organizzazione

Le trasformazioni del lavoro contemporaneo

Le trasformazioni del lavoro che caratterizzano la nostra epoca di transizione tra la società industriale e la società della conoscenza non permettono piu' di considerare il lavoro come un mercato dove la forza lavoro può essere comprata e venduta come una qualsiasi altra merce dove la domanda ed l'offerta di lavoro si autoregola in un libero mercato della totale mercificazione. (1)
Il mercato del lavoro durante l' epoca della industrializzazione meccanica è stato equiparato a tutti gli altri mercati di merci e cio è stato possibile quando il lavoro operaio della produzione materiale in fabbrica era parcellizzato in semplici e ripetive funzioni per adattare l'uomo alla macchina, mentre il lavoro intellettuale era suddiviso fin dalla sua formazione in professioni specialistiche di indole disciplinare.
La crisi epocale che stiamo vivendo, indica che tale struttura del lavoro che è stata quella propria della società industrale oggi non è piu consona a una nuova strategia di sviluppo della società della conoscenza condivisa,
Infatti la riorganizzazione del lavoro ed e il suo management trans-disciplinare assume oggigiorno una grande rilevanza per dare vita alle nuove aspettative del tipo di sviluppo sociale e culturale, nel quale in tutta evidenza la forza lavoro assume un valore elevato come capitale umano, capace di realizzare una ampia co-operazione sociale tra le diverse tipologie di lavoro.
Tale insieme di condivisione e di coordinamento tra diverse forme di lavoro è ciò che nella prassi contemporanea avviene, nella riorganizzazione del lavoro e delle professioni nel quadro delle reti tra ricerca ed impresa. E' auto-evidente che tale riorganozzazione del lavoro in funzione della sostenibilità dello sviluppo territoriale non può più essere riprodotta e scambiata come nel mercato avviene per singole merci.
Infatti nelle economia della conoscenza la formazione del lavoro, la sua ri-organizzazione ed il suo rinnovo, rappresentano la risorsa economica più preziosa per la società della conoscenza, in quanto rispetto alla società industriale, la società della conoscenza ricerca nuovi criteri di sostenibilità dello sviluppo sulla base di un rinnovato rapporto "eco-economico", che per attuarsi necessita di modificare il rapporto tra la trasformazione della risorse materiali ed il cambiamento integrato e collaborativo delle risorse culturali ed umane.
Pertanto nella futura società della conoscenza la forza lavoro non è piu interpretabile come una merce anonima composta da singoli individui in competizione tra di loro, in quanto il lavoro non appartiene più a quella modalità di sviluppo industriale che ha favorito la mercificazione "integrale” della economia. Infatti il lavoro della società della conoscenza necessita prioritariamente di riorganizzarsi come una rete di relazioni economiche e sociali capaci di interpretare ed agire nella costruzione di nuove sostenibilità dello sviluppo su base territoriale proprio per affrontare unitariamente le sfide della globalizzazione del mercato finanziario e degli scambi commerciali.
La vecchia struttura del mercato del lavoro parcellizzato e specialistico è stata fondata nell'era industriale basandola su sistemi di disuguaglianza sociale ed economica per dar luogo alla formazione di differenti classi occupazionali con diverso status sociale ( classe operaia, impiegati nei servizi, imprenditori, ricercatori, professionisti ecc) ; oggi tali distinzioni nell' ambito di una ristrutturazione della forza lavoro non sono piu agibili come quando il lavoro veniva formato e suddiviso per la vendita nel tradizionale mercato del lavoro.
Nella società della conoscenza le scelte lavorative debbono essere ricollocate e situate e riconvertite in una trama di condivisione delle scelte di sviluppo territoriale fondate su un rafforzamento delle relazioni sociali tra lavoratori e su reti di collaborazione di ampi contesti di ricerca e sviluppo, che possono assumere la forma organizzativa di "future factories" basati su modelli di open innovation e di management integrato tra impresa e ricerca. (2)
In tale contesto il lavoro non può piu' considerarsi mercato che auto-regola i suoi ricorrenti squilibri tra domanda ed offerta, perchè il lavoro stesso diviene la più preziosa istituzione sociale, come ha da tempo pronosticato la costituzione della Repubblica Italiana fondata sul lavoro; infatti nella attuale epoca storica il lavoro sociale dovrà
divenire un sistema complesso di sinergie innovative che saranno orientate da norme condivise e da principi di equità salariale che permettano una ampa flessibilità della riorganizzazione delle strategie di occupazione e di costruzione di reti sociali ed economiche innovative nei vari territori Regonali.

