etica

Aiuti gli altri? Rafforzi il cervello!

A Natale, si sa, le buone azioni subiscono una forte impennata. Adesso, poi, a supportare una certa condotta morale c’è anche la scienza. Infatti, secondo una ricerca dell’Università della California e pubblicata su Psychosomatic Medicine, fare del bene al prossimo non solo è un comportamento dal forte contenuto etico e morale ma, oltre a essere d’aiuto agli altri, giova anche al cervello di chi lo compie. Secondo lo studio, dunque, le buone azioni provocherebbero un significativo incremento dell’attività nelle aree cerebrali dello striato ventrale e settale. Che, per chi non è uno specialista del settore, sarebbero quelle zone correlate al comportamento materno e alla socializzazione. In parole ancora più comprensibili, fare del bene porterebbe l’individuo a sperimentare, nei confronti dell’oggetto di aiuto, sentimenti materni o fraterni. Come se la persona aiutata diventasse in quel momento un fratello o un amico. Inoltre, la ricerca afferma che, nel contempo, si riduce anche l’attività dell’amigdala, area deputata a gestire le emozioni, come stress o paura. Dunque, le attività di solidarietà aiutano il cervello a liberarsi dallo stress e dalle sensazioni negative a esso associate. Per giungere a tali conclusioni gli esperti si sono avvalsi della collaborazione di un gruppo di giovani volontari, donne e uomini, formanti delle coppie. La donna, la cui zona cerebrale era stata posta sotto osservazione tramite risonanza magnetica funzionale, aveva davanti a sé il proprio compagno. Quest’ultimo era sottoposto a innocue ma fastidiose scosse elettriche che, però, potevano essere fermate in ogni momento dalla volontà della donna, semplicemente azionando un tasto. Gli scienziati hanno osservato che nel momento in cui la signora decideva di interrompere il fastidio procurato al partner, contemporaneamente si registrava un’immediata diminuzione dell’attività dell’amigdala e un’attivazione delle aree cerebrali striatale e settale. Si riduceva quindi la tensione emotiva della compagna che poteva così abbandonarsi a sentimenti più positivi. Lo stesso meccanismo si innesca quando viene fatta un’azione di aiuto per gli altri.

E’ come se l’individuo si liberasse dell’ansia e dello stress e in lui si accendessero sentimenti fraterni o materni. La sensazione di appagamento e gratificazione è un denominatore comune in tutti coloro che liberamente, in un modo o nell’altro, forniscono un aiuto o compiono un gesto di solidarietà.
Dunque medici, volontari, infermieri e tutti coloro che lavorano nel sociale, potrebbero essere guidati, oltre che da una personale “vocazione”, anche dalla biologia, e l’induzione dei meccanismi sopra descritti potrebbe costituire un aiuto per se stessi oltre che per gli altri. In altre parole, concentrarsi maggiormente su chi soffre e dedicare qualche momento in più della propria giornata ai bisognosi, fa bene a loro così come a noi. E aiuterà a riportare l’attenzione su quello che, soprattutto a Natale, dovrebbe essere l’obiettivo principale delle proprie azioni: il prossimo. Copyright Nexta- Sabella Festa Campanile

