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Crisi: nel 2011 fallite 11.615 imprese. Le cause

Nel 2011 11.615 aziende italiane hanno chiuso definitivamente. E’ il preoccupante dato che fornisce la Cgia di Mestre che aggiunge come sia un numero record da quattro anni a questa parte. Al primo posto di questa triste classifica la Lombardia con 2.600 fallimenti, segue il Lazio con 1.215 aziende fallite, mentre al terzo posto c’è il Veneto con 1.122.
“Stretta creditizia, i ritardi nei pagamenti e il forte calo della domanda interna” sono le cause più frequenti che portano alla chiusura, dramma che “non è stato vissuto solo dai datori di lavoro, ma anche dai dipendenti: secondo una prima stima, in almeno 50.000 hanno perso il posto di lavoro”.

(Fonte: informazione.it)

Creatività nella Comunicazione di Impresa .

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L' Arte e la Scienza nella comunicazione di impresa contemporanea rappresenta una evoluzione trans-disciplinare della partecipazione e della trasmissione di un sistema di relazioni che unisce trasferimento tecnologico e culturale in una prospettiva di sviluppo finalizzata a far crescere il valore della produzione di un sistema territoriale di sviluppo, nel quale la strategia di comunicazione di impresa si arricchisce di contenuti e valori rappresentativi dell' ambiente culturale e sociale che caratterizzano le radici dello sviluppo e la sua innovazione.

In tal modo la comunicazione di impresa produce un valore e una garanzia di qualità dell'impresa di lungo periodo poiché la comunicazione modifica le più effimere modalità di reclamizzazione correlate solo alla promozione dei prodotti. Infatti la comunicazione integrata di Impresa fa, principalmente, riferimento alle priorità di sviluppo della impresa che sono considerate rilevanti da una società che e provvede alla ricerca di creare condizioni di sviluppo innovative percependone rinnovate emozioni, esperienze, sulla base di scenari di innovazione.

La diversa strategia di comunicazione trans-disciplinare di impresa richiede strumenti sempre più creativi ed innovativi che superano la logica della pubblicità che è divenuta sempre più costosa ed inadeguata ai bisogni della nuova evoluzione dell' Impresa che vuol rimanere radicata nello sviluppo competitivo del territorio in cui opera.

L'abilità nella comunicazione d'impresa diviene quindi un tessuto di relazioni capace di condividere sviluppo produttivo all' interno di un complesso sistema territoriale di sviluppo della innovazione .

Il modello transdisciplinare per la comunicazione di impresa che correla Impresa Scienza ed Arte si basa sul seguente principale presupposto: il medium diviene l 'estensione della produttività della impresa nelle radici cultuali e sociali del territorio.

Il messaggio condiviso genera la forza creativa ed innovativa prodotta dalla estensione della impresa in un sistema di rete territoriale finalizzato nel migliorare e potenziare la competitività e la sostenibilità della produzione e del lavoro nel contesto del mercato globale.

Tale complessa strategia utilissima per attuare il "marketing territoriale" è oggigiorno divenuta necessaria per superare la crisi contemporanea della produzione aziendale, proprio in quanto la rinnovata comunicazione di impresa diviene suscettibile di migliorare, potenziare e creare un nuovo medium integrato nei contenuti trasmessi, scientifici, tecnologici e culturali .

Il messaggio di radicata collaborazione sociale per lo sviluppo della impresa e' pertanto il medium di un profondo mutamento di relazioni, di ritmo di interazioni, di abitudini o di schemi collaborativi che introduce nei rapporti umani nel territorio la motivazione e la forza verso nuove strategie integrate dello sviluppo, più consone al processo di cambiamento strutturale della futura economia della conoscenza.

Sulla Base di queste preliminari considerazioni organizzeremo con ToscanaEconomia , Egocreanet e altri Enti e Imprese , il Convegno sul tema "IMPRESA ARTE e SCIENZA" : Contaminazioni ed Innovazione nel quadro della azioni strategiche per l innovazione secondo le linee di guida del programma Europeo "Orizzonte 2020" .

Il Programma di "Impresa,Arte e Scienza", verrà suddiviso in due sezioni :
A) Obiettivi Strategici dello Sviluppo Territoriale integrato ;
B) Progetti Stategici di Marketing Territoriale e la Comunicazione di Impresa.

