catastrofi

Liguria: ecco perchè, secondo il Wwf è stata una tragedia annunciata

Sei morti e sette dispersi. Questo ad oggi il bilancio dell'alluvione che si è abbattuta questa settimana tra la Liguria e la Toscana. Raggiungere le Cinque Terre e la Lunigiana è diventato ormai impossibile da terra. L'evacuazione di paesi come Monterosso è stata effettuata addirittura tramite elicottero per le frane e il dissesto idrogeologico che lo hanno reso inagibile.

Secondo Coldiretti la causa, oltre alle ingenti piogge, è da imputare al rischio in cui versano un gran numero di comuni italiani. A confermarlo è stato anche il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che ha parlato di interventi prioritari in queste aree. Il Wwf parla di “tragedia annunciata” a causa “dell’assenza di un presidio sul territorio in grado di prevenire i disastri ambientali del dissesto idrogeologico ed evitare una nuova conta delle vittime”. "Chi paga dazio - afferma - sono i cittadini che scontano sulla propria pelle perché alla cementificazione selvaggia, che passa ‘inosservata’ ai controlli degli enti locali e delle Autorità competenti e che viene puntualmente graziata dai condoni dei Governi” cui “si aggiunge la ‘colata’ di interventi edilizi autorizzati in aree a rischio che invece andrebbero liberate con i dovuti abbattimenti”.

La Liguria, in particolare, secondo il Wwf, rappresenta un caso esemplare della miopia istituzionale sull’attività di prevenzione e tutela del territorio. Proprio qualche mese fa, infatti, la Regione Liguria ha approvato un provvedimento (Regolamento regionale n.3/2011, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria del 20 luglio 2011) che ha ridotto da 10 a 3 metri le distanze minime di edificazione vicino ai corsi d’acqua”.

Fonte: wwf.it

Carestia nel Corno d'Africa: è emergenza umanitaria

Prima una siccità drammatica, che ha sconvolto la vita di circa 10 milioni di persone nella regione del Corno d'Africa, e poi devastanti temporali: la popolazione della Somalia non conosce tregua.

I prossimi mesi saranno "critici" per un Paese che è non è lontano dalla carestia. Circa 3mila persone al giorno fuggono dalla Somalia diretti verso i Paesi vicini, Etiopia e Kenya, nel disperato tentativo di scappare dall'ondata di siccità che ha colpito il Corno d'Africa, la peggiore degli ultimi 60 anni. La gravissima situazione ha convinto le milizie islamiste degli shabab a revocare la messa al bando delle agenzie umanitarie internazionali in Somalia, a patto che dimostrino di non avere "propositi segreti".

Intanto l'Alto Commissario per i rifugiati dell'Onu sta organizzando un "enorme" carico di aiuti umanitari per i somali che recentemente sono riparati nel vicino Kenya, scampati alla siccità nel loro Paese. Lo ha indicato oggi a Ginevra un portavoce dell'ufficio delle Nazioni Unite.

La siccità crea inoltre il gravissimo rischio del colera, cui sarebbero sottoposti cinque milioni di persone. Il colera, un'infezione intestinale che causa diarrea, può portare alla disidratazione corporea e a volte anche alla morte, se non si interviene immediatamente con un trattamento medico preciso.

(Fonte: avvenire.it)

Giappone: dalle macerie del terremoto si produce nuova energia

E' possibile ripartire dalle macerie. Lo mostra il ministero dell’Agricoltura giapponese, che intende favorire la produzione elettrica da biomasse legnose, utilizzando il carburante ricavato dalle macerie del terremoto-tsunami dell’11 marzo scorso. L’idea ha una duplice finalità: smaltire i rottami e promuovere lo sviluppo di energia rinnovabile.
Il piano prevede la costruzione di cinque centrali elettriche nell’area disastrata con una potenza di 10 megawatt, dotate di un sistema efficiente di cogenerazione per riscaldare acqua da fornire alle abitazioni.
Per ogni centrale costruita, compresi gli impianti connessi, verranno spesi 4 miliardi di yen, ossia circa 34,5 milioni di euro, metà dei quali saranno elargiti a imprese private come sovvenzione. Le macerie hanno un volume enorme: secondo le stime del ministero dell’Ambiente, le rovine ammonterebbero a 25 milioni di tonnellate, il cui 70% sarebbe rappresentato da detriti legnosi. Si pensa anche che la quantità di sale marino intriso sia bassa e che ci siano molte travi la cui forma si presta bene alla produzione elettrica. Il ministero dell’Agricoltura calcola che se ne possano utilizzare circa 5 milioni di tonnellate.

Fonte: Ice.it

Un radar italiano per controllare le ceneri del vulcano islandese

Il vulcano islandese Grimsvot sta creando da mesi parecchie difficoltà al traffico aereo con la grande mole di ceneri che riversa nello spazio.
La protezione civile italiana ha messo a disposizione delle autorità islandesi un radar italiano che permette di tenere sotto controllo gli spostamenti della massa di ceneri e seguirne gli spostamenti spaziali.

