infanzia

A Torino il via ufficiale del garante dell'Infanzia

Vincenzo Spadafora, garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza, apre un percorso di confronto e ascolto di tutte le realtà che operano nel mondo della difesa dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia, come già annunciato al momento del suo insediamento. Primo appuntamento di questo cammino, che coincide con la prima uscita pubblica del garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, il convegno a Torino presso la Sala Colonne del Palazzo del Municipio per commentare, con il sindaco di Torino Piero Fassino, Andrea Gavosto (direttore Fondazione Giovanni Agnelli), Chiara Saraceno (professore di ricerca presso il Wissenschaftszentrum fur Sozialforschung di Berlino), Elide Tisi (assessore alle Politiche Sociali del Comune di Torino), Giulio Cederna (curatore dell'Atlante, Save the Children Italia), Valerio Neri (direttore generale Save the Children Italia) e Raffaela Milano (direttore programmi Italia Europa Save the Children Italia), i dati della seconda Edizione dell'"Atlante dell'Infanzia a rischio. (Elaborazione da DIRE - Notiziario Minori)

Un milione di bimbi stranieri regolari in Italia

Nelle scuole dell'infanzia l'8,4% dei bambini stranieri è nato in Italia, afferma il workshop "Nessun Luogo è lontano", che si è svolto alla Camera dei Deputati su "Immigrazione e diritti di cittadinanza". Ci sono contesti, quartieri e comuni in cui la presenza straniera ha raggiunto picchi davvero significativi. Quartieri romani, come il I o il XX Municipio, attestano che si sta parlando di una realtà migratoria che ha un'incidenza del 20% sulla popolazione, così come avviene in comuni tra i 15 e i 25 mila abitanti, quali Rovato (Brescia), Lonigo (Vicenza), Castiglione delle Stiviere (Mantova). In altri comuni più piccoli, tra i 5 e i 15mila abitanti, l'incidenza supera il 25%. si tratta di Baranzate (Milano), Verdellino (Bergamo), Porto Recanati (Macerata) e altri nella Lombardia, in Emilia Romagna, nella Toscana e perfino in Sicilia (Acate in provincia di Ragusa). Nel comune di Airole (Imperia), che ha meno di 500 abitanti, ogni 10 residenti 3 sono stranieri. La dimensione quantitativa ha la sua importanza, tanto più quando ad essa si unisce quella qualitativa. Tra i circa 5 milioni di stranieri regolari presenti in Italia, poco meno di un quinto é costituito dai minori (993.238). A questo si aggiunge un'altra nota qualitativa non indifferente: circa 650 mila sono nati in Italia. "Trattandosi per la quasi totalità di minori - afferma Pittau -, ciò significa che questi nei due terzi dei casi sono nati in Italia, e la percentuale è anche più elevata se facciamo riferimento ai bambini della scuola d'infanzia (78,4%)". E la nascita in Italia sarà la tendenza che caratterizzerà sempre più il futuro. In effetti, nel 2010 sono nati in Italia 78.082 figli da entrambi i genitori stranieri. "Le famiglie con almeno un componente straniero incidevano solo per il 3,1% 2001 - puntualizza ancora Pittau - e ora hanno superato l'8% (oltre 2 milioni di nuclei). Una crescente quota di queste famiglie sono miste". Sempre secondo Pittau, un'altra nota qualitativa, utile a interpretare le statistiche, consiste nella constatazione che, quando gli immigrati non vi sono costretti, non tendono - salvo un ristretto numero di casi particolari - a ritornare nei loro paesi di origine, dove la situazione è ben peggiore di quella italiana. Il ritorno obbligato si è verificato per oltre 600 mila cittadini non comunitari, che nel corso del 2010 hanno visto scadere il loro permesso di soggiorno senza poterlo più rinnovare: poiché un terzo di questi permessi era stato concesso per motivi familiari, in questo rimpatrio fallimentare sono stati coinvolti anche molti minori. Invece, i cittadini stranieri che si sono cancellati dall'anagrafe sono stati nel 2010 solo 32.817.
(Elaborazione da Well/ Dire)

