farmaci

Farmaci: molti brevetti in scadenza nel 2012 sostituiti dai generici

Per i consumatori italiani arriva nel 2012 una notizia positiva. Quest'anno scadranno i brevetti di una lunga serie di farmaci, che di conseguenza potranno essere sostituiti da farmaci equivalenti.
La lista dei brevetti a breve scadenza, fornita da Assogenerici, comprende anche farmaci di largo utilizzo come l'atorvastatina, il principio attivo alla base di farmaci utilizzati in cardiologia per prevenire eventi cardiovascolari nelle persone affette da diabete, da anni al numero uno nella spesa per i farmaci, il cui brevetto è in realtà già scaduto lo scorso novembre.
Insieme all'atorvastatina, è scaduto anche il brevetto legato all'esomeprazolo, utilizzato per patologie gastrointestinali acido-correlate, come l'ulcera, uno degli inibitori di pompa più venduti. Tra i venti farmaci il cui brevetto è invece in via di scadenza anche alcuni antipertensivi (irbesartan e valsartan), un antiasmatico (montelukast) e un antiulcera di nuova generazione (rabeprazolo).
Nonostante la disponibilità dei farmaci equivalenti - i primi risalgono a più di dieci anni fa - gli italiani spesso faticano ancora ad accettare l'alternativa ai medicinali "di marca". Buono, per esempio, l'utilizzo del Lansoprazolo generico, che ha sostituito l'alternativa firmate per il 55%. Molto meno incoraggiante la sostituzione della nitroglicerina generica, il cui utilizzo rimane fermo al 3%.
In arrivo nel 2013 anche l'alternativa generica al Viagra, anche se l'azienda produttrice potrebbe ottenere un'estensione del brevetto di alcuni mesi. La molecola è stata infatti riapprovata, con un nuovo nome, revatio e con l'ampliamento del suo utilizzo per il trattamento dei bambini che soffrono di ipertensione polmonare arteriosa. Per il 2014 è attesa invece la scadenza di alcuni farmaci antitumorali: trastuzumab, cetuximab, bevacizumab e del celecoxib, una medicina antiinfiammatoria.

(Fonte: ilsole24ore.it)

Sì alla pillola dei 5 giorni dopo

La pillola dei 5 giorni dopo sta per arrivare in farmacia. Dopo una lunga attesa tra scontri, stop del ministero e paletti del Consiglio superiore di sanità, lunedì il decreto che ne autorizza la vendita sarà in Gazzetta Ufficiale. Ci sono voluti ben due anni e tre mesi all'Agenzia del farmaco (Aifa) per firmare un'approvazione che ricorda da vicino il lungo iter per il via libera alla Ru486.
Quello però è un farmaco abortivo mentre ellaOne, il nome commerciale dell'ulipristal acetato, è un anticoncezionale, come la pillola del giorno dopo, e agisce fino a 120 ore dopo il rapporto a rischio. Se nel frattempo la fecondazione è già avvenuta non funziona. Avendo però a che fare con il rifiuto della gravidanza anche il nuovo medicinale (approvato dall'Emea già nel maggio 2009) in Italia è finito al centro di polemiche che ancora non si spengono.
Da noi, come chiesto dal Consiglio superiore di sanità (Css) all'Aifa, prima di prendere la pillola si dovrà fare un test di gravidanza. Una decisione che non piace ai medici. In nessuno dei 21 paesi europei dove sono già state vendute 400mila confezioni di ellaOne esiste una regola del genere.
La pillola sarà a carico delle pazienti, come la pillola del giorno dopo e molte anticoncezionali, e costerà quasi 35 euro, cioè più che in Francia (24 euro) e in Gran Bretagna (17 sterline).

