Il nucleare della Romania: timori e preoccupazioni di esperti e ambientalisti

Witness - author: Rosa.L - posted: 21-03-2011

A seguito dell’incidente nucleare in Giappone, la Romania si interroga sui possibili rischi della centrale atomica di Cernavodă, attiva dal 1996 e situata ad una cinquantina di chilometri dalla città di Costanza.

I primi a cercare di dissipare paure e dubbi sono stati proprio i dirigenti di Nuclearelectrica, la società statale che gestisce l'impianto, che hanno rimarcato la sicurezza dei due reattori, capaci di resistere senza danni a un terremoto fino all'ottavo grado della scala Richter. E, dicono gli esperti, un sisma così forte non si è mai verificato sul suolo romeno in epoca recente. Questo, però, non significa che non si possa verificare in futuro e in quel caso in Romania la situazione sarebbe la stessa del Giappone, ha ammesso il presidente dell'Agenzia nucleare romena Ion Năstăsescu.

“In caso di terremoto la centrale avvierebbe tutte le misure di sicurezza e di monitoraggio previste - ha spiegato Nuclearelectrica – La tecnologia Candu 6, usata nell'impianto, prevede due gruppi di sistemi speciali progettati per lavorare separatamente ed essere alimentati da fonti diverse di energia. Queste caratteristiche sono argomenti sufficienti per procedere con la costruzione dei reattori 3 e 4”. Fin qui le rassicurazioni della società statale che ha voluto mettere i paletti anche sul futuro ampliamento dell’impianto, un progetto da quattro miliardi di euro, per il 50% in mani pubbliche e per il restante 50% controllato da compagnie internazionali come Enel, da anni in prima fila nel settore energetico romeno e quindi anche nell’atomo.

Secondo i geologi Cernavodă non è esente da rischi: la centrale è costruita nell'intersezione di due zone altamente sismiche, tra Vrancea e Dobrogea, “in un’area molto pericolosa, qui un incidente potrebbe trasformare la centrale in una nuova Chernobyl”, secondo Mircea Radulian, direttore scientifico del dipartimento di Fisica della terra. Ipotesi sconfessata dal direttore dell’Agenzia nucleare, secondo cui “il paragone non è pertinente perché il nucleo, nel caso di Cernavodă, è contenuto in un’ulteriore cella che non consentirebbe la fuoriuscita di materiale radioattivo come accaduto in Ucraina”.

L’allarme, quindi, esiste, seppur mitigato dalla relativa giovane età della centrale romena, in attività dal 1996 a differenza di altri impianti più vecchi, come quelli spenti in Germania per verifiche.

Fonte: balcanicaucaso.org