In crescita cyberbullismo e adescamento in rete

indagine condotta dalla commissione parlamentare per l'infanzia
(DIRE - Notiziario Minori) Roma, 23 dic. - In Italia sono in aumento il cyberbullismo e il grooming, cioé l'adescamento in rete. Ed emerge la nuova figura dei cosiddetti nativi digitali: quei bambini nati e cresciuti nell'era di internet che, però. non sanno difendersi dai rischi del web. Il 62% dei minori italiani, infatti, ha accesso a Internet senza il controllo di un adulto, contro una media europea pari al 49%. Sono questi alcuni dei principali risultati contenuti nell' "Indagine conoscitiva sulla tutela dei minori nei mezzi di comunicazione", frutto di un lavoro di circa tre anni portato avanti dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e adolescenza."Il cyberbullismo é ormai molto diffuso - conferma Antonio Apruzzese direttore della polizia postale e delle comunicazioni - . Vengono creati falsi profili e diffuse foto in rete, spesso a sfondo sessuale, per rovinare la reputazione dei ragazzi. Anche l'adescamento é un fenomeno in aumento che spesso sfugge al controllo e su cui stiamo lavorando molto". Su questo tema la Commissione chiede l'introduzione dei reati di grooming, di turismo sessuale e di pedofilia culturale. Nell'indagine conoscitiva si denuncia inoltre che in Italia si sta realizzando un "progressivo smantellamento dei minori nelle trasmissioni televisive". In particolare alcune norme contenute nel decreto Romani (vedi lancio successivo) consentono la trasmissione di programmi che contengono scene di violenza e pornografia. "Il processo di indebolimento della tutela dei minori nei media interessa anche i programmi televisivi non specificamente destinati ai minori del servizio pubblico radiotelevisivo, che deve essere pertanto richiamato all'esercizio della sua funzione di pubblico interesse - si legge nel documento della Commissione -. Tra le proposte avanzate quella di limitare la pubblicità sulle reti Rai negli programmi destinati ai minori. Secondo l'indagine, infatti, negli ultimi dieci anni il consumo eccessivo di televisione ha prodotto un peggioramento delle abitudini alimentari dei più piccoli.

(Elaborazione da Dire – Notiziario Minori)

