alimentazione

Ogm: studio prova che non aiutano a sconfiggere la fame nel mondo

Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma il rapporto sugli OGM THE GMO EMPEROR HAS NO CLOTHES A global citizens report on the state of GMOs – False promises, failed technologies, curato da Navdanya International. Secondo il rapporto, dopo quasi vent'anni di esperienza pratica, le promesse iniziali degli Organismi Geneticamente Modificati non sembrano mantenute: il bilancio generale appare negativo e nel complesso gli Ogm sembrano più pensati come strumento di profitto che per risolvere la denutrizione nei Paesi poveri.

Gli OGM non sarebbero in grado di risolvere il problema della fame nel mondo, non solo perché non aumentano la resa di prodotto agricolo, ma perché si tratta di una tecnologia piuttosto cara per gli agricoltori – sia per i brevetti legati alle sementi, sia per i prodotti chimici di cui hanno bisogno per crescere. Al contrario i sistemi agroecologici sono a basso costo per gli agricoltori e, come dichiarato dal rapporteur per il diritto al cibo delle Nazioni Unite, sono anche stati capaci di raddoppiare le rese in un periodo compreso tra i 3 e i 10 anni. Questo senza contare che nella maggior parte dei casi si impiegano i prodotti GM per produrre mangimi animali o fungere da agrocarburanti, non per sfamare direttamente le persone.

Inoltre le piante geneticamente modificate per resistere agli insetti o per tollerare gli erbicidi erano pensate rispettivamente per essere immuni dagli insetti parassiti o per permettere l'impiego di erbicidi utili a controllare le infestanti senza danneggiare il raccolto. Tuttavia in entrambi i casi, la combinazione dei fattori non ha fatto altro che accelerare la selezione di superinfestanti resistenti agli erbicidi e insetti resistenti alle tossine prodotte dalle piante GM, cosa che costringe gli agricoltori a utilizzare più prodotti chimici di prima, spesso anche maggiormente tossici. L'aumento dei costi si accompagna, inoltre, anche alla riduzione del prezzo di vendita del raccolto, riducendo ulteriormente il profitto degli agricoltori.

In aggiunta a tutto ciò, sementi e piante GM aprono il mercato produttivo alimentare al sistema dei brevetti e della proprietà intellettuale, che si traduce in profitto per chi detiene i brevetti (le multinazionali) e in debiti per chi è costretto a pagarne le royalties (gli agricoltori).

Fonte: slowfood.it

Sicurezza alimentare a tavola: inganni a tavola costano 150 euro a famiglia

Supera i 150 euro l'anno per ogni famiglia italiana il danno provocato dalle frodi e dalle sofisticazioni alimentari. Un vero e proprio inganno a tavola che genera un business illegale di oltre 2 miliardi di euro, pagato non soltanto dai consumatori ma anche dagli agricoltori". Si tratta infatti di alimenti "pericolosi" che "valgono poco meno del 5% della produzione agricola nazionale".
Lo sottolinea la Cia- Confederazione italiana agricoltori commentando l'VIII Rapporto sulla sicurezza alimentare 'Italia a tavola 2011' di Legambiente e Movimento difesa del cittadino.
Insomma, "e' troppa la merce che entra 'clandestinamente' e attraverso strane 'triangolazioni' ", rileva la Cia, ma la cosa più grave è che cosi' "sui banchi di vendita arrivano prodotti alimentari di scadente qualità e soprattutto non sicuri sotto l'aspetto della salubrità". Ci troviamo a fronteggiare, avverte l'associazione agricola, "una vera invasione di prodotti che, poi, grazie all'incessante opera delle forze dell'ordine, in tantissimi casi vengono sequestrati. Però molti finiscono sulle nostre tavole, anche a causa della crisi che spinge i consumatori ad acquistare prodotti a basso costo e di dubbia provenienza".
Il fenomeno della truffa a tavola, d'altra parte, "è molto sentito dai nostri connazionali- sottolinea la Cia- basti rilevare che nove italiani su dieci vogliono un'etichetta chiara dove risulti l'indicazione d'origine".