(Fonte: repubblica.it)

La multinazionale farmaceutica Shire censura e diffida legalmente un piccolo sito web di Matera

“Il Resto”, sito web di informazione locale di Matera, ha ricevuto una diffida legale dalla Shire Italia: “Ritrattare quanto è stato scritto sulle strategie di marketing di Shire per introdurre un nuovo psicofarmaco per bambini in Italia, oppure venir denunciati in Tribunale e pagare i danni”, questa la sintesi della diffida secondo quanto riferisce il sito web lucano. Poma (giornalista, Giù le Mani dai Bambini, risponde con un comunicato Stampa): “Molto grave l’atteggiamento di Shire che vuole censurare internet: come al solito le multinazionali se la prendono solo con le piccole realtà e soffocano la libertà di espressione sul web”.
La storia è di quelle “da manuale”, ma per essere compresa richiede una premessa: ad inizi 2011 SHIRE – multinazionale farmaceutica inglese da oltre 3 miliardi di euro di fatturato – dà mandato ad un’agenzia internazionale di pubbliche relazioni di promuovere in Italia iniziative sull’ADHD, la Sindrome da iperattività e deficit di attenzione (bambini troppo agitati e distratti), spesso “curata”con potenti psicofarmaci. Congressi, dialogo con la classe medica, articoli sui giornali: un’azione apparentemente culturale e di sensibilizzazione per informare su un disagio che riguarda sempre più famiglie e scuole, anche nel nostro paese. Nessuno però all’epoca sospetta che proprio SHIRE sta per introdurre in Italia uno psicofarmaco per bambini, la Guanfacina, una vecchia molecola antiipertensiva autorizzata negli Stati Uniti - con diversi effetti collaterali, tra i quali grave confusione e depressione delle funzioni mentali, non ancora misurati sui minori, - ma che la multinazionale inglese vorrebbe riciclare per l’uso sui bimbi. Una sperimentazione su bambini era – su iniziativa di SHIRE - in corso in quel periodo nella massima riservatezza in un centro ricerche di Pisa.
Furono proprio i giornalisti della redazione di “Giù le Mani dai Bambini” – il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza pediatrica in Italia a svelare i piani di SHIRE in Italia, il cinque luglio scorso, lanciando un comunicato stampa estremamente dettagliato e completo di tutte le prove circa i piani di sviluppo nel nostro paese per il redditizio business di quelle che un noto psichiatra americano, Allen Frances, ha recentemente definito “droghe legali in grado di dare più dipendenza di quelle illegali”.
Lo scandalo esplose subito: un’interrogazione parlamentare venne depositata alla Camera dei Deputati a firma dell’On. Paola Binetti e di altri deputati e un’analoga iniziativa venne assunta al Parlamento Europeo dall’On. Cristiana Muscardini. Se ne parlò molto sui mass-media nazionali ed internazionali, fino in Australia, con il risultato che anche il Ministro della Salute Ferruccio Fazio ordinò una verifica dei NAS sulle presunte attività “promozionali” da parte di SHIRE, verifica che - come spesso succede in Italia – si concluse con un nulla di fatto. “Le modalità di svolgimento dell’indagine dei NAS – conferma Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le Mani dai Bambini” – hanno del ridicolo, tanto furono approssimative. L’unica cosa che avrebbero dovuto fare: sequestrare il contratto che provava il legame l’agenzia di PR e la multinazionale farmaceutica, guarda caso non l’hanno fatt., Non mi risulta che abbiano neppure tentato di accedere nelle sedi ove esso era presumibilmente custodito, si sono limitati a riportare nelle loro conclusioni documenti presenti su internet, peraltro pubblicati da noi. Tanto fu scandalosa la gestione di questo dossier da parte dei NAS che scrivemmo una lettera aperta di protesta al Ministro Fazio”
( Comunicato Stampa del 30/10/11 di GIU’ LE MANI DAI BAMBINI - CAMPAGNA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL DIRITTO ALLA S ALUTE DEI BAMBINI - Il primo e più rappresentativo Comitato italiano indipendente per la farmacovigilanza in età pediatrica,composto da oltre 200 tra enti ed associazioni. Con 260.000 addetti ai lavori del settore salute che hanno sottoscritto - direttamente o tramite i propri organismi di rappresentanza - le tesi scientifiche del Comitato “GiùleManidaiBambini®” ONLUS – www.giulemanidaibambini.org - Casella Postale 589 – 10121 Torino Centro - Media Relation: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org - fax: 011/19711233)

Eccesso di Diagnosi nel DSMV (Manuale Diagnostico Internazionale delle Malattie Mentali) in uscita nel 2012

