economia

Cos'é la Tobin Tax

La Tobin tax, dal nome del premio Nobel per l'economia James Tobin, che la propose nel 1972, è una tassa che prevede di colpire, in maniera modica, tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine), e contemporaneamente per procurare entrate da destinare alla comunità internazionale.
L'aliquota proposta sarebbe bassa, tra lo 0,05 e l'1%. A un tasso dello 0,1% la tassa Tobin garantirebbe ogni anno all'incirca 166 miliardi di dollari, il doppio della somma annuale necessaria per sradicare dal mondo la povertà estrema.
Nel 1972, poco dopo lo scandalo Watergate in cui rimase invischiata l'amministrazione Nixon, e poco dopo che Nixon aveva ritirato gli Stati Uniti dal sistema di Bretton Woods, Tobin suggerì un nuovo sistema per la stabilità valutaria internazionale, e propose che tale sistema includesse una tassa internazionale sulle transazioni in valuta straniera. Tobin ricevette in seguito il Premio Nobel per l'economia nel 1981, e il suo nome rimase legato per sempre a questa proposta, che rimase dormiente per più di 20 anni. Nel 1997 Ignacio Ramonet, redattore di Le Monde diplomatique, rinnovò il dibattito attorno alla Tobin tax con l'editoriale "Disarmare i mercati". Ramonet propose di creare un'associazione per l'introduzione di questa tassa, che venne chiamata ATTAC (Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie per l'Aiuto dei Cittadini).

(Fonte: wikipedia)

Governo Monti: in anteprima particolari del decreto liberalizzazioni (testo in bozza)

Il Governo Monti assesta un durissimo triplice colpo alle prerogative degli Ordini professionali con il decreto legge (dl) sulle liberalizzazioni di cui il sito www.leggiOggi.it anticipa la bozza così come risultava nella stesura di ieri sera. Ed ecco i particolari:
a) Sono abrogate tutte le tariffe professionali, sia minime sia massime.
b) i giudici decideranno le controversie sugli onorari dei professionisti senza sentire il parere degli Ordini professionali ma “secondo equità”.
c) “Le università possono prevedere nei rispettivi statuti e regolamenti che il tirocinio ovvero la pratica, finalizzati all’iscrizione negli albi professionali, siano svolti nell’ultimo biennio di studi per il conseguimento del diploma di laurea specialistica o magistrale; il tirocinio ovvero la pratica così svolti sono equiparati a ogni effetto di legge a quelli previsti nelle singole leggi professionali per l’iscrizione negli albi. Sono esclusi dalla presente disposizione i tirocini per l’esercizio delle professioni mediche o sanitarie. Resta ferma la durata massima dei tirocini (18 mesi) prevista dall’articolo 33, comma 2 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214”.
Al Governo, però, è mancato il coraggio di introdurre la laurea abilitante: l’esame di laurea che assorbe l’esame di stato di cui all’art. 33, V comma, della Costituzione. E’ un buon risultato, comunque, quello che elimina il praticantato tradizionale svolto, dopo la laurea, negli studi o nelle redazioni. (in http://www.leggioggi.it/2012/01/12/monti-in-anteprima-la-bozza-di-decret...)

Fonte: www.francoabruzzo.it

L'economia del lusso

Consiglio di leggere l' Economia del Lusso , articolata come studio da precedenti opinioni dell' autore. Paolo Manzelli

Study's content: 

Il periodo di crisi attuale segna la fine del ciclo della economia del Lusso.

Cent’anni fa il XX secolo nel mondo occidentale come deterrente della crisi che condusse l' Europa ed il mondo a mezzo secolo di Guerre iniziò l'epoca del lusso all' insegna delle originali sfrenatezze della “Belle Epoque” e da un sistema creativo di produzione artigianale e scienifica e culturale.
La “Bella Epoque” caratterizzo il periodo della storia occidentale compreso tra il 1870 e lo scoppio della prima guerra mondiale che fu caratterizzato da una concezione di libertà di appropriarsi di ricchezze che pochi privilegiati potevano permettersi facendo sfoggio della propria ricchezza. Oggi della "Belle Epoque " abbiamo solo un vago ricordo. 

In riferimento a quella epoca ricordo che mia nonna Metella, una contadina Livornese, diceva "Per fare un Ricco bisogna impoverirne tanti altri, perchè la ricchezza è come una torta , se alcuni ne prendono piu di mezza agli altri rimarranno solo le briciole . Ma ciò non potrà durare a lungo per la socieà'."