Fonte: www.fastweb.it

Stop alla speculazione finanziaria

La speculazione non si ferma se non si fermano gli speculatori e cioè se non si impedisce oltre certi limiti alla gente di arricchirsi per poi investire il denaro per fare denaro. Nel '500 ai tempi del Rinascimento i Banchieri di Firenze e Venezia temendo il potere religioso pur facendo denaro sulla base degli alti interessi sulle lettere di credito, furono "moralmente" costretti ad investire in bellezza facendo ampia e profusa attività di mecenatismo ciò ha reso belle le nostre città e le opere rinascimentali.
Oggi ci vorrebbe un ente "morale" che come a quei tempi pensasse a far in modo che la speculazione servisse almeno a migliorare ed abbellire la vita delle future generazioni, cosa che purtroppo in tutta evidenza non avviene. Infatti le nuove generazioni sono oggi deprivate del loro futuro da un sistema di irrazionale di speculazione che come tale va fermato individuando gli speculatori piccoli o grandi che siano per impedire loro di fare denaro fine a se stesso.
Attualmente in Italia la speculazione ci attacca perché ci siamo indebitati nei vari anni di gestione politica anche se non siamo in deficit di risparmio degli Italiani. Pertanto anche prima degli altri paesi Europei che sono più in deficit monetario di noi dovremmo agire per bloccare la speculazione che ci manda in rovina strozzando ogni possibilità di ripresa e di cambiamento innovativo dello sviluppo. Putroppo continuando cosi' crescerà la disoccupazione ed i polizziotti prenderanno a manganellate i giovani che protestano per non avere un futuro, invece di divenire responsabilmente e coscienziosamente utili a scovare gli speculatori. Invero non basterà ridurre la spesa pubblica all' osso e indebitare gli italiani aumentando ancora le tasse a dismisura perché al limite dell' impoverimento porterà alla guerra tra poveri anziché ad avere la forza morale necessaria per impedire la speculazione finanziaria.
La Germania ha già iniziato a limitare la speculazione da vario tempo impedendo in specialmodo la speculazione al ribasso contro i titoli di Stato in euro commerciati nel proprio paese ed anche perciò il differenziale fa riferimento ai titoli più stabili della Germania, ed inoltre la MERKEL sta per approvare una legge che allarga la limitazione ad ogni speculazione al ribasso (gli Usa l’hanno proibita fin dall' nizio della crisi nel 2005).Quest' ultima forma di speculazione è la più deleteria infatti nella la speculazione al ribasso si scommette su derivati del tipo FUTURES nell’attesa di comprarli più tardi ad un prezzo più basso, e l'assurdità di tale tipologia di scommessa speculativa e' tale che si possono vendere titoli anche senza possederli per ricomprarli a prezzo più basso domani e consegnarli all’originale acquirente.Siamo quindi alla più completa crisi di razionalità politica - economica e sociale perché si accetta come "mercato" un sistema di libertà di speculazione finanziaria che ci manda sistematicamente in rovina. Se vogliamo dare un futuro ai nostri figli ed ai nostri nipoti dovemo bloccare in ogni modo e maniera la libera speculazione finanziaria, mettendo severi regolamenti restrittivi ad ogni metodo di fare affari dalla sola compra vendita di prodotti monetari.
Paolo Manzelli 03/NOV/11 pmanzelli.lre@gmail.com

Vivisezione: i lati oscuri delle presunte novità

COMUNICATO STAMPA UNA CREMONA - 26/10/2011 - “Vivisezione: i lati oscuri delle presunte novità”

È stato approvato in Commissione Affari Sociali alla Camera un emendamento al disegno di legge di recepimento della Direttiva europea n. 63 del settembre 2010 in materia di vivisezione. Da più parti, anche in seguito a dichiarazioni del ministro Brambilla, la notizia è stata accolta con un’ondata di trionfalismo: vivisezione abolita e allevamenti di cani e gatti destinati alla vivisezione vietati. Assolutamente non è così! Non solo perché l’iter non è ancora concluso, ma anche per il contenuto stesso dell’emendamento.
Innanzitutto, ci ha colpito la totale assenza da questo emendamento di una questione molto importante, quella dei cani e dei gatti randagi che, secondo la Direttiva Europea, possono essere utilizzati nella vivisezione. Per loro, quindi, non vi sarebbe nessuna tutela, anzi con le (poche) limitazioni agli allevamenti di animali per i laboratori, potrebbero essere proprio i randagi a subire la vivisezione che questo emendamento non limita e non rifiuta.
Non solo, ma le uniche specie di cui si occupa sono i primati, i cani e i gatti; tutte le altre numerose specie utilizzate nella vivisezione non vengono nemmeno prese in considerazione!
La proposta si basa sulle cosiddette “3R” (comma a), ossia sulle linee guida elaborate da vivisettori inglesi negli anni ’50, che prevedono di “raffinare” (ossia cercare di limitare il dolore), “ridurre” e “rimpiazzare” gli esperimenti, ma le statistiche indicano da allora un continuo aumento di animali vivisezionati.
Il divieto di sperimentazione su scimmie antropomorfe, cani, gatti e specie in via di estinzione (comma b) ha eccezioni riguardanti obblighi nazionali o internazionali di effettuare esperimenti e le ricerche finalizzate alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte, casi nei quali la vivisezione è ammessa.
Anche il divieto di allevamento di primati, cani e gatti sul territorio nazionale (comma c) sembra debba interpretarsi in senso ristretto in quanto, facendo riferimento al comma b, pare che qualora gli animali siano destinati a esperimenti permessi dalle eccezioni precedenti possano continuare ad essere allevati.
L’assicurazione di una “misura normativa sufficientemente cautelare nei confronti degli animali geneticamente modificati” (comma d) non ci soddisfa affatto, e non solo perché quello che noi chiediamo non è una condizione migliore, ma l’abolizione della vivisezione! Gli animali geneticamente modificati vengono creati appositamente per la vivisezione e ciò non può che avere ripercussioni sul ‘benessere’ degli animali (unico aspetto che sembra interessare ai legislatori, mentre di rispetto e di diritti di questi animali non si parla affatto!).
Il divieto di utilizzare animali “negli ambiti sperimentali di esercitazioni didattiche” (comma e) probabilmente cambierà poco la situazione: da un lato, è prevista l’eccezione dell’alta formazione dei medici e dei veterinari, che potranno continuare con i loro numerosi esperimenti; dall’altro, potrebbe esserci il rischio di una interpretazione che permetta ancora anche esperimenti su animali nelle università e nelle scuole, se non considerate di “ambito sperimentale”, ossia se, come spesso accade, si ripetono esperimenti già condotti. Le stesse considerazioni valgono anche per gli esperimenti bellici.
Il divieto di esperimenti senza anestesia o analgesia ha un’eccezione non indifferente, ossia “qualora provochino dolore all’animale”, condizione non sempre di fatto riscontrabile, oltre al fatto che dovrebbe essere rilevata dagli stessi sperimentatori.
Quello che noi chiediamo non sono gabbie più grandi o condizioni migliori, ma bensì niente gabbie e abolizione della vivisezione per motivi etici e scientifici.

