La soluzione alla crisi: due diverse valute euro

Opinione - autore: titanus - pubblicazione del: 30-08-2011

L’economista britannico Hugh ha sempre sostenuto che gli stati europei non avrebbero potuto convivere sotto lo stesso ombrello dell'euro. Ma ora che la crisi del debito sovrano europeo sta facendo traballare i mercati mondiali, spingendo l'euro al ribasso, le sue teorie sono diventate lettura obbligata anche per gli artefici della politica della Casa Bianca. In queste ultime settimane ha pubblicato uno studio approfondito sulla crisi dell'euro e sugli scenari futuri. Compresa la possibilità di abbandonare la moneta unica e introdurre il doppio euro. È troppo presto per dire se ciò che decideranno anche i leader europei alla fine sarà la «cosa giusta», ma almeno adesso sembra esserci una consapevolezza generale che si avvicina un momento cruciale. Tra le opzioni che ora vengono apertamente sostenute e discusse vi è una misura impensabile un anno fa: terminare l'esperimento durato tredici anni di un'Europa con una moneta unica. Perché, sottolinea Hugh, «la crisi attuale è una crisi esistenziale, che, se non verrà risolta rapidamente diventerà una questione di vita o di morte per la moneta unica». Del resto la stessa progettazione iniziale dell'Euro non conteneva «alcun meccanismo di prevenzione o risoluzione delle crisi e nessuna previsione di responsabilità per quando le cose sarebbero andate male». Detto in altri termini, «il progetto conteneva sin dall'inizio tutti i meccanismi per creare i problemi, ma pochi di quelli che sarebbero necessari per risolverli». §L'euro ora si trova a un bivio, e devono essere prese decisioni importanti. Ma quali? Preservare l'Eurozona come è ora? La strada sarebbe percorribile «solo se fosse possibile trasformarla in una piena unione fiscale in cui la politica di bilancio venisse coordinata da una tesoreria centrale, nel modo in cui lo sono i programmi principali tra gli stati negli Stati Uniti. Ma un tale accordo è ora un'impossibilità politica, in quanto le economie europee del centro inevitabilmente rifiutano quella che verrebbe vista come un'unione di trasferimento permanente tra le regioni ad alta crescita ed i loro vicini più poveri». Creare gli Eurobonds? «Da soli non risolverebbero il problema a questo punto, anzi potrebbero anche peggiorare le cose, indebolendo i ratings sovrani del centro». Così, con l'unione fiscale fuori dal tavolo, ci sono tre possibilità. La prima è ancora quella di rimanere più o meno dove siamo ora, mantenendo o anche espandendo il programma di acquisto di bond da parte della Bce. Il fondo di stabilità potrebbe essere aumentato, ma più i numeri cominceranno ad essere specificati nel dettaglio, più i vari partiti saranno lontani dal raggiungere un accordo. La Bce raggiungerebbe così un tetto massimo oltre il quale sarà più che riluttante a continuare ad acquistare, pretendendo soluzioni dai politici. Ma poiché le esigenze combinate di rifinanziamento sovrano di Italia e Spagna tra ora e la fine del 2012 ammontano a un totale di qualcosa come 660 miliardi di euro, raggiungere un accordo politico per ampliare il meccanismo di salvataggio di questa portata appare come un risultato piuttosto improbabile. Così ad un certo punto gli spread sul mercato inizieranno ad ampliarsi, con l'inevitabile risultato che l'unione monetaria sarà spinta verso una fortissima crisi. La seconda possibilità sarebbe quella di sciogliere l'unione del tutto, lasciando che tutti tornino alla propria valuta nazionale. Coordinare lo svolgimento delle passività incrociate tra paesi sarebbe però un incubo visto il livello di incastro nei mercati delle obbligazioni societarie e sovrane, e la scomparsa improvvisa di una delle principali valute di riferimento globale causerebbe il caos nei mercati finanziari. Il dollaro molto probabilmente sarebbe spinto a livelli insostenibilmente alti nella corsa verso la sicurezza. Basta guardare a ciò che sta accadendo con l'oro, il franco svizzero e lo yen giapponese per avere un'idea di quello che accadrebbe. Fortunatamente, sottolinea Hugh, c'è un’altra alternativa: la zona euro potrebbe essere divisa in due, creando due diverse valute euro. La Germania sarebbe il cuore di un gruppo, insieme a Finlandia, Olanda e Austria. Inoltre gli Estoni, anche loro potrebbero essere in corsa. Spagna, Italia e Portogallo naturalmente formano il nucleo del secondo gruppo, con la Slovenia e la Slovacchia come possibili candidati. Alcuni paesi, come Irlanda e Grecia per esempio, potrebbero semplicemente scegliere di uscire. L'incognita principale è cosa farebbe la Francia.

(Fonte:AGI)