famiglia

Istat: sempre più diffuso l'affido condiviso dei figli

Aumentano separazioni e divorzi mentre l'affido condiviso dei figli minori é la soluzione più diffusa. Lo dice l'Istat che, nell'annuario statistico italiano del 2011 evidenzia una crescita delle "separazioni (+2,1%, per un totale di 54.456 nel 2009)" e dei "divorzi (+0,2%, pari a 85.945); nel 2009 per 1.000 matrimoni si contano 297 separazioni e 181 divorzi. Cresce anche l'affido condiviso, che rappresenta la soluzione prevalente dei casi di separazione (86,2%) e dei divorzi (68,5%); specularmente, scende il ricorso alla custodia esclusiva dei figli alla madre (12,2% delle separazioni e 28,3% dei divorzi). I figli minori coinvolti sono 62.663 nelle separazioni e 25.734 nei divorzi".
(Elaborazione da Annuario Istat)

Annullamento matrimoni della Sacra Rota: non più un privilegio per ricchi, richieste in aumento: i vantaggi

Matrimoni dichiarati nulli dal tribunale della Rota Romana, popolarmente noto come "Sacra Rota", un privilegio solo per ricchi? Oggi non è più così. La pratica, che consente ai coniugi di "cancellare" il proprio matrimonio e di risposarsi in chiesa, è diventata talmente diffusa che tempo fa costrinse Papa Benedetto XVI a un richiamo formale nei confronti dei giudici ecclesiastici: era il 29 gennaio dello scorso anno quando Joseph Ratzinger rivolse un appello a evitare «facili» dichiarazioni giudiziarie di nullità. Che le cause siano in aumento lo testimoniano i numeri: negli ultimi 14 anni sono cresciute esponenzialmente, attestandosi intorno alle tremila all'anno. Su questo molto ha influito la scelta della Chiesa di destinare parte dell'8 per mille al funzionamento dei tribunali ecclesiastici, abbattendone i costi. Ma quali sono gli effetti dell'annullamento? La possibilità di potersi risposare in chiesa non è il solo vantaggio. Il coniuge che ottiene l'annullamento, a differenza del divorziato, non è più tenuto a versare gli alimenti nei confronti dell'ex moglie. Una differenza di non poco conto in tempi di crisi. Considerato che i motivi per chiedere di invalidare un matrimonio sono spesso difficilmente dimostrabili, il rischio che un matrimonio dichiarato nullo, perchè viziato da un errore in origine, si trasformi in "divorzio mascherato" è alto. Gli esempi di cause di nullità che hanno coinvolto personaggi pubblici sono innumerevoli e innumerevoli quelli celebri. Joseph Kennedy, sposato da 12 anni con Sheilla Rauch, con due figli, ottenne la nullità del matrimonio dalla diocesi di Boston, per una presunta quanto oscura «mancanza della dovuta discrezione». Altro celebre annullamento fu quello che sciolse le nozze del duca Amedeo d'Aosta. Anche la contessa Alberica Filo della Torre chiese e ottenne l'annullamento del suo matrimonio. Così come lo ottenne, tempo prima, l'inventore e fisico italiano Guglielmo Marconi. Ma quali sono i motivi che rendono nullo un matrimonio? L'impotenza "copulativa" è uno di questi, purchè si riesca a dimostrare che sia antecedente al matrimonio e perpetua; seguono l'incapacità per insufficiente uso di ragione, incapacità per difetto di discrezione di giudizio, incapacità per cause di natura psichica, ignoranza, errore, dolo, simulazione, condizione e timore; infine il sacerdote che non abbia i requisiti formali di delega per assistere al matrimonio può determinare una causa di nullità per difetto di forma canonica.

(Fonte; la stampa.it)

Ridotto l'assegno di mantenimento se l'ex moglie è una donna frivola

Assegno di mantenimento ridotto alla moglie frivola che, nel corso del matrimonio, ha dedicato poco tempo alla famiglia preferendo frequentare locali anzichè occuparsi del marito e dei figli. Lo ha stabilito la Cassazione bocciando il ricorso di una 37enne di origini tedesche sposata per 9 anni con un medico 50enne della riviera romagnola che chiedeva di avere un assegno di mantenimento più alto rispetto a quello fissato in sede di separazione a 200 euro al mese.

