libertà

Orari liberalizzati, negozianti in rivolta, ma a Roma cento negozi aprono di notte

La liberalizzazione totale di orari e giorni di apertura degli esercizi commerciali, entrata in vigore con l’inizio dell’anno, «è la goccia che fa traboccare il vaso». La rivolta dei negozi parte da Roma, dove Confesercenti minaccia la serrata, ossia lo sciopero generale del settore, «contro i continui interventi di governi nazionali e locali che colpiscono esclusivamente le piccole e medie imprese del commercio».
Secondo l’associazione di categoria, infatti, soltanto nel Lazio sarebbero a rischio oltre 100 mila attività e circa 300 mila posti di lavoro. Proprio nella Capitale la polemica è esplosa in modo virulento: il Campidoglio ha diramato persino una circolare al comando di polizia municipale e ai municipi per ricordare l’entrata in vigore della legge. A Milano, invece, il Comune attende una circolare della Regione Lombardia per muoversi formalmente.
A chiarire i contorni della vicenda sarà probabilmente l’iniziativa della Regione Toscana, che ha deciso di impugnare alla Corte costituzionale per conflitto di competenza le ultime norme sulla riforma del commercio. «La liberalizzazione totale e selvaggia degli orari e delle aperture è solo un altro regalo alla grande distribuzione e una batosta per le piccole imprese».
A Roma però già cento negozi sono aperti di notte. Bar, ristoranti e altri locali, soprattutto nel centro storico e nei quartieri della movida si preparano a fare le ore piccole. La liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, entrata in vigore ieri, influirà soprattutto sull’attività dei pubblici esercizi. Scompare l’obbligo di chiusura alle 2 - soltanto alcuni locali avevano la deroga fino alle 4 - e toccherà al singolo commerciante decidere a che ora chiudere. «Nella prima fase saranno un centinaio i pubblici esercizi che usufruiranno di questa possibilità, andando oltre gli orari attuali - sostiene Liborio Pepi, leader romano di Fiepet-Confesercenti - per poi aumentare in primavera». In gran parte si tratta di attività che avevano già chiesto in passato la deroga all’orario di chiusura, ricevendo risposte negative da parte dell’amministrazione.

L'ultimo appello per fermare il bavaglio alla rete

Cari amici,
L'organizzazione indipendente no-profit Avaaz.org, ha raccolto su internet 230.000 adesioni all'appello per fermare la delibera che potrebbe dare all'Autorità per le comunicazioni il potere di censurare arbitrariamente internet.

Insieme a premi Nobel, associazioni, esperti e politici e con un tam tam su internet da record, l'organizzazione ha costretto l'Autorità a rinviare l'adozione della regolamentazione. Ora i parlamentari hanno convocato per la prima volta il Presidente dell'Autorità proprio per rispondere delle criticità sollevate.

Per questo Avaaz chiede ora ai suoi iscritti di rivolgersi ai parlamentari perchè facciano pressione sul Presidente dell'Autorità affinché rinunci alla delibera, restituendo così al Parlamento la sua funzione legislativa.

Per partecipare, mandare subito (mancano poche ore) il messaggio attraverso questo link:

http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio_2nd_action/?vl

Fonte: avaaz.org

Sud Sudan: la festa per l'indipendenza e le sfide che attendono il paese

L'articolo della giornalista Irene Panozzo è un reportage da Juba, che dalla scorsa settimana è la capitale del Sud Sudan, sui festeggiamenti per l'indipendenza dello Stato più giovane del mondo. L'autrice fornisce anche dati statistici che dipingono il quadro di un giovane paese estremamente povero e devastato dalla lunga guerra civile, nonostante le risorse petrolifere sulle quali potrà contare.

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Campagna presso l’ONU per il riconoscimento dello Stato Palestinese: le conseguenze

L’Autorità Nazionale Palestinese presenterà a settembre all’assemblea dell’Onu la richiesta di riconoscimento della Stato Palestinese nei confini del 1967.
Il governo israeliano sta facendo di tutto perché l’Onu non accolga la richiesta. Il Senato Statunitense a giugno ha approvato una risoluzione che minaccia la sospensione degli aiuti all’Autorità Palestinese in caso insistesse con la sua iniziativa all’ONU. Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha avvertito che la prospettiva dell’azione ONU avrebbe conseguenze pari ad uno “tsunami”.
Perché quest’avversione nei confronti di una iniziativa che non ha nulla di straordinario dal momento che i confini del ’67 sono quelli già riconosciuti dall’Onu, più di 100 Stati riconoscono già la Palestina. Come Stato, la Gran Bretagna, la Francia e altri paesi europei hanno promosso la Delegazione Generale Palestinese a missioni e ambasciate diplomatiche – una condizione normalmente riservata solo agli Stati, Napolitano ha annunciato che altrettanto farà presto anche l’Italia?
In realtà il riconoscimento dell’Onu farebbe fare un “salto di qualità” alla questione palestinese:
l’occupazione della Palestina, che comunque viola diverse norme del diritto internazionale e numerose risoluzioni dell’Onu, diverrebbe l’occupazione da parte di un altro Stato del territorio di uno Stato sovrano;
il processo di pace avverrebbe tra due Stati e quindi in un contesto giuridico più chiaro e non più tra uno Stato, quello israeliano, ed una entità , l’Autorità Nazionale Palestinese, invenzione degli Accordi di Oslo, priva di una configurazione giuridica definita e comunque posta in posizione subordinata al governo israeliano;
di conseguenza il “processo di pace” attualmente del tutto bloccato potrebbe rimettersi in moto e su nuove basi;
sarebbe superato uno dei fattori che impediscono di portare Israele davanti alla Corte Internazionale che può intervenire solo nelle controversie tra Stati.
E’ già in atto in Italia una campagna per la raccolta di firme a sostegno della richiesta dell’ANP, con l’obiettivo di raccoglierne un milione prima di settembre.
Chi vuole firmare può farlo raggiungendo su internet questo indirizzo www.palfreedom.ps.