Questa semplice concezione relativistica delle economia che si basa sulla costatazione che le le risorse e quindi la ricchezza non può essere illimitata, e poiché essa si determina solo dallo spostamento di proprietà dei beni da alcune mani ad altre quelle che si arricchiscono. Tale relativismo economico non è stato preso in seria considerazione dagli economisti moderni che infatti si sono recentemente ritrovati a non aver previsto la crisi strutturale pericolosamente irreversibile che oggi stiamo vivendo la quale segna la prossima fine del ciclo della economia del Lusso.
Infatti gli economisti liberali sembra non abbiano imparato nulla dalla storia della economia nella quale si comprende che le ricchezze non crescono all'infinito perchè i beni primari non sono inesauribili.

Di conseguenza a partire dalgli anni '50 dopo l' Ultima guerra mondiale,abbiamo nuovamente voluto riproporre in termini più' evoluti un nuovo scenario della economia del Lusso; ciò è stato possibile mediante una strategia di promozione dei marchi del Lusso iniziando con il trasformare veri settori dell' artigianato in Imprese che si sono sviluppate nella nuova dimensione della economia globale.
Così che il Lusso nel mondo occidentale moderno è divenuto a disposizione di minoranze che per vari anni sono cresciute numericamente e quindi non sono state caratterizzate da vecchie definizioni sui ceti sociali come nella “Belle Epoque”, infatti il Lusso si è articolato indistintamente tra una molteplicità internazionale di gente ricca di varia provenienza, imprenditori banchieri, ma anche calciatori, sportivi gente dello spettacolo, faccendieri, mafiosi ed altri.
Infatti la produzione di oggetti di lusso, che nella "Belle Epoque" era prodotta dall' alto artigianato d’arte, rivolto esclusivamente alla realizzazione di pezzi unici a tiratura limitata, è adesso divenuta una produzione in serie, capace di far fronte a milioni di ordini nel mercato globale.
E' quindi frutto delle globalizzazione della economia la elevata potenzialità di crescita della moderna Economia del Lusso che ha dato origine a processi di industrializzazione delle produzioni del Lusso che hanno iniziato a essere in concorrenza con i prodotti di largo consumo meno titolati da prestigiosi marchi.
Infatti l'economia del lusso si è differenziata in almeno tre livelli, l’industria del lusso comprende:la griffe (creazione pura, prodotti unici, perfezione materializzata); la marca di lusso (serie limitate, di semi-artigianato, realizzazione di semi lavorati); e per ultimo i prodotti di alta gamma (realizzati in serie, di elevata qualità nella propria categoria di prodotto).

Così dagli anni 90 l'economia del lusso si e differenziata in almeno tre livelli.
Pertanto, il settore dei beni di lusso ha manifestato dalla crisi strutturale contemporanea (2008) una notevole dinamicità, sia in termini di crescita della domanda che ha assunto una tendenza costante di crescita,sia per la creazione di alcuni grandi gruppi formati che si sono aggregati tra “firme” storiche dei settori principali del Lusso , Moda, Cosmetici, Automobili, Nautica ,..
Ancora oggi sembra che l’industria del lusso non conosca crisi, come sostiene la Fashion and Luxury Insight 2011, recente indagine della Sda Bocconi, la fondazione che riunisce le aziende dell’eccellenza italiana,Altagamma e lo conferma nell’ultimo bimestre il Cermes, il centro di ricerca su marketing e servizi targato sempre dall’ateneo milanese di cui è stato presidente l’attuale premier Mario Monti.
Ma tale errata percezione del rischio polarizzata sulla Economia del Lusso rischia di essere vista come nel caso di chi ad un tatto pensa di sentirsi bene poco prima della morte.
Qualche anno fa, nessuno voleva sentir parlare della grave crisi strutturale odierna nonostante che gli effetti della esasperazione della economia del Lusso, iniziavano relativamente a propagarsi all’economia reale della gente che lavora, e putroppo il Premier Belusconi continuava ad infondere un ottimismo per il futuro in modo del tutto irresponsabile.
Tale resistenza della economia del Lusso che permette che mentre folle internazionali di VIP si arrichiscano conduce all' impoverimento i tutti gli altri rende relativamente insostenibile l'economia mondiale perché la povertà si accumula esponenzialmente rispetto alla possibilità che altri ricchi possano sostenere l'economia del Lusso, e i vari “spreads” rendono evidente, come indicatori economici, che sono prossime le condizioni di crisi strutturale che oggi stanno segnando la fine definitiva del ciclo della economa del Lusso
La fine di un ciclo economico è evidentemente pericolosa come ci insegna la storia.
Pertanto, la correzione di tale situazione generale di recessione diventa quindi immediatamente necessaria per una ricollocazione ottimale delle risorse che corrisponda a breve ad una ridistribuzione dei redditi capace di rendere effettive le nuove nuove opportunità di sviluppo.
Speriamo che la gente riesca a capire la situazione e che sappia decidere il da farsi. Paolo 07/GENN/12

