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Asta Bot: rendimenti ai massimi dal 2008

Crescono ancora i rendimenti dei titoli di Stato a breve termine. Il Tesoro ha collocato otto miliardi del Bot semestrale in asta oggi al tasso del 3,071%, il rendimento massimo dal settembre 2008. La domanda per il Bot semestrale, scadenza 30 marzo 2012, ha raggiunto i 13,9 miliardi di euro. Collocato anche il Bot a tre mesi 15 dicembre 2011, venduto per tre miliardi contro offerte pari a 8,078 miliardi al rendimento medio dell'1,808%.

(Fonte: corriere.it)

Tempesta in Borsa - Documento unitario: recuperare credibilità

È di nuovo tempesta sui mercati europei, e la borsa di Milano è la peggiore fra le piazze del vecchio continente mentre lo spread sui Btp italiani, alla vigilia dell'asta di domani, balza fino a 313 punti base. L'ennesimo taglio del rating greco, lo stallo prolungato che impedisce un accordo sul debito americano, le nuove incertezze sulla crisi della Grecia: tutti fattori che stanno facendo riaffiorare i timori di un effetto-domino in Europa. E in Italia tutte le parti sociali lanciano un appello congiunto: serve discontinuità per crescere.

Un ultimo appello dopo mesi di pressing per chiedere al governo misure per la crescita. L'iniziativa nasce da un colloquio telefonico in mattinata tra il leader delle banche Giuseppe Mussari e la presidente degli industriali Emma Marcegaglia. Che poi nel primo pomeriggio ha chiamato i leader dei sindacati. Nel giro di poche ore si è così coagulato il consenso delle sigle che avevano già aderito, dallo scorso novembre, al tavolo per definire proposte da presentare insieme al governo per sostenere la crescita.

(Fonte: il messaggero.it)

Il 21 giugno in Senato: verifica di governo

Per martedì prossimo 21 giugno alle ore 16 è previsto al Senato il dibattito sulla verifica della maggioranza. Per quel giorno è previsto l'intervento del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che terrà una informativa sulla nuova maggioranza che sostiene l'esecutivo dopo l'uscita dei finiani e l'ingresso del gruppo dei responsabili. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Risponde appieno alla sollecitazione giunta dal presidente della Repubblica dopo la nomina dei nuovi sottosegretari che in qualche modo sanciva un cambio di maggioranza.

(fonte: il tempo.it)

Tremonti e Berlusconi l'un contro l'altro armati? Storia di un complotto?

Un tarlo corrode i pensieri Berlusconi: si sono rimessi tutti in moto per puntare a un governo di transizione guidato da Tremonti. Col protagonista che guida le operazioni.
I big del Pdl, da Alfano a Verdini a Fitto ai capigruppo, ieri hanno improvvisato un gabinetto di guerra telefonico proprio per decifrare la mossa del superministro Tremonti: «Giulio - questo il ragionamento - ha capito che la Lega non è più compatta su di lui. Anzi in molti gli addebitano la sconfitta elettorale. E allora lui annuncia lacrime e sangue con l’obiettivo di aizzarli tutti, e di costringere Bossi a staccare la spina al governo in vista di Pontida. Per la serie: se non si può fare nessuna riforma cambiamo quadro». Operazione spregiudicata. Che denoterebbe al tempo stesso forza ma anche disperazione. Come se Tremonti avesse deciso di giocarsi il tutto per tutto: «Non ha voti - dicono nella war room -non ha un partito, non è il capo della Lega. O ci uccide lui con una manovra di palazzo o torna a fare il professore».
Il premier è convinto che Tremonti si presterebbe alla manovra contro di lui. E soprattutto il Cavaliere è convinto che dietro tanta spavalderia ci sia la mano del Quirinale. Sarebbe Napolitano il regista di un’operazione che mira a sostituire l’attuale con un governo che affronti l’emergenza e metta mano alla legge elettorale. Guidato, come fece Scalfaro con Dini, dal ministro del Tesoro del governo uscente: «La verità - dicono nell’inner circle del premier - è che andrebbe aperta una grande vertenza politica col Colle, ma non ne abbiamo la forza».

