I contadini di Fukushima in Francia alla ricerca di nuove terre

Witness - author: Rosa.L - posted: 29-05-2011

Shipnei Marakami con la sua famiglia, abitava in un angolo verde nelle campagne vicino Fukushima. Convinto delle opportunità dell'agricoltura biologica, aveva messo su una piccola fattoria, quasi autosufficiente, e per la prima volta, quest'anno, aveva chiuso il suo bilancio economico in positivo. «Sul posto c'era un ristorante totalmente approvvigionato dai prodotti della fattoria dove coltivavamo il riso, il grano, i legumi. Producevamo il pane e vendevamo una trentina di panieri di prodotti alla settimana» ricorda Marakami. Anche un'altra famiglia era in procinto d'installarsi nella zona per dare vita al suo ambizioso progetto di realizzare un eco-villaggio.
Ma la Terra ha tremato, quell’11 marzo, e il piccolo paradiso di Marakami si è trasformato in un inferno. Non per colpa dello tsunami, che aveva risparmiato l'azienda, ma per le radiazioni fuoriuscite dalla centrale nucleare di Fukushima che hanno reso l'area contaminata vanificando in un colpo solo anni di duro lavoro. Dopo Chernobyl «ci avevano detto che tutto era sotto controllo al 100 per cento» - osserva Marakami- e rassicurante era la convinzione che la tecnologia giapponese era decisamente superiore a quella russa. Ora è certo che anche le centrali giapponesi non sono infallibili.
Le rassicuranti informazioni iniziali del governo e della Tepco (Tokyo Electric Power Corporation -l'azienda che gestisce l'impianto nucleare di Fukushima) nulla avevano a che vedere con gli allarmi concreti del movimento anti-nucleare locale, e dopo solo ventiquattro ore dal sisma Marakami e la sua famiglia fuggono anticipando gli ordini di evacuazione del governo giapponese. E tanti contadini in prenda a tanta disperazione si sono tolti la vita.
«Oggi tutto è finito.- dice Marakami - Proviamo ad inventarci altri progetti agricoli altrove. Siamo venuti in Francia per incontrare altri cittadini e insieme pensare a delle fattorie di scambio. Ma non sappiamo precisamente cosa fare. A parte abbandonare il nucleare. Di questo siamo assolutamente certi».
Fonte: Bastamag.net