crisi

Crisi: nel 2011 fallite 11.615 imprese. Le cause

Nel 2011 11.615 aziende italiane hanno chiuso definitivamente. E’ il preoccupante dato che fornisce la Cgia di Mestre che aggiunge come sia un numero record da quattro anni a questa parte. Al primo posto di questa triste classifica la Lombardia con 2.600 fallimenti, segue il Lazio con 1.215 aziende fallite, mentre al terzo posto c’è il Veneto con 1.122.
“Stretta creditizia, i ritardi nei pagamenti e il forte calo della domanda interna” sono le cause più frequenti che portano alla chiusura, dramma che “non è stato vissuto solo dai datori di lavoro, ma anche dai dipendenti: secondo una prima stima, in almeno 50.000 hanno perso il posto di lavoro”.

(Fonte: informazione.it)

I grattacieli? Un presagio della crisi

La costruzione di grattacieli ha spesso preceduto le crisi finanziarie. E' quanto hanno scritto gli analisti della Barclays Bank in uno studio pubblicato oggi, in cui si afferma l'esistenza di «un nesso pericoloso tra la costruzione dei più alti edifici del mondo e una crisi finanziaria imminente».

Gli analisti ricordano il caso dell'Empire State Building, costruito a New York nel 1930, nel pieno della Grande depressione, della Willis Tower di Chicago, nel 1974, in pieno shock petrolifero, e delle Petronas Towers della Malaysia, nel 1997, in piena crisi finanziaria asiatica. Fino a quello dei giorni nostri, il grattacielo Burj Khalifa, inaugurato nel 2010 a Dubai in piena crisi economica.

Spesso gli edifici più alti del mondo, scrivono gli analisti, «rispecchiano una sbagliata allocazione del capitale e l'imminenza di una correzione economica». «Gli investitori dovrebbero prestare particolare attenzione alla Cina», ammoniscono quindi gli analisti, ricordando che conta al momento il 53% dei grattacieli in costruzione nel mondo. Altro sorvegliato speciale dovrebbe essere l'India, che ha completato finora due grattacieli, ne ha altri 14 in costruzione e dovrebbe inaugurare entro il 2016 il secondo più alto del mondo, la 'Tower of India'. Questa esplosione delle costruzioni faraoniche rischia di nuovo di finire male, ammonisce Barclays, prevedendo una possibile «correzione economica per le due grandi economie asiatiache nei prossimi cinque anni».

(Fonte: la stampa.it)

Tre rogatorie sul riciclaggio di denaro sporco, ma la Santa Sede non risponde

Dall'inchiesta sulla morte di Roberto Calvi nascono una serie di domande imbarazzanti per il Vaticano sui rapporti dello Ior con la mafia e il crimine. Alla quale non è mai stata data risposta. Ora la procura di Roma, che indaga per riciclaggio, chiede l'intervento del neo ministro Severino. Si rischia un grave incidente diplomatico. Se il Vaticano non risponde, comprometterà la procedura per entrare nella lista degli "stati virtuosi", tradendo la richiesta del Papa di maggiore trasparenza fiscale.

L'economia del lusso

Consiglio di leggere l' Economia del Lusso , articolata come studio da precedenti opinioni dell' autore. Paolo Manzelli

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Annullamento matrimoni della Sacra Rota: non più un privilegio per ricchi, richieste in aumento: i vantaggi