(Fonte: il riformista.it)

Perché il governo vuole impedire che si tengano i referendum sul nucleare e sulla privatizzazione dell'acqua

Le intenzioni del governo vanno in direzione opposta a quelle dei promotori del referendum. L'editoriale cerca di spiegare il perché.

Editorial: 
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stg

Bipolarismo maggioritario all'italiana

Ah, che confusione! Che caos! Chi martedì sera pensava di averla svangata assistendo all'ennesima vittoria di Berlusconi, fresco di fiducia nei due rami del Parlamento (anche se molto risicata alla Camera) aveva ingenuamente fatto i conti senza l'oste. Anzi, senza gli osti...
Capita così che in una fredda mattina invernale, tra un approfondimento e l'altro, mi accorgo che alcune certezze che credevo di avere in materia di politica e nella fatispecie di legge elettorale, si rivelano essere veri e propri cavalli di Troia, che nascondono nel loro vuoto e capiente grembo, una serie di nebulose quanto cervellotiche regole e non regole.
Mi (e vi) evito un trattato sui massimi sistemi elettorali mondiali, perchè dopo una breve ricerca, mi sono reso conto che l'argomento oltre ad essere noioso dovrebbe essere spiegato da chi, a differenza mia, è da considerarsi studioso ed esperto in materia, ma permettetemi di proporre un breve resoconto su quello che è stato è, e presumibilmente sarà, il sistema politico Italiano.
C'era una volta il secondo dopoguerra, ed in uno scenario del genere nacquero dalle macerie del conflitto, due schieramenti politici contrapposti, la Democrazia Cristiana, nata dalle ceneri del PPI di Don Sturzo, ed il Partito Comunista Italiano, in cui si rispecchiavano coloro i quali incarnavano gli ideali della Resistenza Antifascista, cui si aggiungevano realtà più piccole come il Partito Socialista o quello Repubblicano che come vedremo diventeranno fondamentali nel proseguio del resoconto.
In questo scenario infatti, la paura principale era che il PCI riuscisse a prendere il potere in Italia ed a dirottare un paese strategico come il nostro, sotto l'egemonia dell'URSS anziché mantenerlo sotto “l'ala protettrice” della NATO.
Il sistema elettorale in uso in quel periodo era di tipo proporzionale, ed assegnava seggi in parlamento in proporzione al numero di voti ottenuti dalle urne. La radicazione religiosa e gli interventi più o meno celati ed occulti delle democrazie occidentali (primi fra tutti gli Stati Uniti), consentirono alla Democrazia Cristiana di governare ininterrottamente in Italia per quasi mezzo secolo, coadiuvata dai partiti di minore rilevanza numerica, ma di notevole valore strategico (PSI o il PRI) che uniti riuscirono a tenere in minoranza il Partito Comunista, impedendo di fatto l'alternanza e relegandolo sui banchi dell'opposizione.
Il proporzionale garantiva una fedele rappresentanza del volere del popolo in Parlamento, ma di fatto non garantiva la governabilità dal momento che i partiti erano continuamente costretti a creare e riproporre accordi che spesso venivano infranti e portavano allo scioglimento delle Camere ed alla formazione di nuovi governi, donandogli vite brevi e a volte brevissime, dai sei mesi a pochi anni.
Con l'avvento di Tangentopoli negli anni Novanta, il crollo della cosiddetta “Prima Repubblica” e l'azzeramento della classe dirigente e partitocratica italiana (azzeramento di fatto, ma mantenimento dello status quo nella sostanza), a seguito della fine del periodo delle Ideologie con il conseguente crollo dei grandi partiti di massa (DC e PCI), nacquero nuovi partiti e movimenti politici meno ideologici e più “personalistici” nei quali gli italiani facevano fatica ad identificarsi dopo anni di abitudine ad una politica ormai sgretolata: Forza Italia, PDS, UDC, Alleanza Nazionale, Lega Nord (anche se in realtà quest'ultima fece la sua comparsa sul finire della Vecchia Repubblica)... calcarono le scene della politica e con le elezioni del 1994, sancirono la nascista della cosiddetta Seconda Repubblica.
Questo “nuovo modo” di fare politica aveva però bisogno di tagliare i ponti con il passato, ed allora venne proposto un nuovo sistema elettorale, il cosiddetto “Mattarellum” (1993), dal nome del promulgatore della legge, Sergio Mattarella: un sistema misto con una quota maggioritaria al 75% ed i restanti seggi assegnati proporzionalmente, con il bisogno di riunire le forze politiche in coalizioni allo scopo di portare il sistema politico italiano da una sterminata fratturazione in partitini, sempre di più verso un vero e proprio bipolarismo bipartitico.
