vita

Cameron pensa alla felicità degli inglesi con un test

Il primo ministro inglese David Cameron ha messo in atto un progetto che consente di creare delle categorie che identifichino il grado di soddisfazione e benessere della popolazione.
Con l'aiuto dell'Ufficio nazionale di statistica, Cameron ha infatti creato dieci domande da fare a tutti i cittadini inglesi sui temi della famiglia, lavoro, vita privata, preferenze politiche in modo da capire l'umore dei sudditi della Regina e le loro esigenze: «Oltre al Pil è importante anche la qualità della vita e la bellezza del mondo che ci circonda per essere felici» ha dichiarato.
Il primo ministro inglese ha speso due milioni e mezzo di euro per realizzare questo progetto e qualcuno non ha preso bene questa notizia come l'esperto di diritto di famiglia Jill Kirby che ha esortato il governo a concentrarsi sulle cose concrete che davvero interessano la vita dei cittadini.
Fonte: ilpost.it

La nuova legge sul biotestamento: rischio sanzioni penali per il medico

La norma varata dal Parlamento prevede che sia il dottore a prendere la decisione finale, ma con il rischio di sanzioni penali. Per esempio, se un medico decidesse di togliere il sondino di alimentazione a una persona nello stato di Eluana Englaro, in base al disegno di legge commetterebbe un reato: l'omicidio colposo, o forse addirittura volontario.
Perché anche nel caso in cui un malato terminale rifiuti il prolungamento delle cure parlandone direttamente coi medici o depositando una Dichiarazione anticipata di trattamento (Dat), la nuova norma prevede che sia sempre e comunque il medico a prendere la decisione finale, con l’obbligo di somministrare al paziente “idratazione e alimentazione” fino a quando il cuore batte, magari aiutato dalle macchine. Il che vuol dire mesi, anni, distesi in un letto attaccati a fili e flebo.

(Fonte: ilfattoquotidiano.it)

Italiani: la durata della vita in salute sta diminuendo

Secondo i dati statistici dell'Eurostat gli italiani fino al 2004 erano al primo posto in Europa per durata della vita spesa in salute.
In quattro anni, dal 2004 al 2008 stiamo precipitando. Sopratutto per quel che riguarda le donne. La durata della loro vita in salute é scesa sotto la media europea.
Le aspettative di vita in salute delle donne italiane nel 2004 erano di 70 anni, ora sono di 61. Per gli uomini erano di 68 e ora sono di 62.
Anche le aspettative di vita sana degli uomini sono scese di molto, ma almeno si conservano al di sopra della media europea.
Gli italiani sono sempre al vertice per durata di vita, ma alla gente non importa tanto di vivere più a lungo se questo comporta di vivere malato.

(Fonte: metronews.it)

Riflessioni in occasione della giornata dedicata al problema della pena di morte

Un Articolo sulla giornata per la pena di morte per sviluppare alcune considerazioni sul tema.

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Manifesto della rivolta generazionale degli "indignados" in Spagna