La Tepco ammette: anche nei reattori 2 e 3 di Fukushima c'é stata fusione parziale del nucleo radioattivo

La Tepco, gestore dell'impianto nucleare della centrale di Fukushima, ha ammesso che anche le barre di combustibile nucleare dei reattori 2 e 3 si sono parzialmente fuse. Lo ha annunciato . Finora la società giapponese aveva reso noto che solo il reattore 1 era stato interessato da fusioni parziali «della maggior parte del combustibile al fondo del recipiente di contenimento» a causa dei sistemi di raffreddamento fuori uso dopo lo tsunami che l'11 marzo aveva investito il sito nucleare. Lo scenario aveva sollevato timori, ora confermati, che anche i numeri 2 e 3 avessero subito la stessa sorte. Secondo la compagnia, tuttavia, è improbabile che questo faccia peggiorare la situazione perché le barre sono già state coperte dall'acqua per aumentare il raffreddamento.

(Fonte: corriere.it)

Terremoto a Murcia (Spagna): la vera entità del terremoto

La Spagna piange i morti del terremoto che ieri ha colpito la regione della Murcia: almeno 8 vittime e circa 160 feriti, di cui tre molto gravi, sono il bilancio del sisma. La paura è ancora tanta fra la popolazione. Per tutta la notte la gente si è riversata in strada per timore di nuove, disastrose, repliche. Almeno in 20.000 hanno preferito rimanere all'aperto, nelle stesse ore in cui sono arrivati i circa 350 uomini del terzo battaglione dell'unità militare di emergenza, con sede a Valencia, inviati dal governo. Altre 10.000 sono state evacuate a Lorca, hanno riferito le autorità locali. Secondo quanto riferito dalla Farnesina, non ci sarebbe italiani coinvolti. Le due scosse di terremoto hanno colpito nel pomeriggio, alle 17.05 E alle 18,47: la prima di 4,5 di magnitudo e la seconda di 5,3 gradi, secondo il sito dell'istituto di geofisica degli Stati Uniti (Usgs). L'epicentro è stato localizzato nel paese di Lorca, dove la scossa ha provocato crolli in molte case e la distruzione di edifici e automobili.

Fonte: repubblica.it

Libia: Nato sotto accusa per omissione di soccorso a migranti in mare. L'inchiesta del Guardian

La Nato aprirà un’indagine volta a chiarire le dinamiche che hanno portato alla morte di sessantuno migranti partiti da Tripoli, il 25 marzo, e diretti a Lampedusa. In balia delle onde per sedici giorni, l’imbarcazione è naufragata senza ricevere alcun soccorso nonostante l’allarme lanciato. La decisione è stata presa dopo che il quotidiano ‘Guardian’ ha pubblicato un’inchiesta che accusa direttamente le unità navali europee e della Nato di omissione di soccorso.

Il giornale britannico ha ricostruito l’intera vicenda. Il barcone, salpato dalla Libia, aveva a bordo settantadue migranti, tra cui donne, bambini e rifugiati politici di diverse nazionalità: quarantasette etiopi, sette nigeriani, sette eritrei, sei ghanesi e cinque sudanesi. Dopo appena diciotto ore di navigazione l’imbarcazione ha iniziato a perdere carburante. I telefoni satellitari hanno permesso un primo contatto con padre Moses Zerai, prete eritreo di Roma, che ha lanciato l’allarme alla Guardia costiera italiana. Poco dopo, un elicottero militare si è avvicinato al barcone. Ha lanciato acqua, cibo e ha garantito l’arrivo di una nave di soccorso che i migranti non vedranno mai. Nel giro di alcune ore il barcone si è ritrovato senza carburante e in balia del mare. Per giorni, uomini, donne e bambini hanno galleggiato alla deriva. Tra il ventinove e il trenta marzo l’imbarcazione ha sfiorato una portaerei della Nato. Due aerei si sono alzati in volo, hanno gettato un’occhiata ai migranti che innalzavano al cielo due neonati affamati, e sono andati via. È stato l’ultimo aggancio con la speranza. La fame e la sete hanno cominciato a mietere vittime. Abu Burke, uno dei nove sopravissuti, ha raccontato al ‘Guardian’ che sulla barca “ogni mattina ci svegliavamo e trovavamo nuovi cadaveri che tenevamo per ventiquattro ore e poi li buttavamo in mare”. La forza delle correnti ha spinto indietro l’imbarcazione che il 10 aprile è naufragata su una spiaggia vicino Misurata. Degli undici sopravvissuti all’odissea marina uno è morto immediatamente mentre un altro ha finito i suoi giorni in prigione dopo esser stato arrestato dalle forze di Gheddafi.

La ricostruzione del giornale britannico identifica la portaeri che per ultima ha avvistato la barca dei migranti con la francese Charles de Gaulle. Le autorità navali francesi hanno prima negato che la de Gaulle si trovasse nel Mediterraneo in quei giorni e poi, dopo l’uscita di rapporti che sconfessavano questa versione, hanno evitato di rilasciare ulteriori commenti. La Nato ha declinato ogni responsabilità ribadendo che le proprie unità navali “sono pienamente consapevoli dei loro obblighi riguardo le leggi marittime internazionali sulla sicurezza delle vite in mare”. Il Mediterraneo, cimitero acquatico dei disperati, aspetta che le responsabilità siano chiarite perché, come ha affermato padre Moses Zerai, “quello che è successo costituisce un crimine che non può rimanere impunito soltanto perché le vittime sono migranti africani e non turisti su una nave da crociera”.