Unicef: nel 2011 scoperti 16.700 siti pedo-pornografici

Oltre 16mila siti con immagini pedo-pornografiche scoperti su scala globale nel 2011. I dati emergono dal rapporto "La sicurezza dei bambini online: sfide globali e strategie", per una migliore comprensione delle opportunità e dei rischi che incontrano i ragazzi e i giovani navigando in Internet, presentato dal Centro di Ricerca Innocenti dell'Unicef. "La rapida crescita del mondo online ha ampliato i rischi di reato di abuso e sfruttamento sessuale per i bambini", ha affermato il direttore del Centro di Ricerca Unicef, Gordon Alexander. "Dobbiamo esserne consapevoli e adottare misure più adeguate, rispettando i diritti dei bambini di esplorare l'ambiente on line e sfruttare le potenzialità offerte dalla tecnologia". In Brasile, ad esempio, ha aggiunto il direttore Alexander, "il numero di bambini sopra i 10 anni connessi ad Internet e' aumentato del 75% in tre anni, mentre in Nepal nel 2009 l'80% degli adolescenti usano il web. L'Africa sub-sahariana e' ancora indietro con un utilizzo di Internet dell'11%, la crescita e' stata esponenziale, soprattutto grazie agli internet point e ai telefoni cellulari". Dall'analisi - realizzata in collaborazione con il Child Exploitation e Online Protection Centre (Ceop) nel Regno Unito - oltre ai vantaggi in termini di educazione, socializzazione ed intrattenimento del mezzo online, sono emerse quattro linee guida per proteggere gli adolescenti e i bambini dai pericoli collegati soprattutto ad immagini pedo-pornografiche, adescamenti on line e bullismo e per creare un ambiente più sicuro per i bambini in rete: responsabilizzazione dei bambini per proteggersi; rimozione delle impunità per chi commette abusi; riduzione della disponibilità e della possibilità di accedere in rete a situazioni di rischio; protezione e supporto per le vittime. La responsabilizzazione dei bambini e' fondamentale nell'affrontare il problema dei rischi posti dalla rete. I ragazzi in genere sono molto più esperti nella navigazione rispetto ai loro genitori e insegnanti ed hanno una diversa percezione dei rischi rispetto agli adulti, i quali spesso hanno una familiarità limitata con le nuove tecnologie. I telefoni cellulari e le webcam sempre più a buon mercato rappresentano adesso i canali favoriti di accesso ad Internet per i bambini, ma anche ulteriori opportunità per i pedofili. Dal punto di vista legislativo, leggi su scala globale sarebbero un importante elemento di protezione. A livello nazionale però, l'attuazione delle stesse norme in molti paesi e' stata lenta ed anche là dove un decreto legge e' stato emanato spesso ne e' mancata l'armonizzazione fra paesi, in particolare su questioni come la definizione di 'bambino', o di pornografia. Dei 196 paesi esaminati, solo 45 hanno una legislazione sufficiente a combattere i reati di abusi delle immagini di bambini. La rimozione dell'impunita' dei violentatori dovrebbe essere uno degli obiettivi di maggiore attenzione, particolarmente per la difficoltà legata alla natura sovranazionale dei reati commessi in rete. Accanto ad interventi di tipo legislativo, anche genitori, insegnanti, operatori sociali e polizia devono svolgere un ruolo importante nel sostenere gli sforzi dei bambini per proteggere se stessi. L'industria ed il settore privato hanno anch'essi un ruolo fondamentale nella rimozione di materiali offensivi dai server e nel fornire hardware e software a misura di bambino che consentano di bloccare o filtrare le immagini offensive. Solo nel 2011, su scala globale, sono stimati circa 16.700 siti web contenenti decine di migliaia di immagini pedo-pornografiche. L'età delle vittime e' sempre più bassa, il 73% sembra essere sotto i dieci anni, mentre le immagini sono sempre più vivide e violente. Le cifre dimostrano l'enormità della sfida, ma il rapporto e' pragmatico: "E' impossibile eliminare tutti i rischi presenti sul web. E' uno spazio troppo grande, per natura non controllato, in continua evoluzione e sempre più creativo per essere soggetto al tipo di misure necessarie per proteggere completamente i bambini. Ne' e' auspicabile una linea di intervento di questo tipo, perchè un controllo totale della rete distruggerebbe l'essenza di Internet e i suoi numerosi vantaggi".

(Elaborazione da Well/ Dire)

La multinazionale farmaceutica Shire censura e diffida legalmente un piccolo sito web di Matera