(1) - La Economia del Lusso :
http://www.wbabin.net/Science-Journals/Essays-Ecology%20-%20Life/Social%...
(2)- Tuscany Nano-factory : http://tnf-egocreanet.blogspot.com/2011/05/tuscany-nanofactory-premesse....

Uno psichiatra accusa la “tirannia delle madri”. Il ruolo dei padri.

In passato i ruoli del papà e della mamma erano molto chiari. La madre rappresentava l’affetto, l’accoglienza e la comprensione. Il padre era l’autorità, la protezione, il mantenimento economico ma, soprattutto, l’assenza. Ora, il quadro familiare è molto diverso. Le donne sono più emancipate, lavorano tanto e hanno maggiore facoltà decisionale. La maggior parte, però, continua a rivestire lo stesso ruolo affettivo e di accudimento.
I cambiamenti riguardano soprattutto gli uomini. Si affaccendano con pannolini e biberon creando un rapporto affettivo col neonato in passato quasi inesistente. E’ come se avessero “guadagnato” il diritto di partecipare attivamente alla crescita dei figli fin dalla nascita. Ci era parsa una conquista. Sembrerebbe non del tutto positiva. Fa discutere un libro uscito in Francia (Les belles-mères les beaux-pères, leurs brus et leurs gendres) che rimette in discussione il nuovo equilibro familiare (non sempre raggiunto) e mette sotto accusa madri e padri, invitando i padri a “riscoprire la parte dura del loro mestiere“. Aldo Naouri, pediatra e analista che vive e lavora a Parigi sulle madri scrive:
«ubriache d’amore per i loro bambini, sono riuscite finalmente a sbarazzarsi di coloro che storicamente hanno il ruolo fondamentale di opporsi al rapporto simbiotico ed esclusivo madre-figlio: i padri».
E rispetto alla figura dei papà dice:
«ridotta a semplici prestatori di seme. Gettati nell’oblio una volta compiuta la loro funzione». Devono sopravvivere nella «società occidentale accecata dal sostegno alle donne e alle madri, ossessionata dalla condivisione delle incombenze domestiche e tutta impegnata nella svirilizzazione dell’uomo».
Con poche parole Naouri distrugge i nostri orgogli genitoriali. D’altronde lui sostiene che il nuovo matriarcato «strabordante di un amore esclusivo» impedirebbe la maturazione dei figli «oggetto di un vero culto, gelosamente preservati dalla minima frustrazione, pieni di diritti e nessun dovere».
I genitori sono più preoccupati di farsi amare e non di educare. La causa è «nel discorso sociale che ci governa, che tende a rendere tutto possibile: non c’è più l’esperienza del limite, dell’impossibile», spiega lo psicanalista Massimo Recalcati nel suo libro «Cosa resta del padre?» (edito da Raffaello Cortina).
Che i papà abbiano più contatti con i figli e non esistano più i «padri padroni» di un tempo è una conquista. Ma cosa vuole dire mantenere la posizione di padre? «Portare avanti la responsabilità della propria parola – si legge nel saggio-, essere presenti, accettare il conflitto, far percepire la differenza delle generazioni. Il padre deve incarnare l’esperienza del limite. La questione è su chi, tra i genitori, si assume il compito di reggere i conflitti». Le difficoltà nascono quando non lo fa nessuno dei due.
Il papà non è più soltanto un’autorità amata e temuta, ma un riferimento per il bambino. I primi passi, le paroline, l’addio al ciuccio e al pannolino sono momenti in cui la presenza del papà è importantissima, per infondere fiducia nel bambino spronandolo a mettere alla prova le proprie capacità.
E voi che tipo di papà vi sentite?
• In travaglio: dubbiosi e fanno fatica a capire qual è il posto che devono occupare all’interno della famiglia;
• Mammi: si sono identificati nella figura materna e ritengono di essere più bravi della madre ad allevare e accudire il figlio;
• Rinunciatari: fare il papà non è facile, perciò alcuni decidono di rinunciare. Si rifanno magari all’esempio del proprio padre, che si limitava a portare a casa lo stipendio senza prendere parte attiva nella cura dei figli;
• Che ce la fanno: questi papà riescono a creare un forte legame affettivo col bambino accudendolo già da piccolo, ma non per questo cercano di sostituire la madre nel suo ruolo.