Noi siamo gente comune. Siamo come te: gente che si alza ogni mattina per studiare, per lavorare o per trovare lavoro, gente che ha famiglia e amici. Gente che lavora duramente ogni giorno per vivere e dare un futuro migliore a chi ci circonda.
Alcuni di noi si considerano più progressisti, altri più conservatori. Alcuni credenti, altri no. Alcuni di noi hanno un'ideologia ben definita, alcuni si definiscono apolitici... Ma tutti siamo preoccupati e indignati per il panorama politico, economico e sociale che vediamo intorno a noi. Per la corruzione di politici, imprenditori, banchieri ... Per il senso di impotenza del cittadino comune. Questa situazione fa male a tutti noi ogni giorno. Ma se tutti ci uniamo, possiamo cambiarla. È tempo di muoversi, è ora costruire insieme una società migliore. Perciò sosteniamo fermamente quanto segue:
1)Le priorità di qualsiasi società avanzata devono essere l’uguaglianza, il progresso, la solidarietà, la libertà di accesso alla cultura, la sostenibilità ecologica e lo sviluppo, il benessere e la felicità delle persone.
2)Ci sono diritti fondamentali che dovrebbero essere al sicuro in queste società: il diritto alla casa, al lavoro, alla cultura, alla salute, all’istruzione, alla partecipazione politica, al libero sviluppo personale, e il diritto di consumare i beni necessari a una vita sana e felice.
3)L'attuale funzionamento del nostro sistema economico e di governo non riesce ad affrontare queste priorità e costituisce un ostacolo al progresso dell’umanità.
4)La democrazia parte dal popolo (demos = popolo, cràtos = potere) in modo che il potere debba essere del popolo. Tuttavia in questo paese la maggior parte della classe politica nemmeno ci ascolta.
5)Le sue funzioni dovrebbero consistere nel portare la nostra voce alle istituzioni, facilitando la partecipazione politica dei cittadini attraverso canali diretti e procurando i maggiori benefici alla società in generale, non per arricchirsi e prosperare a nostre spese, mentre si dà cura solo dei dettami dei grandi poteri economici e si aggrappa al potere attraverso una dittatura partitocratica capeggiata dalle inamovibili sigle del partito unico bipartitico PPSOE.
6)L’ansia e l'accumulazione di potere in poche mani crea disuguaglianza, tensione e ingiustizia, il che porta alla violenza, che noi respingiamo. L’obsoleto e innaturale modello economico vigente blocca la macchina sociale in una spirale che si consuma in se stessa arricchendo i pochi e precipitando nella povertà e nella scarsità il resto. Fino al crollo.
7)La volontà e lo scopo del sistema è l'accumulazione del denaro, che ha la precedenza sull’efficienza e il benessere della società. Sprecando intanto le risorse, distruggendo il pianeta, creando disoccupazione e consumatori infelici.
8)I cittadini fanno parte dell’ingranaggio di una macchina destinata ad arricchire una minoranza che non sa nulla dei nostri bisogni. Siamo anonimi, ma senza di noi tutto questo non esisterebbe, perché noi muoviamo il mondo.
9)Se come società impariamo a non affidare il nostro futuro a un’astratta redditività economica che non si converte mai in un vantaggio della maggioranza, saremo in grado di eliminare gli abusi e le carenze di cui tutti soffriamo.
10)È necessaria una Rivoluzione Etica. Abbiamo messo il denaro al di sopra dell’Essere umano mentre dovremo metterlo al nostro servizio. Siamo persone, non prodotti sul mercato. Io non sono solo quel che compro, perché lo compro e a chi lo compro.
Per tutto quanto sopra, Io sono indignato. Io credo di poter aiutare il cambiamento. Io so che insieme possiamo farcela. Esci con noi. È un tuo diritto.

Con la crisi suicidi in aumento

Il rapporto Eures ci dice che nel 2009 un disoccupato al giorno si é tolto la vita.
I suicidi in Italia nel 2009 sono stati 2.986 e sono cresciuti del 5,6%. Secondo Eures l'aumento é dovuto alla crisi.
In compenso l'Italia é al terz'ultimo posto per suicidi in Europa: 5 suicidi ogni 100.000 abitanti.
Dei suicidi del 2009: 2223 hanno riguardato gli uomini e uno su due é avvenuto al nord.

(Fonte: metronews.it)

Svizzera: referendum per vietare assistenza al suicidio ai non residenti

Gli abitanti del cantone di Zurigo sono chiamati oggi ad esprimersi sul cosiddetto "turismo della morte": due iniziative popolari, lanciate da partiti conservatori, che vogliono introdurre dei paletti per impedire ai non residenti di cercare assistenza al suicidio a Zurigo. Un testo prevede di chiedere al parlamento svizzero di rendere punibile qualsiasi forma di istigazione e di aiuto al suicidio. L'altro testo vuole porre fine al "turismo", limitando l'aiuto al suicidio a chi risiede nel cantone da almeno dieci anni. L'interesse per l'esito dello scrutinio va oltre i confini del cantone più ricco e liberale della Svizzera. Non solo perché una votazione su un tema analogo, il suicidio assistito nella case per anziani, si svolgerà nel 2012 nel cantone di Vaud. Ma soprattutto perché il governo federale deve presentare un disegno di legge che disciplini l'assistenza organizzata al suicidio. Attualmente in Svizzera l'eutanasia attiva diretta è vietata, mentre quella indiretta (impiego di mezzi per alleviare le sofferenze, che come effetto secondario possono abbreviare la vita) e quella passiva (rinuncia o sospensione di terapie di sostentamento vitale) sono autorizzate, così come l'assistenza al suicidio, a condizione, però, che queste non siano legate ad alcun motivo egoistico. Nel Paese si registrano in media 1.400 suicidi all'anno, pari al 2,2% del totale dei decessi. Nel 2003 il 19% dei suicidi è stato assistito da un'organizzazione. Nel 2007 questa proporzione è stata del 29%. Le persone venute dall'estero per togliersi la vita in Svizzera rappresentavano il 6,5% nel 2003 e il 9,7% nel 2007.

