Juncker gela la May: 'backstop non si rinegozia.

News - author: admin - posted: 06-02-2019

'Sta a Donald Tusk valutare se usare questo tipo di linguaggio sia d'aiuto'. Così un portavoce di Downing Street ha risposto gelido alla richiesta di commenti sui riferimentI ai brexiteers che meriterebbero 'l'inferno'. Il referendum sulla Brexit 'è stato il più vasto esercizio di democrazia nella storia di questo Paese', ha tagliato corto il portavoce: 'Il popolo ha votato per lasciare l'Ue, l'obiettivo è ora uscire in modo ordinato, con un accordo, nel miglior interesse sia del Regno Unito sia dell'Unione Europea'.

La premier britannica giovedì sarà a Bruxelles, per l'ennesimo incontro con Jean-Claude Juncker e in tasca la promessa di "nuove proposte" sul backstop: il contestato meccanismo di salvaguardia della frontiera aperta fra Irlanda e Irlanda del Nord su cui a Westminster si è incagliata la ratifica dell'accordo di divorzio raggiunto a novembre. Ma da Juncker arriva l'altolà: 'Non accettiamo l'idea che l'accordo di divorzio' sulla Brexit 'possa essere riaperto' e che si torni a negoziare sul backstop. La premier Theresa May sa che 'la Commissione Ue non è pronta a riaprire la questione', e questa è la posizione di tutti i 27.

Un accordo che May tuttavia chiede ora giusto d'indorare un po', per assicurarsi uno straccio di maggioranza in casa. Ma rispetto ai cui paletti fondamentali - almeno pubblicamente - gli euro-leader continuano a fare la faccia feroce. L'obiettivo di Downing Street in queste ore è mettere a punto "urgentemente", entro giovedì, tre alternative concrete al backstop da sottoporre al presidente della Commissione, come ha sottolineato un portavoce a margine del Consiglio dei ministri di stamattina. Di dettagli non se parla, ma il riferimento resta a strumenti tali da assicurare che l'ipotetica attivazione del 'freno di emergenza' non sia a tempo indeterminato; oppure che la Gran Bretagna disponga di un qualche percorso di uscita unilaterale; o ancora che lo stesso backtop sia lasciato dietro le quinte a favore di meccanismi 'tecnici' diversi (a cui il governo May sta lavorando con un gruppo di studio comprendente le varie anime del Partito Conservatore).

Tutti scenari che finora l'Ue ha peraltro ritenuto non percorribili. Sullo sfondo resta la volontà della premier di formalizzare l'uscita il 29 marzo, malgrado qualche pressione verso un possibile rinvio. Ma con un accordo ratificato: in modo da allontanare lo spettro di una rottura traumatica (il cosiddetto no deal). Un accordo digeribile, dunque. Come May ha confermato parlando oggi in prima linea a Belfast, direttamente in Irlanda del Nord, dinanzi a una platea d'imprenditori locali in ansia. A loro la premier ha ribadito "l'impegno assoluto" per il mantenimento di un confine "senza barriere" in terra irlandese, nel rispetto dello storico accordo di pace del Venerdì Santo del 1998. Ma insistendo anche sulla necessità di garantirsi "un vasto sostegno" a Westminster, dove il suo governo non può o non vuole prescindere dagli umori sia dei falchi Tory brexiteers sia degli alleati della destra unionista nordirlandese del Dup. Il punto è come.

Secondo Theresa May, si può fare introducendo alcuni "cambiamenti" al backstop senza pretenderne la completa eliminazione. Ma Dublino - a dispetto dei tentativi della signora di Downing Street di tendere la mano offrendo fra l'altro lo zuccherino d'una candidatura congiunta per i mondiali di calcio del 2030 - non s'accontenta di parole. Mentre da Bruxelles il portavoce di Juncker, Margaritis Schinas, si limita a intimare "chiarezza sui prossimi passi" di Londra, non senza smentire spiragli su un ipotetico documento di rassicurazioni allegato all'accordo di divorzio. Spiragli che invece qualche parola conciliante di Angela Merkel sembrerebbe non precludere del tutto: sempre ammesso che si riesca a trovare una formula sufficientemente ambigua da consentire poi alle due parti una interpretazione libera sul valore legale più o meno vincolante del testo; e di non dover scoprire il bluff più avanti.
(Fonte: ANSA.it)