statistiche

Cameron pensa alla felicità degli inglesi con un test

Il primo ministro inglese David Cameron ha messo in atto un progetto che consente di creare delle categorie che identifichino il grado di soddisfazione e benessere della popolazione.
Con l'aiuto dell'Ufficio nazionale di statistica, Cameron ha infatti creato dieci domande da fare a tutti i cittadini inglesi sui temi della famiglia, lavoro, vita privata, preferenze politiche in modo da capire l'umore dei sudditi della Regina e le loro esigenze: «Oltre al Pil è importante anche la qualità della vita e la bellezza del mondo che ci circonda per essere felici» ha dichiarato.
Il primo ministro inglese ha speso due milioni e mezzo di euro per realizzare questo progetto e qualcuno non ha preso bene questa notizia come l'esperto di diritto di famiglia Jill Kirby che ha esortato il governo a concentrarsi sulle cose concrete che davvero interessano la vita dei cittadini.
Fonte: ilpost.it

"Albania chiama Italia": i call center si trasferiscono all’estero

Buona parte delle chiamate che offrono un prodotto o chiedono un'opinione non vengono dal nostro paese. Per i ragazzi, che conoscono l'italiano grazie alla tv è un'opportunità. Ma il risultato è che si perdono posti in Italia. Ecco i risultati dell'inchiesta della rivista "Terre di Mezzo".
Le principali compagnie telefoniche o di indagini statistiche non vogliono farlo sapere, ma ormai buona parte delle chiamate in cui ci offrono un prodotto o ci chiedono un'opinione arriva dall'estero. Dopo calzaturifici e aziende manifatturiere, anche i call center si stanno trasferendo: innanzitutto in Albania, ma anche in Romania, Tunisia e Turchia. Paesi in cui molti giovani parlano italiano, grazie alla nostra Tivù che hanno visto fin da piccoli. A chiamare l'Italia sono soprattutto studentesse universitarie, per le quali il lavoro nei call center è un'opportunità da non perdere: guadagnano da 1,5 ai 2,5 euro all'ora, per un totale che va dai 150 ai 450 euro al mese. Non male visto che lo stipendio medio di un dipendente statale è di circa 200 euro.

Fonte: terre.it

150 anni di censimento in Italia

150 anni fa partiva il primo Censimento della popolazione dopo l'unificazione del Regno d'Italia, i nuovi italiani erano 26 milioni e trecentomila. Da allora sono 14 le rilevazioni fatte, l'ultima nel 2001. Con quello del 2011 ed una popolazione che supera i 60 milioni, si arriva a 15. Dal 1861 le tornate censuarie si sono susseguite ogni dieci anni, ad eccezione del 1891, per le difficoltà finanziarie in cui versava il paese e nel 1941, a causa della guerra. Un'altra eccezione quella del Censimento del 1936, svolto a soli cinque anni dal precedente a seguito di una riforma legislativa del 1930 che ne aveva modificato la periodicità, subito dopo riportata a cadenza decennale e rimasta invariata fino a oggi. Con il passare degli anni e il mutare della società ci sono state varie modifiche al significato dei termini, ai riferimenti territoriali utilizzati dal Censimento per fotografare il nostro Paese, oltre che ai quesiti inseriti nel questionario, allo spoglio e all'elaborazione dati.
Nelle tornate del 1861 e del 1871 le unità di rilevazione famiglia e convivenza coincidono: dal 1881, invece, i due concetti vengono distinti e, in tempi più recenti, collocati in due diversi modelli: il foglio di famiglia e quello di convivenza. Inoltre nei censimenti del 1861, 1871 e 1881 la popolazione viene classificata in "popolazione dei centri, dei casali e delle case sparse". Dall'edizione del 1901 sparisce la definizione di "casali", mentre a partire dal censimento del 1931 viene introdotto il concetto di "centro". Lo spoglio elettorale dei questionari di queste prime tornate censuarie è fatto a mano. Nel 1931 la grande novità: spazio alle macchine perforatrici.
Nel 1936, nel questionario si richiedono notizie sulla famiglia residente al posto di quella presente e si domanda anche degli ospiti prersenti presso la famiglia nel giorno del censimento. Nel 1951 aumenta la quantità dei quesiti presenti nel questionario, sia per le nuove esigenze informative poste dall'epoca sia per la disponibilità di innovativi strumenti tecnici che rendono più veloci le operazioni di spoglio. Qualche anno prima, infatti, erano state introdotte le macchine statistiche elettroniche che poi, nel 51, vengono affiancate dalla più avanzata strumentazione meccanografica IBM. Tra i nuovi quesiti inserito c'è quello sul titolo di studio conseguito. In questo periodo su una popolazione di 47 milioni e mezzo di abitanti, 13 milioni di italiani possiedono la licenza elementare, 2 milioni e mezzo la licenza media, circa un milione e mezzo sono diplomati e solo 422 mila persone hanno conseguito la laurea.
Sempre a partire dal 1951 il Censimento della popolazione viene abbinato a quello delle abitazioni, una formula che ancora oggi viene seguita anche in altre nazioni, motivata dal contenimento dei costi e dalla necessità di rendere coerenti i due insiemi di dati. Se il censimento del 1961 segna l'avvento dei calcolatori e l'introduzione dei nastri magnetici, quello del 1971 introduce una terza generazione di elaboratori e di lettori ottici che permettono di trasferire le notizie direttamente sui rapporti meccanografici senza ricorrere alla perforazione delle schede. Aumenta la velocità delle operazioni, aumenta il numero dei quesiti, la società si evolve e diviene più complessa: vengono aggiunte domande relative agli spostamenti dei cittadini e degli studenti per recarsi sul luogo di lavoro e di studi, insieme a quelle sulla titolarità di pensioni qualsiasi specie da parte dei componenti della famiglia. Intanto tra il 1961 e il 1971 la popolazione passa da 50 milioni e seicentomila a 54 milioni e centomila.
Gli anni 80 e 90 sono contrassegnati dalla riorganizzazione produttiva a "rete" e dall'avvento di banche dati che consentono elaborazioni online. L'informatica rivoluziona le modalità operative del censimento, snellendo e velocizzando l'elaborazione dei dati e riducendo il carico di lavoro sugli operatori censuari.
Anche l'edizione del 2001 presenta innovazioni tecniche: lo sviluppo della telematica permette, oltre all'attivazione di un sito dedicato al censimento, il monitoraggio dei processi di distribuzione e raccolta del materiale di istruzione e delle circolari; segna anche il passaggio alla diffusione dei risultati online, che si vanno ad affiancare ai tradizionali volumi cartacei. Vengono inseriti anche nuovi quesiti: tra questi, la richiesta di informazione sui titoli di studio post laurea anche se nel Pese, a fronte di quasi 57 milioni di residenti, i laureati sono sempre una minoranza, appena il 7,1 per cento.
A dimostrazione del fatto che gli strumenti del censimento cambiano per aiutare e conoscere sempre più a fondo la società in continua evoluzione, nuovi quesiti sono presenti anche nel questionario del Censimento 2011. tra l domande, quelle sulle fonti energetiche utilizzate , sulla disponibilità di telefoni cellulari e sulla connessione a internet.
Fonte: www.dirittisociali.org