Italia: 3.000.000 di nuovi malati di mente con il DSM V, in usa il Ritalin si prescriverà ai bambini dai 4 anni in poi. La denuncia non è di qualche movimento anti-psichiatrico, ma dal Dott. Allen Frances coordinatore della task-force del DSM IV, che sta per essere soppiantato dalla nuova edizione, la quale conterrà molte più malattie mentali classificate. Frances (team DSM) "Ormai i produttori di droghe legali sono più responsabili delle dipendenze dei produttori di droghe illegali". + 40% per i disturbi bipolari, raddoppiate le diagnosi di iperattività infantile. Poma (Giù le Mani dai Bambini): "In Italia siamo a rischio con 3 milioni di potenziali nuovi pazienti, non dobbiamo commettere gli errori fatti in USA". Costa (Psichiatra La Sapienza): "Tra le nuove possibili sindromi, il lutto e la dipendenza da caffè: noi medici e specialisti siamo vittima delle mode diagnostiche lanciate dalle multinazionali, attenzione perchè è a rischio l'indipendenza della classe medica"
"La semplice tristezza e l’astinenza da caffeina stanno per diventare malattie mentali. La prossima edizione del manuale, il DSM-V, in uscita nel 2012, potrebbe far diagnosticare come malati mentali milioni di persone sane, affette da normalissimi problemi di tristezza o sofferenza". La dichiarazione sarebbe normale se rilasciata da un fervente attivista di un movimento anti-psichiatrico, ma diventa eccezionale se consideriamo che è di un "big-boss" della psichiatria americana, Allen Frances, coordinatore del team di specialisti che ha curato l'edizione attualmente in uso del Manuale Diagnostico per le Malattie Mentali, utilizzato per perfezionare diagnosi da psichiatri di tutto il mondo, la cui 5^ revisione vedrà appunto la luce tra meno di 18 mesi. "Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria inflazione diagnostica - prosegue Frances, che è intervenuto al convegno "Pharmageddon" organizzato presso la Comunità di San Patrignano - e già oggi, ogni anno, il 25% della popolazione statunitense - circa 45 milioni di persone - si vede diagnosticare un disordine mentale, eventualità che sale al 50% degli abitanti se consideriamo le persone anziane. Nel DSM-IV (l'edizione attualmente in uso del Manuale, curata da Frances, ndr) abbiamo cercato di essere il più cauti possibile ma non abbiamo comunque evitato l’aumento delle patologie e la conseguente tendenza all'incremento delle diagnosi, a cause della quale i disordini bipolari sono 'aumentati' del 40% rispetto a quanto avveniva con la precedente edizione del Manuale (il DSM-III ), quelle di autismo sono cresciute del 25%, e quelle di ADHD, la Sindrome da iperattività e deficit di attenzione dei bambini, sono addirittura raddoppiate, mentre gli antipsicotici sono venduti con un giro d’affari di 50 miliardi di dollari all’anno". Quella di Frances è una vera confessione-shock, con anche il sapore di un "j'accuse" verso molti suoi colleghi: "Ormai i produttori di droghe legali sono più responsabili delle dipendenze delle persone rispetto ai produttori di droghe illegali. Il problema non è nella malafede dei membri della Commissione del DSM - prosegue lo psichiatra - ma nella loro appartenenza all’élite del settore psichiatrico: non si rendono conto che le loro indicazioni, in mano a medici frettolosi e non sempre competenti e con la pressione irresponsabile delle industrie farmaceutiche, possono portare a gravi abusi. Le nostre attuali conoscenze fra l’altro non ci permettono la prescrizione preventiva degli psicofarmaci, e sarebbe quindi importante che i medici non eseguano le diagnosi con disinvoltura e valorizzino le terapie relazionali rispetto a quelle farmacologiche", ha concluso l'esperto americano. Sul punto è intervenuto Luca Poma, giornalista e portavoce di "Giù le Mani dai Bambini" (www.giulemanidaibambini.org), il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza pediatrica nel nostro paese: "La situazione è assai preoccupante, perchè come ha dichiarato sul Corriere della Sera il giornalista Mario Pappagallo 'un mondo di pazzi sarebbe un gran bel mercato', dal momento che solo in Italia ci sarebbero almeno 3 milioni di nuovi potenziali 'pazienti', e non pochi tra loro sono in fascia pediatrica. Ci renderemo conto a brevissimo - e a spese della salute nostra e dei nostri bambini - di quanto ciò sia assolutamente vero", ha concluso Poma. Anche Emilia Costa, decana di psichiatria, già titolare della 1^ Cattedra dell'Università "La Sapienza" di Roma e Primario di Psicofarmacologia Clinica all'Umberto I°, era nel panel dei relatori di "Pharmageddon", e ha commentato ironicamente: "Dovrei fare istanza al team di colleghi del DSM V affinchè inseriscano una nuova patologia, la "bulimia da diagnosi", perchè questo è quello che sta accadendo in America, con influssi concreti anche in Italia: una sistematica medicalizzazione del disagio ad opera di 'inventori di categorie diagonistiche' che sono tra l'altro in palese conflitto d'interessi. I miei corrispondenti oltreoceano mi dicono che persino un lutto, che è parte della vita di una persona, potrebbe essere diagnosticato come episodio depressivo sul nuovo Manuale, e che tra le patologie che stanno valutando di inserire c'è anche una non meglio precisata 'astinenza da caffeina'. Tutto ciò è folle, noi medici e specialisti siamo vittime delle mode diagnostiche lanciate dalle multinazionali: attenzione - ha concluso l'esperta italiana - perchè è veramente a rischio l'indipendenza della classe medica". Intanto, il Wall Street Journal annuncia che l'American Academy of Pediatrics ha stilato le nuove linee guida per la diagnosi della contestata Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (bambini agitati e distratti), che suggeriscono di consigliare la prescrizione di Ritalin (metilfenidato) anche a bambini in età prescolare, fin dai 4 anni. Le linee guida americane sono poi recepite in molti paesi del mondo.
(Elaborazione da media relation - portavoce@giulemanidaibambini.org)