Il caso
La donna, come ricostruisce la sentenza 28892 della prima sezione civile, aveva chiesto 2 mila euro mensili in sede di separazione ma la Corte d’Appello di Bologna, l’11 settembre 2009, le aveva accordato solo 200 euro sulla base del fatto che nei primi anni di matrimonio, durato dal 1992 al 2001, la moglie, peraltro madre di due figli di 10 e 12 anni, dati in affidamento al padre «aveva l’abitudine di frequentare locali notturni della riviera romagnola anche durante i primi anni di nozze quando i figli erano piccoli». Nella sentenza si fa inoltre notare che la moglie abusava di sostanze alcoliche e di psicofarmaci tanto da doversi sottoporre a terapie psicoanalitiche.

(Fonte: la stampa.it)

Uno psichiatra accusa la “tirannia delle madri”. Il ruolo dei padri.

In passato i ruoli del papà e della mamma erano molto chiari. La madre rappresentava l’affetto, l’accoglienza e la comprensione. Il padre era l’autorità, la protezione, il mantenimento economico ma, soprattutto, l’assenza. Ora, il quadro familiare è molto diverso. Le donne sono più emancipate, lavorano tanto e hanno maggiore facoltà decisionale. La maggior parte, però, continua a rivestire lo stesso ruolo affettivo e di accudimento.
I cambiamenti riguardano soprattutto gli uomini. Si affaccendano con pannolini e biberon creando un rapporto affettivo col neonato in passato quasi inesistente. E’ come se avessero “guadagnato” il diritto di partecipare attivamente alla crescita dei figli fin dalla nascita. Ci era parsa una conquista. Sembrerebbe non del tutto positiva. Fa discutere un libro uscito in Francia (Les belles-mères les beaux-pères, leurs brus et leurs gendres) che rimette in discussione il nuovo equilibro familiare (non sempre raggiunto) e mette sotto accusa madri e padri, invitando i padri a “riscoprire la parte dura del loro mestiere“. Aldo Naouri, pediatra e analista che vive e lavora a Parigi sulle madri scrive:
«ubriache d’amore per i loro bambini, sono riuscite finalmente a sbarazzarsi di coloro che storicamente hanno il ruolo fondamentale di opporsi al rapporto simbiotico ed esclusivo madre-figlio: i padri».
E rispetto alla figura dei papà dice:
«ridotta a semplici prestatori di seme. Gettati nell’oblio una volta compiuta la loro funzione». Devono sopravvivere nella «società occidentale accecata dal sostegno alle donne e alle madri, ossessionata dalla condivisione delle incombenze domestiche e tutta impegnata nella svirilizzazione dell’uomo».
Con poche parole Naouri distrugge i nostri orgogli genitoriali. D’altronde lui sostiene che il nuovo matriarcato «strabordante di un amore esclusivo» impedirebbe la maturazione dei figli «oggetto di un vero culto, gelosamente preservati dalla minima frustrazione, pieni di diritti e nessun dovere».
I genitori sono più preoccupati di farsi amare e non di educare. La causa è «nel discorso sociale che ci governa, che tende a rendere tutto possibile: non c’è più l’esperienza del limite, dell’impossibile», spiega lo psicanalista Massimo Recalcati nel suo libro «Cosa resta del padre?» (edito da Raffaello Cortina).
Che i papà abbiano più contatti con i figli e non esistano più i «padri padroni» di un tempo è una conquista. Ma cosa vuole dire mantenere la posizione di padre? «Portare avanti la responsabilità della propria parola – si legge nel saggio-, essere presenti, accettare il conflitto, far percepire la differenza delle generazioni. Il padre deve incarnare l’esperienza del limite. La questione è su chi, tra i genitori, si assume il compito di reggere i conflitti». Le difficoltà nascono quando non lo fa nessuno dei due.
Il papà non è più soltanto un’autorità amata e temuta, ma un riferimento per il bambino. I primi passi, le paroline, l’addio al ciuccio e al pannolino sono momenti in cui la presenza del papà è importantissima, per infondere fiducia nel bambino spronandolo a mettere alla prova le proprie capacità.
E voi che tipo di papà vi sentite?
• In travaglio: dubbiosi e fanno fatica a capire qual è il posto che devono occupare all’interno della famiglia;
• Mammi: si sono identificati nella figura materna e ritengono di essere più bravi della madre ad allevare e accudire il figlio;
• Rinunciatari: fare il papà non è facile, perciò alcuni decidono di rinunciare. Si rifanno magari all’esempio del proprio padre, che si limitava a portare a casa lo stipendio senza prendere parte attiva nella cura dei figli;
• Che ce la fanno: questi papà riescono a creare un forte legame affettivo col bambino accudendolo già da piccolo, ma non per questo cercano di sostituire la madre nel suo ruolo.