(Fonte: corriere.it)

Le cure a domicilio aumentano e funzionano

Un recente rapporto realizzato dall'Osservatorio sulle Cure a Casa della Fondazione Istud, in collaborazione con la Confederazione delle associazioni regionali di distretto (Card) e Cittadinanzattiva segnala che gli italiani preferirebbero essere curati tra le mura domestiche e, laddove sono presenti, le cure domiciliari funzionano davvero. All'indagine hanno partecipato più di duecento cittadini e i distretti sanitari di 15 Regioni, soprattutto del Centro Italia. Circa il 93% dei distretti interpellati dichiara di fornire assistenza domiciliare integrata, l'87% assicura dimissioni «protette» al paziente, cioè la continuità dell'assistenza gratuita dopo la fase acuta curata in ospedale e, nei distretti più virtuosi, uno su tre, si forniscono anche prestazioni complesse: dalle cure palliative in fase di fine vita all'assistenza ai malati oncologici e a chi ha una disabilità motoria o neurologica.
«Se fino a pochi anni fa per assistenza domiciliare s'intendeva il medico che fa la visita a casa o l'infermiere che va a somministrare la terapia, oggi in molti casi l'ospedale, quando deve dimettere il paziente, concorda le dimissioni con il servizio territoriale di cure domiciliari» sottolinea Marini. E a prendersi cura dell'assistito è un’équipe multidisciplinare, composta da medici, infermieri, operatori socio-sanitari, psicologi. «Come rileva il rapporto, accade sempre più spesso, non ancora dappertutto, che il distretto sanitario abbia un ruolo centrale nell'organizzare le cure a casa - conferma Gilberto Gentili, presidente di Card, che raggruppa le associazioni dei distretti — . Tuttavia, per facilitarle occorrono canali di comunicazione ancora più efficaci».
Anche se le cure domiciliari si stanno diffondendo, secondo il rapporto sono ancora inadeguate in alcune regioni. «Il Nord e il Centro "viaggiano" più in fretta — afferma Gentili —, ma alcune regioni del Sud, come Puglia, Campania e Sicilia, stanno recuperando». Altre note dolenti segnalate dall'indagine riguardano la telemedicina, che aiuterebbe a seguire i pazienti a distanza (è attivata solo in un distretto su quattro); la carenza di personale, soprattutto di infermieri; la scarsa integrazione tra servizi sanitari e socio-assistenziali, confermata anche dall'assenza quasi totale di convenzioni tra distretti e Comuni per reperire assistenti familiari o badanti.