“Il Resto”, sito web di informazione locale di Matera, ha ricevuto una diffida legale dalla Shire Italia: “Ritrattare quanto è stato scritto sulle strategie di marketing di Shire per introdurre un nuovo psicofarmaco per bambini in Italia, oppure venir denunciati in Tribunale e pagare i danni”, questa la sintesi della diffida secondo quanto riferisce il sito web lucano. Poma (giornalista, Giù le Mani dai Bambini, risponde con un comunicato Stampa): “Molto grave l’atteggiamento di Shire che vuole censurare internet: come al solito le multinazionali se la prendono solo con le piccole realtà e soffocano la libertà di espressione sul web”.
La storia è di quelle “da manuale”, ma per essere compresa richiede una premessa: ad inizi 2011 SHIRE – multinazionale farmaceutica inglese da oltre 3 miliardi di euro di fatturato – dà mandato ad un’agenzia internazionale di pubbliche relazioni di promuovere in Italia iniziative sull’ADHD, la Sindrome da iperattività e deficit di attenzione (bambini troppo agitati e distratti), spesso “curata”con potenti psicofarmaci. Congressi, dialogo con la classe medica, articoli sui giornali: un’azione apparentemente culturale e di sensibilizzazione per informare su un disagio che riguarda sempre più famiglie e scuole, anche nel nostro paese. Nessuno però all’epoca sospetta che proprio SHIRE sta per introdurre in Italia uno psicofarmaco per bambini, la Guanfacina, una vecchia molecola antiipertensiva autorizzata negli Stati Uniti - con diversi effetti collaterali, tra i quali grave confusione e depressione delle funzioni mentali, non ancora misurati sui minori, - ma che la multinazionale inglese vorrebbe riciclare per l’uso sui bimbi. Una sperimentazione su bambini era – su iniziativa di SHIRE - in corso in quel periodo nella massima riservatezza in un centro ricerche di Pisa.
Furono proprio i giornalisti della redazione di “Giù le Mani dai Bambini” – il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza pediatrica in Italia a svelare i piani di SHIRE in Italia, il cinque luglio scorso, lanciando un comunicato stampa estremamente dettagliato e completo di tutte le prove circa i piani di sviluppo nel nostro paese per il redditizio business di quelle che un noto psichiatra americano, Allen Frances, ha recentemente definito “droghe legali in grado di dare più dipendenza di quelle illegali”.
Lo scandalo esplose subito: un’interrogazione parlamentare venne depositata alla Camera dei Deputati a firma dell’On. Paola Binetti e di altri deputati e un’analoga iniziativa venne assunta al Parlamento Europeo dall’On. Cristiana Muscardini. Se ne parlò molto sui mass-media nazionali ed internazionali, fino in Australia, con il risultato che anche il Ministro della Salute Ferruccio Fazio ordinò una verifica dei NAS sulle presunte attività “promozionali” da parte di SHIRE, verifica che - come spesso succede in Italia – si concluse con un nulla di fatto. “Le modalità di svolgimento dell’indagine dei NAS – conferma Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le Mani dai Bambini” – hanno del ridicolo, tanto furono approssimative. L’unica cosa che avrebbero dovuto fare: sequestrare il contratto che provava il legame l’agenzia di PR e la multinazionale farmaceutica, guarda caso non l’hanno fatt., Non mi risulta che abbiano neppure tentato di accedere nelle sedi ove esso era presumibilmente custodito, si sono limitati a riportare nelle loro conclusioni documenti presenti su internet, peraltro pubblicati da noi. Tanto fu scandalosa la gestione di questo dossier da parte dei NAS che scrivemmo una lettera aperta di protesta al Ministro Fazio”
( Comunicato Stampa del 30/10/11 di GIU’ LE MANI DAI BAMBINI - CAMPAGNA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL DIRITTO ALLA S ALUTE DEI BAMBINI - Il primo e più rappresentativo Comitato italiano indipendente per la farmacovigilanza in età pediatrica,composto da oltre 200 tra enti ed associazioni. Con 260.000 addetti ai lavori del settore salute che hanno sottoscritto - direttamente o tramite i propri organismi di rappresentanza - le tesi scientifiche del Comitato “GiùleManidaiBambini®” ONLUS – www.giulemanidaibambini.org - Casella Postale 589 – 10121 Torino Centro - Media Relation: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org - fax: 011/19711233)

Obesità infantile: 12 regole per prevenirla

La prevenzione del sovrappeso e dell'obesità in 12 tappe. E' stato presentato il dodecalogo realizzato da un gruppo di esperti nell'area della pediatria, della nutrizione e della ginecologia, con il patrocinio della Sip (Societa' italiana di pediatria), della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) e di O.N.Da (Osservatorio nazionale per la salute della donna).
Nel 2000, secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità e dell'Istat, quasi il 4% dei bambini era obeso, mentre il 20% era sovrappeso. Nel 2003 le percentuali erano rispettivamente del 10% e del 30%. Una recente inchiesta del ministero della Salute ha mostrato una prevalenza di obesità dell'11.1%, in bambini di 8-9 anni. Secondo gli esperti è necessario fermare questo trend e per farlo bisogna puntare su una prevenzione precoce che parta dalla gravidanza per giungere fino ai primi anni di vita. Proprio da questa convinzione condivisa tra gli esperti nascono le '12 regole' per la prevenzione del sovrappeso e dell'obesità.