(Fonte: il riformista.it)

I problemi di una generazione che accudisce i genitori e segue i nipoti

La stampa inglese l’ha ribattezzata «generazione club sandwich». Sono i figli del boom della fine degli anni Cinquanta e dell’inizio dei favolosi Sessannta, uomini e donne che hanno superato i 50 anni destinati in media a stare al mondo per altri quaranta. Schiacciati dalla necessità di accudire i genitori e da quella di prendersi cura dei nipoti.
I cittadini britannici con più di 50 anni sono 20 milioni. E i nonni e le nonne sono 14 milioni. Sette milioni di loro hanno meno di 65 anni. «Com’è possibile che la società continui a considerarci infermieri di lusso a cavallo tra la prima e la terza età?».
Proprio per dare loro voce é stato fondato il sito Gransnet, il sito dei nonni ed é stato un boom immediato.
E ne è nata una grande catena della solidarietà di una generazione decisa a non farsi seppellire da scomposte fregole giovanilistiche o da frettolose analisi sui rischi di un mondo sempre più anziano. «E’ arrivato il momento di pensare a un domani diverso e produttivo per tutti».

(Fonte: lastampa.it)

A Roma primo reparto pubblico per pazienti in stato vegetativo

Apertura ufficiale (2 marzo u.s.) per la nuova Unità di cure residenziali intensive (Ucri) dell'ospedale San Camillo Forlanini. Presenti il presidente della Repubblica, il presidente della Regione Lazio Renata Polverini e il ministro della Salute Ferruccio Fazio. Presente anche una palestra per la riabilitazione neuromotoria e spazi dedicati ai familiari dei pazienti che desiderino assisterli giorno e notte: una sala notte, una cucina e un soggiorno
L'Unità di cure residenziali intensive (UCRI) dell'ospedale romano è l'unica struttura pubblica in Italia in un DEA (Dipartimento d'emergenza e accettazione), di secondo livello, che si è dotata di ambienti residenziali, affinché mariti, mogli o genitori dei pazienti possano trascorrere la notte, mangiare e passare le giornate con i loro cari. Oggi sono ricoverati nell'unità otto pazienti, ma a regime la struttura sarà in grado di ospitarne trenta. Nel reparto c'è una palestra per la fisioterapia quotidiana, le stanze sono monitorate da telecamere e ci sono televisioni con dvd, perché i pazienti, a scopo terapeutico, possano rivedere filmati della loro vita. Questo reparto, ha detto Napolitano, rappresenta ''una grande realtà della sanità pubblica laziale ed in particolare una novità significativa: quella di un reparto speciale per pazienti in stato vegetativo permanente''.

Fonte: www.grr.rai.it

Se vuoi fare il professore o sei ricco di famiglia o lo fai male

Quanto guadagna un professore?
Se vuoi fare il professore o sei ricco di famiglia o lo fai male