Disoccupazione: quello che i dati Istat non dicono

La cosa che colpisce nei dati dell'Istat sull'occupazione e disoccupazione nel mese di agosto, sono i numeri assoluti: sebbene siano statistiche sempre un pò approssimative per ovvie ragioni, l'Istat comunica che ad Agosto ci sono 36 mila disoccupati in meno rispetto a luglio e 23 mila occupati in più.
Questo significa che mancano all'appello 13 mila disoccupati che non sono diventati occupati e quindi, semplicemente, sono persone che non si sono più iscritte alla disoccupazione.

La statistica sulla disoccupazione si fa contando le persone che si iscrivono all'ufficio di collocamento, per cui paradossalmente se un giovane disoccupato o un adulto disoccupato, come si dice normalmente "si scoraggia" e non si iscrive più all'ufficio di collocamento, viene tolto dal computo dei disoccupati e provoca questa illusione statistica sulla base della quale poi le agenzie di stampa danno la notizia che la disoccupazione è calata.

Fonte: cadoinpiedi.it

La crescita dell’economia italiana e il ruolo della domanda

Dal rapporto annuale dell'ISTAT sull'Italia 2010 abbiamo ricavato una parte del capitolo: "La crescita dell’economia italiana e il ruolo della domanda"

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Scompare l'agricoltura di medie e piccole dimensioni italiana

Il quadro che emerge dai dati provvisori del 6° Censimento generale dell’agricoltura dell'Istat, fotografa tendenze da tempo in atto nel settore, tuttavia l'istantanea dell'agricoltura italiana è a dir poco preoccupante.
Il bilancio della storia degli ultimi 10 anni del nostro sistema agricolo è decisamente negativo: perdita della superficie agricola utilizzata pari a 300 mila ettari, perdita di superficie aziendale totale pari a un milione e mezzo di ettari, nonché gravissima perdita del numero delle aziende, che si sono ridotte di circa un terzo (-32,2%). Numeri che non denunciano solo una radicale ristrutturazione del settore primario, ma che puntano il dito verso un vero e proprio abbandono delle zone rurali.

L'aumento (+44%) dell'estensione media delle superficie coltivate dalle aziende è in realtà causato da un allarmante fenomeno di concentrazione agevolato da politiche agricole comunitarie e a andamenti di mercati che hanno determinato l'uscita di un numero impressionante di piccole aziende dal settore. A essere maggiormente colpite da questa fuoriuscita forzata dal settore, sono le aziende medio piccole.