Chi fosse già da ora interessato a collaborare potrà contattarci . Paolo Manzelli

Biblio on LINE .

http://dabpensiero.wordpress.com/2011/12/04/condivisione-trans-disc...
http://dabpensiero.wordpress.com/2011/11/13/arte-scienza-innovazion..

Referendum in Svizzera: sei settimane di ferie invece di quattro?

Sei settimane di ferie all'anno, invece di quattro, per poter tirare il fiato, di fronte a un mondo del lavoro che chiede sempre di più, agli occupati, provocando un sovraccarico di stress e di malattie. Gli svizzeri si pronunceranno, con un referendum, su questa proposta del sindacato Travail Suisse, che conta circa 170 mila aderenti, il prossimo 11 marzo. Attenzione, ha fatto tuttavia presente il Governo, "questo vale soltanto se il datore di lavoro è disposto ad assumere nuovo personale e ha la capacità economica per farlo". "Altrimenti- mette in guardia l'esecutivo elvetico - il rischio è che ci sia un maggior aggravio di lavoro, con ripercussioni negative, dal punto di vista fisico e psichico, sul personale". Il rischio, insomma, è che l'eventuale vantaggio, per il maggior tempo libero, derivante da due settimane di ferie in più, venga vanificato da un carico superiore di stress e di fatica. Nell'introduzione di più vacanze intravvede, invece, conseguenze decisamente positive, per i lavoratori, Meinrado Robbiani, vice-presidente di Travail Suisse. "Ne deriverebbe - fa presente - una migliore compatibilità tra lavoro e famiglia.

(Fonte: repubblica.it)

Banda larga: le regole per le reti di nuova generazione

L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), ha dettato le prime regole per gli operatori, sistemando il tassello conclusivo per una lunga stagione di conflitti tra Telecom Italia e le aziende concorrenti.

Le regole definiscono il volto delle connessioni internet dei prossimi anni, quelle in fibra ottica a 100 Megabit. Secondo lo scenario disegnato dall'Agcom, la banda larghissima in Italia potrà fiorire con un mix di tecnologie: l'Authority ha cercato una difficile mediazione tra due richieste: da una parte, quella di Telecom Italia, che sostiene di poter investire bene nelle nuove reti solo con regole chiare e leggere. Dall'altra, quella degli operatori alternativi, che invece hanno più volte pregato Agcom di imporre a Telecom un certo numero di vincoli. Lo scopo degli alternativi è poter utilizzare in vario modo la rete in fibra ottica che Telecom sta costruendo e così offrire questi servizi a un gran numero di italiani.
Il dilemma per l'Authority era se favorire gli investimenti di Telecom o lo sviluppo della concorrenza nella banda larghissima. L'Agcom sembra aver scelto una via di mezzo: chiede a Telecom, per prima cosa, di presentare entro due mesi un'offerta all'ingrosso che i concorrenti possano sfruttare per utilizzare la sua rete e dare i servizi al pubblico. Dovranno esservi incluse varie modalità di accesso alla nuova rete. La prima è l'accesso "end to end":
in sostanza l'operatore potrà comprare da Telecom la parte di rete che gli serve per arrivare fino all'utente con la fibra. Potrà utilizzare i cavidotti di Telecom e la sua cablatura verticale dei palazzi.

(Fonte: repubblica.it)