Riconversione della Economia del Lusso

La spirale recessiva accompagnata da una inflazione in crescita rischia a breve di rendere inutili i sacrifici prodotti dalle recenti manovre di recupero del debito pubblico . Infatti e' necessario capire che la crisi che stiamo attraversando e' strutturale e cioè che è entrato in saturazione un ciclo economico dominato da vecchie modalità di produzione e di stili di vita che hanno incentivato la Economia del Lusso.
La Economia del Lusso ha infatti agito sistematicamente nel creare un gap insostenibile nelle distribuzione del reddito, proprio al fine di sostenere la produzione ed il mercato del lusso, Infatti si è permesso di favorire il potere di acquisto di classi privilegiate anche non indagando troppo sui loro redditi in funzione dei pagamento delle tasse.
In tal modo l' Economia del Lusso e stata sostenuta politicamente per molteplici anni, anche se la spirale di crescita verticale della Economia del Lusso determinava di concerto disoccupazione in molti altri settori della produzione e del lavoro professionale.
La casta politica, anch'essa tendente ad arricchirsi interessandosi principalmente dei propri guadagni, ha permesso di incentivare la accettazione di stili di vita tendenti ad apprezzare i consumi del lusso, valorizzandone con la reclamizzazione ed le strategie di marketing e di design della moda, quello stile di vita basato su una invidiabile vuotezza del superfluo che viene spacciata per status simbol della creatività contempoanea .
L' Economia del Lusso va quindi riconverita perchè il sistema strutturale di produzione del lusso è entrato in saturazione mentre la produzione che ha nuove possibilità di crescita nel mondo globale si accentra in altri settori chiave della innovazione tecnolgica e scientifica che definiscono il passaggio tra la vecchia società industriale e la futura società della conoscenza.
Pertanto sono le componenti strutturali della economa che andranno riconvertite in modo da consentie lo sviluppo di nuove modalità di produzione e di lavoro piu rispettose dell' ambiente capaci di conseguire una sostenibilità economica duratura.
Il processo sostanziale che puo farci uscire dalla crisi strutturale contemporanea è quindi essenzialmente quello di riconvertile la Ecomomia del Lusso in altre produzioni ad elevato contenuto scientifico e tecnologico che possano determinare prospettiva di reddittività, di impiego di laureati e diplomati di lungo periodo, perchè si associano a nuove possibilità di distribuzione più equa del reddito nel lungo termine senza le quali il sistema economico dei paesi industrializzati è destinato al tracollo.
Una nuova ottiva di politica economica è quindi necessaria per rinnovare la strategia di produzione e management innovativo della impresa basata su competenze avanzate scientifiche e tecnologiche, anziché su quelle dei design della moda e del marketing del Lusso, ormai divenuta evidentemente socialmente insostenibile .
In questa prospettiva di riconversione del sistema produttivo ed economico il mondo femminile ha una grande responsabilità sociale tesa ed intenzionata a non rendere più sostenibile la deleteria economia del lusso in quanto la sua riconversione dipenderà anche dalla acquisizione di una nuova mentalità critica per il lusso superfluo. Infatti il lusso non potra più' essere spacciato per creatività contemporanea mentre è spesso solo vestigia di packaging che determina inutili sprechi e favorisce una insana stupidaggine negli atteggiamenti della gente che si pavoneggia per essere rivestita di noti marchi delle aziende del Lusso.

Vedi anche : http://dabpensiero.wordpress.com/ ;
http://www.edscuola.it/archivio/lre/art_of_innovation.pdf ;
http://www.psicolab.net/public/pdfart/10081.pdf

BUONA BEFANA 2012 paolo

Dalla crisi si esce solo riconducendo il sistema economico alla equità sociale.