E la situazione è ancor più grave per la zootecnia. Con un crollo delle aziende dedite all'allevamento di quasi il 70% tra il 2000 e il 2010, i dati Istat testimoniano di un vero e proprio smantellamento dell'agricoltura mista che coniuga virtuosamente allevamento e coltivazione e di una sua sostituzione con un sistema basato su allevamenti intensivi e industrializzati e a forte concentrazione territoriale.

Fonte: aiab.it

Italiani: la durata della vita in salute sta diminuendo

Secondo i dati statistici dell'Eurostat gli italiani fino al 2004 erano al primo posto in Europa per durata della vita spesa in salute.
In quattro anni, dal 2004 al 2008 stiamo precipitando. Sopratutto per quel che riguarda le donne. La durata della loro vita in salute é scesa sotto la media europea.
Le aspettative di vita in salute delle donne italiane nel 2004 erano di 70 anni, ora sono di 61. Per gli uomini erano di 68 e ora sono di 62.
Anche le aspettative di vita sana degli uomini sono scese di molto, ma almeno si conservano al di sopra della media europea.
Gli italiani sono sempre al vertice per durata di vita, ma alla gente non importa tanto di vivere più a lungo se questo comporta di vivere malato.

(Fonte: metronews.it)

Istat: in calo le vendite di alimentari

L'Istat rileva che le vendite al dettaglio a marzo sono calate del 2,0% rispetto allo stesso mese del 2010 e dello 0,2% rispetto a febbraio. Il calo registrato su base annua è il più alto registrato dal gennaio 2010. Sulla contrazione, sia tendenziale che congiunturale, pesa soprattutto la performance negativa del comparto alimentare. Rispetto a febbraio 2011, le vendite di prodotti alimentari diminuiscono dello 0,3% e quelle di non alimentari dello 0,2%; a confronto con marzo 2010 la differenza è ancora più ampia, -2,6% per i primi e -1,6% per i secondi. Sempre su base annua, nella grande distribuzione le vendite segnano variazioni negative sia per il 'food' (-2,9%), dove il ribasso è più accentuato, sia per il 'non food' (-1,2%). Anche per le imprese operanti su piccole superfici, si registra una diminuzione (con un calo dell'1,9% sia per i prodotti alimentari, sia per quelli non alimentari).

ISTAT: matrimoni in crisi

Agli italiani l'altare non piace più. Non è una novità dal momento che il trend negativo prosegue dal 1972, ma
L’ISTAT ci informa che nel biennio 2009-2010 sono state celebrate 30.000 nozze in meno, vale a dire che il calo è del 6%. Il record negativo, reso noto dall'Istat, è molto al di sopra del -1,2% registrato, mediamente negli ultimi 20 anni. Nel 2009 sono stati celebrati 230.613 matrimoni mentre nel 2010 poco più di 217 mila (3,6 ogni mille abitanti); nel 2008 erano stati 246.613 (4,1). Il calo ha interessato tutte le aree del paese. Tra le grandi regioni, il Lazio (-9,4%), Lombardia (-8%), Toscana (-6,7%), Piemonte e Campania (-6,4%).

A determinare il rinvio delle prime nozze è soprattutto la sempre più prolungata permanenza dei giovani in famiglia, dovuta all'allungamento dei tempi formativi, alle difficoltà d'ingresso nel mondo del lavoro e nel comprare una casa. Così chi convola a nozze lo fa spesso sopra i 35 anni d'etè, almeno dieci anni più tardi di quando lo fecero i propri genitori. Influisce anche la diffusione delle convivenze pre matrimoniali che portano a posticipare le prime nozze. L'effetto di tutti questi fattori è stato amplificato nel biennio 2009-2010 da una congiuntura economica sfavorevole.
Attualmente gli sposi al primo matrimonio hanno in media 33 anni e le spose 30, sei in più rispetto ai valori del 1975.
Matrimoni no, ma le convivenze nel 2007 hanno superato il mezzo milione. Non solo. L'Istat conferma che l'incidenza di bambini nati al di fuori del matrimonio è in continuo aumento e ha raggiunto il 21,7% del totale dei nati nel 2009.
La crisi dei matrimoni in Italia negli ultimi anni non ha risparmiato quelli misti (in cui uno dei due sposi è italiano), che «reggono» comunque nelle regioni del Nord e del Centro dove le comunità straniere sono più integrate. Secondo il rapporto Istat nel Nord-est un italiano su dieci convola sposa una straniera.

Quanti sono gli immigrati nei vari paesi della UE

L'Eurostat (Agenzia Statistica Europea), nel suo rapporto del 2010 relativo al 2009, informa che i cittadini stranieri rappresentano il 6,4% della popolazione europea della UE a 27 paesi.
In particolare:
Germania: 7,2 milioni pari al 8,9% della popolazione
Spagna: 5,7 milioni pari al 12% della popolazione
Regno Unito: 4 milioni pari al 4,8% della popolazione
Italia: 3,9 milioni pari al 6,5% della popolazione
Francia: 3,7 milioni pari al 5,8% della popolazione

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