Lo scandalo del Prof. Biederman: a libro paga delle multinazionali dei farmaci

Il principale sostenitore della terapia farmacologica ai minori é a libro paga dei produttori di farmaci! Un nuovo grave scandalo per conflitto di interesse parte dalla Medical School di Harvard negli Stati Uniti ed investe l’Europa: il Prof. Biederman, uno dei più autorevoli sostenitori al mondo della terapia a base di psicofarmaci sui bambini per problemi della Condotta e Deficit di Attenzione ed Iperattività (ADHD), è a libro paga di una multinazionale farmaceutica. L’esperto, sui cui lavori scientifici si basano anche nel nostro paese molte strategie terapeutiche sui minori, pubblicava studi clinici in teoria ‘indipendenti’ sull’efficacia dei farmaci, e contemporaneamente incassava denaro per consulenze private da parte dei produttori dei farmaci.

(Fonte:denuncia del New York Times tradotta da Giù le Mani dai Bambini)

San Patrignano: Forum Istituzionale sui confini sempre più labili tra sostanze legali e illegali

La giornata si aprirà con il Forum Istituzionale “Dipende da noi” in cui si parlerà dei confini sempre più labili tra sostanze legali e illegali e di come le politiche di riduzione della domanda intendano affrontare quella che appare come una precisa strategia di marketing orientata alla creazione di una società medicalizzata e “dipendente”. Al centro, l’aumento del consumo dei farmaci per motivi non medici che negli USA, dopo la marijuana, rappresentano la principale sostanza d’abuso e che vedono i sedicenni italiani quarti in Europa.
Allen Frances riferirà su - LA MEDICALIZZAZIONE DELLA CONDIZIONE UMANA - Il fenomeno dei farmaci psicoattivi utilizzati per motivi non medici è legato intrinsecamente all’aumento della loro disponibilità nella società e al boom delle malattie la cui cura prevede, appunto, farmaci. Basti pensare che nel 1952, la terza edizione del DSM, il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali utilizzato dagli psichiatri di tutto il mondo per prescrivere psicofarmaci, vedeva elencati 128 disturbi mentali. Nel 1994 sono saliti a 357 e nel DSM V che uscirà nel 2013, saranno oltre 900. Tra le new entry si prevedono anche gioco d’azzardo e sindrome di astinenza da caffeina. Un fenomeno che porta a chiederci se siamo tutti più malati, se sono gli strumenti diagnostici ad essere cambiati o se è il concetto di malattia ad essersi allargato. Domande che si è posto Allen Frances, professore emerito di psichiatria presso la Duke University School of Medicine di Durham, NC. Dopo essere stato responsabile della task force che ha redatto il DSM IV, da qualche anno ne è diventato uno dei critici più convinti.
Al WeFree Day, Frances presenterà gli ultimi dati in materia, che qui riassume così. “Secondo il National Institute of Mental Health, il 20-25% della popolazione adulta degli Stati Uniti, circa 45 milioni di persone, soffre di una qualche forma di disordine mentale. Mi chiedo come sia possibile. Al 40% dei bambini viene diagnosticato un disturbo bipolare mentre si stima che entro i 32 anni di età al 50% della popolazione viene diagnosticata una sindrome di ansia, al 40% un qualche disturbo dell’umore o una forma di dipendenza. Poiché nell’ambiente non sono avvenute modifiche di tale entità, è la griglia diagnostica ad essersi allargata”. La cosa ci ha messo poco a fare breccia tra le fila delle case farmaceutiche e da quel momento i rapporti tra industria e medici universitari si è rafforzato fino al punto che si stima che dei 170 psichiatri preposti alla redazione dell'ultima edizione del DSM, oltre il 70% conta rapporti di lavoro con le corporation del farmaco.
