Il web sceglie il suo futuro

News - author: pantera - posted: 02-10-2011

Si è tenuto il sesto Internet Governance Forum 1 (Igf 2) voluto dall'Onu per discutere del futuro della rete. A Nairobi, in Kenya, nella sede locale delle Nazioni Unite, si è discusso di mercato, democrazia e globalizzazione all'insegna dello slogan " Internet come catalizzatore del cambiamento: accesso, sviluppo, libertà e innovazione". La formula del forum è la stessa delle origini. Capi di stato, esperti, associazioni di volontari, difensori della privacy e della libertà d'espressione si incontrano sotto l'egida del Palazzo di vetro per individuare soluzioni comuni e condivise alla governance della rete ma senza obbligo di rispettarne le decisioni.

L'idea di un incontro annuale di tutti gli attori di Internet é nata a Tunisi nel 2005 ed è stata il capolavoro politico di Kofi Annan che ha messo d'accordo le diplomazie di mezzo mondo per superare i bellicosi tentativi dei paesi del Bric (Brasile, Russia, India e Cina) di sfilare agli Usa il controllo dell'Icann, l'autorità che si occupa di attribuire i nomi di dominio, la merce pregiata della rete.

A dispetto di quello che vorrebbero i suoi detrattori, che li reputano inconcludenti, proprio in questi incontri è maturata la decisione di limitare l'egemonia della lingua inglese per registrare e accedere ai siti Internet, quella di creare il dominio .XXX per i contenuti a luci rosse per tutelare gli utenti rispetto all'esposizione di contenuti pornografici, e la spinta all'adozione del nuovo protocollo di Internet, l'Ipv6, per aumentare esponenzialmente la scelta dei nomi di dominio. Tutti fatti che hanno un ovvio risvolto economico e geopolitico.

E tuttavia oggi é mutato il contesto che fa sfondo alla riunione del "parlamentino" di Internet. Dopo le rivolte arabe, gli scontri diplomatici sul controllo della rete, le nuove regole dell'Icann, niente sarà più come prima. Si è allargata la forbice tra gli stati che rivendicano il potere di "spegnere la rete" (tra questi a sorpresa ci sono gli Usa) e i cittadini che l'hanno usata per smobilitare regimi autoritari; gli Stati Uniti minacciano di bombardare con gli aerei i responsabili degli attacchi informatici alle sue infrastrutture (Russia e Cina); l'Icann mette in commercio i nomi propri come "apple", cioè "mela" per farne indirizzi a dominio da 180 mila dollari in su ipotecando pesantemente il diritto di ciascuno di vedersi riconosciuto un nome generico per i propri siti e servizi secondo una logica di esclusività, e altro ancora.

E’ proprio il ruolo svolto dal web nelle rivolte africane che preoccupa gli Stati autoritari.

Allo stesso modo non è un caso che il Consiglio dei Ministri del Consiglio d'Europa abbia deciso di adottare e diffondere venerdì scorso una serie di raccomandazioni decise fra giugno e settembre e già rinominate "10 principi per la tutela di Internet", volte a proteggere l'universalità, l'integrità e l'apertura della rete salvaguardando la libertà d'espressione e l'accesso all'informazione online 8.

In queste raccomandazioni, il Consiglio d'Europa cita i rischi di quelle forti concentrazioni sul mercato dei media che minacciano pluralismo, scelta e diversità dei contenuti, e sollecita gli Stati a individuare forme di autoregolamentazione condivise con gli utenti della rete e i nuovi media a rispettare le regole giornalistiche ma senza costrigerli a farlo.

In definitiva proprio le proposte fatte dagli italiani nel 2005 con la carta Tunisi Mon Amour di Fiorello Cortiana e Stefano Rodotà, poi diventata l'Internet Bill of Rights, scaricata dal governo italiano e adottata prima dal Brasile e poi fatta propria nei fondamenti in queste raccomandazioni del Consiglio d'Europa 9.

(Fonte: repubblica.it)