Amministratore del sito www.unacremona.it
e Responsabile della Comunicazione
dell’Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali)

Lo scandalo del Prof. Biederman: a libro paga delle multinazionali dei farmaci

Il principale sostenitore della terapia farmacologica ai minori é a libro paga dei produttori di farmaci! Un nuovo grave scandalo per conflitto di interesse parte dalla Medical School di Harvard negli Stati Uniti ed investe l’Europa: il Prof. Biederman, uno dei più autorevoli sostenitori al mondo della terapia a base di psicofarmaci sui bambini per problemi della Condotta e Deficit di Attenzione ed Iperattività (ADHD), è a libro paga di una multinazionale farmaceutica. L’esperto, sui cui lavori scientifici si basano anche nel nostro paese molte strategie terapeutiche sui minori, pubblicava studi clinici in teoria ‘indipendenti’ sull’efficacia dei farmaci, e contemporaneamente incassava denaro per consulenze private da parte dei produttori dei farmaci.

(Fonte:denuncia del New York Times tradotta da Giù le Mani dai Bambini)

"Non con i miei soldi": la Campagna di Banca Etica e Arci contro le speculazioni finanziarie

Si chiama "Non con i miei soldi" la campagna di Banca Popolare Etica e Arci. La proposta della finanza etica riguarda una presa di coscienza collettiva e chiama in causa anche i singoli cittadini/risparmiatori che troppo spesso oltre che vittime della crisi ne sono anche complici inconsapevoli. Ogni volta che sottoscriviamo un prodotto finanziario - anche un semplice conto corrente o un fondo pensione - guardando solo al rendimento promesso e senza chiederci come i nostri soldi saranno utilizzati, accettiamo di essere parte del sistema che ha condotto l'economia globale in questo stato. Banca Etica propone ai cittadini di farsi qualche domanda in più, per poter dire "Non con i miei soldi".
"La politica appare succube dei mercati finanziari", dice Ugo Biggeri, presidente di Banca Popolare Etica ed Etica sgr. Per questo, Banca Etica con le reti europee della finanza etica, chiede ai Governi di uscire da questo stato di sudditanza, a partire da una regolamentazione più stringente, dal contrasto ai paradisi fiscali e dall'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie 6 che argini la speculazione senza danneggiare gli investimenti in economia reale.