(Fonte: corriere.it)

Le cure a domicilio aumentano e funzionano

Un recente rapporto realizzato dall'Osservatorio sulle Cure a Casa della Fondazione Istud, in collaborazione con la Confederazione delle associazioni regionali di distretto (Card) e Cittadinanzattiva segnala che gli italiani preferirebbero essere curati tra le mura domestiche e, laddove sono presenti, le cure domiciliari funzionano davvero. All'indagine hanno partecipato più di duecento cittadini e i distretti sanitari di 15 Regioni, soprattutto del Centro Italia. Circa il 93% dei distretti interpellati dichiara di fornire assistenza domiciliare integrata, l'87% assicura dimissioni «protette» al paziente, cioè la continuità dell'assistenza gratuita dopo la fase acuta curata in ospedale e, nei distretti più virtuosi, uno su tre, si forniscono anche prestazioni complesse: dalle cure palliative in fase di fine vita all'assistenza ai malati oncologici e a chi ha una disabilità motoria o neurologica.
«Se fino a pochi anni fa per assistenza domiciliare s'intendeva il medico che fa la visita a casa o l'infermiere che va a somministrare la terapia, oggi in molti casi l'ospedale, quando deve dimettere il paziente, concorda le dimissioni con il servizio territoriale di cure domiciliari» sottolinea Marini. E a prendersi cura dell'assistito è un’équipe multidisciplinare, composta da medici, infermieri, operatori socio-sanitari, psicologi. «Come rileva il rapporto, accade sempre più spesso, non ancora dappertutto, che il distretto sanitario abbia un ruolo centrale nell'organizzare le cure a casa - conferma Gilberto Gentili, presidente di Card, che raggruppa le associazioni dei distretti — . Tuttavia, per facilitarle occorrono canali di comunicazione ancora più efficaci».
Anche se le cure domiciliari si stanno diffondendo, secondo il rapporto sono ancora inadeguate in alcune regioni. «Il Nord e il Centro "viaggiano" più in fretta — afferma Gentili —, ma alcune regioni del Sud, come Puglia, Campania e Sicilia, stanno recuperando». Altre note dolenti segnalate dall'indagine riguardano la telemedicina, che aiuterebbe a seguire i pazienti a distanza (è attivata solo in un distretto su quattro); la carenza di personale, soprattutto di infermieri; la scarsa integrazione tra servizi sanitari e socio-assistenziali, confermata anche dall'assenza quasi totale di convenzioni tra distretti e Comuni per reperire assistenti familiari o badanti.

(Fonte: corriere.it)

Emergenza Educazione

A Roma, domani 24 ottobre 2011 dalle ore 17.30 alle 20, presso la Sala Protomoteca del Campidoglio, si terrà il Convegno “Educare gli Educatori”, durante il quale verrà presentazione il libro “Cari insegnanti, cari genitori, salvate i nostri figli” di Emilia Costa, Pasquale Romeo, Mariella Squillace, sarà presente l’Editore Armando, presenterà il giornalista dott. Massimo Lucidi. I temi del Convegno e del libro vertono sul tema dell’Educazione per fornire ai genitori ed agli insegnanti i mezzi necessari per poter ripristinare la funzione educativa che gli compete, promovendo la consapevolezza delle loro identità di educatore, la conoscenza delle problematiche relative al rapporto genitore/insegnante - figlio/alunno, secondo le fasi dell’età evolutiva. Ponendo inoltre l’accento sull’importanza dell’ascolto, della comunicazione e del dialogo anche per la prevenzione dei comportamenti a rischio.

Tutela infanzia: uno studio verifica costi e risultati dell’allontanamento dei minori dalla famiglia

