animali

Proibito l'uso di allevare galline in gabbie in batteria

Dal primo di gennaio entra in vigore una legge comunitaria che vieta l'uso di allevare galline per la produzione di uova in batteria.
I volatili allevati così saranno fuorilegge.
Undici stati compresa l'Italia rischiano multe se non si allineeranno.

(Fonte: leggo.it)

Vivisezione: i lati oscuri delle presunte novità

COMUNICATO STAMPA UNA CREMONA - 26/10/2011 - “Vivisezione: i lati oscuri delle presunte novità”

È stato approvato in Commissione Affari Sociali alla Camera un emendamento al disegno di legge di recepimento della Direttiva europea n. 63 del settembre 2010 in materia di vivisezione. Da più parti, anche in seguito a dichiarazioni del ministro Brambilla, la notizia è stata accolta con un’ondata di trionfalismo: vivisezione abolita e allevamenti di cani e gatti destinati alla vivisezione vietati. Assolutamente non è così! Non solo perché l’iter non è ancora concluso, ma anche per il contenuto stesso dell’emendamento.
Innanzitutto, ci ha colpito la totale assenza da questo emendamento di una questione molto importante, quella dei cani e dei gatti randagi che, secondo la Direttiva Europea, possono essere utilizzati nella vivisezione. Per loro, quindi, non vi sarebbe nessuna tutela, anzi con le (poche) limitazioni agli allevamenti di animali per i laboratori, potrebbero essere proprio i randagi a subire la vivisezione che questo emendamento non limita e non rifiuta.
Non solo, ma le uniche specie di cui si occupa sono i primati, i cani e i gatti; tutte le altre numerose specie utilizzate nella vivisezione non vengono nemmeno prese in considerazione!
La proposta si basa sulle cosiddette “3R” (comma a), ossia sulle linee guida elaborate da vivisettori inglesi negli anni ’50, che prevedono di “raffinare” (ossia cercare di limitare il dolore), “ridurre” e “rimpiazzare” gli esperimenti, ma le statistiche indicano da allora un continuo aumento di animali vivisezionati.
Il divieto di sperimentazione su scimmie antropomorfe, cani, gatti e specie in via di estinzione (comma b) ha eccezioni riguardanti obblighi nazionali o internazionali di effettuare esperimenti e le ricerche finalizzate alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte, casi nei quali la vivisezione è ammessa.
Anche il divieto di allevamento di primati, cani e gatti sul territorio nazionale (comma c) sembra debba interpretarsi in senso ristretto in quanto, facendo riferimento al comma b, pare che qualora gli animali siano destinati a esperimenti permessi dalle eccezioni precedenti possano continuare ad essere allevati.
L’assicurazione di una “misura normativa sufficientemente cautelare nei confronti degli animali geneticamente modificati” (comma d) non ci soddisfa affatto, e non solo perché quello che noi chiediamo non è una condizione migliore, ma l’abolizione della vivisezione! Gli animali geneticamente modificati vengono creati appositamente per la vivisezione e ciò non può che avere ripercussioni sul ‘benessere’ degli animali (unico aspetto che sembra interessare ai legislatori, mentre di rispetto e di diritti di questi animali non si parla affatto!).
Il divieto di utilizzare animali “negli ambiti sperimentali di esercitazioni didattiche” (comma e) probabilmente cambierà poco la situazione: da un lato, è prevista l’eccezione dell’alta formazione dei medici e dei veterinari, che potranno continuare con i loro numerosi esperimenti; dall’altro, potrebbe esserci il rischio di una interpretazione che permetta ancora anche esperimenti su animali nelle università e nelle scuole, se non considerate di “ambito sperimentale”, ossia se, come spesso accade, si ripetono esperimenti già condotti. Le stesse considerazioni valgono anche per gli esperimenti bellici.
Il divieto di esperimenti senza anestesia o analgesia ha un’eccezione non indifferente, ossia “qualora provochino dolore all’animale”, condizione non sempre di fatto riscontrabile, oltre al fatto che dovrebbe essere rilevata dagli stessi sperimentatori.
Quello che noi chiediamo non sono gabbie più grandi o condizioni migliori, ma bensì niente gabbie e abolizione della vivisezione per motivi etici e scientifici.