Ray Wagner parlerà degli – ANTIDOLORIFICI PER L’ANIMA, IL CASO OXYCONTIN - Parliamo di farmaci psicotropi, quelli che di solito si prendono solo su prescrizione medica come sedativi, antidepressivi, stimolanti e, in particolare, antidolorifici oppioidi. Proprio i farmaci contro il dolore cronico, nati per alleviare alcune tra le condizioni di salute più gravi, sono i più gettonati. Dal Vicodin, il famoso aiutino del Dott. House, all’Oxycontin, antidolorifici potentissimi che oltre a togliere il dolore, sono in grado di procurare uno stato di alterazione che nulla ha da invidiare a quello procurato dall'eroina. Complice una serrata operazione di marketing ad opera della Purdue Pharma, in grandi città come New York o Toronto l’Oxycontin ha letteralmente rimpiazzato l’eroina tanto da essere chiamata, in slang, “hillbilly heroin”.
Uscita sul mercato nel 1995, l’Oxycontin si è diffusa in fetta arrivando a vendite per 1 miliardo di dollari nel 2001 per poi raggiungere quota 2.5 miliardi nel 2008. Sono anni in cui, causa la guerra in Afghanistan, di eroina in giro ce ne è poca. Contemporaneamente, la casa produttrice, la Purdue Pharma mette in atto una serrata operazione di marketing: 40 tra congressi e seminari formativi in soli 4 anni, una partecipazione, tutta spesata, di oltre 5000 tra medici, infermieri e farmacisti. Studi di mercato per individuare i dottori dalla ricetta facile ma, soprattutto, una grossa strategia di disinformazione. Pur sapendo che il rischio di dipendenza può raggiungere il 50% la Purdue dichiara che poco si discosta dal 1%. Una falsità che negli USA è costata 646 milioni di dollari di penale. Ora anche il Canada, che dopo gli Stati Uniti è il paese più colpito dal problema, si appresta a chiedere i danni attraverso una causa collettiva guidata dall’avvocato Ray Wagner.
Il caso verrà presentato al WeFree Day. “Noi non rappresentiamo persone che sono diventate dipendenti da Oxycontin perché in cerca di uno sballo facile ma casalinghe, professionisti, studenti che si sono visti rovinare la vita dopo essere entrati nello studio di un medico”. L’ITALIA…INSEGUE IL “SOGNO” AMERICANO. In Italia la situazione non è ancora a livelli degli Stati Uniti ma ci stiamo arrivando. Secondo dati Espad, i sedicenni italiani sono quarti in Europa per il consumo di tranquillanti e sedativi senza prescrizione medica e quindi per ottenere altri effetti. Sopra tutti, i farmaci per l’iperattività, un anfetamine-mimetico che in assenza della patologia ha effetti eccitanti. I giovani, complice Internet, sanno bene che se prendono un ipnotico o un barbiturico e lo associano all’alcol l’effetto di quest’ultimo viene amplificato. Insomma, siamo di fronte ad una generazione di consumatori consapevoli che, in una società invasa dai farmaci, hanno accesso a questi medicinali a partire dall’armadietto nel bagno dei genitori.
A parlare della situazione italiana vi sarà il Capo del Dipartimento Antidroga Giovanni Serpelloni e ancora più nello specifico, relativamente alla medicalizzazione dell’infanzia e all’utilizzo epidemico di Ritalin per contrastare iperattività e deficit di attenzione, sarà presente Emilia Costa, Professore di Psichiatria alla Sapienza Università di Roma e decano del Comitato Scientifico di “Giù le mani dai bambini Onlus”.
La prospettiva italiana, vedrà il contributo anche di Gilberto Gerra, Direttore Prevenzione e Salute presso l’UNODC Italia, Fabrizio Oleari, Capo Dipartimento Prevenzione e Comunicazione presso il Ministero della Salute e Valentina Aprea, presidente della Commissione Cultura presso la Camera dei Deputati.