Fonte: direnews.it

A scuola una nuova materia: Educazione Alimentare

A scuola sbarca una nuova materia: l'educazione alimentare. Da gennaio 2012, in 77 mila classi degli istituti secondari inferiori (da nord a sud della Penisola), si studierà il cibo in tutte le sue declinazioni: scientifica, linguistica, storica, geografica e naturalmente motoria. E' quanto prevede il programma "Scuola e cibo" sancito dall'accordo tra Federazione dell'industria alimentare e Miur, anche in vista dell'Expo 2015. Finite le vacanze natalizie, un milione e 600 mila ragazzi, dai 10 ai 14 anni, inizieranno un viaggio dentro al mondo degli alimenti per scoprirne caratteristiche, qualità chimico-nutrizionali, effetti sulla salute, processi produttivi, di consumo e di conservazione. Non saranno i soli però ad essere coinvolti: oltre 148 mila insegnanti seguiranno appositi incontri di formazione curati da esperti (nutrizionisti, medici, comunicatori, docenti) per acquisire le competenze con cui trasmettere agli alunni uno stile di vita sano e corretto. Il primo appuntamento è a Milano, il 21 e 22 novembre. Il 28 e 29 novembre a Roma e poi a Bari il 5 e 6 dicembre.

Fonte: direnews.it

Rapporto Fao: una politica migliore per combattere la volatilità dei prezzi alimentari

Il rapporto della Fao rilancia un serio allarme alla vigilia della Giornata mondiale dell'alimentazione -16 ottobre. Il rischio maggiore lo corrono i piccoli paesi, dipendenti dalle importazioni, specie quelli africani che stanno ancora pagando le gravi conseguenze della crisi alimentare e di quella economica del 2006-2008. Secondo il rapporto la fame è una realtà quotidiana per quasi un miliardo di persone (925 milioni, stima per il 2010, contro gli 850 milioni del periodo 2006-2008). La Fao, insieme all'Ifad (il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo ) ed il Pam (il programma alimentare mondiale ) dal titolo "The state of food insecurity in the world" (lo stato dell'insicurezza alimentare nel mondo) si sofferma sulla questione dei prezzi alimentari, destinati a rimanere sostenuti, e forse ad aumentare. Le nazioni a rischio saranno i piccoli paesi, dipendenti dalle importazioni, specialmente quelli africani. "I governi - sottolineano nel rapporto - devono garantire un contesto normativo trasparente e sicuro, un contesto che promuova gli investimenti privati e faccia incrementare la produttività agricola. Dobbiamo ridurre lo spreco di cibo nei paesi sviluppati con l'informazione e con politiche adeguate, e ridurre le perdite nei paesi in via di sviluppo con investimenti lungo tutta la catena alimentare, specialmente nella fase del dopo raccolto e della trasformazione alimentare. Una gestione più sostenibile delle nostre risorse naturali, delle foreste e del patrimonio ittico è cruciale per la sicurezza alimentare dei più poveri". "L'aumento dei consumi alimentari nelle economie in rapida ascesa, la crescita demografica e l'ulteriore espansione dei biocombustibili - si legge nel rapporto - pongono un ulteriore pressione sul sistema alimentare". Le variazioni del reddito familiare incidono innanzitutto sull'assunzione di nutrienti da parte dei bambini, fondamentale nei primi 1000 giorni di vita, con impatti negativi sulla vita di intere comunità. I Paesi più esposti a questo rischio sono quelli africani, dove il numero di persone sottonutrite è aumentato dell'8 per cento tra il 2007 e il 2008, mentre è rimasto sostanzialmente lo stesso in Asia.
Fonte: www.dirittisociali.org

Rapporto Fao: a causa delle speculazioni, aumenta la fame nel mondo.

“I prezzi alimentari sono destinati a rimanere sostenuti - e forse ad aumentare - e saranno caratterizzati da grande volatilità”. Lo afferma il Rapporto annuale sulla fame nel mondo “The State of Food Insecurity in the World” (SOFI 2011) pubblicato congiuntamente da tre agenzie dell’ONU con sede a Roma: la FAO, (Organizzazione Onu per l’alimentazione e l’agricoltura), l’IFAD (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo) ed il PAM (Programma alimentare mondiale). “I più a rischio saranno i piccoli paesi, dipendenti dalle importazioni, specialmente quelli africani. Molti di essi stanno ancora pagando le gravi conseguenze della crisi alimentare e di quella economica del 2006-2008” – evidenzia il rapporto.

Il rapporto concentra l’attenzione sulla volatilità dei prezzi alimentari, identificati come uno dei principali fattori dell'insicurezza alimentare a livello globale e fonte di grave preoccupazione per la comunità internazionale. “L’aumento dei consumi alimentari nelle economie in rapida ascesa, la crescita demografica e l’ulteriore espansione dei biocombustibili pongono un ulteriore pressione sul sistema alimentare” - si legge nel rapporto. Inoltre, “la volatilità dei prezzi alimentari potrebbe aumentare nel prossimo decennio per lo stretto rapporto tra mercato agricolo e mercato energetico e per i sempre più frequenti fenomeni climatici estremi”.