Uno studio nazionale finanziato dal Ministero del Lavoro, della
Salute e delle Politiche sociali pubblicato nel numero 12 della
collana "Quaderni della Ricerca Sociale" - é disponibile on line nel sito del ministero (http://www.lavoro.gov.it/), nella sezione Studi e Statistiche. Scopo del progetto, che è entrato nella seconda annualità, è la verifica della quantità, della qualità e dei costi degli interventi attuati da stato, regioni ed enti locali a supporto dei nuclei familiari a rischio. La sperimentazione ha consentito, in termini concreti, di definire una "soglia di rischio", al di sotto della quale è possibile non allontanare un figlio dai genitori:
"L'allontanamento deve essere un intervento eccezionale e che va il più possibile evitato, nascono ulteriori motivazioni per la ricerca, per identificare soluzioni affidabili e alternative valide, che oggi conosciamo poco". Importante é la possibilità di fornire agli operatori una visione globale della condizione del bambino e dei genitori, che consente di porre maggiore attenzione alle aree critiche e ai punti di forza della persona, sui quali poter costruire un progetto personalizzato di aiuto. La ricerca si é basata sul lavoro di 6 unità sperimentali operanti in altrettante regioni (Abruzzo,
Basilicata, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Veneto), impegnate a identificare le azioni che compongono il progetto individualizzato, quantificandone l'efficacia e i costi ed ha permesso di sperimentare sul campo una metodologia che utilizza strumenti per la valutazione d’efficacia degli interventi. (Elaborazione da Wel/ Dire)

I segreti per vivere in coppia

Matrimonio e convivenza trasformano gli amanti in una coppia, se va bene formata da amici, ma a volte anche da nemici "separati in casa". E allora addio innamoramento, sogni ed emozioni, mentre si fanno largo noia e rassegnazione, quando non il desiderio di tornare al più presto liberi e disponibili. Nonostante i figli, nonostante tutto.
Per vivere insieme con gioia al riparo da palliativi perdenti non bisogna conoscere l'invidia, la gelosia, la competizione ed è necessario evitare di stare sempre sul piede di guerra per poi magari irritarsi se l'altro/a ci assilla con i suoi problemi. Si rivelano invece un toccasana, l'intimità, l'accoglienza, il calore reciproco, rassicurante e benefico, e la condivisione del proprio mondo emotivo. Così come è meglio la tenerezza partecipata del sesso obbligato. Facile a dirsi, ma evidentemente non altrettanto scontato a farsi, almeno a giudicare dal gran numero di coppie "scoppiate" che sembrano smentire ogni ottimismo, Eppure, secondo Manara, nonostante le oggettive difficoltà, il miracolo della coppia felice, se non automatico e certo, può essere almeno possibile. Perché, anche quando si è perso ogni slancio, si può ritrovare il piacere di stare insieme, proprio come accade agli amanti. Basta tenere lontana la tentazione di voler rendere il/la partner uguale a se stessi, non restare in silenzio, non censurare gli istinti, non cadere nell'ipocrisia pur di creare un clima amichevole e un'armonia fasulla. Insomma basta non "andare in sonno" o, all'opposto, saper sventare la schermaglia perenne. La parola d'ordine è stare alla larga dal rischio di diventare "amici o nemici" e impegnarsi, invece, a riconoscere l'autonomia e gli spazi dell'altro, per vivere i momenti in comune con fantasia e disponibilità.

Evitare gli errori strategici nel creare le basi per la vita di coppia, come, per esempio, il confondersi l'uno nell'altra togliendosi reciprocamente spazi di movimento libero, lasciarsi trasportare dal sogno dell'amore eterno, investire il partner dell'aspettativa che egli possa rimettere in scena quello che aveva proposto di sé nella fase di innamoramento. Soprattutto è però fondamentale mettere a disposizione del vivere in coppia tre elementi fondamentali: creatività, complicità e disponibilità a mettersi in gioco. Per essere amanti possibili è insomma raccomandabile seguire il seguente decalogo: 1) svelare i sentimenti, anche quando sono negativi; 2) mantenere e permettere gli spazi liberi; 3) evitare la permalosità e la sua espressione più frequente: il broncio; 4) non prefissarsi l'obiettivo di far cambiare il partner; 5) non confondere il partner con la riedizione di un proprio genitore con cui ci sono conti in sospeso; 6) non equivocare i premi di consolazione per primi premi; 7) dare spazio all'intimità prima ancora che al sesso; 8) lasciare i genitori a casa loro; 9) avere fiducia negli investimenti per ricominciare dopo un periodo di crisi; 10) cancellare l'ipocrisia, che è il vero cancro della coppia.

(Fonte: repubblica.it)

Se la cura di un figlio non fosse più il destino “naturale” della donna?