(Fonte: corriere.it)

Cari amici ,

da vari anni abbiamo dato sviluppo alla organizzazione virtuale Open Innovation for new Science and Art ( ON-NS&A) http://www.egocreanet.it/Postnuke/html/
L' Idea fondamentale di ON-NS &A consiste proprio nel superamento del concetto di "trasferimento tecnologico" per modificarlo in quello di condivisione delle conoscenze mediante criteri di Entanglement della comunicazione tra Arte e Scienza.
http://www.facebook.com/topic.php?uid=42775855291&topic=6526

Anche con QAGI nel quadro della Iniziativa Governativa Italia degli Innovatori , oggigiorno quello che ci riguarda e' la capacita di fomulare una attivita in rete di ARTE QUANTISTICA finalizzata a stimolare le funzioni creative delle Virtual CO-Organization per la condivisione di conoscenze innovative nel quadro dello sviluppo della societa post-industriale della conocenza.

Quello che ritengo dovremo esser capaci di co-organizzare e coordinare a livello internazionale e' un programma di aggregazione di attori eterogenei virtuosi ( pubblici e privati) che andranno assieme ad esplorare sistemi di innovazione nella comunicazione scientifica ed artistica finalizzata al superamento delle logiche meccaniche sulle quali e basato e' il vecchio ed obsoleto concetti di trasferimento tecnologico.

La aggregazione degli attori del percorso condiviso di innovazione QAGI/EGOCREANET , a mio avviso, puo procedere facilmente utilizzano le varie opportunita' interattive di promozione in rete internet ( you-tube, facebook, blogs, portali... ) ecc,... per collaborare a una estesa programmazione internazionale di eventi di Arte Quantistica che costituira l' ossatura di una futura trasformazione culturale e scientifica mondiale attuabile nel medio e lungo periodo ad alta qualita ed estensione di co-operazione.

Questo e cio' che gia abbiamo iniziato a fare con Roberto Denti ed tanti altri amici che vogliano condividere questa impostazione necessaria per accompagnare la transizione da un tessuto produttivo “manifatturiero- meccanico ” verso lo sviluppo cosiddetta società basata sulla conoscenza di elevato valore intellettuale creativo (knowledge-based economy) che fino ad oggi e rimasta uno slogan come e dimostrato dalla crisi economica attuale che sara insuperabile senza il seme della trasformazione che stiamo proponendo ora nell' ambito di QAGI/EGOCREANET. Paolo Manzelli 26/LU/11

Cari amici , la selezione del Progetto QAGI per un NUOVO RINASCIMENTO , da parte della Agenzia per l' Innovazione http://www.aginnovazione.g​ov.it/ permettera' di dare sviluppo ad una organizzazione internazionale di eventi per la Promozione della creativita scientifica, tecnologica ed artistica.
Cio' diverra possibile qualora saremo in grado di ottenere la collaborazione da un network composto da varie istituzioni pubbliche e aziende private che daranno il patrocinio e il supporto al programma futuro di eventi QAGI//INTERNATIONAL in rappresentanza di un sistema transdisciplinare e multi attoriale, nell' insieme capace di evidenziare e valorizzare l' immagine creativa del Nostro Paese come lo e' nella memoria dell'epoca del Rinascimento Italiano.
Dovremo farela a determinare una immagine creativa della Italia anche per dare un contibuto efficace al superamento ella attuale crisi economica e culturale. Paolo Manzelli 26/LU/11-Firenze
http://kultartmagazine.nin​g.com/profile/QuantumArtGr​oupItaly