Fonte: repubblica.it, bancaetica.com

Denunciato uno dei massimi sponsor scientifici della somministrazione di psicofarmaci ai bambini: era a libro paga delle farmaceutiche

L'autorevole quotidiano americano New York Times ha diffuso la notizia secondo la quale il Dott. Joseph
Biederman, uno dei massimi esperti mondiali sul disturbo bipolare, aveva presentato i risultati dei propri trials clinici sull'efficacia del Risperidone a esponenti della Johnson & Johnson, azienda produttrice dell'antipsicotico Risperdal, prima ancora di iniziarli. L'esperto, che ha redatto molte delle linee guida a livello internazionale che regolano la somministrazione di antipsicotici ai bambini, utilizzati anche su bambini iperattivi e distratti, citava apertamente e con certezza – in via anticipata - la circostanza che le sperimentazioni di questa molecola sui minori avrebbero dato esito positivo. Gli inquirenti hanno inoltre esibito email e documenti interni della multinazionale farmaceutica che dimostrano come la società intendesse servirsi del suo rapporto privilegiato con il dottor Biederman per aumentare le vendite degli psicofarmaci, incluso il famoso “Concerta”, psicofarmaco per la sindrome “ADHD” (Iperattività e Deficit di Attenzione), con studi pilotati atti a ridimensionare i pericoli di effetti collaterali sui piccoli pazienti. Il medico, che è al centro di una vera e propria bufera mediatica e
giudiziaria, anche per non aver saputo spiegare in modo convincente la provenienza di ingenti somme in dollari sui propri conti bancari personali, ha tardivamente redatto una lettera di scuse e di assunzione di responsabilità, firmata con altri due colleghi coinvolti nell’inchiesta, che sta circolando in ambiente medico.
"Siamo di fronte all'ennesimo caso di corruzione e di grave conflitto di interessi - ha commentato Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale di Giù le Mani dai Bambini®, la più visibile campagna di
farmacovigilanza per l'età pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) - con ricerche apparentemente indipendenti sull'efficacia e sicurezza di psicofarmaci per i bambini che erano in realtà studiate a tavolino in collaborazione con i produttori della molecola stessa, cui veniva garantito un risultato positivo, a beneficio delle vendite dello psicofarmaco. Questa vicenda fa riflettere anche e
soprattutto se pensiamo a quanti medici quotidianamente - spesso in buona fede - si affidano a studi scientifici come quelli di Biederman per sostenere l'opportunità di terapie a base di psicofarmaci sui minori.
La ricerca scientifica non è affatto indipendente - conclude - dobbiamo arrenderci a questa evidenza".
Paolo Roberti di Sarsina (Dirigente di Psichiatria all’AUSL di Bologna) commenta: “Il venir meno della sorveglianza etica da parte di tutti noi ha queste esatte conseguenze: serve più attenzione e vigilanza preventiva da parte degli enti regolatori e dei comitati di bioetica rispetto a questi eventi, che nonostante quello che si possa pensare non sono affatto rari. Biederman ha fatto scuola per noi psichiatri: è desolante scoprire a posteriori su quali elementi non genuini erano costruite queste false certezze – conclude Roberti di Sarsina - sulle quali peraltro si sono basate molte prescrizioni di antipsicotici ai bambini, anche in
Italia”
Fonte: www. giulemanidaibambini.org

Necessità di superare la concezione della linearità del tempo per realizzare un mondo migliore.

