Aiuti gli altri? Rafforzi il cervello!

News - author: karma - posted: 01-01-2012

A Natale, si sa, le buone azioni subiscono una forte impennata. Adesso, poi, a supportare una certa condotta morale c’è anche la scienza. Infatti, secondo una ricerca dell’Università della California e pubblicata su Psychosomatic Medicine, fare del bene al prossimo non solo è un comportamento dal forte contenuto etico e morale ma, oltre a essere d’aiuto agli altri, giova anche al cervello di chi lo compie. Secondo lo studio, dunque, le buone azioni provocherebbero un significativo incremento dell’attività nelle aree cerebrali dello striato ventrale e settale. Che, per chi non è uno specialista del settore, sarebbero quelle zone correlate al comportamento materno e alla socializzazione. In parole ancora più comprensibili, fare del bene porterebbe l’individuo a sperimentare, nei confronti dell’oggetto di aiuto, sentimenti materni o fraterni. Come se la persona aiutata diventasse in quel momento un fratello o un amico. Inoltre, la ricerca afferma che, nel contempo, si riduce anche l’attività dell’amigdala, area deputata a gestire le emozioni, come stress o paura. Dunque, le attività di solidarietà aiutano il cervello a liberarsi dallo stress e dalle sensazioni negative a esso associate. Per giungere a tali conclusioni gli esperti si sono avvalsi della collaborazione di un gruppo di giovani volontari, donne e uomini, formanti delle coppie. La donna, la cui zona cerebrale era stata posta sotto osservazione tramite risonanza magnetica funzionale, aveva davanti a sé il proprio compagno. Quest’ultimo era sottoposto a innocue ma fastidiose scosse elettriche che, però, potevano essere fermate in ogni momento dalla volontà della donna, semplicemente azionando un tasto. Gli scienziati hanno osservato che nel momento in cui la signora decideva di interrompere il fastidio procurato al partner, contemporaneamente si registrava un’immediata diminuzione dell’attività dell’amigdala e un’attivazione delle aree cerebrali striatale e settale. Si riduceva quindi la tensione emotiva della compagna che poteva così abbandonarsi a sentimenti più positivi. Lo stesso meccanismo si innesca quando viene fatta un’azione di aiuto per gli altri.

E’ come se l’individuo si liberasse dell’ansia e dello stress e in lui si accendessero sentimenti fraterni o materni. La sensazione di appagamento e gratificazione è un denominatore comune in tutti coloro che liberamente, in un modo o nell’altro, forniscono un aiuto o compiono un gesto di solidarietà.
Dunque medici, volontari, infermieri e tutti coloro che lavorano nel sociale, potrebbero essere guidati, oltre che da una personale “vocazione”, anche dalla biologia, e l’induzione dei meccanismi sopra descritti potrebbe costituire un aiuto per se stessi oltre che per gli altri. In altre parole, concentrarsi maggiormente su chi soffre e dedicare qualche momento in più della propria giornata ai bisognosi, fa bene a loro così come a noi. E aiuterà a riportare l’attenzione su quello che, soprattutto a Natale, dovrebbe essere l’obiettivo principale delle proprie azioni: il prossimo. Copyright Nexta- Sabella Festa Campanile

Fonte: www.fastweb.it