Fonte: http://89.97.219.81/cdbcassano

Sudan, il Sud è indipendente, nasce un nuovo paese

Dopo il referendum dello scorso gennaio, è nata la Repubblica del Sud Sudan: già riconosciuta dal governo di Khartoum. Nel 2005 era stato firmato un accordo di pace che prevedeva un referendum di autodeterminazione per il Sud svoltosi lo scorso gennaio con il quale il 99% dei votanti si è pronunciato per la secessione.
Folle festanti hanno celebrato, subito dopo la mezzanotte, l'indipendenza del Sud Sudan a Giuba, la nuova capitale.
Per celebrare l'indipendenza del nuovo Stato sono giunti a Giuba governanti stranieri, fra cui 30 leader africani, e il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon.
Negli oltre 50 anni di guerra fra i ribelli del Sud e i vari governi di Khartoum erano morti almeno due milioni di persone.

(Fonte: la repubblica.it)

Lady Gaga a Roma per i “diritti umani”: che messaggi ha lanciato

"Sono tanti i Governi nel mondo che negano i propri diritti ai cittadini e noi dobbiamo abbattere queste barriere in Paesi come Lituania, Libano, Polonia, Russia, Ungheria e nei Paesi mediorientali. Io oggi sono qua come cittadina del mondo, per chiedere ai governi di rendere più agevole questo nostro sogno di uguaglianza. Non continuate a dividerci. Diteci piuttosto quando arriverà il giorno del nostro matrimonio"? Con queste parole Lady Gaga Germanotta si é rivolta ai presenti sul palco dell’orgoglio omosessuale del Circo Massimo, a Roma. 'Oggi e ogni giorno combattiamo per la giustizia perché vogliamo piena uguaglianza", ha esordito esibendo la sua parrucca verde, resa magica nell’aspetto da un elegantissimo ed eccentrico vestito vintage Versace. "Trasformare l'oppressione del passato nella liberazione del futuro creando una nuova ideologia. Diventiamo i rivoluzionari dell'amore, uniamoci e incoraggiamo tutto il mondo a farlo" - ha detto con carisma e stile, dichiarando le sue origini italiane e pronunciando chiaramente il suo vero nome: Stefania Giovanna Angelina Germanotta. "Ho cominciato ad interessarmi alla questione dei diritti Lgbt quando mi sono avvicinata ad ognuno di voi attraverso la musica e l'arte. Ed ho capito che il mio compito era valorizzare questi diritti di tutto il mondo, alla ricerca del cambiamento, la giustizia e la libertà. Ma pure la parità". Una grande manifestazione per il riconoscimento dei "Diritti umani" molto più che una festa, ha tenuto a dire Lady Gaga. “Vogliamo essere trattati da esseri umani, ponendo fine alla discriminazione e all'ignoranza. Sono figlia della diversità e ogni volta che affronto questi argomenti mi chiedono se sono lesbica”, ha detto Lady Gaga salutando il pubblico e ringraziando i politici, tra i quali il sindaco di Roma Alemanno e Daniele Letizia, sindaco di Naso, la cittadina della provincia di Messina dove Lady Gaga, la cantautrice statunitense considerata dalla rivista Billboard la 73esima migliore artista del decennio 2000-10, ha le sue origini. Nel suo DNA – infatti – scorre sangue siciliano e più precisamente ‘nasitano’ o ‘nasense’. I suoi avi - infatti - emigrarono in America nel 1904 da Naso, aristocratico centro della provincia di Messina, tra i pochi a possedere tutt'oggi un vero e proprio teatro d'altri tempi.

Fonte: www.parcodeinebrodi.blogspot.com

Questo mondo libero per le merci, ma non per le persone

"Mentre soldi e merci possono liberamente circolare da un paese all'altro, questo non vale per gli esseri umani, per i quali si chiudono frontiere, si respingono in mare, si rispediscono in luoghi dai quali fuggono per i più disparati motivi. Le frontiere chiuse le aveva trovate anche Vittorio Arrigoni, morto ammazzato nella striscia di Gaza, dove aiutava il popolo palestinese a sopravvivere....Ma i genitori di Vittorio hanno deciso di non far transitale la sua salma nei territori israeliani, facendo un giro più lungo ma passando per terre più ospitali, aggirando il confine. In queste tristi e drammatiche storie è questo l'elemento di speranza, per quanti fili spinati, barriere, muri ed altro vorranno costruire, ci sarà sempre un buco, un varco dove passare per conquistare la libertà di circolare. Perché a tutti siano garantite tutte le libertà!