Cari amici di "Siamo tutti giornalisti", vi sottopongo una mia opinione espressa nel quadro del dibattito sul MANIFESTO DEL FUTURIBILE per una Confederazione di movimenti umanitari .http://www.facebook.com/home.php?sk=group_222117597832167
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Oggi viviamo in una società la cui economia è completamente dominata dal denaro e dalle speculazioni su di esso costruite, in funzione del tempo che intercorre tra un investimento finanziario e il suo realizzo: “il tempo è denaro” costituisce il motto di questa società. http://www.pbmstoria.it/un​ita/tempodenaro/
Noi infatti viviamo attualmente in una società dominata dalla linearità del tempo ritengo che non vi sia alcun modo di dare indicazioni per un futuro umanitario se non ci impegnamo a modificare l'arbitraria concezione dello spazio tempo acquisita durante tutta l'epoca industriale .
Siamo infatti mentalmente prigionieri della linearità meccanica del tempo convenzionalmente rappresentata dall' orologio cosi che se guardiamo le stelle riteniamo di esplorare il passato e se potessimo vedere lontano lontano vedremmo l'origine del BIG BANG.
Tutto ciò la scienza lo basa sull'arbitraria linearità del tempo che, essendo una successione continua tra ciò che avviene prima e ciò che avviene dopo, non permette di considerare la simultaneità di eventi come significativa di reconditi rapporti di causa ed effetto che purtroppo sulla base delle nostre concezioni spazio-temporali,non proviamo neppure ad indagare al fine di modificare il futuro umanitario dell' Uomo.
Perfino Albert Einstein non riuscì a generalizza la relatività che rimase nella sua dimensione "ristretta", nella quale il quadrivettore tempo/ spazio può incurvarsi modificando le relative condizioni di misurazione; ma tale acquisizione dà adito a vari paradossi logici (ricordo ad es. quello dei Gemelli " http://poterescientifico.g​iovani.it/diari/754990/sul​_paradosso_dei_gemelli.htm​l )
che sono insuperabili nel quadro delle concezioni che continuano ed essere prigioniere della mancanza dare valore alla simultaneità degli eventi in un quadro di effettiva mutazione cognitiva della struttura Cartesiana dell Spazio-Tempo. http://it-it.facebook.com/​note.php?note_id=242361812​443169&comments Paolo Manzelli 01/AGO/11

Biotestamento: il paziente "orienta" ma non decide. Cosa prevede la legge che ora torna al Senato

L'aula della Camera ha approvato, a scrutinio segreto, il disegno di legge sul testamento biologico. Il testo, che ha subito modifiche, torna al Senato (in terza lettura) dopo due anni e mezzo dal primo via libera sulla scia del caso Englaro (era il 26 marzo 2009 quando ci fu l'ok di Palazzo Madama).

COSA PREVEDE LA LEGGE - Divieto di eutanasia o di aiuto al suicidio. Nutrizione e alimentazione artificiali mai oggetto di dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) e divieto di sospenderle a meno che non siano piu' efficaci nella fase terminale della vita. Il ddl sul testamento biologico esce dalla Camera confermando l'impianto di base del testo approvato dal Senato il 26 marzo di due anni fa e con modifiche che, di fatto, imprimono un ulteriore 'stretta' al provvedimento: come quella che 'restringe' la platea dei pazienti per i quali le Dat avranno valore e l'esplicitazione che si scegliera' quali cure attivare ma non quali rifiutare.

-DIVIETO DI EUTANASIA. La legge "riconosce e tutela la vita umana, quale diritto inviolabile e indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell'esistenza e nell'ipotesi in cui la persona non sia piu' in grado di intendere e di volere, fino alla morte accertata". Esplicito il "divieto di ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio" con riferimento agli articoli 575(omicidio), 579 (omicidio del consenziente) e 580 (istigazione o aiuto al suicidio) del codice penale. Il medico e' obbligato a informare il paziente sul divieto di eutanasia. E' stabilito il principio dell'"alleanza terapeutica" nelle fasi del fine vita. Nel passaggio alla Camera, e' stato inserito il diritto per i pazienti terminali o in condizione di morte prevista come imminente di essere assistiti con un'adeguata terapia del dolore secondo quanto previsto dai protocolli delle cure palliative.

-CONSENSO INFORMATO. Ogni trattamento sanitario e' attivato previo consenso informato esplicito dopo corrette informazioni dei medici. L'alleanza terapeutica si esplicita in un documento di consenso informato, firmato dal paziente, che diventa parte integrante della cartella clinica.

-STOP IDRATAZIONE E ALIMENTAZIONE SOLO PER MALATI TERMINALI. Idratazione e alimentazione non possono mai essere interrotte.
L'unica eccezione diventa quella dei malati terminali nel caso "risultino non piu' efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo". Alimentazione e idratazione artificiale "non possono formare oggetto" di Dat.

-NELLE DAT SOLO ORIENTAMENTI SU ATTIVAZIONE TRATTAMENTI. L'aula della Camera ha circoscritto ulteriormente i contenuti del biotestamento. Nelle Dat si potranno esprimere "orientamenti" (e non volonta') solo sui trattamenti che si intende attivare, ma non su quelli che si vuole sospendere o a cui ci si rifiuta di essere sottoposti. I trattamenti vengono ora definiti "terapeutici" e non piu' "sanitari". Rimane comunque la previsione che si possa rinunciare a cio' che e' "di carattere sproporzionato o sperimentale", ossia l'accanimento terapeutico.

