Il Papa negli Emirati Arabi: Costruire insieme l’avvenire o non ci sarà futuro

News - author: albatros - posted: 04-02-2019

«Non c’è alternativa: o costruiremo insieme l’avvenire o non ci sarà futuro». Poche ore prima il Papa ha incontrato in forma privata il «Consiglio degli anziani», un’organizzazione internazionale del mondo musulmano, ed ora, nel Founder’s Memorial all’ombra della skyline di Abu Dhabi, si rivolge a settecento leader religiosi con il discorso forse più importante del suo pontificato rispetto ai rapporti con l’Islam, la Ratisbona di Francesco. Il pontefice parla del ruolo e della responsabilità essenziale delle fedi nel nostro tempo, chiede che «veglino come sentinelle di fraternità nella notte dei conflitti» perché «ad esse, forse come mai in passato, spetta in questo delicato frangente storico un compito non più rimandabile: contribuire attivamente a smilitarizzare il cuore dell’uomo». Ripete che «ogni violenza va condannata senza esitazione, nel nome di Dio Creatore», perché «è una grave profanazione del Nome di Dio utilizzarlo per giustificare l’odio e la violenza contro il fratello» e «non esiste violenza che possa essere religiosamente giustificata». Ma soprattutto, come mai in passato, mette i puntini sulle «i» in tema di rapporto tra le fedi: perché siano «canali di fratellanza» occorre «il riconoscimento pieno dell’altro e della sua libertà, e il conseguente impegno a spendermi perché i suoi diritti fondamentali siano affermati sempre, ovunque e da chiunque», perché «senza libertà non si è più figli della famiglia umana, ma schiavi». In particolare domanda «pari dignità» e «libertà religiosa»: «Essa non si limita alla sola libertà di culto, ma vede nell’altro veramente un fratello». Ogni dialogo «presuppone la propria identità» ma anche «il coraggio dell’alterità», spiega: «Il dialogo si basa sulla sincerità delle intenzioni ed è compromesso dalla finzione, che accresce la distanza e il sospetto: non si può proclamare la fratellanza e poi agire in senso opposto».

Primo pontefice a visitare la Penisola arabica
Il rapporto autentico fra religioni è essenziale. Bergoglio lo dice in queste terre, primo pontefice a mettere piede nella Penisola arabica, culla dell’Islam:«Non solo qui, ma in tutta l’amata e nevralgica regione mediorientale, auspico opportunità concrete di incontro: società dove persone di diverse religioni abbiano il medesimo diritto di cittadinanza e dove alla sola violenza, in ogni sua forma, sia tolto tale diritto». Si tratta di investire nell’educazione, la cultura favorisce «la decrescita dell’odio e una crescita della civiltà e della prosperità: educazione e violenza sono inversamente proporzionali». Ne va del futuro del pianeta: «La fratellanza umana esige da noi, rappresentanti delle religioni, il dovere di bandire ogni sfumatura di approvazione dalla parola guerra. Restituiamola alla sua miserevole crudezza. Sotto i nostri occhi sono le sue nefaste conseguenze. Penso in particolare allo Yemen, alla Siria, all’Iraq e alla Libia». Ma «la condotta religiosa ha bisogno di essere continuamente purificata dalla ricorrente tentazione di giudicare gli altri nemici e avversari», argomenta Francesco. «Ciascun credo è chiamato a superare il divario tra amici e nemici, per assumere la prospettiva del Cielo, che abbraccia gli uomini senza privilegi e discriminazioni». Il Papa esprime «apprezzamento per l’impegno» degli Emirati arabi «nel tollerare e garantire la libertà di culto, fronteggiando l’estremismo e l’odio». In questo modo «si vigila anche perché la religione non venga strumentalizzata e rischi, ammettendo violenza e terrorismo, di negare sé stessa». La situazione negli Emirati è molto più avanzata che in altri Paesi, a cominciare dall’Arabia Saudita. Francesco, tuttavia, aggiunge: «In un contesto di pluralità religiosa, il giusto atteggiamento non è né l’uniformità forzata, né il sincretismo conciliante: quel che siamo chiamati a fare, da credenti, è impegnarci per la pari dignità di tutti, in nome del Misericordioso che ci ha creati e nel cui nome va cercata la composizione dei contrasti e la fraternità nella diversità. Vorrei qui ribadire la convinzione della Chiesa Cattolica: “Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio”».

«Le religioni devono costruire ponti fra i popoli e le culture»
Non c’è alternativa, insiste il Papa: «Le religioni, in particolare, non possono rinunciare al compito urgente di costruire ponti fra i popoli e le culture. È giunto il tempo in cui le religioni si spendano più attivamente, con coraggio e audacia, senza infingimenti, per aiutare la famiglia umana a maturare la capacità di riconciliazione, la visione di speranza e gli itinerari concreti di pace». Così «alla celebre massima antica “conosci te stesso” dobbiamo affiancare “conosci il fratello”: la sua storia, la sua cultura e la sua fede, perché non c’è conoscenza vera di sé senza l’altro. Da uomini, e ancor più da fratelli, ricordiamoci a vicenda che niente di ciò che è umano ci può rimanere estraneo. È importante per l’avvenire formare identità aperte, capaci di vincere la tentazione di ripiegarsi su di sé e irrigidirsi». Saranno i giovani a giudicarci, prosegue Francesco: «Bene, se avremo dato loro basi solide per creare nuovi incontri di civiltà; male, se avremo lasciato loro solo dei miraggi e la desolata prospettiva di nefasti scontri di inciviltà». Così bisogna «imparare a difendere i diritti degli altri con lo stesso vigore con cui difendono i propri diritti», sapendo che «pace e giustizia sono inseparabili»: «La pace muore quando divorzia dalla giustizia, ma la giustizia risulta falsa se non è universale. Una giustizia indirizzata solo ai familiari, ai compatrioti, ai credenti della stessa fede è una giustizia zoppicante, è un’ingiustizia mascherata!». L’appello finale suona come una preghiera: «Insieme, fratelli nell’unica famiglia umana voluta da Dio, impegniamoci contro la logica della potenza armata, contro la monetizzazione delle relazioni, l’armamento dei confini, l’innalzamento di muri, l’imbavagliamento dei poveri; a tutto questo opponiamo la forza dolce della preghiera e l’impegno quotidiano nel dialogo. Il nostro essere insieme oggi sia un messaggio di fiducia, un incoraggiamento a tutti gli uomini di buona volontà, perché non si arrendano ai diluvi della violenza e alla desertificazione dell’altruismo. Dio sta con l’uomo che cerca la pace».
(Fonte: corriere.it)