Il rapporto sottolinea che gli investimenti in agricoltura rimangono l’elemento essenziale per una sicurezza alimentare duratura. “E’ importante però - sottolinea il rapporto - che tutti gli investimenti tengano in considerazione e rispettino i diritti di tutti gli esistenti fruitori della terra e delle relative risorse naturali, avvantaggino le comunità locali, promuovano la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale, e contribuiscano all’adattamento ed alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico”.

Le tre agenzie dell’ONU affermano quindi che “l’intera comunità internazionale deve agire oggi ed agire in modo efficace per mettere al bando l’insicurezza alimentare dal pianeta”. Ai governi chiedono di “garantire un contesto normativo trasparente e sicuro, un contesto che promuova gli investimenti privati e faccia incrementare la produttività agricola”. Ai Paesi sviluppati viene chiesto di “ridurre lo spreco di cibo con l'informazione e con politiche adeguate” e a Paesi in via di sviluppo di “ridurre le perdite con investimenti lungo tutta la catena alimentare, specialmente nella fase del dopo raccolto e della trasformazione alimentare”. Il rapporto sottolinea infine la necessità di “ una gestione più sostenibile delle risorse naturali, delle foreste e del patrimonio ittico” come fattore “cruciale per la sicurezza alimentare dei più poveri”.

Fonte: Fao.org

Fame nel mondo: i prezzi alimentari restano alti

I prezzi alimentari rimarranno alti e saranno caratterizzati da grande volatilità: è quanto preoccupa la Fao che oggi ha presentato il rapporto annuale sulla fame nel mondo (The State of Food Insecurity in the World), redatto quest'anno insieme a Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo e Programma alimentare mondiale. I più a rischio saranno i piccoli paesi, dipendenti dalle importazioni, specialmente quelli africani; molti dei quali, spiega il rapporto, stanno pagando le gravi conseguenze della crisi alimentare e di quella economica del 2006-2008. “A rischio i nostri sforzi per raggiungere l'obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare per il 2015 la proporzione di persone che soffrono la fame", sottolineo i responsabili delle tre agenzie, Jacques Diouf, Kanayo F. Nwanze (Ifad) e Josette Sheeran (Pam). "Ma anche se gli obiettivi di sviluppo del millennio venissero raggiunti per il 2015, nei paesi in via di sviluppo rimarrebbero comunque circa 600 milioni di persone sottonutrite. E che 600 milioni di persone soffrano di fame cronica non è mai accettabile".

Secondo la stima della Fao - che non azzarda previsioni per il 2011 poiché è in fase di revisione il metodo di calcolo - nel 2010 erano 925 milioni gli affamati nel mondo, 850 milioni tra il 2006 e il 2008. Gli investimenti in agricoltura rimangono l'elemento essenziale per una sicurezza alimentare duratura, secondo il rapporto. Irrigazioni, migliori pratiche di gestione della terra e lo sviluppo di sementi di migliore qualità i settori chiave verso cui dirigere gli investimenti secondo il rapporto.

Fonte: redattoresociale.it

Obesità infantile: 12 regole per prevenirla

La prevenzione del sovrappeso e dell'obesità in 12 tappe. E' stato presentato il dodecalogo realizzato da un gruppo di esperti nell'area della pediatria, della nutrizione e della ginecologia, con il patrocinio della Sip (Societa' italiana di pediatria), della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) e di O.N.Da (Osservatorio nazionale per la salute della donna).
Nel 2000, secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità e dell'Istat, quasi il 4% dei bambini era obeso, mentre il 20% era sovrappeso. Nel 2003 le percentuali erano rispettivamente del 10% e del 30%. Una recente inchiesta del ministero della Salute ha mostrato una prevalenza di obesità dell'11.1%, in bambini di 8-9 anni. Secondo gli esperti è necessario fermare questo trend e per farlo bisogna puntare su una prevenzione precoce che parta dalla gravidanza per giungere fino ai primi anni di vita. Proprio da questa convinzione condivisa tra gli esperti nascono le '12 regole' per la prevenzione del sovrappeso e dell'obesità.

Di seguito una sintesi del decalogo:

Durante la gravidanza la futura mamma non deve 'mangiare per due', ma scegliere quantitativamente e qualitativamente le sostanze alimentari adatte a sé e al bambino. E', inoltre, importante lo stile di vita generale: in assenza di patologie che la precludano, dovrà praticare un'attività fisica regolare che migliora l'esito della gravidanza, contiene l'aumento di peso e riduce il rischio di depressione dopo il parto.