Tubercolosi, scabbia e sifilide: con la crisi tornano le malattie della povertà anche perchè i prezzi dei farmaci sono inaccessibili

Detenuti, senzatetto, immigrati, anziani sono i primi a essere colpiti: i più deboli, a causa della malnutrizione e di un sistema immunitario depresso. Ma l'aumento della Tbc fra chi vive ai margini non ha fatto notizia finché il contagio non è arrivato ai bambini, nelle scuole e negli ospedali: 122 a Roma, 179 a Milano.

Il problema sembra essere la difficoltà ad accedere a cure e farmaci. Spesso le persone malate, se indigenti, non riescono a curarsi e diventano focolai pericolosi per tutti. Ilaria Uccella, medico infettivologo del San Gallicano di Roma, ha detto a una giornalista di Repubblica - che ha condotto un'inchieta sul tema - che un farmaco molto usato per la sifilide, la Betadin Penicillina, è stato portato dall'Aifa da classe A a classe C: significa che ora per una terapia si è passati da 2 euro a 140 euro.

Fonte: repubblica.it

Due apicoltori contro i neo-nicotinoidi che uccidono le api

Renato e Marisa, sono due apicoltori dell'astigiano che da anni vedono morire, in percentuali spaventose, le loro api a causa degli effetti che sugli insetti (non solo sulle api) hanno dei nuovi fitofarmaci.
A proprie spese Renato e Marisa hanno fatto fare analisi che dimostrano che la causa della moria della api sono questi neonicotinoidi, hanno a disposizione anche studi validi, che da anni presentano ai politici e ai funzionari della Regione Piemonte. Quegli stessi funzionari che hanno reso obbligatori (avete letto bene: OBBLIGATORI) tre trattamenti all'anno, per i quali permettono la scelta fra tre formulazioni, ma in ogni formulazione c'è almeno un neonicotinoide. Se un viticoltore non fa questi trattamenti viene condannato (a meno che non abbia un bollino biologico: quindi ammettono che si può anche fare in altro modo). D'altra parte, è stato sospeso l'uso di semi di mais conciato con questi insetticidi.
Sulla vite è obbligatorio usarli. Di fronte al muro di gomma, non potendo fare altrimenti (se si tiene la nonviolenza come principio) da cinque giorni stanno facendo sciopero della fame, di fronte alla sede della Regione Piemonte a Torino in Corso Stati Uniti.

Per saperne di più sulla loro storia e sulle loro iniziative: http://www.rfb.it/bastaveleni/default.htm

Le medicine su misura: perché servono e in che consistono

Si è cominciato a parlare di "medicina personalizzata" da quando il genoma umano è stato studiato e compreso. Subito si sono sollevate false speranze. Da poco si è iniziato a raccogliere i primi frutti di quelle promesse, frutti che forse non matureranno appieno se non con il tempo.
Cosa significa il termine “medicine personalizzate? Significa curare i tumori e altre malattie scegliendo farmaci e trattamenti sulla base del dna di ogni singolo individuo. Questa è una strategia che comporta il rinnovamento del sistema sanitario molto costoso e poco efficiente.