Di seguito una sintesi del decalogo:

Durante la gravidanza la futura mamma non deve 'mangiare per due', ma scegliere quantitativamente e qualitativamente le sostanze alimentari adatte a sé e al bambino. E', inoltre, importante lo stile di vita generale: in assenza di patologie che la precludano, dovrà praticare un'attività fisica regolare che migliora l'esito della gravidanza, contiene l'aumento di peso e riduce il rischio di depressione dopo il parto.

In linea con le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, tutti i bambini dovrebbero essere esclusivamente allattati al seno per i primi sei mesi di vita".
Nel successivo passaggio da un'alimentazione esclusivamente lattea a una più varia e caratterizzata dall'introduzione di cibi solidi, gli esperti puntano i riflettori sull'importanza dell'equilibrio nutrizionale e della varietà come fattori di prevenzione del rischio sovrappeso e obesità.
Alcuni alimenti, non dovrebbero mai essere proposti come premi o incentivi, o utilizzati come 'punizioni' perche', in questo modo, il bambino li assocera' a sensazioni negative e non apprezzera' le scelte salutari che sono alla base della prevenzione dell'obesita'".

In mancanza di latte materno, e' importante che al lattante sia somministrato un latte formulato, evitando l'introduzione di latte vaccino nel primo anno di vita. Quest'ultimo è troppo ricco di proteine che, se introdotte in eccesso, possono aumentare il rischio di obesità.
Nel primo anno di età si instaurano alcune abitudini alimentari che il bambino porterà con sé nella sua crescita. Per il bambino è naturale sperimentare nuovi alimenti e per i genitori è bene approfittare di questa sua naturale tendenza prima che sopraggiunga il periodo fisiologico della cosiddetta 'neofobia alimentare', caratterizzato da una minore disponibilità ad accettare nuovi alimenti e sapori. Proporre un alimento per volta, in piccole quantità, puo' essere uno strumento per abituare i bambini a nuovi gusti, contribuendo così alla varietà che è fondamentale per assicurare il giusto apporto di tutti i nutrienti e per contrastare il rischio di obesità.

È poi molto importante impostare la giornata alimentare in 4/5 pasti e partire con una buona colazione, che è la base per un regime dietetico equilibrato perchè aiuta a controllare il senso di fame e di sazietà nel corso della giornata".

Fonte: direnews.it

Aumentano gli abbandoni, secondo l'Unicef: ogni anno 4 mln in più

E' in crescita costante il numero dei minori abbandonati nel mondo. I dati, sono forniti dall'Associazione Amici dei Bambini (Ai.Bi.), che riprende stime dell'Unicef: nel 2004 i bambini abbandonati erano circa 145 milioni, mentre nel 2010 il numero è salito fino a 163 milioni. Mediamente si parla di 4 milioni di bimbi abbandonati in più ogni anno. Alla luce di queste cifre, l' Associazione parla di "vera e propria emergenza umanitaria" e denuncia, parallelamente, il calo in Europa del numero di coppie disponibili a intraprendere il percorso di adozione internazionale. I dati, almeno per quanto riguarda l'Italia, parlano chiaro: nel 2006 erano pronte ad adottare 6.237 coppie, ma nel 2007 il numero era sceso già a 5.635, nel 2009 a 4.377, fino alle 3.548 coppie con decreto d'idoneità del 2010. "Di questo passo nel 2020 finiranno le adozioni internazionali". La sfida sta “nella sensibilizzazione e nel rendere accessibile l'adozione al maggior numero di coniugi possibile, anche a quelli più giovani". Operativamente, sono tre le strade da seguire. “La prima è quella di rendere gratuite le adozioni internazionali, senza aumentare la spesa pubblica, ma con un piano di tagli indicati dalle associazioni familiari". La seconda è l'eliminazione delle idoneità del Tribunale per i Minori con riduzione dei tempi di attesa di uno/due anni e notevole risparmio di spesa pubblica. La terza è la riduzione dell'iter di selezione delle coppie, potenziando l'accompagnamento e la formazione e prevedendo la collaborazione fra i servizi pubblici ed enti autorizzati”. (Elaborazione da Well Dire)

L'allattamento al seno protegge dall'asma: i risultati di una ricerca olandese.