Dalla crisi si esce solo riconducendo il sistema economico alla equita sociale.
Siamo in presenza di una crisi strutturale che coinvolge l'intero sistema ecologico-umano considerato nella sua interezza.
Questo comprende un profondo cambiamento che pone:
a) l' esigenza prioritaria della equita' economica,
b) la necessita del rispetto ecologico relativamente alle interazioni con l'ambiente naturale,
c) la riconversione socio -culturale, tendente a dare valore al lavoro e la sua evoluzione tra lavoro manuale in lavoro intellettuale.
Una rinnovata crescita del sistema e' possibile solo favorendo un feedback positivo tra i precedenti elementi di fondamentali cambiamento che caratterizzano l'evoluzione del sistema tra la epoca industriale, ormai obsolescente, e la futura economia della conoscenza.

L' epoca industriale, nella ricerca di profitti crescenti sulla base della competitivita' e' ormai in fase inarrestabile di decrescita, che tende direttamente al collasso , infatti la innovazione e' stata utilizzata tramite il marketing principalmente nella direzione di favorire l' Economia del Lusso, che porta al disequilibrio economico sempre piu acuto e pertanto decreata il limite sociale dello svilppo e di conseguenza anche della possibilita di una effettiva ed ampia espansione dei mercati.
L' Economia del Lusso pertanto comporta una inarrestabile corsa speculativa , là dove si perde la antica capacità di autoregolazione dei mercati nel superamento delle crisi economiche ricorsive, che oggi non piu possibile proprio in quanto la speculazione finanziaria estremizza il disequilibrio economico e sociale, che e' di fatto il deterrente fondamentale dello sviluppo sociale ed equilibrato dei mercati.
Nella crisi strutturale contemporanea e' necessario pertanto agire in fretta nel "bloccare ogni forma di speculazione finanziaria" per riconvertire verso una rinnovata equaglianza economica e sociale, le reali opportunita di sviluppo ; quindi sono necessarie azioni concertate per ottenere una piu' equa redistribuzione delle ricchezze , in modo da arrestare la spirale di escusione sociale ed economica.
Risulta evidente che nello scenario globale è sempre più quello in cui ricchezza e benessere di sempre piu' pochi determina un vasto panorama di esclusi della utilizzazione delle ricchezze , infatti i cosidetti “nuovi poveri e disoccupati" ,si contano ormai in molteplici milioni di persone nei i paesi a piu elevata industrializzazione quali l' Europa e gli Stati Uniti, conducendo di conseguenza ad una progressiva dissoluzione dello stato sociale e quindi al una perdita di valori culurali ed ambientali che determinano la crisi strutturale che stiamo vivendo .
In particolare e' decesisamente un fattore di descescita della vecchia societa industriale la sempre maggiore precarizzazione di un gran numero di giovani laureati e diplomati cosi che il problema della nuova povertà sta diventendo socialmente sempre più grave e in continua crescita e con il tempo quando i giovani di oggi diverranno vecchi sara del tutto insostenibile.

In conlusione e decisivo riconvertire la Economia del Lusso che spesso e' stata solo una quistione di marketing e di reclamizzazione anziche' corrispondere ad una reale produzione di qualità capace di dar vita al benessere sociele ed economico e dare sviluppo al lavoro nella futura societa della conoscenza in un ambiente pulito e salubre e culturalmente elevato.
Paolo Manzelli 05/GENN/12 FIRENZE

http://dabpensiero.wordpress.com/
http://www.siamotuttigiornalisti.org/it/content/il-capitalismo-del-lusso