Questo significava nella concretezza, il passaggio ad un sistema maggioritario, processo che fu concluso nel 2005 attraverso la legge elettorale che il suo stesso promulgatore, Roberto Calderoli definì “legge Porcata” e che per questo fu subito ribattezzata “Porcellum”: il maggioritario si fece più secco, venne introdotto lo sbarramento al 5% per i partiti (solo chi ottiene più del 5% dei voti ha diritto di rappresentanza in parlamento), e l'assegnazione del “premio di maggioranza” alla coalizione che ottiene più voti (oltre che alla nomina dei senatori in base ai risultati regionali, con lo scopo, nel tempo, di far diventare il Senato della Repubblica una vera e propria camera di rappresentanza per le regioni e la trasformazione dell'Italia in una repubblica federale).
Nascono così PDL (dalla fusione di Forza Italia ed Alleanza Nazionale) ed il suo omologo PD (dall'unione dei Democratici si Sinistra e della Margherita), con lo scopo di imitare altri paesi (Gran Bretagna o Stati Uniti), senza però considerare la matrice ideologica e sociale del nostro paese.
Questo sistema di assegnazione dei seggi ha garantito stabilità e governabilità ad un prezzo elevatissimo: le minoranze sono state di fatto spazzate via, i partiti maggiori hanno invitato gli elettori a sabotare il voto nei confronti di forze che difficilmente avrebbero raggiunto il 5% orientandolo a loro favore (il cosidetto “voto utile”), ma soprattutto maggioranza assoluta in parlamento alla coalizione che ha ottenuto la maggioranza relativa alle elezioni: nella realtà dei fatti questo ha significato che al partito con il 30% dei consensi, è stata affidata la maggioranza assoluta in Parlamento in barba alle regole democratiche che dovrebbero garantire la rappresentabilità (senza parlare dell'impossibilità di nominare i propri rappresentanti con liste chiuse scelte dalle segreterie dei partiti, l'ennesimo piccolo passo verso la dittatura [ndr]).
L'errore di fondo di questa legge elettorale risiede però in un discorso di tipo sociale più che legale: l'Italia infatti è da sempre stata l'unione di diversi popoli e diverse culture (Regno delle due Sicilie, Stato Pontificio, Granducato di Toscana, Savoia...), ed a differenza degli altri paesi europei, il nostro ha conosciuto il senso della parola “unità” solamente in tempi relativamente brevi (fatta l'Italia ora è il tempo di fare gli Italiani [come disse D'Azeglio dopo l'unificazione del 1861]).
L'Italia è una Repubblica giovane ed affonda le sue radici in una suddivisione sociale e culturale che per molti secoli l'ha segnata profondamente. L'idea quindi di utilizzare un sistema politico bipolare e bipartitico per rappresentare un'assai variegata stratificazione, è di per se una contraddizione in termini.
Segnali di disgregazione da tempo erano nell'aria, e ieri con l'annunciata nascita del “terzo polo” (ma guai a chiamarlo terzo, minaccia Casini), segna di fatto la fine di un sistema politico maggioritario, senza però che si sia fatto il passo fondamentale a garantire questo cambiamento, ovvero la modifica della legge elettorale.
Sembra una di quelle barzellette in cui c'è un Italiano, un Francese e un Tedesco, in cui alla fine la svanga sempre l'Italiano grazie alla sua rinomata capacità di arrabattarsi e trovare una soluzione, ma scherzi a parte, un ex-radicale (Rutelli), un ex-fascista (Fini) ed un ex-democristiano (Casini), si sono dati appuntamento ed hanno gettato le basi per la costituzione di quella che definiscono come un'alternativa per i “moderati italiani”, come se chi vota PD o PDL fosse un estremista, senza ricordare che quelli che potevano essere tacciati come tali (la cosiddetta “sinistra radicale” per esempio), sono stati già cancellati dal Porcellum.
Come spesso accade in Italia, le cose iniziano a farsi confuse e sconclusionate, ed il marasma porterà come sempre ha fatto, ad un ulteriore rallentamento dell'evoluzione del nostro paese e ad un aggravarsi della situazione politica, economica e sociale.
La tanto chiacchierata crisi miete vittime giorno dopo giorno, la politica non è più in grado di garantire le risposte ai cittadini che ancora hanno la voglia di credervi, ed il malumore lievita, alimentandosi di queste incertezze e scaturendo sempre più di frequente in manifestazioni di rabbia e dissenso. Nell'epoca della globalizzazione e del mercato mondiale, l'instabilità è la manna dal cielo per gli speculatori, ed il rischio di fare la fine della Grecia, dell'Irlanda o del Portogallo, è sempre meno dietro l'angolo e sempre più una realtà con la quale presto, molto presto, dovremo fare i conti.
Che si mantenga il maggioritario, che si torni al proporzionale o che, da Italiani, riusciremo ad inventarci un nuovo modo di eleggere e soprattutto farsi eleggere, questa transizione richiederà molto tempo e molta sapienza, e purtroppo, mentre del primo ne abbiamo poco, del secondo temo ne siamo completamente sprovvisti.
E alla fine, chi sarà a farne le spese sulla propria pelle? Provate a indovinare...