Fonte:www.casalepodererosa.it

Scontro ai vertici del gruppo che controlla il “Corriere della sera”: attacco al direttore

Un duro scontro è avvenuto in Rcs Mediagroup, il gruppo che controlla il Corriere della Sera. Il confronto è nato perché Diego Della Valle aveva attribuito all’ufficio stampa di Geronzi le voci fatte girare ad arte su alcuni organi di informazione riguardo una presunta lettera di lamentele nei confronti della direzione del quotidiano per alcuni articoli giudicati troppo duri nei confronti della Fiat e dell’Eni.
Alla fine si è giunti a un comunicato approvato all’unanimità che mette nero su bianco le richieste che nei giorni scorsi il fondatore della Tod’s aveva auspicato, anche attraverso un’intervista a Repubblica: i partecipanti al patto si sono impegnati fino al settembre 2013, data della sua scadenza, a "concentrare negli organi sociali ed occorrendo, per quanto di competenza, nella direzione del patto tutte le decisioni, valutazioni, discussioni attorno a Rcs", cercando di stroncare, così, sul nascere la fuoriuscita di voci incontrollate. In secondo luogo, il patto si è impegnato a "sostenere, con la piena fiducia più volte ribadita, l’attuale direttore del Corriere e la sua indipendenza".
Ferruccio de Bortoli ora è sicuro di restare in sella al Corriere almeno fino al settembre del 2013.

(Fonte: repubblica.it)

Julian Assange e Wikileaks: uno dei più affascinanti casi di studio degli ultimi decenni

Loro non dicono “abbiamo rubato anonimamente delle informazioni, eccovele”, loro dicono “noi siamo tizio e caio, voi avete diritto ad avere queste informazioni, e tramite una piattaforma web noi le rendiamo disponibili. Tutti i vertici dei Governi hanno accolto con molta gioia la notizia dell’arresto di Julian Assange. Ma il problema è Wikileaks, che rende note notizie riservate tali da imbarazzare i Governi, o sono i Governi stessi che non dovrebbero porsi in condizione di aver nulla da nascondere di così grave da generare tali imbarazzi? Dove inizia il diritto alla libertà d’informazione, e dove esso si scontra contro il diritto alla sicurezza di una Nazione? E qual è la posizione al riguardo dei relatori pubblici impegnati non a rapportarsi con la pubblica amministrazione per conto di privati, bensì a rappresentare le istanze delle istituzioni pubbliche presso altri stakeholder? L’articolo (5) del Codice di Bruxelles per la condotta dei Public Affairs recita che “non bisogna diffondere deliberatamente informazioni false o tendenziose”, proprio l’atteggiamento governativo che Wikileaks vuole denunciare, ed anche il Codice di Condotta FERPI all’articolo (15) ribadisce che “il relatore pubblico ha un preciso dovere di mantenere l’integrità e la completezza dell’informazione, e non deve compiere alcuna attività che tenda a corrompere l’integrità dei mezzi di comunicazione”, che – è bene richiamarlo per analogia – è invece esattamente quello che i Governi stanno facendo verso Wikileaks. Il sito di Assange ha “commentato” in qualche modo i documenti che ha diffuso? Ha espresso giudizi di merito tesi ad orientare la pubblica opinione? Ha dimostrato parzialità nel sostenere l’azione di questa o quella pubblica amministrazione? Da ciò che è dato sapere, Wikileaks ha semplicemente pubblicato on-line dei dossier, così come gli sono stati trasmessi, e senza entrare nel merito dei contenuti, azione normalmente protetta dalle norme internazionali sul giornalismo e la libertà d’informazione, e che peraltro poniamo in essere ogni giorno anche noi stessi come relatori pubblici. E infine, dal momento che da sempre si fa un gran dibattere sulle attività di contrasto agli hackers, sono da considerarsi leciti ed eticamente opportuni i centinaia di attacchi hacker dei quali è vittima in queste ore Wikileaks, ad opera di specialisti informatici a libro paga dei vari Ministeri?
(Elaborazione da www.ferpi.it di Luca Poma sul dibattito Wikileaks)

Perché Assange é stato arrestato? Non per le notizie che ha rivelato

Le notizie pubblicate da Assange hanno sconvolto certi ambienti politici e non solo. Ma tali notizie non violano le leggi americane.
Per questo si sta cercando di incastrarlo per altri motivi.
Perché dunque é stato arrestato?
Diversi mesi fa lui avrebbe avuto rapporti sessuali con donne consenzienti, ma che ora lo accusano di stupro perché durante il rapporto sessuale a un certo momento avrebbero chiesto di interromperlo non avendo lui fatto uso di preservativo.
Si tratta di un palese pretesto per metterlo in difficoltà.
Ma le notizie che lui ha raccolto verranno comunque divulgate perché centinaia di siti ne dispongono e sono pronti a diffonderle.

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