Vademecum per i saldi

La stagione dei saldi invernali è cominciata, così come è iniziata la corsa all'acquisto scontato. Ma non facciamoci prendere dall'euforia: per evitare brutte sorprese è sufficiente seguire qualche semplice consiglio.
• Confrontate il cartellino del prezzo vecchio con quello ribassato: se avete dubbi sulla percentuale di sconto o il prezzo non vi sembra corretto, chiedete chiarimenti al negoziante.
• Controllate che i capi siano in buone condizioni. Se il difetto viene fuori dopo l'acquisto, potrete chiedere la risoluzione del contratto: il negoziante deve restituirvi l'importo pagato oppure ridurvi il prezzo. È importante conservare lo scontrino.
• Nel caso in cui il negoziante lo consenta, provate sempre l'articolo scelto: se vi pentite dell'acquisto non potrete poi cambiarlo. Infatti il cambio è a discrezione del commerciante. Quindi chiedetegli sempre se vi consentirà di effettuare un cambio e quanti giorni avete per farlo.
• Evitate di acquistare i capi d'abbigliamento che non abbiano le due etichette (quella di composizione e quella di manutenzione), per evitare di danneggiarli nella pulitura a secco o in quella ad acqua fatta a casa.
• Fate attenzione che la merce in saldo sia quella stagionale. La legge prevede, infatti, che i saldi non riguardino tutti i prodotti, ma solo quelli di carattere stagionale e articoli cosiddetti di "moda", cioè quelli che hanno probabilità di deprezzarsi se non vengono venduti durante una certa stagione.
• Ricordate che i prezzi esposti vincolano il venditore: se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, fatelo notare al negoziante e non esitate, in caso di problemi, a far intervenire la polizia municipale.
• La garanzia vale per due anni dall'acquisto. Attenzione, dunque, agli scontrini di carta chimica, che sbiadiscono dopo qualche mese; fotocopiateli per poterli esibire al momento opportuno. La garanzia va fatta valere entro sessanta giorni dal momento in cui si scopre il difetto (D.lgs. 24/2002).
• Un negoziante convenzionato con una carta di credito è tenuto ad accettarla sempre, anche in periodo di saldi, e a non aumentare i prezzi per pagamenti effettuati con la carta.
• Attenzione ai pagamenti effettuati con la carta revolving, perché i tassi applicati possono superare il 20%. Questo strumento di pagamento può essere conveniente nel solo caso di rimborso del capitale in tempi brevissimi, vale a dire pochi mesi.
• Attenzione a non fare il passo più lungo della gamba: le dilazioni di pagamento possono indurre in tentazione, ma fate bene i conti per evitare di trovarvi nell'impossibilità di saldare le rate.

Fonte: www.altroconsumo.it

Dalla Economia del Lusso a quella del Benessere

Come l' energia non si crea ne si distrugge tanto meno si distrugge la moneta elettronica negli scambi finanziari in borsa . La moneta in ogni sua forma pertanto e impossibile "bruciarla" perche' di fatto passa solo di mano. Cambiano pertanto soltanto i valori tra chi possiede e chi perde . Oggi nel momento della crisi indotta dalla speculazione finanziaria nel momento che la crisi diventa pesante per molti allo stesso tempo sta crescendo il numero dei miliardari nel mondo che stanno accumulando fortune inaudite.
Al contempo aumenta la economia del "Lusso" ciò normalmente avviene sul finire delle varie epoche storiche il lusso periodicamente e' emerso come ultima razio-economica quando si restringe il mercato e rimane disponibile solo per una classe privilegiata. Cosi ad es sul finire del Medioevo si assiste a uno straordinario sviluppo della vita lussuosa di corte che fece sfoggio di lusso superfluo .Oggi nella difficile transizione tra l' economia industriale e la economia della conoscenza la ristrutturazione industriale, come avviene nel nostro paese, il mercato si sviluppa nel dimensione della economia del lusso. TV e media ci hanno abituato ad accettarla come naturale crescita creativa delle aziende de lusso , che producono , panfili, ferrari, maserati, moda , gioielleria, a procurare i soldi necessari ai ricchi capaci di comprare i beni di lusso ci pensa il sistema finanziario che mette in crisi tutto il resto della popolazione. Quello che interessa al Prof. Mario Monti &C. e in linea con chi si impegna a togliere soldi dai poveracci per sostenere la economia del Lusso .
Si spera pertanto che la gente comune si svegli e che riesca a capire ciò che non e' vero quello che si dice comunemente che con lo "spread" si bruciano molti denari , perche' non si brucia nulla, ma il denaro passa rapidamente solo di mano da molti poveracci ai pochi ricchi con un sistema sofisticato di scommesse al ribasso ed al rialzo fatto in modo da estrarre denaro dai lavoratori e trasferirlo a chi può spendere e sostenere la economia che possa sostenere la economia del lusso. Infatti i soldi non mancano mai ad es. per comprare calciatori a suon di milioni di Euro. Piu in generale il mercato dei beni di lusso non conosce crisi anzi e incrementato da i ricchi che si affacciano in una iniqua distribuzione della ricchezza nei nuovi mercati emergenti in Cina, India, Brasile ecc.. La soluzione della crisi potra' avvenire solo e soltanto nel passaggio tra la economia del lusso a quella del benessere pertanto e' estremamente necessario che la gente sia capace di esigere che diminuiscano le forti disparita' di reddito e cio significa cambiare i privilegi a iniziare da quelli di chi dice di rappresentarci al governo delle nazioni. Di conseguenza dovremo essere capaci di modificare le idee economiche e che ci hanno inculcate giornalmente con TV e mass. media. per favorire l' espansione della economia del Lusso .Dovremo ricondurre la democrazia ad una effettiva logica del benessere basata sulla equita' sociale ed economica capace di arrestare la distruttiva corsa al profitto senza limiti a cui stiamo assistendo.
Art of Innovation http://www.edscuola.it/archivio/lre/art_of_innovation.pdf