Amministratore del sito www.unacremona.it
e Responsabile della Comunicazione
dell’Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali)

Con la crisi riprende la transumanza

Nell'Abruzzo del 2011, anno secondo dopo il terremoto che ha distrutto L'Aquila, la transumanza ha una doppia veste. Quella nel segno della tradizione: il viaggio delle pecore verso il sud e i pascoli invernali. Quella nel segno della crisi economica: una transumanza fatta da uomini che ritrovano nella pastorizia un lavoro e una fonte di reddito. In questo periodo di crisi economica, sono molti i giovani e meno giovani che riprendono il lavoro che fu dei nonni e dei bisnonni.

Una transumanza particolare avviene lungo il Tratturo Magno, un sentiero di 250 chilometri che dall’Aquila arriva a Foggia, percorso, dove possibile, senza l’uso dei camion. Un ritorno al passato che costa 10 giorni di duro cammino ma anche di feste alla fine di ogni tappa. Un’occasione per collegare turismo, riscoperta delle tradizioni e pastorizia.
In Abruzzo, secondo i dati dell’Istat e di Coldiretti, sono allevate 309.194 pecore. Di queste sono 216.435 quelle in produzione. Ogni anno vengono immessi sul mercato quasi 6 milioni di chili di carne e poco più di 2,3 milioni di litri di latte abruzzese. In tutto il valore della produzione sfiora i 22,5 milioni di euro. Ogni azienda dedita alla pastorizia incassa poco più di 50 mila euro all’anno. «Con le pecore non si diventa ricchi, ma ci si può vivere e pensare di costruire un futuro per i propri figli», afferma Imperiale. «Anzi, la crisi economica sta facendo riscoprire ai giovani la pastorizia».

(Fonte: repubblica.it)

Due apicoltori contro i neo-nicotinoidi che uccidono le api

Renato e Marisa, sono due apicoltori dell'astigiano che da anni vedono morire, in percentuali spaventose, le loro api a causa degli effetti che sugli insetti (non solo sulle api) hanno dei nuovi fitofarmaci.
A proprie spese Renato e Marisa hanno fatto fare analisi che dimostrano che la causa della moria della api sono questi neonicotinoidi, hanno a disposizione anche studi validi, che da anni presentano ai politici e ai funzionari della Regione Piemonte. Quegli stessi funzionari che hanno reso obbligatori (avete letto bene: OBBLIGATORI) tre trattamenti all'anno, per i quali permettono la scelta fra tre formulazioni, ma in ogni formulazione c'è almeno un neonicotinoide. Se un viticoltore non fa questi trattamenti viene condannato (a meno che non abbia un bollino biologico: quindi ammettono che si può anche fare in altro modo). D'altra parte, è stato sospeso l'uso di semi di mais conciato con questi insetticidi.
Sulla vite è obbligatorio usarli. Di fronte al muro di gomma, non potendo fare altrimenti (se si tiene la nonviolenza come principio) da cinque giorni stanno facendo sciopero della fame, di fronte alla sede della Regione Piemonte a Torino in Corso Stati Uniti.

Per saperne di più sulla loro storia e sulle loro iniziative: http://www.rfb.it/bastaveleni/default.htm

Vivisezione? I metodi sostitutivi ci sono

COMUNICATO STAMPA
Vivisezione? I metodi sostitutivi ci sono!