Le trasformazioni del lavoro contemporaneo

Le trasformazioni del lavoro che caratterizzano la nostra epoca di transizione tra la società industriale e la società della conoscenza non permettono piu' di considerare il lavoro come un mercato dove la forza lavoro può essere comprata e venduta come una qualsiasi altra merce dove la domanda ed l'offerta di lavoro si autoregola in un libero mercato della totale mercificazione. (1)
Il mercato del lavoro durante l' epoca della industrializzazione meccanica è stato equiparato a tutti gli altri mercati di merci e cio è stato possibile quando il lavoro operaio della produzione materiale in fabbrica era parcellizzato in semplici e ripetive funzioni per adattare l'uomo alla macchina, mentre il lavoro intellettuale era suddiviso fin dalla sua formazione in professioni specialistiche di indole disciplinare.
La crisi epocale che stiamo vivendo, indica che tale struttura del lavoro che è stata quella propria della società industrale oggi non è piu consona a una nuova strategia di sviluppo della società della conoscenza condivisa,
Infatti la riorganizzazione del lavoro ed e il suo management trans-disciplinare assume oggigiorno una grande rilevanza per dare vita alle nuove aspettative del tipo di sviluppo sociale e culturale, nel quale in tutta evidenza la forza lavoro assume un valore elevato come capitale umano, capace di realizzare una ampia co-operazione sociale tra le diverse tipologie di lavoro.
Tale insieme di condivisione e di coordinamento tra diverse forme di lavoro è ciò che nella prassi contemporanea avviene, nella riorganizzazione del lavoro e delle professioni nel quadro delle reti tra ricerca ed impresa. E' auto-evidente che tale riorganozzazione del lavoro in funzione della sostenibilità dello sviluppo territoriale non può più essere riprodotta e scambiata come nel mercato avviene per singole merci.
Infatti nelle economia della conoscenza la formazione del lavoro, la sua ri-organizzazione ed il suo rinnovo, rappresentano la risorsa economica più preziosa per la società della conoscenza, in quanto rispetto alla società industriale, la società della conoscenza ricerca nuovi criteri di sostenibilità dello sviluppo sulla base di un rinnovato rapporto "eco-economico", che per attuarsi necessita di modificare il rapporto tra la trasformazione della risorse materiali ed il cambiamento integrato e collaborativo delle risorse culturali ed umane.
Pertanto nella futura società della conoscenza la forza lavoro non è piu interpretabile come una merce anonima composta da singoli individui in competizione tra di loro, in quanto il lavoro non appartiene più a quella modalità di sviluppo industriale che ha favorito la mercificazione "integrale” della economia. Infatti il lavoro della società della conoscenza necessita prioritariamente di riorganizzarsi come una rete di relazioni economiche e sociali capaci di interpretare ed agire nella costruzione di nuove sostenibilità dello sviluppo su base territoriale proprio per affrontare unitariamente le sfide della globalizzazione del mercato finanziario e degli scambi commerciali.
La vecchia struttura del mercato del lavoro parcellizzato e specialistico è stata fondata nell'era industriale basandola su sistemi di disuguaglianza sociale ed economica per dar luogo alla formazione di differenti classi occupazionali con diverso status sociale ( classe operaia, impiegati nei servizi, imprenditori, ricercatori, professionisti ecc) ; oggi tali distinzioni nell' ambito di una ristrutturazione della forza lavoro non sono piu agibili come quando il lavoro veniva formato e suddiviso per la vendita nel tradizionale mercato del lavoro.
Nella società della conoscenza le scelte lavorative debbono essere ricollocate e situate e riconvertite in una trama di condivisione delle scelte di sviluppo territoriale fondate su un rafforzamento delle relazioni sociali tra lavoratori e su reti di collaborazione di ampi contesti di ricerca e sviluppo, che possono assumere la forma organizzativa di "future factories" basati su modelli di open innovation e di management integrato tra impresa e ricerca. (2)
In tale contesto il lavoro non può piu' considerarsi mercato che auto-regola i suoi ricorrenti squilibri tra domanda ed offerta, perchè il lavoro stesso diviene la più preziosa istituzione sociale, come ha da tempo pronosticato la costituzione della Repubblica Italiana fondata sul lavoro; infatti nella attuale epoca storica il lavoro sociale dovrà
divenire un sistema complesso di sinergie innovative che saranno orientate da norme condivise e da principi di equità salariale che permettano una ampa flessibilità della riorganizzazione delle strategie di occupazione e di costruzione di reti sociali ed economiche innovative nei vari territori Regonali.

(1) - La Economia del Lusso :
http://www.wbabin.net/Science-Journals/Essays-Ecology%20-%20Life/Social%...
(2)- Tuscany Nano-factory : http://tnf-egocreanet.blogspot.com/2011/05/tuscany-nanofactory-premesse....