Crisi: le strategie delle famiglie per affrontarla

L’acquisto di prodotti a basso costo, il taglio alle spese per tempo libero e cultura, ma soprattutto l’aiuto economico dei parenti. Sono le “strategie di galleggiamento” delle famiglie italiane di fronte alla crisi economica, secondo un’indagine realizzata dalle Acli sulle persone che si rivolgono agli sportelli dell’associazione.

L’inchiesta è stata realizzata tra marzo e luglio in 12 regioni italiane (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto) su un campione di famiglie (1500 questionari), nell’ambito delle attività di sperimentazione del progetto “Link”, finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Una famiglia su quattro nell’ultimo anno ha chiesto un aiuto economico ai parenti per fronteggiare la crisi, il 40% degli intervistati non è riuscito a pagare le bollette; il 22% ha tardato il pagamento delle rate di un bene acquistato; l’81% ha acquistato prodotti a basso costo. Tempo libero, cultura, ma anche cura della persona sono le voci di consumo che maggiormente si riducono, mentre subiscono contrazioni più contenute le spese per la casa, la mobilità e le comunicazioni.

Fonte: acli.it

Lo SVIMEZ racconta un SUD disperato, Potenza per esempio

Il primo rapporto sull’economia lo SVIMEZ lo ha stilato nel 2001, in genere la pubblicazione è avvenuta nel mese di luglio, quest’anno il pulpitiello era più duro da digerire e si è aspettato che i meridionali tornassero dalle ferie (chi se l’è potute permettere) per non rovinare loro la vacanza.

L’undicesima edizione del tradizionale rapporto di questo ente privato che fin dal 1946 studia l’economia del Sud Italia è crudamente impietosa e che, ahimè, non lascia speranza per un futuro più roseo.

Per il “Mezzogiorno” la situazione è più nera della “mezzanotte”. Si sono cimentati in tanti a commentare le 34 pagine del documento che fotografa un SUD disperatamente arretrato. Numeri impietosi, rivelazioni shock, spiegazioni, analisi dettagliate che ti portano un attacco di depressione fulminante.

Quanti oggi si strappano le vesti o che propongono cure non si rendono conto che il malato è diventato terminale e forse non servono neppure le cure palliative.

Per vent’anni il Sud è stato impassibilmente abbandonato a se stesso ed oggi si raccolgono i frutti di questo abbandono. A che serve tornare a ripeterci fino alla noia che per rianimare l’economia del Sud servono infrastrutture? Se invece di parlarne soltanto si fossero decisi a costruirne qualcuna forse oggi non staremmo a leccarci le ferite per la tragica situazione che vive gran parte della popolazione meridionale.

Gli investimenti statali, per esempio autostrade e ferrovie, sono stati indirizzati al già attrezzato centro-nord, treni ad alta velocità, autostrade degne di questo nome, aeroporti hanno contribuito ad allargare la forbice fra nord e Sud. A noi solo fumo:non si contano gli anni per ammodernare la Salerno – Reggio Calabria, le linee ferroviarie dell’alta velocità sfiorano il Sud, i pochi aeroporti che ancora fanno volare i meridionali non sono un esempio di efficienza. Stanno però sprecando una barca di soldi per il ponte sullo stretto di Messina.

Ci mancava la crisi figlia della globalizzazione per far aumentare ancor di più il gap, l’Italia è praticamente divisa in due, quella buona la troviamo da Roma in su tant’è vero che la Lega Nord torna a richiedere con ancor più determinazione la “separazione” della Padania perché non vogliono mischiarsi con i barboni del sud.

