Uno psichiatra accusa la “tirannia delle madri”. Il ruolo dei padri.

News - author: admin - posted: 01-11-2011

In passato i ruoli del papà e della mamma erano molto chiari. La madre rappresentava l’affetto, l’accoglienza e la comprensione. Il padre era l’autorità, la protezione, il mantenimento economico ma, soprattutto, l’assenza. Ora, il quadro familiare è molto diverso. Le donne sono più emancipate, lavorano tanto e hanno maggiore facoltà decisionale. La maggior parte, però, continua a rivestire lo stesso ruolo affettivo e di accudimento.
I cambiamenti riguardano soprattutto gli uomini. Si affaccendano con pannolini e biberon creando un rapporto affettivo col neonato in passato quasi inesistente. E’ come se avessero “guadagnato” il diritto di partecipare attivamente alla crescita dei figli fin dalla nascita. Ci era parsa una conquista. Sembrerebbe non del tutto positiva. Fa discutere un libro uscito in Francia (Les belles-mères les beaux-pères, leurs brus et leurs gendres) che rimette in discussione il nuovo equilibro familiare (non sempre raggiunto) e mette sotto accusa madri e padri, invitando i padri a “riscoprire la parte dura del loro mestiere“. Aldo Naouri, pediatra e analista che vive e lavora a Parigi sulle madri scrive:
«ubriache d’amore per i loro bambini, sono riuscite finalmente a sbarazzarsi di coloro che storicamente hanno il ruolo fondamentale di opporsi al rapporto simbiotico ed esclusivo madre-figlio: i padri».
E rispetto alla figura dei papà dice:
«ridotta a semplici prestatori di seme. Gettati nell’oblio una volta compiuta la loro funzione». Devono sopravvivere nella «società occidentale accecata dal sostegno alle donne e alle madri, ossessionata dalla condivisione delle incombenze domestiche e tutta impegnata nella svirilizzazione dell’uomo».
Con poche parole Naouri distrugge i nostri orgogli genitoriali. D’altronde lui sostiene che il nuovo matriarcato «strabordante di un amore esclusivo» impedirebbe la maturazione dei figli «oggetto di un vero culto, gelosamente preservati dalla minima frustrazione, pieni di diritti e nessun dovere».
I genitori sono più preoccupati di farsi amare e non di educare. La causa è «nel discorso sociale che ci governa, che tende a rendere tutto possibile: non c’è più l’esperienza del limite, dell’impossibile», spiega lo psicanalista Massimo Recalcati nel suo libro «Cosa resta del padre?» (edito da Raffaello Cortina).
Che i papà abbiano più contatti con i figli e non esistano più i «padri padroni» di un tempo è una conquista. Ma cosa vuole dire mantenere la posizione di padre? «Portare avanti la responsabilità della propria parola – si legge nel saggio-, essere presenti, accettare il conflitto, far percepire la differenza delle generazioni. Il padre deve incarnare l’esperienza del limite. La questione è su chi, tra i genitori, si assume il compito di reggere i conflitti». Le difficoltà nascono quando non lo fa nessuno dei due.
Il papà non è più soltanto un’autorità amata e temuta, ma un riferimento per il bambino. I primi passi, le paroline, l’addio al ciuccio e al pannolino sono momenti in cui la presenza del papà è importantissima, per infondere fiducia nel bambino spronandolo a mettere alla prova le proprie capacità.
E voi che tipo di papà vi sentite?
• In travaglio: dubbiosi e fanno fatica a capire qual è il posto che devono occupare all’interno della famiglia;
• Mammi: si sono identificati nella figura materna e ritengono di essere più bravi della madre ad allevare e accudire il figlio;
• Rinunciatari: fare il papà non è facile, perciò alcuni decidono di rinunciare. Si rifanno magari all’esempio del proprio padre, che si limitava a portare a casa lo stipendio senza prendere parte attiva nella cura dei figli;
• Che ce la fanno: questi papà riescono a creare un forte legame affettivo col bambino accudendolo già da piccolo, ma non per questo cercano di sostituire la madre nel suo ruolo.

(Fonte: corriere.it)