L'INPS e il sussidio di disoccupazione con requisiti ridotti: una farsa?

Witness - author: Baravolante - posted: 10-09-2010

Dopo la recente (e disastrosa) indagine sui trentenni di oggi, mi ha incuriosito un comunicato dell’INPS che riguardava il termine ultimo per la presentazione della domanda di sussidio di disoccupazione con requisiti ridotti. Colto dal “morbo ISTAT”, contatto una ventina di persone che hanno usufruito, usufruiscono o non sono riusciti a usufruire di questo servizio, e quanto è emerso dai successivi colloqui credo sia degno di essere oggetto quantomeno di una riflessione. Premettendo che quanto riportato non si basa su comunicati ufficiali, ma su testimonianze di persone che hanno avuto la cortesia di raccontarmi la loro personale esperienza alle prese con il nostro istituto di previdenza, riporto brevemente quanto da loro appreso.
Il concetto principale è che, per ottenere il sussidio, bisogna aver lavorato almeno 78 giorni consecutivi (tre mesi) nel corso dell’anno precedente alla presentazione della domanda, con un contratto regolare per lavoratori subordinati. Il che esclude ovviamente i vari contratti di collaborazione a progetto, associazione in partecipazione, collaborazione con ritenuta d’acconto e similari, che però costituiscono circa il 99% della già scarsissima offerta di lavoro attuale.
Di conseguenza, chi ha avuto la sventura di perdere un lavoro regolato da un contratto degno di questo nome (e la percentuale di chi si trova in questa situazione è quasi nulla se si scende al di sotto dei trent’anni di età) forse può vedersi riconosciuta una annualità di assistenza, ma ben difficilmente riuscirà ad ottenere la seconda. Chi invece non ha mai avuto un contratto “giusto” (ed è quasi il totale degli individui al di sotto dei trent’anni) e, avendo veramente bisogno di lavorare, si è trovato costretto ad accettare qualsiasi tipo di contratto proposto, per non parlare dei lavoratori in nero, nel momento in cui perderà il lavoro non avrà mai i requisiti necessari a vedersi riconosciuto il sussidio.
La situazione appena esposta, a mio avviso abbastanza grave, prende però il tono della farsa nel momento in cui apprendo che chi ha avuto la fortuna o la possibilità di possedere i requisiti richiesti, si è visto corrispondere (prendo ad esempio la categoria più bassa, che è riuscita a lavorare continuativamente soltanto il minimo richiesto, con uno stipendio di circa 1000 euro al mese) la cifra di circa 1100 euro di sussidio in totale. Ora, se la matematica non è un’opinione, tale cifra dovrebbe andare a coprire i restanti 9 mesi non lavorati, e quindi il sussidio si attesta sui 122,22 euro al mese.
Risultato, (verificabile in qualsiasi sede INPS nel periodo della consegna delle domande, a detta degli intervistati) l’80% degli individui che lo ottiene, che ha lavorato solo tre mesi con tutti i requisiti nell’anno precedente (per furbizia o per disgrazia) è riuscita a vedersi corrisposta circa la stessa cifra che si dà come paghetta ad un dodicenne (in tempi di magra) o, per usare il paragone del nonno di uno dei miei intervistati, presente al colloquio, circa il doppio di quanto l’Ente Assistenziale Americano corrispondeva ai disoccupati negli anni della Grande Depressione (1929, e nel conteggio del nonno si parla di cifra assoluta, non in proporzione, n.d.r.). Chi, invece, avendo se possibile un bisogno ancora maggiore di lavorare, si è visto costretto a darsi al nero, al cococo, pro e quant’altro, non solo deve lavorare sottostando ai suddetti ed avvilenti inquadramenti, ma non avrà neanche la possibilità di vedersi corrisposto un sussidio qualora (e sappiamo tutti che è prerogativa fondamentale di tali contratti la facilità di licenziamento) avesse la sfortuna di perdere il lavoro. Considerato che stiamo parlando di sussidio “con requisiti ridotti” non oso pensare di quali eccelsi requisiti si deve essere in possesso per ottenere quello normale.
A questo punto, volendo lasciare a chi legge il compito di trarre conclusioni e non potendo verificare con i miei mezzi quanto mi è stato raccontato sull’argomento, posso soltanto augurare a me stesso ed a tutti i disoccupati d’Italia di essermi imbattuto in una ventina di bugiardi.

Andrea Mariani