In Basilicata, ex isola felice, la situazione è ancora più drammatica che altrove ma la classe politica locale, tutta indistintamente , la sottovaluta in maniera clamorosa, se il trend non viene in qualche modo fermato la comunità lucana nel giro di pochi lustri è destinata a scomparire, stiamone certi nessuno vorrà tenere in vita una Regione (intesa come istituzione politica) con pochi abitanti, per lo più anziani, con inesistente sistema industriale, con una economia collassata, con evidenti carenze infrastrutturali.

Particolarmente clamoroso il declino che vive da qualche anno il capoluogo di regione, una città dalle tante contraddizioni dove convivono benessere ostentato e povertà e disperazione. Città dove il numero dei SUV. simbolo del lusso, è esageratamente elevato e dove esiste un ghetto che si chiama Bucaletto dove molte famiglie sopravvivono grazie all’aiuto della Caritas.

Una città che ha un debito spaventoso, che paga un barca di soldi di interessi, dove apparentemente, a voler guardare i tanti cantieri di opere pubbliche, si vive nel benessere ma dove invece si convive con un degrado spaventoso, una città che non ha saputo e voluto far ammenda degli errori urbanistici del passato e che sta consentendo una cementificazione scellerata che contribuirà in maniera ancor più grave a peggiorare la vivibilità dei quartieri. Una città che ha consentito lo svuotamento del Centro Storico e favorito, senza un minimo di programmazione, lo sviluppo commerciale e direzionale lungo l’asse di via del Gallitello, strada che risulta avvolta e aggredita dal traffico e di fatto resa invivibile.

Città che patisce emergenze ambientali di non poco conto per la presenza di un’industria che emette in atmosfera sostanze pericolose per la salute e che s’è venuta a trovare a ridosso di quartieri densamente popolati, e per la presenza di una sottostazione elettrica in via del Gallitello dove convergono molte linee elettriche ad altissima tensione troppo vicine ai fabbricati.

La città capoluogo di regione, al contrario dell’altro capoluogo, Matera, da anni non aumenta il numero di abitanti, anzi continua a perderne. Ma i dati ISTAT riferiti alla popolazione residente nella città di Potenza, ma lo stesso discorso vale anche per gli altri comuni lucani, sono ingannevoli perché non tengono conto di una larghissima fetta di popolazione che studia o lavora fuori regione e che molti di loro non torneranno più perché qui non ci sono prospettive di trovare lavoro, per il momento mantengono la residenza anagrafica in città ma di fatto sono cittadini del mondo.

Avventuriamoci a fare due conti avvalendoci dei dati ISTAT relativi alla popolazione residente nella fascia di età dai 20 ai 30 anni. A gennaio 2011 risultavano iscritti all’anagrafe circa 9.600 giovani dai 19 ai 30 anni. Di questi almeno il 70% , quindi circa 6.700 giovani, sono in giro per l’Italia ed il mondo per studio e lavoro. Di questo piccolo esercito di potentini solo una minima parte, circa il 20% potrebbe tornare a vivere e lavorare a Potenza, in termini numerici sono circa 1.400. Tirando le somme circa 5.300 giovani, per lo più di laureati e masterizzati, abbandoneranno per sempre Potenza. Ciò vuol dire che ci saranno meno matrimoni o unioni, meno famiglie, meno figli con tutte le conseguenze immaginabili per la già disastrata economia cittadina. Un autentico tsunami i cui effetti più devastanti non sono contabilizzabili oggi ma fra quattro o cinque anni. Un primo contraccolpo lo subirà l’edilizia, che da sempre è stato il settore trainante dell’economia potentina, hanno costruito e stanno costruendo un numero di fabbricati assolutamente spropositato alle esigenze attuali della città figuriamoci voler considerare la prospettiva a 5 – 10 anni dove le esigenze abitative e per locali commerciali e direzionali per il più che sicuro calo della popolazione determineranno un’offerta di molto superiore alla domanda. Il proliferare delle agenzie immobiliari e dei cartelli “vendesi” e “fittasi” sono un segnale inquietante che fanno prefigurare una città di Potenza dall’aspetto spettrale. Una città priva di una intera generazione di giovani sarà sicuramente una città spenta.

I temi che attualmente alimentano il dibattito politico e che ravvivano le discussioni non tengono in alcuna considerazione la triste e allarmante prospettiva di una città che oggi è agonizzante ma che a breve sarà bella e morta.

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