Perché occorrono le medicine personalizzate?
In media, le terapie contro le principali malattie che affliggono gli esseri umani sono efficaci su meno del 50% della popolazione. Nel caso del cancro, i farmaci funzionano per circa il 25% dei malati. Quando un medico tratta un paziente con un determinato farmaco, dunque, ha solo il 25% delle possibilità che il trattamento funzioni; nel restante 75% non accade nulla. Risolvere questo problema è una delle priorità per la medicina del ventunesimo secolo".

In che cosa consistono gli studi che permettono la personalizzazione delle cure.

Nei laboratori si studiano le cellule sane e quelle malate di un individuo e si cerca di capire quali sono i geni coinvolti e i diversi attori molecolari che risultano alterati nel tessuto malato. Si ottiene così un quadro complessivo di tutti i cambiamenti genetici che avvengono in quella particolare malattia;.si esamina cosa comporta la loro presenza e quali meccanismi si mettono in moto in modo da capire cosa bisogna cercare di prendere di mira per vincere la malattia.

"L'idea è di fare dei test genetici per ogni persona, così da poter determinare i trattamenti e le dosi più indicate per ciascuno sulla base del suo Dna. Ciò vuol dire:
- essere nelle condizioni di fare delle diagnosi estremamente accurate
- poter utilizzare queste informazioni per determinare la prognosi del paziente
- utilizzare i dati per prendere le decisioni terapeutiche più efficaci per quel paziente. Anche se a prima vista può sembrare una spesa insostenibile, in realtà è una svolta molto importante dal punto di vista dei costi. La maggior parte dei nuovi farmaci (in particolare quelli contro il cancro) è molto costosa, i trattamenti possono arrivare fino a 50.000 dollari. Con dei semplici test è possibile determinare chi ha le caratteristiche genetiche per rispondere a una determinata terapia: in questo modo non solo si risparmia, ma si evita anche di far perdere tempo al paziente con delle terapie inutili, moltiplicando così le possibilità di trovare la via più giusta per lui".

"Nel prossimo futuro sarà possibile fare, con un semplice prelievo del sangue, l'analisi del Dna di tutti i neonati a costi accessibilissimi, per poi conservare le informazioni genetiche come parte del loro profilo medico. Questo scenario consentirà non solo di conoscere fin dal principio la presenza di eventuali problemi, ma anche di sapere se si è più o meno predisposti a sviluppare determinate malattie, così da poterle prevenire anche attraverso lo stile di vita.

(Fonte: repubblica.it)

Medici Senza Frontiere: aziende farmaceutiche alzano i prezzi dei farmaci anti-retrovirali per i paesi poveri

Numerose compagnie farmaceutiche hanno abbandonato i programmi di riduzione dei prezzi dei farmaci contro l’HIV nei paesi a medio reddito, come si legge nel rapporto pubblicato da Medici Senza Frontiere e presentato alla Conferenza internazionale sull’AIDS IAS 2011, tenuta in questi giorni a Roma.
Il rapporto “Untangling the Web of ARV Price Reductions“ – che analizza i prezzi di 23 antiretrovirali attraverso le informazioni fornite da 19 produttori – mostra anche la costante tendenza alla riduzione dei prezzi per i farmaci non bloccati dai brevetti.
“Mentre si assiste a un costante progresso per ridurre i prezzi per i paesi piu’ poveri, si dimentica che un numero significativo di persone con HIV/AIDS vive in paesi che adesso sono esclusi dalla riduzione dei prezzi”, dichiara Nathan Ford , coordinatore medico della Campagna di MSF (Medici Senza Frontiere) per l’Accesso ai farmaci essenziali.