Matrimoni dichiarati nulli dal tribunale della Rota Romana, popolarmente noto come "Sacra Rota", un privilegio solo per ricchi? Oggi non è più così. La pratica, che consente ai coniugi di "cancellare" il proprio matrimonio e di risposarsi in chiesa, è diventata talmente diffusa che tempo fa costrinse Papa Benedetto XVI a un richiamo formale nei confronti dei giudici ecclesiastici: era il 29 gennaio dello scorso anno quando Joseph Ratzinger rivolse un appello a evitare «facili» dichiarazioni giudiziarie di nullità. Che le cause siano in aumento lo testimoniano i numeri: negli ultimi 14 anni sono cresciute esponenzialmente, attestandosi intorno alle tremila all'anno. Su questo molto ha influito la scelta della Chiesa di destinare parte dell'8 per mille al funzionamento dei tribunali ecclesiastici, abbattendone i costi. Ma quali sono gli effetti dell'annullamento? La possibilità di potersi risposare in chiesa non è il solo vantaggio. Il coniuge che ottiene l'annullamento, a differenza del divorziato, non è più tenuto a versare gli alimenti nei confronti dell'ex moglie. Una differenza di non poco conto in tempi di crisi. Considerato che i motivi per chiedere di invalidare un matrimonio sono spesso difficilmente dimostrabili, il rischio che un matrimonio dichiarato nullo, perchè viziato da un errore in origine, si trasformi in "divorzio mascherato" è alto. Gli esempi di cause di nullità che hanno coinvolto personaggi pubblici sono innumerevoli e innumerevoli quelli celebri. Joseph Kennedy, sposato da 12 anni con Sheilla Rauch, con due figli, ottenne la nullità del matrimonio dalla diocesi di Boston, per una presunta quanto oscura «mancanza della dovuta discrezione». Altro celebre annullamento fu quello che sciolse le nozze del duca Amedeo d'Aosta. Anche la contessa Alberica Filo della Torre chiese e ottenne l'annullamento del suo matrimonio. Così come lo ottenne, tempo prima, l'inventore e fisico italiano Guglielmo Marconi. Ma quali sono i motivi che rendono nullo un matrimonio? L'impotenza "copulativa" è uno di questi, purchè si riesca a dimostrare che sia antecedente al matrimonio e perpetua; seguono l'incapacità per insufficiente uso di ragione, incapacità per difetto di discrezione di giudizio, incapacità per cause di natura psichica, ignoranza, errore, dolo, simulazione, condizione e timore; infine il sacerdote che non abbia i requisiti formali di delega per assistere al matrimonio può determinare una causa di nullità per difetto di forma canonica.

(Fonte; la stampa.it)

USA: nuovi modelli di giornalismo

I giornali sperimentano modelli di business sostenibili per le loro versioni Web: c’è chi per coprire i costi e continuare a offrire le news gratis spera nella pubblicità, affossata dalla crisi; chi punta sugli abbonamenti a pagamento, a costo di ridurre il proprio pubblico a una nicchia, ma motivata. Chi si appoggia a Fondazioni no-profit, sperando che non chiudano i rubinetti. Perché si ha un bel dire «serve giornalismo di qualità». Senza risorse, la qualità va a farsi benedire.

Per contrastare questo rischio, Tom Stites del Nieman Journalism Lab a Harvard propone una terza via: un modello cooperativo che si rivolge alle comunità locali. Stites ha fondato il Banyan Project (http://banyanproject.com) con l’obiettivo di «riempire un vuoto nella democrazia degli Stati Uniti»: essere i pionieri di una cooperativa sostenibile e scalabile in maniera massiccia come è avvenuto per quelle alimentari, ma di proprietà dei lettori, per un giornalismo Web che serva i cittadini e li coinvolga a livello civico. Il progetto Banyan ha scelto di partire dalla cittadina di Haverhill, nel Massachusetts, perché per la crisi si è ritrovata di colpo senza giornali e senza radio.

Un «news-desert» (abbandonato dal giornalismo) dove la comunità locale sente la mancanza di notizie che riguardano il suo territorio. Se il progetto funzionerà, potrà allargarsi creando siti Web di nuove comunità che li gestiranno democraticamente come cooperative con centinaia di gestori co-proprietari. E Stites prevede una federazione che fornisca alle cooperative il software e i servizi centralizzati necessari.

(Fonte; la stampa.it)

Il periodo di crisi attuale segna la fine del ciclo della economia del Lusso.

Cent’anni fa il XX secolo nel mondo occidentale come deterrente della crisi che condusse l' Europa ed il mondo a mezzo secolo di Guerre iniziò l'epoca del lusso all' insegna delle originali sfrenatezze della “Belle Epoque” e da un sistema creativo di produzione artigianale e scienifica e culturale.
La “Bella Epoque” caratterizzo il periodo della storia occidentale compreso tra il 1870 e lo scoppio della prima guerra mondiale che fu caratterizzato da una concezione di libertà di appropriarsi di ricchezze che pochi privilegiati potevano permettersi facendo sfoggio della propria ricchezza. Oggi della "Belle Epoque " abbiamo solo un vago ricordo. 

