Ong arabe: “Gli aiuti delle Istituzioni finanziarie non producano nuove distorsioni”

News - author: ludo.j - posted: 04-07-2011

“Gli aiuti delle Istituzioni finanziarie internazionali volti a sostenere le rivoluzioni popolari non devono porre limiti alla transizione verso la democrazia o produrre delle distorsioni degli obiettivi economici e di giustizia sociale che hanno caratterizzato le rivolte arabe”. Lo chiedono in un appello diffuso ieri 67 organizzazioni della società civile, in rappresentanza di dodici paesi del mondo arabo. Nella loro dichiarazione congiunta le associazioni danno voce a tutte le loro preoccupazioni sui pacchetti di aiuti finanziari sponsorizzati da Unione Europea e Stati Uniti per la transizione nei Paesi della regione del Mediterraneo attraversati dalle recenti rivoluzioni popolari.

L’appello è nato da un incontro a margine del recente G8 tenutosi nella cittadina francese di Deauville, in cui le associazioni della società civile hanno discusso del sostegno alla “Primavera araba” alla presenza di rappresentanti ufficiali dei governi di transizione di Egitto e Tunisia, entrati in carica a seguito di rivoluzioni di popolo pacifiche che sono riuscite a deporre i regimi dittatoriali oppressivi al potere da decenni.

Nello specifico le associazioni domandano “la possibilità di valutare e rinegoziare gli impegni commerciali, economici e finanziari assunti dai governi precedenti a livello internazionale”. “Questa revisione – sostengono – dovrà riguardare le svendite del patrimonio pubblico e le concessioni per lo sfruttamento delle risorse naturali effettuate dai precedenti governi, attraverso accordi siglati con pratiche di corruzione”.

Inoltre le 67 associazioni firmatarie chiedono “una revisione dei debiti contratti sia dalla Tunisia che dall’Egitto, risultato di anni di governo antidemocratico e di decisioni dettate dagli interessi particolari dei regimi dittatoriali; questa operazione porterebbe all’individuazione ed alla conseguente cancellazione del debito odioso di Tunisia ed Egitto” e “l’allineamento fra gli aiuti ed una revisione delle politiche migratorie che regolano la circolazione delle persone nella regione Mediterranea, in modo da riflettere i principi internazionali dei diritti umani”.

Nei giorni scorsi il ministro della Pianificazione e della Cooperazione Internazionale del Cairo, Fayza Aboul Naga, ha affermato pubblicamente che il governo di cui fa parte “non ha nessuna intenzione di accettare le condizionalità attaccate ai prestiti concessi dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale, in quanto contrarie agli interessi nazionali”. Un finanziamento da parte della Banca Mondiale sarebbe già stato rimandato indietro, ma al proposito non ci sono conferme ufficiali. Lo scorso maggio proprio la Banca aveva deliberato un prestito di 4,5 miliardi di dollari da erogare in un arco di tempo di due anni, subordinato a riforme politiche e sociali. Il Fondo monetario, invece, il 5 giugno aveva fatto sapere che c’era un accordo con il governo egiziano per una linea di credito iniziale di 3 miliardi di dollari, soggetta alla revisione del sistema dei sussidi e all’accettazione incondizionata dei principi del libero mercato.

Fonte: unimondo.org