Leggiamo molto di frequente, soprattutto negli ultimi tempi in cui è stata presentata una proposta di legge in regione Lombardia per vietare gli allevamenti di animali per i laboratori di vivisezione, interventi di scienziati più o meno noti che asseriscono l’assoluta necessità di quella che loro chiamano “sperimentazione animale”, un nome decisamente più ‘asettico’ rispetto a vivisezione, ma che non cambia la sostanza degli esperimenti e quindi della sofferenza fisica e psichica nonché della morte degli animali nei laboratori. La vivisezione non è affatto necessaria a livello sperimentale, come dimostra l’esistenza di numerosi metodi senza uso di animali che sono studiati, validati ed utilizzati a livello nazionale, europeo e internazionale: essi sono le solide fondamenta di quel nuovo paradigma scientifico che finalmente non è più insensibile alle istanze etiche e alle evidenze scientifiche, riguardanti non solo l’uso di animali ma anche i rischi che possono derivare alla salute umana dallo sperimentare cure e utilizzare dati che siano frutto di una pratica non predittiva, non scientifica e metodologicamente errata quale è la vivisezione. Vogliamo anche ricordare che comunque dopo la fase dei test su animale vi è sempre quella su cavie umane: persone sane che lo fanno per denaro e malati che talvolta lo sono inconsapevolmente... Se la vivisezione rimane ‘necessaria’ a livello legislativo è solo perché non si vuole accettare la crisi del metodo vivisettorio, rimandando al futuro l’unica scelta possibile per un vero progresso: l’abbandono e l’abolizione della vivisezione.

Amministratore del sito www.unacremona.it
e Responsabile della Comunicazione dell’Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali)
comunicazione@unacremona.it

Scompare l'agricoltura di medie e piccole dimensioni italiana

Il quadro che emerge dai dati provvisori del 6° Censimento generale dell’agricoltura dell'Istat, fotografa tendenze da tempo in atto nel settore, tuttavia l'istantanea dell'agricoltura italiana è a dir poco preoccupante.
Il bilancio della storia degli ultimi 10 anni del nostro sistema agricolo è decisamente negativo: perdita della superficie agricola utilizzata pari a 300 mila ettari, perdita di superficie aziendale totale pari a un milione e mezzo di ettari, nonché gravissima perdita del numero delle aziende, che si sono ridotte di circa un terzo (-32,2%). Numeri che non denunciano solo una radicale ristrutturazione del settore primario, ma che puntano il dito verso un vero e proprio abbandono delle zone rurali.

L'aumento (+44%) dell'estensione media delle superficie coltivate dalle aziende è in realtà causato da un allarmante fenomeno di concentrazione agevolato da politiche agricole comunitarie e a andamenti di mercati che hanno determinato l'uscita di un numero impressionante di piccole aziende dal settore. A essere maggiormente colpite da questa fuoriuscita forzata dal settore, sono le aziende medio piccole.

E la situazione è ancor più grave per la zootecnia. Con un crollo delle aziende dedite all'allevamento di quasi il 70% tra il 2000 e il 2010, i dati Istat testimoniano di un vero e proprio smantellamento dell'agricoltura mista che coniuga virtuosamente allevamento e coltivazione e di una sua sostituzione con un sistema basato su allevamenti intensivi e industrializzati e a forte concentrazione territoriale.

Fonte: aiab.it

Zanzare: 8 cose che bisogna sapere

1. Questione di geni

E’ noto che alcuni fattori, come gli abiti scuri, la temperatura corporea e i movimenti possono attrarre irrimediabilmente un plotone d’insaziabili zanzare ma a quanto sembra la nostra capacità di attrarle potrebbe dipendere direttamente da fattori genetici.
Secondo Joe Colon, entomologo e consulente dell’American Mosquito Control Association (AMCA) esistono più di 300 composti, emanati dal nostro corpo, che sono in grado di avere una funzione repellente o fortemente attrattiva verso le zanzare. In sostanza dipende dalle secrezioni odorose prodotte dal nostro corpo e se queste sono gradite alle zanzare, beh meglio correre ai ripari e munirsi di un buon repellente, magari naturale.

2. Zanzare diverse, abitudini diverse

Con una così grande varietà di specie presenti in natura, è inevitabile che le zanzare abbiano abitudini alimentare diverse tra loro. Come afferma Laura Sirot, biologa presso il Wooster College in Ohio, non tutte le zanzare si nutrono di sangue e tra quelle che lo fanno non tutte suggono quello umano. Inoltre, molte specie si alimentano di giorno altre durante la sera. E nonostante questi artropodi prolifichino nelle stagioni calde alcune specie possono sopravvivere anche negli inverni più miti.