In riferimento a quella epoca ricordo che mia nonna Metella, una contadina Livornese, diceva "Per fare un Ricco bisogna impoverirne tanti altri, perchè la ricchezza è come una torta , se alcuni ne prendono piu di mezza agli altri rimarranno solo le briciole . Ma ciò non potrà durare a lungo per la socieà'."

Questa semplice concezione relativistica delle economia che si basa sulla costatazione che le le risorse e quindi la ricchezza non può essere illimitata, e poiché essa si determina solo dallo spostamento di proprietà dei beni da alcune mani ad altre quelle che si arricchiscono. Tale relativismo economico non è stato preso in seria considerazione dagli economisti moderni che infatti si sono recentemente ritrovati a non aver previsto la crisi strutturale pericolosamente irreversibile che oggi stiamo vivendo la quale segna la prossima fine del ciclo della economia del Lusso.
Infatti gli economisti liberali sembra non abbiano imparato nulla dalla storia della economia nella quale si comprende che le ricchezze non crescono all'infinito perchè i beni primari non sono inesauribili.

Di conseguenza a partire dalgli anni '50 dopo l' Ultima guerra mondiale,abbiamo nuovamente voluto riproporre in termini più' evoluti un nuovo scenario della economia del Lusso; ciò è stato possibile mediante una strategia di promozione dei marchi del Lusso iniziando con il trasformare veri settori dell' artigianato in Imprese che si sono sviluppate nella nuova dimensione della economia globale.
Così che il Lusso nel mondo occidentale moderno è divenuto a disposizione di minoranze che per vari anni sono cresciute numericamente e quindi non sono state caratterizzate da vecchie definizioni sui ceti sociali come nella “Belle Epoque”, infatti il Lusso si è articolato indistintamente tra una molteplicità internazionale di gente ricca di varia provenienza, imprenditori banchieri, ma anche calciatori, sportivi gente dello spettacolo, faccendieri, mafiosi ed altri.
Infatti la produzione di oggetti di lusso, che nella "Belle Epoque" era prodotta dall' alto artigianato d’arte, rivolto esclusivamente alla realizzazione di pezzi unici a tiratura limitata, è adesso divenuta una produzione in serie, capace di far fronte a milioni di ordini nel mercato globale.
E' quindi frutto delle globalizzazione della economia la elevata potenzialità di crescita della moderna Economia del Lusso che ha dato origine a processi di industrializzazione delle produzioni del Lusso che hanno iniziato a essere in concorrenza con i prodotti di largo consumo meno titolati da prestigiosi marchi.
Infatti l'economia del lusso si è differenziata in almeno tre livelli, l’industria del lusso comprende:la griffe (creazione pura, prodotti unici, perfezione materializzata); la marca di lusso (serie limitate, di semi-artigianato, realizzazione di semi lavorati); e per ultimo i prodotti di alta gamma (realizzati in serie, di elevata qualità nella propria categoria di prodotto).

Così dagli anni 90 l'economia del lusso si e differenziata in almeno tre livelli.
Pertanto, il settore dei beni di lusso ha manifestato dalla crisi strutturale contemporanea (2008) una notevole dinamicità, sia in termini di crescita della domanda che ha assunto una tendenza costante di crescita,sia per la creazione di alcuni grandi gruppi formati che si sono aggregati tra “firme” storiche dei settori principali del Lusso , Moda, Cosmetici, Automobili, Nautica ,..
Ancora oggi sembra che l’industria del lusso non conosca crisi, come sostiene la Fashion and Luxury Insight 2011, recente indagine della Sda Bocconi, la fondazione che riunisce le aziende dell’eccellenza italiana,Altagamma e lo conferma nell’ultimo bimestre il Cermes, il centro di ricerca su marketing e servizi targato sempre dall’ateneo milanese di cui è stato presidente l’attuale premier Mario Monti.
Ma tale errata percezione del rischio polarizzata sulla Economia del Lusso rischia di essere vista come nel caso di chi ad un tatto pensa di sentirsi bene poco prima della morte.
Qualche anno fa, nessuno voleva sentir parlare della grave crisi strutturale odierna nonostante che gli effetti della esasperazione della economia del Lusso, iniziavano relativamente a propagarsi all’economia reale della gente che lavora, e putroppo il Premier Belusconi continuava ad infondere un ottimismo per il futuro in modo del tutto irresponsabile.
Tale resistenza della economia del Lusso che permette che mentre folle internazionali di VIP si arrichiscano conduce all' impoverimento i tutti gli altri rende relativamente insostenibile l'economia mondiale perché la povertà si accumula esponenzialmente rispetto alla possibilità che altri ricchi possano sostenere l'economia del Lusso, e i vari “spreads” rendono evidente, come indicatori economici, che sono prossime le condizioni di crisi strutturale che oggi stanno segnando la fine definitiva del ciclo della economa del Lusso
La fine di un ciclo economico è evidentemente pericolosa come ci insegna la storia.
Pertanto, la correzione di tale situazione generale di recessione diventa quindi immediatamente necessaria per una ricollocazione ottimale delle risorse che corrisponda a breve ad una ridistribuzione dei redditi capace di rendere effettive le nuove nuove opportunità di sviluppo.
Speriamo che la gente riesca a capire la situazione e che sappia decidere il da farsi. Paolo 07/GENN/12