In linea con le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, tutti i bambini dovrebbero essere esclusivamente allattati al seno per i primi sei mesi di vita".
Nel successivo passaggio da un'alimentazione esclusivamente lattea a una più varia e caratterizzata dall'introduzione di cibi solidi, gli esperti puntano i riflettori sull'importanza dell'equilibrio nutrizionale e della varietà come fattori di prevenzione del rischio sovrappeso e obesità.
Alcuni alimenti, non dovrebbero mai essere proposti come premi o incentivi, o utilizzati come 'punizioni' perche', in questo modo, il bambino li assocera' a sensazioni negative e non apprezzera' le scelte salutari che sono alla base della prevenzione dell'obesita'".

In mancanza di latte materno, e' importante che al lattante sia somministrato un latte formulato, evitando l'introduzione di latte vaccino nel primo anno di vita. Quest'ultimo è troppo ricco di proteine che, se introdotte in eccesso, possono aumentare il rischio di obesità.
Nel primo anno di età si instaurano alcune abitudini alimentari che il bambino porterà con sé nella sua crescita. Per il bambino è naturale sperimentare nuovi alimenti e per i genitori è bene approfittare di questa sua naturale tendenza prima che sopraggiunga il periodo fisiologico della cosiddetta 'neofobia alimentare', caratterizzato da una minore disponibilità ad accettare nuovi alimenti e sapori. Proporre un alimento per volta, in piccole quantità, puo' essere uno strumento per abituare i bambini a nuovi gusti, contribuendo così alla varietà che è fondamentale per assicurare il giusto apporto di tutti i nutrienti e per contrastare il rischio di obesità.

È poi molto importante impostare la giornata alimentare in 4/5 pasti e partire con una buona colazione, che è la base per un regime dietetico equilibrato perchè aiuta a controllare il senso di fame e di sazietà nel corso della giornata".

Fonte: direnews.it

VegPride: la settimana dell’orgoglio vegetariano

Fino al 7 ottobre in tutto il mondo si celebra la International Vegetarian Week 1, la manifestazione, nata nel 2008, nella quale decine di organizzazioni di vari Paesi hanno deciso di riunirsi per celebrare l'orgoglio vegetariano ma soprattutto lanciare messaggi univoci e più forti sull'opportunità di seguire questo tipo di dieta.
Benché vi siano ricerche scientifiche dalle conclusioni contrastanti, chi abbraccia questa cultura crede che un consumo eccessivo di carne non solo porti problemi di sovranutrizione nei Paesi sviluppati, ma accresca la sottonutrizione delle zone più povere del mondo, perché sempre maggiori estensioni agricole sono destinate alla coltivazione di cereali per gli allevamenti.
Secondo il Rapporto Eurispes 2011 i vegetariani in Italia sono sei milioni, quindi uno su dieci. Tra questi lo 0,4% è vegano (ovvero esclude dalla propria dieta tutti gli alimenti di origine animale).
Gli appuntamenti in calendario per la International Vegetarian Week sono molti e variegati tanto quanto le diverse declinazioni del vegetarianesimo.

(Fonte: repubblica.it)

Cioccolato a rischio per il global warming

Entro metà del secolo il cioccolato potrebbe diventare un bene di lusso. Lo sostiene il rapporto commissionato dalla fondazione Bill e Melinda Gates all'International Center for Tropical Agriculture. L'aumento di 2,5 gradi della temperatura media previsto per il 2050 potrebbe infatti rendere inadatta alla coltivazione del cacao la quasi totalità dei terreni che oggi la ospitano. Lo studio ha esaminato 19 modelli climatici diversi applicandoli alle caratteristiche delle piante di cacao. A rischio sono soprattutto le colture di Ghana e Costa d'Avorio, tra i maggiori produttori a livello mondiale.

(Fonte: corriere.it)

Ottobre, mese in cui ricostituirsi: ecco la spesa giusta

Cachi, castagne, melagrane, uva, funghi, sono solo alcuni dei frutti dell'orto di ottobre. Ecco l'elenco dei prodotti di stagione da mettere nel carrello della spesa.

Verdura: bietola, cavolfiore, cavolo cappuccio, cavolo verza, cicoria, cipolla, coste, erbette, fagioli, funghi, indivia, lattuga, patate, piselli, porro, radicchio, rafano, rapa, ravanello, rucola, scorzonera, sedano, sedano rapa, spinaci, topinambur, valerianella, zucca.

Frutta: caco, castagna, mela, melagrana, fico, susine, uva, fico d'india, ananas, alchechengi, banana, carruba, sorbe, corbezzoli.

Pesci: cefalo, orata.

Fonte: lifegate.it

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