Grande successo per il circolo del PDL dell'Infernetto

In ogni momento di agitazione politica e di riorganizzazione, si solidificano e si generano nuovi gruppi di lavoro, circoli politici operativi, legati al locale che operano per la salvaguardia, la tutela e la rinascita dei territori di appartenenza, sviluppando programmi, progetti e proposte.
Aldilà delle varie fazioni e delle suddivisioni politiche, degli stemmi che identificano i gruppi, quello che conta è l’operatività di questi fulcri territoriali.
Nei territori del XIII Municipio è da segnalare il Gruppo del Pdl dell’Entroterra, capeggiato da Angelo Cafisse che, in pochi mesi, ha raccolto moltissime adesioni e sta lavorando ad importanti soluzioni per le zone dell’entroterra. Il successo del Gruppo è stato dimostrato da una partecipazione di oltre 300 persone alle cene organizzate in un noto ristorante dell’Infernetto e di oltre 400 persone all’Evento organizzato alla Sha Bar di Piazza Mazzini, a Roma. Le cene, oltre ad aver avuto una grande partecipazione di persone, sono state anche un’occasione per discutere sul futuro politico di uno dei Municipi più importanti della Capitale, in particolare, per evidenziare le principali problematiche da risolvere e per raccogliere idee e progetti delle persone che sono entrate a far parte del Gruppo.
Angelo Cafisse, esperto organizzatore di Eventi e, da molti anni, fedele collaboratore dell’Assessore alle Attività Produttive del Comune di Roma, sta lavorando con impegno per una rinascita del XIII Municipio e per creare un grande gruppo di persone che si impegnino seriamente per il territorio.
Le cene, oltre a rappresentare un momento d’incontro sociale, sono, infatti, un’opportunità per illustrare le nuove linee d’azione ed invitare i cittadini ad interessarsi all’amministrazione dei territori in cui vivono, in modo da poter dialogare con le istituzioni ed intraprendere un cammino di crescita fatto dall’unione di più persone con i principi guida della coalizione del Polo Delle Libertà.
Molti altri saranno gli appuntamenti promossi da Angelo Cafisse e dal Gruppo per unire sempre più persone in un’ottica di collaborazione dove non conta l’impegno del singolo, ma il lavoro di tutti.
Tante altre serate in programma per un Gruppo in fervente ascesa.

Bill Gates secondo donatore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Le preoccupazioni delle ong

“Le persone incaricate di prendere decisioni finanziarie e politiche devono capire i progressi che registriamo ogni giorno. Credo che abbiamo l'opportunità di fare progressi ancora più importanti, in modo più rapido e per più persone. Questa opportunità è la ragione per la quale ho dedicato il mio tempo alla Fondazione Gates. Salute e sviluppo è il lavoro più importante che possa svolgere, e sia io che Melinda dedicheremo il resto della nostra vita a questo lavoro”.

Queste parole Bill Gates le ha espresse il 18 maggio durante l'inaugurazione della 64° Assemblea annuale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) di cui la Fondazione capeggiata dall’ex presidente della Microsoft e da sua moglie è diventato il secondo più importante donatore dopo gli Stati Uniti con 220 milioni di dollari (154 milioni di euro) assegnati al budget 2010-2011.

Da qualche anno ormai la Bill and Melinda Gates Foundation si è imposta come uno degli attori più potenti nella sanità mondiale. Dalla sua nascita nel 2000, “la Gates” come viene soprannominata all’Oms ha erogato più di 25 miliardi di dollari a sostegno di programmi sanitari nei paesi poveri. Ogni anno 100 milioni di dollari finiscono nelle casse del Fondo mondiale contro l’Aids, la malaria e la tubercolosi.

Ma il peso sempre più crescente nell’Oms della coppia filantropica più celebre del mondo non piace a tutti. Soprattutto rafforza le preoccupazioni di una parte della società civile nei confronti di un’organizzazione – l’Oms – sempre più esposta alle pressioni del mondo farmaceutico.

L’Assemblea annuale che si sta svolgendo a Ginevra è secondo alcuni esperti e ong decisiva per il futuro dell’agenzia Onu, alle prese con gravi problemi finanziari. La direttrice generale dell’Oms, Margaret Chan, intende far approvare “la più vasta riforma mai intrapresa dalla nascita dell’organizzazione nel 1948”.

Il timore della società civile è che la riforma proposta dalla Chan segni l’inizio di un processo di privatizzazione dell’Oms. “La questione è capire se invece di avere a che fare con un’agenzia di sanità pubblica multilaterale, l’Oms non diventerà un’agenzia privata al servizio degli interessi di un pugno di donatori” sostiene German Velasquez, ex direttore del dipartimento sull’innovazione e la proprietà intellettuale dell’Oms passato nelle vesti di consigliere di South Centre, un think tank basato a Ginevra.