Dai Paesi Bassi arriva una nuova ricerca sul tema, che allarga la gamma dei benefici di cui godono i bimbi allattati al seno, non solo sono più forti, hanno minori probabilità di sviluppare obesità infantile, diabete e addirittura disturbi comportamentali una volta cresciuti, aggiungendo un minor tasso di incidenza di asma e altri problemi respiratori. I ricercatori dell'Erasmus Medical Centre hanno seguito per 4 anni 5.368 bambini, intervistando periodicamente le loro mamme per monitorare minuziosamente il loro stato di salute. Dai risultati, pubblicati sulla rivista European Respiratory Journal, é emerso che i piccoli allattati al seno avevano la metà delle probabilità di soffrire di asma o di catarro persistente e il 40% in meno di respiro sibilante.
(Elaborazione da DIRE - Notiziario Minori)

Un test precoce per le immunodeficienze: rivoluzione nell'ambito delle malattie rare infantili

Rivoluzione nell'ambito delle malattie rare infantili. E' stato scoperto da tre ricercatori dell'Università di Firenze e dell'ospedale pediatrico Meyer il test precoce che permette di diagnosticare una delle più gravi immunodeficienze congenite dovute al difetto di adenosina-deaminasi, che quando si manifesta ha un impatto devastante nella vita del bambino che si trova a perdere ogni difesa immunitaria. La scoperta, ha già un brevetto registrato in tutti i paesi del mondo e ceduto all'Università di Firenze.
"Immaginate un neonato all'apparenza perfetto, sano sotto ogni profilo, un bambino che però, quando le difese materne vengono meno, a pochi mesi dalla nascita é aggredibile da qualsiasi germe sia presente nell'ambiente. Germe che per chi é privo di difese immunitarie causa complicazioni gravissime quali l'encafelite, la sepsi, la poliomelite e malattie gravissime il cui insorgere provoca danni permanenti e irreversibili per il resto della sua vita. Un difetto metabolico che grazie alle terapie enzimatiche sostitutive, a quelle geniche e al trapianto di midollo, é perfettamente curabile. Proprio per evitare di arrivare alla manifestazione con irreparabile danno, ci siamo chiesti cosa era possibile fare per sviluppare un test precoce, da fare subito, alla nascita". Il nuovo test da fare alla nascita (basta una goccia di sangue del neonato) permette di scoprire subito questa rara immunodeficienza, che nella popolazione infantile ha un'incidenza stimata da 1 su 100 mila nuovi nati a 1 su 1 milione di nuovi nati. Il test é già operativo a partire dall'inizio dell'anno ed é stato sottoposto a circa 20 mila neonati nati all'ospedale Meyer.
(DIRE - Notiziario Minori)

Un nuovo psicofarmaco per bambini in Italia fa discutere. il Dossier arriva in discussione anche a Bruxelles