-REGISTRO UNICO DELLE DAT, VIDEO-RICOSTRUZIONI VIETATE. Niente videotestamenti o ricostruzioni di intenti fatte a posteriori. Il biotestamento si potra' fare solo in forma scritta o dattiloscritta con firma autografa del soggetto interessato.
"Eventuali dichiarazioni di intenti o orientamenti espressi dal soggetto al di fuori delle forme e dei modi previsti dalla presente legge non hanno valore e non possono essere utilizzati ai fini della ricostruzione della volonta' del soggetto". Le Dat saranno raccolte in un Registro nell'ambito di un archivio unico nazionale informatico presso il ministero della Salute.
Potranno essere redatte presso il medico curante e registrate (ma non c'e' l'obbligo) presso le Asl che poi le trasmetteranno all'archivio del ministero. Le dat hanno validita' di 5 anni e possono essere rinnovate.

Fonte: direnews.it

Vittorio Alfieri: Cos'é la tirannide

«Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzione delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.» (Vittorio Alfieri, Della Tirannide, Libro 1, Cap 2)

Palermo e Imola: due monumenti, due episodi storici, due identici destini

Può accadere, come in effetti è successo, che mi si siano presentati due avvenimenti quasi identici, anche se accaduti in tempi diversi en in luoghi lontani tra loro, Palermo e Imola, due città italiane, una con pochi abitanti, l’altra una metropoli, una amministrata da un partito di sinistra, l’altra da un partito di destra. Fin qui è l’antefatto, adesso inizio il racconto degli avvenimenti che hanno dato vita a quanto sto per raccontare.
Inizierò da Palermo per rispettare l’ordine cronologico fra i due accadimenti. Nella città siciliana, esistono molti luoghi che videro nascere e morire nel sangue, i moti rivoluzionari che precedettero l’impresa dei “Mille” e l’Unità d’Italia, ma uno, in particolar modo, assurse quale simbolo del sacrificio di tredici patrioti che pagarono con la morte ,“moschettati”, dai soldati borbonici.
A molti potrebbe apparire come un episodio marginale visto l’esiguo numero dei rivoltosi, tredici, ma il loro sacrificio segnò l’inizio di un movimento di ribellione corale che Garibaldi, grande stratega, prese a pretesto per sbarcare a Marsala e dare inizio alla conquista dell’Italia intera.
Ebbene, quel sacrificio dei tredici, non venne dimenticato e a imperituro ricordo, venne innalzata nella piazza che prese il nome di tredici vittime, una stele marmorea di non grandi dimensioni, ma ben proporzionata, anche se, in casi di questo genere, non dovrebbe prevalere il dato estetico su quello morale. Quella stele rimase al suo posto per svariati anni, fino a quando, non si verificarono a Palermo fatti gravissimi, l’uccisione per mano mafiosa, di Pio la Torre (1982) e di Carlo Alberto dalla Chiesa (1982), la stele venne spostata a margine della piazza per fare posto al monumento in acciaio, su disegno del notissimo scultore Mario Pecoraino, “dedicato ai caduti nella lotta contro la mafia”.
Quando le autorità inaugurarono quel nuovo monumento, non furono pochi i palermitani che rimasero perplessi, quel complesso di alte travi di acciaio, presto rugginose, un senso doveva averlo per lo scultore, per moltissimi palermitani, ancora oggi, rimane un oggetto incomprensibile, addirittura offensivo per i morti di mafia . E la stele che ricorda le tredici vittime, venne sacrificata sull’altare dei nuovi martiri, meritevoli senza dubbio quanto i primi, ma non capiremo mai con quale criterio o logica è stata rimossa la stele dedicata alle tredici vittime del risorgimento e mai più riposizionata nel luogo che le spettava per logica storica.
E l’attinenza con Imola? È presto detto. Circa nove anni addietro, mi sono recato in quella splendida cittadina a cavallo tra Emilia e Romagna, una visita alla città era d’obbligo. Percorrendo la strada principale e storica, Via Emilia, superata la sede del Municipio, davanti ai miei occhi si è aperta una piazza grandissima, stavo ammirando piazza Matteotti, al suo centro si alzava un monumento commemorativo dei caduti imolesi del conflitto ’15 – ‘18, monumento voluto, nel periodo fascista, da Benito Mussolini.