La Tibotec/ Johnson & Johnson esclude tutti i paesi classificati come “a medio reddito” dalla riduzione dei prezzi. La Abbott esclude i paesi a basso reddito e quelli a medio reddito dalla riduzione dei prezzi per uno dei suoi farmaci. La ViiV (Pfizer + GlaxoSmithKline) non propone piu’ prezzi ridotti ai paesi a medio reddito, nemmeno quando i programmi sono totalmente finanziati dal Global Fund (Fondo Globale per combattere AIDS, TB e Malaria) o dal programma governativo degli Stati Uniti, PEPFAR.
La Merck ha appena annunciato che non applichera’ piu’ prezzi scontati per 49 paesi a medio reddito per il suo nuovo farmaco raltegravir. Questa mossa lascia fuori paesi con un gran numero di persone che vivono con HIV/AIDS, come l’India, l’Indonesia, la Tailandia, il Viet Nam, l’Ucraina, la Colombia e il Brasile. Oggi il Brasile paga 5.870 dollari a paziente all’anno solo per questo farmaco. Nei paesi meno sviluppati, Merck fa pagare 675 dollari a paziente all’anno per lo stesso farmaco, che e’ gia’ quattro volte il prezzo della tripla combinazione raccomandata come prima linea (TDF/3TC/EFV).

Cio’ accade sulla scia dell’accordo siglato la scorsa settimana tra la casa farmaceutica Gilead e il Medicines Patent Pool, che lascia fuori un certo numero di paesi in via di sviluppo e mira ad espandere l'accesso alle terapie antiretrovirali a prezzi accessibili attraverso la negoziazione delle licenze che possono essere utilizzate da produttori di farmaci generici.
MSF ha avviato programmi di trattamento dell'HIV in America Latina e in Asia più di dieci anni fa, e ha poi trasferito molti di essi alle autorità locali confidando nel fatto che i pazienti avrebbe potuto accedere al trattamento di cui hanno bisogno attraverso i programmi governativi. Molti pazienti in questi paesi, inoltre, sono in trattamento per l'HIV da molti anni, ed hanno ora bisogno di passare a nuovi farmaci, ma la presenza di brevetti su questi ultimi ne blocca l'accesso alla versione generica più economica.
"I programmi di riduzione dei prezzi attuati dalle societa’ farmaceutiche hanno dimostrato di non essere una soluzione a lungo termine", ha dichiarato Janice Lee, farmacista della Campagna di MSF per l'Accesso ai Farmaci Essenziali. "In presenza di brevetti e quando le aziende si rifiutano di tagliare i prezzi, i governi devono cominciare a non tenere conto dei brevetti per mantenere in vita le persone sieropositive".
'Le licenze obbligatorie' emesse da Tailandia e Brasile per i farmaci contro l’HIV nel 2006 e nel 2007 hanno contribuito notevolmente ad abbassare i prezzi. Ma nonostante il fatto che queste misure siano ammesse dalla normativa del commercio internazionale, i paesi che le hanno messe in atto si sono ritrovati vittime di ritorsione da parte delle aziende farmaceutiche e di altri governi.
Il rapporto di MSF contiene anche una buona notizia. Grazie alla continua concorrenza dei generici, il farmaco tenofovir ora costa 76 dollari all’anno a paziente, ed e’ meno caro rispetto allo zidovudina (AZT) che costa 88 dollari all’anno a paziente. Ciò significa che sta diventando sempre più accessibile anche per i paesi poveri passare all'utilizzo delle combinazioni raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) a base di tenofovir, abbandonando la stavudine (d4T), che ha significativi effetti collaterali a lungo termine.
Il prezzo di una combinazione fatta di una sola pillola da prendere una volta al giorno, contenente tenofovir, è sceso del 70% da quando l'OMS ha raccomandato di passare a trattamenti meno tossici cinque anni fa; per la precisione, si e’ passati dai 613 dollari ai 173 dollari di oggi per paziente all’anno.
"Stiamo vedendo che i prezzi dei farmaci continuano a diminuire quando i brevetti non costituiscono un ostacolo per la produzione di generici", dichiara Janice Lee, farmacista della Campagna di MSF per l'Accesso ai Farmaci Essenziali. "Queste riduzioni aumentano le possibilità di raggiungere il nuovo obiettivo delle Nazioni Unite di arrivare ad avere 15 milioni di persone in trattamento entro il 2015."
MSF fornisce il trattamento antiretrovirale a 170.000 persone in 19 paesi.

Fonte: Medici Senza Frontiere

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