La lettera-denuncia dei veterani dell'Irak a Obama: gli inganni nell'ingaggio ai soldati Usa e il peggioramento delle condizioni degli iracheni

Witness - author: ludo.j - posted: 31-08-2010

Evitare di incappare nuovamente negli errori commessi in passato. E' l'obbiettivo della lettera scritta al presidente americano dai veterani della guerra in Irak in occasione in occasione del ritiro ufficiale della missione americana Iraqi Freedom, iniziata nel marzo 2003. La lettera inizia così: "Mi firmerò John, perché il mio nome non è importante. La faccia la metto da quando ho aderito a Iraq Veterans Against The War, quindi non lo faccio certo per paura. Preferisco un'identità collettiva, che parli a nome di tutti noi che in Iraq ci siamo andati, con lo zaino carico di false certezze".

"Potrei essere un latinos o un asiatico, musulmano o cattolico, nero o indiano, non è importante - scrive John - sono uno di quelli che ha capito di essere stato usato per ammazzare degli innocenti, senza una ragione. Almeno apparente. finisce Iraqi Freedom, ma questo non cancella l'inganno'', scrive John al presidente Barack Obama che ha mantenuto la promessa elettorale di ritirare le unità combattenti entro agosto 2010. Ma, come sottolineano gli attivisti di Iraq Veterans Against,l'accordo per il ritiro era stato siglato due anni fa, dall'amministrazione Bush, inoltre "l'occupazione dell'Iraq continua e,
più che di ritiro, si dovrebbe parlare di una redistribuzione delle truppe. Restano 50mila uomini, per non parlare dei 75mila contractors". La lettera al presidente continua con una denuncia sul sistema con cui molti ragazzi sono stati reclutati per andare in Irak: "con la promessa degli studi per te e i tuoi fratelli, e facendoti vedere un futuro migliore". "Nessuno ci ha mai detto che lo dovevamo conquistare il nostro futuro lottando metro per metro con altri poveri, altri fanatici, altri disperati. Come noi".

"Non abbiamo reso la vita degli iracheni migliore rovesciando la brutale dittatura di Saddam'', recita la lettera aperta indirizzata a Washington. ''Anzi, l'abbiamo peggiorata. Niente acqua, niente elettricità. Il servizio sanitario e il sistema scolastico sono stati
distrutti. Un milione di iracheni sono morti, quattro milioni di loro hanno perso la casa e hanno abbandonato il Paese, ormai lacerato dalle divisioni etniche e religiose, con un carico di invalidi che peserà per anni sul futuro dell'Iraq". "Gli sfollati sono stati abbandonati in Siria, Giordania, Libano e in mille altri posti. Dove le persone non hanno nulla per sopravvivere, situazione che ha ridotto tante donne irachene nell'incubo della prostituzione''.

Non è solo il passato che indigna i compagni di John, ma anche il futuro appare un incubo. "La situazione politica è paralizzata: si è votato il 7 marzo scorso, ma nessun governo è stato insediato. Per cosa sono morti 4400 militari americani? Per cosa sono rimasti invalidi decine di migliaia di ragazzi statunitensi? Se lo chiedono in molti, visto che solo nel 2009 sono stati 245 i veterani dell'Iraq a suicidarsi''. I veterani chiedono che chi li ha mandati a uccidere e morire risponda al Paese: "George Bush, Dick Cheney, Condoleezza Rice, Colin Powell, Karl Rove, Donald Rumsfeld...nessuno ha pagato per questo fallimento. Nessuno ha pagato per aver autorizzato la tortura. Nessuno di loro ha spiegato agli americani come e perché hanno speso 750 miliardi di dollari dei contribuenti Usa in Iraq".

La lettera si chiude con un appello al Congresso e all'Amministrazione Usa: "Ritiriamo tutte le truppe e i contractors dall'Iraq, chiudiamo le basi militari. Variamo un piano di sostegno allo sviluppo e alla ricostruzione irachena, per agevolare il rientro dei profughi.
Variamo un piano per utilizzare negli Usa i soldi spesi nelle guerre come quella in Afghanistan. Incriminiamo coloro che si sono macchiati di crimini contro i civili iracheni e contro l'America stessa". L'appello è firmato da ventuno associazioni e, online, continua a
raccogliere adesioni.

Fonte: peacereporter.net