A dire il vero, ad un primo sguardo, quel monumento mi parve ripetitivo, uno schema architettonico visto in tante altre città italiane, l’aspetto poco attraente diveniva ancora più evidente per il colore luttuoso del materiale utilizzato per costruirlo, un grigio “sporco” e probabilmente lo era effettivamente. Comunque non mi sono fermato alla prima impressione, mi sono accostato e lo ho esaminato attentamente, mi sono accorto immediatamente che la maggior parte delle targhe in bronzo con incisi, probabilmente, i nomi dei caduti imolesi, erano state divelte, della loro esistenza ne erano testimoni i fori di ancoraggio che conferivano all’insieme un aspetto deturpante e sciatto. Ricordo che provai profondo disagio, accentuato dalla assoluta ignoranza, nel merito, di tutti i presenti dai quali cercai attingere notizie del perché quel monumento dimostrasse evidente abbandono.
Trascorse un anno da quel giorno e tornato a Imola, tornai curioso in Piazza Matteotti dove appresi che, a breve, quel monumento sarebbe stato smontato per essere collocato in un luogo più idoneo di Imola, una spiegazione sibillina che poteva significare tanto, ma anche niente.. Da allora, anno dopo anno, le notizie si susseguivano incomplete, titubanti, fino a quando mi fu detto che il monumento sarebbe stato collocato nei pressi della periferia Sud della cittadina, per chi conosce Imola nei pressi di Porta Montanara, la piazza, grazie a un prestigioso progetto, sarebbe tornata all’antica funzione, cioè a quella rinascimentale di riunione del popolo e contemporaneamente di grande mercato.
Ho avuto l’occasione di esaminare quel progetto, prevedeva una ristrutturazione della piazza con impiantito arricchito da soluzioni geometriche e lungo il fronte che prospetta Via Emilia, sarebbero state poste delle fontanelle decorative a cascata, provviste di luci, la notizia mi allietò, visto che Imola vanta il primato, non commendevole di essere l’unica città italiana priva di una, dico una fontana. Negli anni successivi, la piazza fu impegnata da grande attività, il monumento ai caduti, nel frattempo giaceva ancora a pezzi. Non si riusciva a trovare un luogo “idoneo” ad accoglierlo.
Nel frattempo nascevano i comitati promotori dei cittadini per stimolare l’amministrazione comunale a risolvere “l’annoso problema” del monumento ai caduti. Si rincorrevano le voci di boicottaggio ideologico, comparivano sui muri del centro di Imola dei manifesti ispirati al classico spirito corrosivo dei romagnoli, diretto al sindaco del tempo, qualcuno giunse a fare girare la voce che era scomparso qualche “pezzo” del monumento, impossibile rimontarlo. Poi tutto parve risolversi, nel 2009, giunse il sospirato assenso da parte della Soprintendenza ad eseguire i lavori per la sistemazione di piazza Matteotti, il monumento ai Caduti imolesi sarebbe stato rimontato nel giardino Curti, parola del Sindaco.
Appena ebbi l’occasione di tornare a Imola, andai di corsa a vedere la piazza Matteotti finalmente ultimata, ma appena giunto potei constatare che la piazza si presentava immensa, e dolorosamente vuota. E le fontanelle illuminate? L’atmosfera risorgimentale per la quale si era spesa tanta fatica e denaro? Nulla. A quel punto mi tornò in mente piazza XIII Vittime a Palermo, le analogie fra le due vicende erano impressionanti, la stele alle XIII Vittime spodestata dal luogo logico dove era sorta e finita chissà dove, la piazza dedicata a quei poveretti adesso ospitava una scultura “monstre” che nulla ha da spartire con i fatti risorgimentali.
Il monumento di pazza Matteotti a Imola, a sentire il sindaco Daniele Manca, presto verrà rimontato, non per volere essere pessimisti, ma a questo punto ci affretteremo a controllare l’avvenimento, appena tornerò a Imola, città splendida come del resto Palermo, ma entrambe vittime di sfortunate coincidenze, togliamo subito il dubbio delle ideologie, di destra o di sinistra, poco importa, importanti invece le convinzioni personale che, reputiamo, siano estranee alle menti di coloro che sono chiamati ad amministrare una città, dovrebbe essere così, ma…
Claudio Alessandri

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