Iss: "Farmaci più efficaci con maggiore plasticità neuronale"

Notizia - autore: guia - pubblicazione del: 12-09-2019

Roma, 11 set. - Potenziare l'effetto degli antidepressivi stimolando la plasticita' neuronale. Potrebbe essere questa la chiave per trattare efficacemente tutte quelle persone, circa un terzo dei 322 milioni di pazienti a livello mondiale, che non rispondono come dovrebbero agli antidepressivi serotoninergici. E'quanto e' emerso da uno studio preclinico condotto da Igor Branchi e Silvia Poggini presso l'Istituto Superiore di Sanita' (Iss), e presentato per la prima volta al 32esimo Congresso dello European College of Neuropsychopharmacology (Ecnp) svoltosi in questi giorni a Copenaghen.

"Il nostro lavoro- afferma Igor Branchi, del Centro di riferimento per le Scienze comportamentali e la Salute mentale (Scic)- mostra come neuroplasticita' e infiammazione cerebrale siano interdipendenti, ovvero come fenomeni di neuroplasticita', quali la formazione di nuove connessioni tra le cellule del cervello, necessari per l'effetto benefico degli antidepressivi, siano possibili solo quando l'infiammazione e' mantenuta all'interno di uno specifico intervallo fisiologico di valori".

"In una prima fase- continua Branchi- gli studiosi hanno somministrato in un modello preclinico di depressione uno dei piu' comuni antidepressivi, la fluoxetina (conosciuta con il nome commerciale Prozac), in grado di aumentare la neuroplasticita', e hanno dimostrato come tale aumento sia associato a un cambiamento dei livelli di espressione di marker infiammatori. Infatti, quando i soggetti sperimentali erano sottoposti per tre settimane a un ambiente stressante, che causa un'attivazione della risposta immunitaria, il trattamento con la fluoxetina riduceva i livelli di infiammazione. Quando invece erano esposti ad un ambiente favorevole, associato a un'azione anti-infiammatoria, il trattamento con fluoxetina induceva livelli piu' alti di infiammazione. In una seconda serie di esperimenti preclinici, i ricercatori hanno somministrato lipopolisaccaride, una molecola in grado di scatenare la risposta immunitaria, o ibuprofene, un farmaco con effetti anti-infiammatori, modificando i livelli di infiammazione, rispettivamente, alzandoli e abbassandoli, e hanno misurato la neuroplasticita', attraverso marker molecolari".

"Abbiamo potuto constatare- spiega Silvia Poggini, ricercatrice presso lo stesso Scic- come livelli troppo alti o troppo bassi di infiammazione siano associati a una ridotta plasticita' cerebrale e come mantenere l'infiammazione in un intervallo fisiologico di valori sia associato a una piu' alta neuroplasticita'".

"Questo studio, se confermato in trial clinici- conclude Igor Branchi- potrebbe condurre allo sviluppo di strategie terapeutiche basate sul bilanciamento tra neuroplasticita' e infiammazione in grado di rendere piu' efficace il trattamento per la depressione, una patologia che secondo l'Organizzazione Mondiale per La Sanita' rappresenta una delle maggiori emergenze mediche, sociali ed economiche a livello globale". (Fonte OMCEO)