Ed è qui che entra in gioco Bill Gates, noto per orientare buona parte dei suoi fondi destinati all’Oms alla lotta contro la poliomelite. Tra questi fondi, una fetta significativa serve a sovvenzionare il gruppo strategico consultativo di esperti (Sage) sulla vaccinazione. Ma i consigli di questo gruppo sono stati fortemente contestati perché giudicati di essere troppo vicine agli interessi dell’industria farmaceutica.

Le accuse contro Bill Gates hanno raggiunto il loro apice con il caso stavudine. All’inizio del 2011, la fondazione Gates ha annunciato la sua intenzione di finanziare per 20 milioni di dollari (circa 14 milioni di euro) un test clinico che ricorre all’uso di questo vecchio farmaco anti-Aids, conosciuto per i suoi effetti secondari negativi. Già nel 2009, l’Oms aveva invitato i paesi che utilizzavano la Stavudine di pianificare la sua sostituzione con un’altra molecola, più cara ma meno dannosa per la salute.

Commentando l’iniziativa della Gates Foundation, Medici Senza Frontiere ha dichiarato per voce della dottoressa Isabelle Andrieux-Meyer che “la fondazione fa calcoli economici: il prodotto è costoso e vogliono mantenerlo. Questa logica non tiene sufficientemente conto dell’interesse dei pazienti”.

L’ultimo fronte sul quale Gates è stato attaccato riguarda la lotta violentissima attorno ai farmaci generici. Interrogato sul sistema attuale dei brevetti sui farmaci che secondo alcune ong penalizza fortemente i paesi poveri, l’ex capo della Microsoft si è dichiarato a favore di uno status-quo. “Ha fatto fortuna difendendo la proprietà intellettuale” commenta James Love dell’ong Knowledge Ecology International. “La sua fondazione favorisce lo sviluppo di farmaci e di vaccini brevettati a scapito dei prodotti generici”.

Fonte: vita.it

Raccolta differenziata della plastica: ecco le risposte ai dubbi più comuni

1) CI SONO MATERIALI IN PLASTICA CHE NON POSSONO ESSERE RICICLATI?

Tecnicamente tutte le plastiche prese isolatamente sono riciclabili. Concretamente, però, nel flusso della raccolta differenziata finiscono anche imballaggi che, per diverse ragioni, di fatto non possono essere avviati a riciclo o lo sono solo parzialmente.

Le ragioni sono: le dimensioni dei rifiuti in plastica (troppo piccoli), le contaminazioni (residui del contenuto), la compresenza inscindibile di più materiali anche plastici incompatibili tra di loro in fase di riciclo e la scarsità di materiale (ricicliamo talmente poco...) che rende impossibile la gestione industriale di un flusso dedicato.

Per le “plastiche miste” la gestione sta registrando continui e interessanti progressi nel settore. Al momento, queste plastiche vengono solo in parte riciclate mentre la quota restante viene comunque recuperata sotto forma di energia e calore trasformandole in combustibili alternativi utilizzati in piena sicurezza e compatibilità ambientale principalmente in cementifici e centrali termiche in sostituzione di fonti energetiche fossili non rinnovabili.

2) SE LE PLASTICHE SONO COSÌ DIVERSE TRA LORO, SIAMO NOI A DOVERLE DIFFERENZIARE?

La raccolta differenziata si fa in primo luogo in casa, separando gli imballaggi in plastica dagli altri rifiuti per poi conferirli al servizio di raccolta secondo le modalità stabilite dal Comune e dal gestore del servizio stesso. La selezione per tipologia di plastica, però, viene fatta in fase industriale a fine raccolta.

3) E SE CI TROVIAMO ALLE PRESE CON BIRO, TAPPI DI PLASTICA E STOVIGLIE USA E GETTA, LI POSSIAMO RICICLARE?