Dalla crisi si esce solo riconducendo il sistema economico alla equità sociale.

Dalla crisi si esce solo riconducendo il sistema economico alla equita sociale.
Siamo in presenza di una crisi strutturale che coinvolge l'intero sistema ecologico-umano considerato nella sua interezza.
Questo comprende un profondo cambiamento che pone:
a) l' esigenza prioritaria della equita' economica,
b) la necessita del rispetto ecologico relativamente alle interazioni con l'ambiente naturale,
c) la riconversione socio -culturale, tendente a dare valore al lavoro e la sua evoluzione tra lavoro manuale in lavoro intellettuale.
Una rinnovata crescita del sistema e' possibile solo favorendo un feedback positivo tra i precedenti elementi di fondamentali cambiamento che caratterizzano l'evoluzione del sistema tra la epoca industriale, ormai obsolescente, e la futura economia della conoscenza.

L' epoca industriale, nella ricerca di profitti crescenti sulla base della competitivita' e' ormai in fase inarrestabile di decrescita, che tende direttamente al collasso , infatti la innovazione e' stata utilizzata tramite il marketing principalmente nella direzione di favorire l' Economia del Lusso, che porta al disequilibrio economico sempre piu acuto e pertanto decreata il limite sociale dello svilppo e di conseguenza anche della possibilita di una effettiva ed ampia espansione dei mercati.
L' Economia del Lusso pertanto comporta una inarrestabile corsa speculativa , là dove si perde la antica capacità di autoregolazione dei mercati nel superamento delle crisi economiche ricorsive, che oggi non piu possibile proprio in quanto la speculazione finanziaria estremizza il disequilibrio economico e sociale, che e' di fatto il deterrente fondamentale dello sviluppo sociale ed equilibrato dei mercati.
Nella crisi strutturale contemporanea e' necessario pertanto agire in fretta nel "bloccare ogni forma di speculazione finanziaria" per riconvertire verso una rinnovata equaglianza economica e sociale, le reali opportunita di sviluppo ; quindi sono necessarie azioni concertate per ottenere una piu' equa redistribuzione delle ricchezze , in modo da arrestare la spirale di escusione sociale ed economica.
Risulta evidente che nello scenario globale è sempre più quello in cui ricchezza e benessere di sempre piu' pochi determina un vasto panorama di esclusi della utilizzazione delle ricchezze , infatti i cosidetti “nuovi poveri e disoccupati" ,si contano ormai in molteplici milioni di persone nei i paesi a piu elevata industrializzazione quali l' Europa e gli Stati Uniti, conducendo di conseguenza ad una progressiva dissoluzione dello stato sociale e quindi al una perdita di valori culurali ed ambientali che determinano la crisi strutturale che stiamo vivendo .
In particolare e' decesisamente un fattore di descescita della vecchia societa industriale la sempre maggiore precarizzazione di un gran numero di giovani laureati e diplomati cosi che il problema della nuova povertà sta diventendo socialmente sempre più grave e in continua crescita e con il tempo quando i giovani di oggi diverranno vecchi sara del tutto insostenibile.