"L'ecologia al governo": le proposte dei ricercatori del network "Sbilanciamoci!"

Dalle energie rinnovabili alla mobilità sostenibile, dalla lotta ai cambiamenti climatici alla fiscalità ambientale, dall'altra economia al disarmo i leader del centro sinistra sono chiamati da Sbilanciamoci! a pronunciarsi sui concreti impegni che intendono prendere per portare “l'ecologia al governo”. Nell'articolo in allegato, ne proponiamo una sintesi.

Fonte: www.sbilanciamoci.info

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IL governo ha tenuto: per me é un bene

IL governo ha tenuto, questo ci fa ben sperare, per una volta ha prevalso la responsabilità verso il Paese, anziché gli interessi e gli odi personali. E sono state due donne, è bene sottolinearlo, perché sono le donne che di prassi aiutano e sono più consapevoli, e questa volta hanno avuto una visione più ampia e prospettica, mostrando coraggio e decisione. Anche Moffa, bisogna dirlo ha fatto la sua parte, non riconoscendo i fanatismi superegoici di Bocchino. Quello che però sfugge è il fatto che l’opposizione non si guarda mai allo specchio, vede sempre la pagliuzza negli occhi dell’altro! Una sana opposizione consiste nel dire esplicitamente cosa si vuol fare e come lo si vuol fare, confrontando i propri programmi con quelli dell’avversario. Al contrario le varie “opposizioni” non fanno altro che insultare ed aggredire senza mai guardare in casa propria ed ai propri errori. Speriamo che Casini mostri maggiore saggezza!

Il Governo otterrà la fiducia e se si quanto tempo resterà in carica?

Slitta a Gennaio l'udienza della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento

Appena eletto il nuovo Presidente della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo, ha indetto una conferenza stampa ed annunciato il rinvio a Gennaio della discussione per valutare la legittimità costituzionale del "legittimo impedimento" prevista per il 14 Dicembre. Lo slittamento è dovuto alla concomitanza con il voto di fiducia del Parlamento verso il governo, ed era stato chiesto dai legali del premier che, essendo anche parlamentari del PDL, non avrebbero potuto essere presenti in consulta per esprimere il loro voto in Parlamento (una sorta di impedimento a dibattere sull'impedimento).
Questo consentirà alla Consulta di esprimere un giudizio in un clima più sereno e al governo di concentrarsi per ora solo sulla fiducia.
Ugo De Siervo, lo ricordiamo, era un giudice costituzionale dal 2002 e fu eletto dal parlamento su indicazione del centrosinistra. La Corte Costituzionale è l'organo previsto per valutare la conformità delle leggi alla Costituzione Italiana, è quindi dal punto di vista giuridico l'organo supremo. Già 2 volte, su leggi simili, cioè che garantivano l'immunità dai processi per il Presidente del Consiglio e i Presidenti delle 2 Camere la Corte si espressa con parere negativo giudicandole incostituzionali e quindi annullandole con il suo verdetto.

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