Risposta a tempo record quella del Ministro per la Salute On. Ferruccio Fazio all’interrogazione dell’On. Binetti, che nel Question-time alla Camera dei Deputati ha confermato l’esistenza presso lo “Stella Maris” di Pisa di una sperimentazione in corso su bambini, con somministrazione di una molecola psicoattiva per migliorarne le performance attentive (1). “Si tratta di un vecchia molecola anti-ipertensiva che si sta cercando di riciclare come psicofarmaco pediatrico, cosa assai discutibile, dal momento che neppure se ne conoscono i meccanismi d’azione sul cervello dei bimbi”, ha commentato Emilia Costa, Professore Emerito di Psichiatria alla Sapienza di Roma e già Primario di Psicofarmacologia all’Umberto I°.
“La nostra denuncia – dichiara Luca Poma, giornalista e Portavoce di Giù le Mani dai Bambini, il più rappresentativo Comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica (www.giulemanidaibambini.org) - era circostanziata e corretta: c’è una strategia in corso per medicalizzare i comportamenti di sempre più ampie fasce di bambini italiani. La Guanfacina di Shire è una molecola apolide, che non rendeva più: cosa c’è di meglio che inventare da zero una nuova applicazione terapeutica per guadagnare altri soldi a spese della salute dei più piccoli? Neanche si conoscono le modalità di azione di questo psicofarmaco e già lo si vuole autorizzare per l’uso sui nostri bambini”.
L’On. Paola Binetti ha preso atto della risposta del Ministro Fazio, commentando: “I fondi che il Ministro ha promesso nella Sua riposta per incrementare la vigilanza anti-abuso e iscrivere sul registro di controllo anche le somministrazioni di anti-depressivi ai bimbi, che vengono somministrati in misura 15 volte maggiore degli psicofarmaci per l’iperattività, sono un’ottima cosa, peccato che in questa Finanziaria non ve ne sia traccia, speriamo non sia l’ennesima azione di propaganda. E per la ‘pubblicità’ fatta dalla casa farmaceutica, della quale il Ministro chiede notizie, vorrei segnalare che nel XXI° secolo le campagne di marketing non si muovono solo sulle gambe dell’advertising diretto ai pazienti, bensì sulla base di articolate campagne di relazioni pubbliche, proprio come quella a cui stiamo assistendo: si crea artificialmente il bisogno di un farmaco mediante congressi scientifici che chiedono più diagnosi di iperattività, e articoli sui giornali firmati da specialisti che indicano la strada, poi compare la soluzione, guarda caso uno psicofarmaco. Ma la scienza – lo dico da Neuropsichiatria Infantile, prima che da Parlamentare – ha molto da dire prima di dover somministrare uno psicofarmaco a un bambino di 6 anni”.
Nel frattempo, il dossier è arrivato nell’Aula del Parlamento Europeo, dove l’On. Cristiana Muscardini ha presentato un’interrogazione alla Commissione . La Parlamentare dichiara che “la Guanfacina è un vecchio brevetto da tempo in cerca di una malattia a cui essere associato. In genere succede il contrario, di fronte ad una malattia si fa della ricerca per trovare antidoti e terapie. Che un'agenzia di relazioni pubbliche si presti a simili tentativi è un problema di etica professionale che non vogliamo affrontare, ma che una casa farmaceutica operi cercando ipotetici clienti per una molecola esistente e non più usata per il primitivo scopo, ci sembra un'operazione assai disinvolta, che rovescia la scala di valori alla quale ci si dovrebbe attenere quando si tratta di salute: prima i bambini e poi il business”.

(1) La Guanfacina (nome commerciale in USA “Intuniv”), un anti-ipertensivo di vecchia generazione, introdotto sul mercato nel lontano 1980. Determina una riduzione degli impulsi nervosi del cervello al cuore, alle arterie ed ai reni. Tra gli effetti collaterali troviamo vertigini, impotenza, dolore toracico, mancanza di respiro, eruzioni cutanee, visione offuscata e ingiallimento della pelle o degli occhi (http://www.rss-to-javascript.com/it/author-article/guanfacine-cloridrato...) nonchè confusione e depressione delle funzioni mentali (http://medicinasalute.com/curare/farmaci/farmaco/guanfacina-tx/). A fronte di questi potenziali rischi, uno studio ha confermato che "la Guanfacina, un farmaco comunemente prescritto per alleviare i sintomi del disturbo da stress post-traumatico, non è più efficace di un placebo" (studio scientifico condotto da ricercatori del Medical Center di San Francisco (http://www.newsmedical.net/news/2006/12/02/37/Italian.aspx). Tuttavia, il marketing fa la sua strada, e sebbene il meccanismo del farmaco non sia completamente noto, si ritiene che esso abbia a che fare con i recettori della corteccia prefrontale, un'area cerebrale studiata nei pazienti con iperattività, e quindi l’idea ora è di utilizzarla sui bambini per rafforzare la memoria, migliorare l'attenzione e la capacità di concentrarsi e migliorare il controllo degli impulsi (http://www.pharmastar.it/index.html?cat=4&id=2447). La Guanfacina è quindi alla Sua terza destinazione d'uso: prima anti-ipertensivo, poi disturbo da stress post-traumatico, ora Sindrome da Deficit di Attenzione nei bambini.
(Elaborazione da Media-relation – Giulemanidaibambini)

Syndicate content