualmente il limite d'età é fino a 3 anni), se imputate, non potranno essere sottoposte a custodia cautelare in carcere, "salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza". Ed in quest'ultimo caso si può sempre predisporre la custodia in “istituti a custodia attenuata" (Icam), che però scarseggiano). Per le madri condannate, invece, é prevista la possibilità, di scontare un terzo della pena ai domiciliari o in istituti di cura o a custodia attenuata purché non abbiano commesso particolari delitti (per esempio quelli connessi alla criminalità organizzata). Modifiche anche alle regole per le visite al minore infermo. In caso di 'imminente pericolo di vita o di gravi condizioni di salute del figlio minore, anche non convivente, la madre condannata, imputata o internata, (ovvero il padre che versi nelle stesse condizioni della madre), sono autorizzati, con provvedimento del magistrato di sorveglianza o, in caso di assoluta urgenza, del direttore dell'istituto, a recarsi a visitare l'infermo. In caso di ricovero ospedaliero, le modalità della visita sono disposte tenendo conto della durata del ricovero e del decorso della patologia. Inoltre, il giudice potrà autorizzare la detenuta o imputata ad assistere il figlio (di età inferiore a 10 anni) durante le visite specialistiche, relative a gravi condizioni di salute. Infine, si stabilisce che le disposizioni contenute nella legge si applicano "a far data dalla completa attuazione del piano straordinario penitenziario" (piano carceri) e comunque "a decorrere dal 1 gennaio 2014, fatta salva la possibilità di utilizzare i posti già disponibili a legislazione vigente presso gli istituti a custodia attenuata".
(Elaborazione da Wel/ Dire Aprile)

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Rivoluzioni nel Nord Africa e ripercussioni sull'Italia: i gravi pericoli che ci attendono

Lo sbarco di alcune centinaia di tunisini a Lampedusa in questi giorni costituiscono un campanello di allarme: la situazione di grandi difficoltà in cui versano quei paesi é destinata ad ingrossare le file degli immigrati clandestini.
Se la situazione dovesse aggravarsi, come tutto lascia presagire per la crisi economica che investe buona parte del mondo, la penuria di cibo e l'indigenza crescente potrebbero mettere in moto alcuni milioni di persone nel prossimo decennio.
L'editoriale cerca di analizzare questa situazione

Author: 
titanus

Giustizia: quei 59 bambini condannati al carcere… troppo pochi per interessare a qualcuno