3. Solo le femmine ci pungono

Le zanzare che ci pungono sono solo gli esemplari femmine. I maschi, infatti, si nutrono principalmente di essenze vegetali e nettare, mentre le femminine hanno bisogno di un pasto nutriente a base di sangue per portare a compimento il completo sviluppo delle uova e la loro deposizione.

4. I repellenti sono la miglior difesa

Si è dibattuto a lungo sugli effetti collaterali di molti repellenti antizanzara, soprattutto quelli contenenti dietiltoluamide (DEET), il più efficace topico repellente disponibile e con il più ampio spettro d'azione.
Oltre ai repellenti, un singolare ma efficace sistema per difendersi dalle zanzare è l’uso di un buon ventilatore. Le zanzare non sono molto abili nel volo e una lieve brezza artificiale le terrà lontane da noi.

5. Chiamare la disinfestazione

Generalmente si pensa che l’aiuto della disinfestazione sia necessaria solo in caso di blatte, ratti o formiche. In realtà può essere utile anche in caso di una massiccia presenza di zanzare. Diversi comuni italiani hanno in questi anni condotto delle varie e proprie campagne di disinfestazione contro la zanzara tigre, e anche di sensibilizzazione rispetto al problema, spesso sconosciuto tra i cittadini.

Eliminare qualsiasi fonte di acqua stagnante, pulire accuratamente le grondaie e osservare altri piccoli accorgimenti può aiutarci a diminuire la presenza del fastidioso succhia sangue.

6. Le zanzare possono trasmettere malattie

Le punture di zanzare sono la causa di più di un milione di morti nel mondo ogni anno, secondo i dati raccolti dall’AMCA. Oltre alla tristemente nota malaria, le zanzare possono trasmettere l’encefalite, la febbre gialla, quella di dengue e il virus del Nilo occidentale. Quest’ultimo è contratto dagli uccelli e successivamente trasmesso dalla zanzara all’uomo.

7. Persone diverse, reazioni diverse

Per la maggior parte delle persone la puntura di zanzara può causare un leggero gonfiore accompagnato da un fastidioso prurito. In molti soggetti però può verificarsi una reazione allergica nota come Sindrome di Skeeter.

In queste persone la puntura genera grandi macchie, molto arrossate, a volte grande come una prugna e molto pruriginose. Questa reazione allergica è data dagli elementi presenti nella saliva della zanzara e sebbene molto fastidiosa questa sindrome non causa particolari conseguenze per la salute.

8. Le zanzare consumano più sangue di quanto pesano

Una zanzara pesa in media 2,5 milligrammi, ma quando si nutre di sangue il suo peso può superare i 7,5 milligrammi. In pratica il loro pasto è pari al doppio del proprio peso corporeo. E’ come se un uomo di 80 chili ingerisse durante un pasto 160 litri di frappè.
Una volta raggiunta la sazietà, le zanzare per volare via devono espellere i rifiuti corporei. Durante la diuresi le varie specie espellono sostanze diverse: l’Anopheles, l’insetto vettore della malaria ad esempio espelle sangue mentre la Aedes aegypti, la specie che trasmette la febbre dengue espelle urina.

Fonte: wellme.it

Ora è reato penale danneggiare piante o animali tutelati

Danneggiare la natura protetta in Italia è reato penale. Non più solo contravvenzioni, quindi, per chi colpisce orsi, cicogne, linci e altri animali tutelati dalle leggi, ma sanzioni penali e responsabilità delle persone giuridiche. E ciò vale anche per piante rare inserite nelle liste rosse o habitat particolarmente vulnerabili. È arrivato infatti il via libera definitivo da parte del Consiglio dei Ministri di due decreti di recepimento di due direttive Europee, 2008/99 e 2009/123, che danno seguito all’obbligo imposto dall’Unione europea di «incriminare comportamenti fortemente pericolosi per l’ambiente».
Le norme approvate prevedono due nuove fattispecie di reato introdotte nel codice penale per sanzionare la condotta di chi uccide, distrugge, preleva o possiede, fuori dai casi consentiti, esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette e di chi distrugge o comunque deteriora in modo significativo un habitat all’interno di un sito protetto.