di Ludovico Fulci

E' matematico: per fare il professore devi avere la casa di proprietà e una seconda abitazione con la cui rendita, che dall'affitto ti proviene, pagare il condominio, il riscaldamento, le numerose bollette di acqua, luce, spazzatura e tutto quanto serva alla manutenzione dell'appartamento in cui vivi. Si aggiunga la necessità di mantenere un'automobile, sia pure di seconda mano, con cui spostarsi magari anche per lavoro.
Resta lo stipendio. Lo stipendio serve innanzitutto a mangiare. Il che significa, volendo essere economi, trenta-quaranta euro al giorno, tra pranzo, cena e colazione, comprese le rare volte che il professore si voglia concedere il lusso di una pizza con i colleghi o con altri amici, momento nel quale si eccede facilmente oltre il limite indicato. Ciò significa che, andando a cena fuori una volta la settimana, il professore dovrà poi contenersi in modo da rientrare nei giorni successivi nel “regime” che si è dovuto dare. Trentacinque euro al giorno per trenta giorni significa 1.050 euro al mese. Si aggiunga che, come un senso di decenza impone, e cioè rimanendo al di sotto di quello che era una volta il “decoro” di borghese memoria, il professore deve vestirsi “adeguatamente”, quel tanto che non lo renda ridicolo agli occhi degli studenti. Non deve stupire che il suo stile sia sobrio e che alla giacca e cravatta, il professore preferisca ormai la maglietta, il pull-over e i jeans, qualche volta eccedendo in “giovialità”. La ragione è semplice: non solo l’abito costa di più, ma le camicie, che sono più costose delle magliette, vanno cambiate ogni giorno, e anche più spesso (se si tiene alla pulizia e ci si vuole adeguare alle occasioni), il che comporta usura e l’usura impone che il capo di vestiario si rinnovi con una certa frequenza. C’è poi il cappotto o il giaccone che può acquistarsi in liquidazione, magari una volta ogni quattro-cinque anni, ma che comunque costa. Diciamo allora che, per vestirsi, il professore spende mediamente 150 euro al mese, ora dovendo comprare i pantaloni, ora le scarpe, ora un maglione, ora un pigiama, ora l’impermeabile, ora una vestaglia, ora dovendo parzialmente rinnovare la biancheria. Gli restano, fatte queste dovute e ragionate economie, 500 euro o poco più, con cui chi insegna può finalmente fare la vita che gli serve per la professione che svolge, vale a dire comprare quel po' di cultura che gli consenta di arrangiare una lezione appena un po' interessante per i suoi studenti. Questa cultura si acquista comprando libri a cominciare da quelli degli autori più gettonati che abbiano vinto chi il premio Nobel, chi quello Viareggio, chi quello Bancarella. E bisogna aggiungere il teatro, il cinema, le letture specifiche, relative alla propria materia di insegnamento, senza contare quelle specialistiche, vale a dire quelle di aggiornamento sulla propria materia di studio. In questa manciata di centinaia di euro devono rientrare anche i soldi per viaggiare. Un professore di lingua che non vada all’estero è uno che non parla correntemente la lingua che insegna, che non è esposto al contatto con chi quella lingua pratica con la naturalezza di chi la viva come propria. Un professore di latino e greco che non conosca i luoghi della civiltà classica, o un professore di storia o di storia dell’arte che non abbia mai visto alcuni dei grandi centri internazionali, teatro di grandi eventi storici, artistici e culturali, non sarà credibile quando ragiona dei musei di Berlino, del Congresso di Vienna o della Comune di Parigi. Situazione rimediabile quando si tratti di questi grossi centri internazionali meta abituale di gite scolastiche, quando, a spese degli alunni che accompagna per la prima volta, il professore conosce quei luoghi. Ma non è certo così quando si tratti di luoghi appena un po’ fuori degli abituali circuiti delle gite scolastiche, e allora si scopre che tanti insegnanti non sono mai stati chi a Mosca, chi a Oslo, chi a Copenhaghen, chi a Cracovia o a Buda-Pest.
Si dirà che, volendo scendere con i piedi per terra, non è poi una gran perdita se il professore non ha un grande vissuto come viaggiatore e “uomo di mondo”, basta che conosca le cose che insegna. Benissimo. Ma non dimentichiamo l’assunto iniziale, che cioè rischia di trovarsi nella situazione descritta, tanto favorevole da essere “invidiabile” si trova il professore che abbia la casa di proprietà e un altro cespite che gli dia la rendita necessaria a pagare quel che non gli serve per mangiare e vestirsi. E qui precisiamo che, nel nostro conto, siamo andati un po’ generosamente a braccio evitando di elencare tante piccole spese che – dall’abbonamento alla Tv alla tintoria, dal calzolaio al barbiere, dal dentista alla farmacia, fino agli implacabili e immancabili “imprevisti” - incidono sui magri introiti del professore. Senza considerare che, nei primi anni di insegnamento (quando il suo stipendio si aggira attorno ai 1.500 euro!) il professore dovrebbe dotarsi degli strumenti necessari a condurre una lezione ben fatta, che vanno da una biblioteca personale di base (enciclopedia, vocabolari, atlanti geografici, classici) a piccoli strumenti tecnologici che deve procurarsi pagandoli di tasca propria, per tacere di quel po’ di mobilio necessario ad arredare l’appartamento in cui vive.
E allora si pone tragica questa domanda: come fa a far bene il lavoro del professore chi debba pagare, oltre a quel che abbiamo detto, anche l’affitto della casa, le bollette della luce, del gas, del telefono…? Forse a questo punto il poveretto comincia ad avere qualche serio problema per quanto riguarda la possibilità di arrivare a fine mese senza stare in bolletta, nonostante si sforzi di contenere le spese, rinunciando prima di ogni altra cosa alla lettura, ai viaggi, al cinema, al teatro, alla musica…alla cultura, che come si sa, è un bene di lusso. Non c’è che dire: i professori pretendono l’impossibile.

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