Per la plastica, la raccolta differenziata riguarda solo quella degli imballaggi (l’imballaggio è un manufatto espressamente concepito per contenere, proteggere, trasportare delle merci). Biro, pennarelli, giocattoli, ecc. non sono imballaggi e quindi non vanno messi nella raccolta differenziata mentre i tappi delle bottiglie sono “accessori di imballaggio” e possono invece tranquillamente seguire nella raccolta differenziata il contenitore che servono a sigillare.

Per quanto concerne infine le stoviglie monouso, queste possono essere imballaggi (quando servono a somministrare cibi e bevande che si acquistano presso punti di ristorazione) o “non imballaggi” (quando vengono acquistate separatamente ed utilizzate in ambito domestico), inoltre presentano spesso forti criticità dal punto di vista qualitativo per i notevoli residui organici (che creerebbero problemi igienico-sanitari negli impianti di recupero a valle) che possono accompagnarle.

Per queste ragioni al momento è meglio non gettarli nella raccolta differenziata, anche se sono in fase di avvio sperimentazioni per valutarne le possibilità di gestione e recupero.

4) PER EVITARE IL PROBLEMA DEI RESIDUI ORGANICI, È CONSIGLIATO LAVARE I CONTENITORI PRIMA DI BUTTARLI NELLA SPAZZATURA?

Tutti gli imballaggi in plastica conferiti al servizio di raccolta devono essere svuotati e non presentare residui troppo evidenti del contenuto. Non è però indispensabile lavarli – ricorda Bertazzoli - (operazione laboriosa e ambientalmente poco compatibile sia per i consumi di acqua ed energia che per gli scarichi di detersivi).

Fonte: www.greenme.it

Lo studio delle formiche indica la dinamica delle reti e dei sistemi privi di controllo centrale

L’organizzazione delle colonie di formiche è misteriosa, ma molto efficiente. Per questo è stato facile attribuire a questi insetti capacità straordinarie. Ma oggi sappiamo che le formiche non sono lavoratrici instancabili, non si sacrificano per il bene della collettività e non hanno lezioni da darci. Ma possono aiutarci a capire come funzionano i sistemi privi di controllo centrale. Deborah M. Gordon, professore di Biologia alla Stanford University spiega che le formiche sono molto intelligenti perché possono imparare ad uscire da un labirinto, e che questa intelligenza messa insieme, rende intelligente la colonia. Tuttavia ogni formica risponde solo all’ambiente che la circonda, alla frequenza dei brevi incontri con altre formiche ed agli odori, ma non ha il senso della condizione e degli obiettivi della colonia. Le formiche vanno in giro per regolare la loro velocità di interazione, ma nessuna dirige le altre; le colonie di formiche sono come un ufficio che comunica tramite sms privi di senso, dove il compito di ciascun lavoratore è determinato da quanti messaggi riceve. Le colonie di formiche risultano quindi sistemi complessi che funzionano senza un controllo centrale. Ma anche il cervello umano non ha una catena di comando: il suo funzionamento si basa sulla interazione tra neuroni. Allora se “l’intelligenza della colonia di formiche è distribuita tra i suoi membri come l’intelligenza umana è distribuita tra le circonvoluzioni, i lobi ed i nuclei del cervello”; se anche i sistemi biologici, come ad esempio proprio quelli del nostro corpo, come il sistema immunitario, quello, nervoso, ecc. funzionano in modo non gerarchico, dovremmo cercare di capire meglio come le varie parti funzionano insieme per produrre la dinamica, la storia e lo sviluppo dell’intero sistema. Le formiche quindi ci permettono di capire meglio la dinamica delle reti, possono mostraci il ritmo delle interazioni locali, che creano schemi ricorrenti nel comportamento e nello sviluppo dei grandi gruppi e sui sistemi privi di controllo centrale.

(Elaborazione da Internazionale 3 Dicembre 2010 – Deborah M. Gordon – Boston Review, USA)

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