Obbligo d’insegne in italiano per i negozi etnici

E’ il secondo caso in Italia dopo la Novara governata da Lega e Pdl. Ad aprire la questione era stato il Carroccio in Parlamento nell’aprile 2010 con la richiesta dell’obbligo di un esame di lingua italiana per i commercianti stranieri
C’è tempo dodici mesi da oggi per ogni commerciante pakistano, cinese, nordafricano o russo del Comune di Bologna, per mettere a norma le insegne del proprio negozio scritte in lingua straniera. La giunta del sindaco Merola, con il plauso dell’opposizione del centrodestra locale in consiglio comunale, ha fatto entrare in vigore la legge che obbliga i negozianti extracomunitari a tradurre in italiano le scritte sulle vetrine, o sui teloni per l’ombra estiva, pena il pagamento della sanzione sulla cartellonistica prevista dal codice della strada.
La scritta dovrà essere leggibile, quindi di dimensioni accettabili. Esenti dal provvedimento le marche registrate con copyright e i termini ormai entrati nel linguaggio comune, come il celebre kebab.
Per l’assessore al commercio Nadia Monti (Idv) le ragioni principali sono quelle dell’integrazione linguistica e d’identificazione immediata dell’offerta commerciale: “Da consumatore devo riconoscere immediatamente il prodotto e la merceologia che viene venduta in una data attività. L’integrazione passa anche da questo. In zone definite come Chinatown, che si identificano con insegne in lingua senza utilizzare una traduzione, mi viene da pensare ci sia una volontà di isolarsi, e lo dico con amarezza. L’integrazione passa da noi che accogliamo, ma ci dev’essere anche l’incontro”.
Un provvedimento che ha un unico precedente in Italia, a Novara. Nell’ottobre 2010 la giunta di centrodestra all’epoca orfana del sindaco leghista Giordano migrato in consiglio regionale, si era affidata momentaneamente al vicesindaco Pdl, Silvana Moscatelli, per emettere l’ordinanza all’unanimità. Là il presunto problema era circoscritto per il borgo-quartiere di Sant’Agabio, mentre a Bologna si estenderebbe tra i dedali della cittadella universitaria e oramai per ogni quartiere al di là dei viali di circonvallazione.

(Fonte: ilfattoquotidiano.it)

Bioplastiche: Novamont compra fabbrica di Bioitalia

L’odissea degli ex lavoratori dell'Ajinomoto sembra essere arrivata alla fine. Lo stabilimento di Bottrighe è stato ufficialmente acquistato da Novamont, azienda leader italiana del settore delle bioplastiche, attraverso la sua controllata Mater-Biotech. L'intento della Novamont è quello di convertire l'impianto produttivo, in partnership con Genomatica, nel primo impianto industriale per la produzione di Butandiolo da fonte rinnovabile. Il butandiolo è anche componente fondamentale di moltissimi altri prodotti quali tessuti elasticizzati o stretch, scocche dei telefoni cellulari, connettori delle auto, etc..Il valore complessivo del mercato del butandiolo nel mondo è stimato intorno a 3,5 miliardi di euro; attualmente i principali produttori di butandiolo da fonti fossili sono i grandi gruppi chimici mondiali, dalla tedesca BASF alla Dairen di Taiwan alle statunitensi Lyondell, ISP e DuPont, per una capacità produttiva di oltre 1,5 milioni di tonnellate, ancora insufficienti rispetto ad una domanda schizzata verso l’alto anche in seguito al boom dell’economia cinese. Novamont, subito dopo l’acquisizione, procederà alla conversione del sito in cui è localizzato l’impianto utilizzando le proprie competenze tecnologiche nella produzione di monomeri rinnovabili per adattare il processo di Genomatica, pronto per lo scale-up, all’impianto di Adria. Questo primo impianto di butandiolo, che avrà una capacità produttiva di circa 20.000 ton/anno, dovrebbe poter iniziare la produzione dell’intermedio intorno alla metà del 2013. Lo stabilimento di Adria, che fino al 2006 ha prodotto lisina impiegando più di 60 persone, è stato utilizzato per attività sperimentali. Attualmente, dei 27 dipendenti rimasti, 17 sono in cassa integrazione. Con l’acquisto del ramo d’azienda tutti i 27 dipendenti dell’impianto BioItalia di Adria passano a Mater-Biotech che ha già siglato un accordo con le organizzazioni sindacali territoriali.

Fonte: http://affaritaliani.libero.it

Il boom dell'acquisto diretto dal contadino: ecco cosa sono i farmer's markets

Nati in America, agli inizi del 2000, i farmer’s market sono l’attuale remake dei vecchi mercatini rionali dove i produttori portavano le loro primizie in piazza, per venderle direttamente ai consumatori del luogo. Una buona pratica che arriva dal passato e che è stata riscoperta per varie ragioni che vanno dall’economia alla qualità, passando dalla biodiversità.