In conlusione e decisivo riconvertire la Economia del Lusso che spesso e' stata solo una quistione di marketing e di reclamizzazione anziche' corrispondere ad una reale produzione di qualità capace di dar vita al benessere sociele ed economico e dare sviluppo al lavoro nella futura societa della conoscenza in un ambiente pulito e salubre e culturalmente elevato.
Paolo Manzelli 05/GENN/12 FIRENZE

http://dabpensiero.wordpress.com/
http://www.siamotuttigiornalisti.org/it/content/il-capitalismo-del-lusso

E purtroppo, alla domanda, si può rispondere solo in modo lapidario: nessuno ci garantirà nulla. Per quella data, lo stato cioè tutti noi, potremmo avere alle spalle il default della finanza pubblica e probabilmente il ritorno alla moneta nazionale. E del resto, se il controllato é anche il controllore, non si comprende chi o che cosa possa garantire il cittadino; che a quel punto, avendo lavorato oltre ogni limite fisico e aver versato per intero i contributi richiesti per diversi anni aggiuntivi, si attende un congruo assegno. E, viceversa, potrebbe succedere che l'importo, anche per gli effetti perversi della tassazione crescente e di un’iper-inflazione, risulti alla fine inconsistente, inadeguato a garantire una vita dignitosa.
I cittadini, abituati all'incertezza crescente e ai voltafaccia dei governanti, non si sentono per nulla al sicuro, anzi, quello che traspare ed è palpabile tra la gente, è un senso di smarrimento generalizzato.
Ma se i pensionandi sono in apprensione, anche gli attuali pensionati dormono sonni agitati, non c'é nessuna garanzia reale sugli assegni attuali in caso di default. Rapetti

Crisi: situazione drammatica per gli enti religiosi

La situazione economica degli enti religiosi, in particolare di chi si occupa di “salute”? “Di grande difficoltà”, “in peggioramento” e persino “drammatica”. I tagli dei contributi regionali e la diffusa gratuità dei servizi prestati sono le principali cause di questo stato di crisi. Anche le offerte, negli ultimi 2-3 anni, sono in diminuzione. Lo evidenzia la ricerca “Mondo cattolico, terzo settore e comunità: il rapporto con il mercato in tempi di crisi economica”, affidata dalla Settimana della vita collettiva a Lexis Ricerche e Gruppo Areté per valutare i bisogni, nei processi di acquisto di beni e servizi, degli amministratori delle parrocchie (parroci o loro delegati) e di amministratori, economi e responsabili acquisti di congregazioni religiose che operano in diversi settori quali sanità, scuola, ospitalità, cura della persona ecc.

Ma quanto spendono gli enti religiosi? Non è possibile fare delle medie, ma degli esempi. Una casa di cura paga ogni mese bollette per 40mila euro, che diventano 5mila in una congregazione che gestisce scuole perché si è dotata di impianto fotovoltaico (investimento da 60mila euro). Il vitto e la mensa, in organizzazioni paragonabili per dimensioni, variano dai 5 ai 13mila euro al mese. Una casa di cura spende dai 30 ai 40mila euro al mese per i farmaci e 25mila per la manutenzione. Il rialzo di un piano in una Casa di riposo è costato 300mila euro. E c’è chi spende anche 100mila euro all’anno solo di Irap. Di tutte le voci di spesa, quella meno comprimibile, il personale, è anche quella che incide di più sui bilanci: si va dal 70% del fatturato per le case di riposo, all’80% nei centri di riabilitazione, fino al 90% nella scuola. Bisogna aggiungere che questi Enti dichiarano, praticamente all’unanimità, che “per principio non si licenzia”.

Tre le soluzioni di risparmio prese più in considerazione negli ultimi anni: la ricerca di fornitori più convenienti, l’esternalizzazione dei servizi e alcuni investimenti, come il fotovoltaico, per tagliare i costi delle utenze, la voce in cui si esprime il maggior desiderio di miglioramento. Gli enti religiosi, anche quelli che si dicono abbastanza soddisfatti dei loro fornitori, si dichiarano assolutamente favorevoli a conoscerne di nuovi. In particolare, c’è largo consenso per un “Albo di fornitori per il mondo cattolico”, che offra anche una valutazione sulla loro affidabilità.

Fonte: Redattore Sociale

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