Fonte: nntn.info

Come vengono classificati i tornado

Nella recente ondata di tornado che ha messo in ginocchio gli USA sudorientali spesso si è sentito parlare di eventi di categoria EF-4, EF-5 ecc... Come viene classificato un tornado? Come per buona parte degli eventi castrastrofici anche i Tornado possiedono una loro scala che ne classificano la forza. Stiamo parlando della scala Fujita (F-Scale), o scala Fujita-Pearson, che misura empiricamente l'intensità di un Tornado sulla base dei danni inflitti alle strutture costruite dall'uomo. La scala di misurazione Fujita è applicabile solo dopo il passaggio di un tornado, e non durante, anche se a volte è possibile formulare un'ipotesi sulla sua intensità applicando la scala F. È comunque applicabile solo dopo che gli scienziati abbiano determinato tracce radar, intervistato i testimoni, e valutato i danni provocati avvallandosi anche di registrazioni meteorologiche, filmati e foto.

(Fonte: meteo.it)

Greenpeace svela in un sito web i retroscena del disastro nel golfo del Messico

Sul sito web www.polluterwatch.org è possibile visionare 30mila pagine di documenti riservati sinora inediti, ottenuti grazie alle norme Usa sulla libertà d’informazione che riguardano il disastro nel Golfo del Messico in seguito all’affondamento della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon e innescato un’immensa fuoruscita di idrocarburi dal fondale marino provocando il più grave disastro ambientale nella storia statunitense: si stima che in tre mesi siano stati sversati nel Golfo del Messico oltre 500mila tonnellate di petrolio.

Come spiega Greenpeace, lo scopo del database è di rendere disponibile un’informazione trasparente su ciò che è accaduto e facilitare le richieste di indennizzo di decine di migliaia di cittadini, pescatori, operatori turistici danneggiati dalla catastrofe. I documenti pubblicati - che solo in parte Greenpeace ha già analizzato - includono corrispondenza riservata tra il Governo Usa e Bp, prove dei contrasti tra gli scienziati e l’amministrazione e anche le registrazioni di volo dei piloti che operavano nella regione. In particolare, Greenpeace avrebbe scoperto che il tentativo del Governo americano di minimizzare l’impatto del disastro sarebbe stato fortemente criticato dagli scienziati e che tra lo sconforto degli esperti più qualificati, gli ufficiali governativi avrebbero seriamente sottovalutato l’impatto del petrolio sull’ecosistema marino, comprese le popolazioni di tartarughe. Infine,sempre secondo Greenpeace, Bp avrebbe mantenuto il controllo esclusivo sui permessi di accesso degli scienziati alle aree colpite dalla marea nera.
Inoltre, i documenti ottenuti da Greenpeace “dimostrano il tentativo della società petrolifera britannica di manipolare le ricerche finanziate con il fondo di ricerca di 500 milioni di dollari che la stessa Bp aveva creato mentre era in corso l’emergenza nel Golfo del Messico”.

Cernobyl: I “ripulitori” chiedono ancora cure e casa

Venticinque anni dopo la catastrofe nucleare, Cernobyl fa ancora parlare di sé. Circa duemila persone, che hanno lavorato per mettere in sicurezza la centrale atomica dopo l’incidente, sono infatti scese in piazza a Kiev per chiedere aiuti sociali e medici. Lo scrive il notiziario “Vie dell’est” (www.viedellest.eu).

I manifestanti, arrivati da tutta l’Ucraina, si sono radunati davanti al municipio della città: hanno chiesto accesso preferenziale alle cure mediche, pensioni più alte e aiuti economici perché tutte le persone che hanno lavorato sul luogo della catastrofe possano avere un alloggio dignitoso.Analoghe manifestazioni si erano tenute in febbraio e in marzo.
Dopo l’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Cernobyl il 26 aprile 1986, circa 600mila “ripulitori” fatti arrivare da tutta l’allora Unione Sovietica hanno partecipato per mesi ai lavori necessari per fermare l’emissione di radiazioni, isolare le macerie del reattore e bonificare la zona contaminata intorno alla centrale atomica.
Tuttora il bilancio sanitario di Cernobyl resta un tema controverso. Migliaia di “ripulitori”, mandati senza alcuna protezione nelle aree contaminate, sono morti negli anni successivi e, solo in Ucraina, 2,3 milioni di persone hanno ufficialmente subito le ricadute radioattive, soprattutto ammalandosi di cancro e leucemia.

Le autorità ucraine ritengono che, tra ucraini, bielorussi e russi, si siano ammalate almeno 5 milioni di persone. Molti continuano a vivere nei territori contaminati.

Fonte: e-gazette.it

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