Per difendere il patrimonio naturale nel nostro Paese sono state create le "zone di protezione": 2.564 siti che ricoprono una superficie di 6.194.451 ettari, pari al 20,6% del territorio nazionale. Inoltre ci sono le 871 aree protette che occupano una superficie a terra di oltre 3 milioni di ettari (10,5% del territorio nazionale), quelle a mare sono 27 e coprono complessivamente 296.000 ettari. Le zone umide sono invece 53 e coprono oltre 59.000 ettari. Le specie protette sono oltre 58 mila per gli animali e 5.600 per le piante. Sono 266 le specie italiane che rischiano di sparire, riferisce il Wwf. Al top squali, razze, cetacei, uccelli palustri, pesci di fiume, tartarughe marine e fiori rarissimi.

(Fonte: la stampa.it)

Inghilterra: vietati gli animali selvatici nel circo

In Inghilterra approvata una norma storica che libera elefanti, orsi e leoni.
Dall'anno prossimo, quando il provvedimento votato dal parlamento di Westminster diventerà legge, leoni, tigri, orsi e ogni altro animale "selvatico" non potranno più lavorare nei circhi registrati o di passaggio sul territorio nazionale. È una decisione che arriva dopo anni di pressioni in questo senso da parte dei gruppi animalisti, che infatti la accolgono come una "storica vittoria", facendo del Regno Unito uno dei primi paesi in Europa ed altrove ad avere approvato un divieto del genere. Nessun divieto per cavalli e somari.

(Fonte: repubblica.it)

Ecco qual'è il vero prezzo della carne economica

Il punto di forza dell'allevamento industriale è quello di produrre carne a buon mercato. Ciò è reso possibile grazie alla concentrazione di un gran numero di animali in spazi ridotti. Forse il costo occulto maggiore è dato dal suo potenziale effetto sulla salute umana.
Piccole dosi di antibiotici – troppo piccole per uccidere i batteri – vengono somministrate agli animali d'allevamento come parte del loro naturale regime dietetico, teso a favorire la crescita e a compensare i rischi dati dal sovraffollamento. Ma questo sistema degli allevamenti intensivi sta in realtà facilitando la crescita di batteri resistenti agli antibiotici, il che significa che diverse classi di antibiotici non funzionano più come dovrebbero sugli esseri umani. In poche parole noi paghiamo per la carne a buon mercato, sacrificando alcuni dei farmaci più importanti mai sviluppati.

Il vero prezzo della carne economica
La scorsa settimana, il Natural Resources Defense Council, affiancato da altri gruppi di advocacy, ha citato in giudizio la Food and Drug Administration (FDA) statunitense per costringerla a bandire l'uso non terapeutico della penicillina e della tetraciclina negli animali d'allevamento. I veterinari potranno ancora curare gli animali malati con questi farmaci, ma non potranno aggiungerli in modo regolare alla loro dieta. Da anni, la FDA dispone degli studi scientifici e dell'autorità necessaria per vietare lò’uso indiscriminato di questi farmaci. Ma ha sempre ceduto alle pressioni delle lobby agricole e farmaceutiche, nonostante le fondate obiezioni sollevate da istituzioni come l'American Medical Association e l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che si sono schierati a favore del divieto di utilizzo degli antibiotici.

E’ tempo che la FDA impedisca ai grandi allevamenti industriali di sperperare farmaci preziosi solo per favorire la crescita di animali rinchiusi in condizioni che, per loro natura, creano il rischio di malattie.
Secondo stime recenti, il 70% degli antibiotici venduti negli Usa vengono somministrati agli animali da allevamento.

Fonti:
New York Times e Slofood.it

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