Affari Italiani, 9 luglio 2010

Piccoli che vanno dalla settimana di vita fino ai 3 anni. Nascono e vivono in carcere. I più fortunati hanno un pupazzo, una macchinina, o addirittura una culla normale. Ma i più vengono trattati come gli adulti. Come le loro madri, condannate per diversi reati. Si abituano, immediatamente, agli “ordini” carcerari. “Andare all’aria”, oppure “Arriva la matricola”. Nascono condannati, anche se la loro unica colpa è essere nati quando la loro mamma ha compiuto un reato ed è stata arrestata. Condannata la madre, condannato il figlio.
Ma poi, e qui è il paradosso, il giorno del loro terzo compleanno vengono tolti alle mamme (lo prevede l’attuale legge in vigore) e affidati alla famiglia, se c’è, oppure a qualche comunità che li ospiterà fino a quando la madre non avrà scontato la sua pena. Hanno difficoltà di parola, di comunicazione e di relazione, avendo vissuto a lungo dietro le barre e tra quattro mura. E l’aspetto più incredibile della vicenda è che non esiste un numero preciso di bambini sotto i tre anni presenti nelle carceri italiani. Il numero dei piccoli detenuti dovrebbe essere di 70-80, ma il dato è ufficioso. Quello ufficiale, fornito dal ministero della Giustizia e fermo al 30 giugno 2008 (vedi sotto), dice che sono 59. Il boom in Lombardia e Lazio. E tante le mamme in gravidanza.
Da quasi 15 anni la Consulta penitenziaria del comune di Roma, l’associazione “A Roma insieme” e la Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con numerose organizzazioni del volontariato e del privato sociale, stanno portando avanti una battaglia per evitare qualsiasi forma di permanenza in carcere dei bambini da zero a tre anni, figli di madri detenute. Al fine di evitare il dramma delle separazioni tra mamme e figli, l’attuale normativa prevede infatti che le madri in attesa di giudizio o in esecuzione di pena possano portare con sé i propri piccoli, con l’aberrante conseguenza di un’infanzia e una crescita dietro le sbarre. E ora alle stesse associazione non piace affatto il progetto di legge in discussione in queste settimane in Parlamento.
“Se il testo di legge che aspettiamo da tanti anni dovesse essere quello presentato in Commissione giustizia della Camera dall’onorevole Samperi del Pd, è meglio lasciare tutto come sta”, commenta Lillo Di Mauro, presidente della Consulta permanente per i problemi penitenziari del comune di Roma. Di Mauro è stato ascoltato negli scorsi giorni in Commissione giustizia in rappresentanza dei promotori delle varie campagne contro la permanenza in carcere dei bambini a proposito del testo unificato su “disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori”: un progetto di legge che unifica e rielabora le tre proposte giacenti in Parlamento a firma Ferranti, Bruggher e Bernardini. “Il testo unificato prende il peggio di ogni proposta di legge - prosegue il presidente della Consulta penitenziaria -. Ne viene fuori un pasticcio”.
Ma c’è un altro dato da considerare: la “qualità” della vita dei bambini detenuti varia a seconda dell’istituto di detenzione. A Milano c’è un istituto a custodia attenuata per le madri detenute, senza sbarre, con personale specializzato per l’infanzia e agenti della polizia penitenziaria in borghese; a Roma, Genova, Milano, Venezia e Torino i bambini possono frequentare l’asilo pubblico.
Se ci si sposta ad Avellino, invece, l’istituto carcerario non ha stipulato nessuna convenzione con gli asili pubblici, nessuna convenzione che preveda periodicamente l’uscita dal carcere dei bambini, salvo sporadiche eccezioni; a Civitavecchia e a Bologna non è presente personale specializzato per l’infanzia. In molti istituti, nonostante la costante presenza di bambini, non esiste un nido e mancano le aree verdi; in nessun istituto sono state riscontrate iniziative di preparazione al distacco tra detenuta e infante che, categoricamente, avviene al terzo anno d’età.
E, mentre Rebibbia, a Roma, vive il dramma del sovraffollamento anche nella sezione Nido (15 posti disponibili e 31 bambini presenti), in istituti come Bologna, Civitavecchia, Sassari e Teramo paradossalmente il dramma è spesso rappresentato dal fatto che sia presente un solo bambino, circondato solo

Carceri costruite e mai aperte

Gianni Lui fa cenno ai tempi biblici per la costruzione delle carceri in Italia, e, nello specifico, di quelle di Revere. A quanto è dato di sapere, a mezzo della stampa, la costruzione dell’edificio reverese è stata ultimata anni or sono. L’edificio non è mai stato utilizzato, ed è in completo abbandono. Per ostacolare il saccheggio degli infissi (già arrivato a buon punto) è stato costruito un fossato. Tutti i tentativi (compreso quello a mezzo televisivo, in connessione con la denuncia del sovraffollamento carcerario) per saperne di più, non hanno prodotto visibili risultati. Dicono che la costruzione è già costata 6 miliardi delle vecchie lire: superfluo calcolare la somma per riparare i danni provocati dal saccheggio e dall’incuria. A parte che nessuno risponderà dello spreco di pubblico denaro, mi domando perché nessuna autorità, a livello locale o statale, senta il dovere di informare compiutamente i cittadini dei motivi che hanno portato a lasciare andare in malora lo stabile, e se esista almeno l’intenzione, da parte di qualcuna di loro, per una sua utilizzazione, se non per lo scopo iniziale, per altri scopi. (Gazzetta di Mantova 10/07/2010)

Scarcerato da tre giorni chiede il ritorno in carcere

Scarcerato da tre giorni bussa al portone del carcere Coroneo per poter rientrare in cella. Succede a Trieste, un giovane che non avendo né casa né lavoro, ha chiesto di poter usufruire dell'unico servizio che il sistema di wel-fare italiano gli concedeva. Orticaria ( tratto dal "Pccolo" 31/03/2010)

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