In questi contesti i produttori agricoli possono vendere direttamente i prodotti locali di stagione facendo riscoprire la vita dei campi e il mondo rurale, nel pieno rispetto dell’ambiente. Grazie al concetto di “filiera corta”, la merce viene trasportata una volta sola con un notevole risparmio di carburante e CO2 in atmosfera.

In Italia, i Farmer’s Market sono nati ufficialmente nel 2007, grazie alla Legge Finanziaria del 2007 che promuove lo sviluppo dei mercati degli imprenditori agricoli a vendita diretta. La realtà maggiormente diffusa nel nostro Paese è quella di Campagna Amica (sigla MCA), un progetto legato a Coldiretti a cui gli agricoltori posso scegliere liberamente di aderire e che risponde a un preciso regolamento disciplinare volontario, che prevede:
- che i produttori interessati ai mercati agricoli (farmer’s market) si associno per la realizzazione delle attività di vendita;
- che la vendita avvenga con un preciso controllo dei prezzi praticati (meno 30 per cento sui prezzi giornalieri rilevati dal sistema SMS consumatori);
- che l’associazione per la gestione del mercato controlli i requisiti di ciascun produttore.

Fonte: greeme.it

Donne escluse dal lavoro: meno 7 punti di Pil

Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d'Italia aprendo i lavori del convegno su «Crescita economica, equità, uguaglianza: il ruolo delle donne» organizzato dalla Banca, prendendo spunto dal Rapporto 2012 «sull'uguaglianza di genere e sviluppo» elaborato dalla Banca Mondiale e da una serie di studi e ricerche condotti dagli economisti dell'Istituto ci fa sapere che nel confronto internazionale la donna italiana, quanto a parità con gli uomini, non fa una bella figura. «L'Italia nelle classifiche mondiali è al 74° posto su 134, «fanno meglio di noi tutti i Paesi europei, peggio solo il Giappone tra le maggiori economie industrializzate».
Se si guarda ad altre voci del confronto col resto del mondo l'Italia ha una posizione un poco migliore per quanto riguarda l'istruzione - 49° posto - e decisamente peggiore se si guarda alla partecipazione della donna all'economia. Che vuole dire lavoro e occupazione: nel 2010 era occupato il 46,1% delle donne tra 15 e 64 anni, contro il 67,7% degli uomini. «Il divario è particolarmente pronunciato nel Mezzogiorno, dove solo tre donne su 10 lavorano».
Il dato preoccupa se si guarda alla crescita che è bassa anche perché il paese non utilizza appieno le risorse dei giovani e delle donne. La Banca d'Italia ha calcolato che se il Paese riuscisse a centrare l'obiettivo di Lisbona dell'occupazione femminile al 60% il Prodotto interno lordo crescerebbe del 7%.

(Fonte: repubblica.it)

"Albania chiama Italia": i call center si trasferiscono all’estero

Buona parte delle chiamate che offrono un prodotto o chiedono un'opinione non vengono dal nostro paese. Per i ragazzi, che conoscono l'italiano grazie alla tv è un'opportunità. Ma il risultato è che si perdono posti in Italia. Ecco i risultati dell'inchiesta della rivista "Terre di Mezzo".
Le principali compagnie telefoniche o di indagini statistiche non vogliono farlo sapere, ma ormai buona parte delle chiamate in cui ci offrono un prodotto o ci chiedono un'opinione arriva dall'estero. Dopo calzaturifici e aziende manifatturiere, anche i call center si stanno trasferendo: innanzitutto in Albania, ma anche in Romania, Tunisia e Turchia. Paesi in cui molti giovani parlano italiano, grazie alla nostra Tivù che hanno visto fin da piccoli. A chiamare l'Italia sono soprattutto studentesse universitarie, per le quali il lavoro nei call center è un'opportunità da non perdere: guadagnano da 1,5 ai 2,5 euro all'ora, per un totale che va dai 150 ai 450 euro al mese. Non male visto che lo stipendio medio di un dipendente statale è di circa 200 euro.

Fonte: terre.it

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