Che la donna non dovesse mai aver bisogno di affermare la sua individualità, che fosse destinata a “vivere per gli altri”, “amare e partorire”, e che questo sacrificio di sé facesse di lei una “religione”, era stato il massimo tributo che pensatori del secolo precedente, come Michelet, Bachofen, Mantegazza, avevano creduto di fare alla “differenza” femminile.
“La donna madre è la donna completa: la donna giovane, bella, ricca non è né può essere felice se in lei non palpita la maternità.
Stretta tra il sacro e il naturale, la madre è il primo e l’ultimo tabù della cultura maschile dominante, e, per le donne, l’esperienza che rischia di vederle divise. Oppure – perché no?- l’inizio di un movimento capace di spingersi più a fondo nell’analisi del rapporto tra i sessi e, soprattutto, di incontrare il cambiamento che sta avvenendo, sia pure ancora per una piccola minoranza, anche da parte maschile.
Se dunque si trattasse di ammettere che la cura, la crescita e l’educazione di un figlio non è più il destino “naturale” femminile, ma la responsabilità collettiva di uomini e donne, genitori biologici e non biologici?
Nel suo “diario di bordo” , tenuto fino al compimento dei cinque anni di età del figlio, e pubblicato col titolo Compagno di viaggio. Appunti sulla paternità (Edizioni Libreria Croce di Fabio Croce, Roma 2010), Gian Carlo Marchesini scrive:
“Un padre realmente disponibile contribuisce a far sì che la madre verso i figli sia, in quanto sola, sempre meno castrante. E la madre può, finalmente, non essere più così angosciata da sensi di colpa per il tempo sottratto ai figli dall’impegno nel lavoro. E che cosa c’è di meglio, per le cartilagini emotive di un uomo adulto, per la sua capacità di ascolto e accoglienza, di un attivo, quotidiano esercizio di paternità capace di evitargli la sola stereotipa maschera del ‘rimprovero e cipiglio’?
Certo, la carriera professionale e le attività ricreative possono parzialmente risentirne. Ma se ne valesse la pena?”.

(Fonte: corriere.it)

Istat: single, monogenitori e convivenze

Crescono le nuove forme familiari: una realtà che riguarda il 20% della popolazione. Lo comunica l'Istat in una nota. Sono 6 milioni 866 mila i single non vedovi, i monogenitori non vedovi, le coppie non coniugate e le famiglie ricostituite coniugate. Vivono in queste famiglie 12 milioni di persone, il 20% della popolazione, dato quasi raddoppiato rispetto al 1998. I single non vedovi sono soprattutto uomini (55,3%), mentre i monogenitori sono in gran parte donne (86,1%). Le nuove forme familiari sono cresciute per l'aumento di separazioni e divorzi. Quasi 6 milioni di persone hanno sperimentato nel corso della loro vita la convivenza, considerando sia quelle che continuano a convivere, sia quelle che si sono sposate con il partner con cui convivevano, che quelle che hanno concluso definitivamente l'unione. Le libere unioni nel 2009 sono 897 mila e rappresentano il 5,9% delle coppie. Sono più diffuse nel Nord-est, presentano un titolo di studio più elevato e una quota di coppie in cui ambedue lavorano più alta di quelle coniugate. Diminuisce la quota di chi era deciso a sposarsi fin dall'inizio dell'unione e cresce la percentuale di 'possibilisti' (34%). Le convivenze prematrimoniali sono in crescita. Hanno raggiunto il 7,9%. Il fenomeno é aumentato e per le coorti tra il 2004 e il 2009: il 33% per i primi matrimoni e il 70% per i matrimoni successivi. Aumenta la durata di tale convivenza, che si consolida come "periodo di prova dell'unione". Nel 2009 sono 2 milioni 890 mila e persone che vivono con regolarità in un luogo diverso dalla loro dimora abituale per alcuni giorni dell'anno per motivi vari (lavoro, studio, stare con i familiari o altri motivi). Rappresentano il 4,8% della popolazione: il fenomeno é più sviluppato tra i maschi (5,2%), tra i giovani di 20-29 anni (12,9%) e nelle isole (6,3%). La durata media del soggiorno altrove e' di 155,5 giorni all'anno. I motivi di tale scelta vedono al primo posto il lavoro (30%). Seguono gli spostamenti per studio (20,3%), per stare con il coniuge/partner (12,2%) e per stare con i genitori (10,9%).Per i minori di 18 anni il motivo principale e' stare con i genitori (59,6%); per i giovani e' lo studio (l'80,8% tra i pendolari della famiglia di 18-19 anni). Nelle età centrali il motivo principale e' il lavoro: tra i 30 e i 54 anni la meta' dei pendolari della famiglia si sposta per questo motivo. Tra gli anziani di 65 anni e più prevalgono gli spostamenti per stare con familiari o parenti (51,8%); uno su cinque si sposta per motivi di salute (19,6%). (Elaborazione da Pic/ Dire)

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