clima

Una cintura verde nel cuore dell'Europa

La più grande area protetta fluviale d’Europa sorgerà su un territorio che comprende cinque Paesi. Con 800.000 ettari di estensione e 700 chilometri di fiumi, è già stata ribattezzata l’Amazzonia d’Europa
Non tutti sanno che per vivere l’emozione di immergersi nell’intrico di una foresta tropicale non occorre prendere un volo intercontinentale e attraversare mezzo mondo. Basta, per così dire, girare l’angolo e fare un giro in Croazia o in Austria e visitare una grande regione che la natura ha creato attorno al Danubio e ai suoi due affluenti, il Mura e il Drava. E che nel giro di un paio d’anni diventerà ufficialmente un parco, il più grande d’Europa e l’unico al mondo ad estendersi sul territorio di ben cinque Paesi.
Lo scorso marzo infatti i ministri dell’Ambiente dei cinque Paesi europei bagnati dal Danubio e dai suoi affluenti (Austria, Croazia,Ungheria, Serbia e Slovenia) hanno firmato un patto per promuovere una politica integrata e fondare la nuova biosfera dell’Unesco. Un mega-parco di cui si parla almeno dal 2009, quando Croazia e Ungheria firmarono un accordo per tutelare la biodiversità dei tre corsi d’acqua. Ribattezzato, appunto, “l’Amazzonia d’Europa”, il territorio bagnato dai tre fiumi diventerà la più estesa area protetta del continente europeo.

Fonte: www.modusvivendi.it

Conferenza di Durban sui cambiamenti climatici: i temi in discussione

Si è aperto lunedì a Durban, in Sudafrica, il sipario sulla Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. Molte le questioni sul tavolo della Cop 17, nell’ambito della convenzione quadro dell’Onu per i cambiamenti climatici (Unfccc - United nation framework on climate change): in particolare, gli aspetti che riguardano formule e modi relativi al prolungamento del protocollo di Kyoto, e il funzionamento del Fondo verde per il clima, che dovrebbe avere una dotazione di 100 miliardi di dollari al 2020.
L’obiettivo rimane quello sancito dalla precedente Cop 16 di Cancun: limitare entro i due gradi l’aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali. Il nodo dei negoziati verte sulla riduzione delle emissioni di gas serra a livello planetario e la discussione su come, e quando, si possa giungere a un accordo globale. Si sta parlando di lotta alla deforestazione, trasferimento di tecnologie e strumenti per investimenti green nei paesi in via di sviluppo.

Fonte: e-gazette.it

Previsioni metereologiche sempre più esatte

I metereologi non sanno ancora rispondere alla domanda: domani piove? Ma hanno strumenti sempre più precisi. Martin Young, capo dell’Ufficio Meteorologico Exeter di Londra, che lavora al Met da 32 anni, afferma che malgrado la prodigiosa capacità di elaborazione e di osservazione del sistema meteorologico mondiale, le previsioni del tempo dipendono ancora dall’esperienza umana. Una delle novità più importanti degli ultimi anni è la tecnica dell’Ensemble (dato che l’atmosfera in termini scientifici è un sistema caotico ed un piccolo errore nel determinare lo stato iniziale, può produrre grossi errori nelle previsioni a qualche giorno di distanza), con cui si fa girare il modello sul computer varie volte a partire da condizioni iniziali leggermente diverse; e questo consente ai metereologi di farsi un’idea più precisa sulle probabilità che un determinato evento si verifichi. Un secondo passo avanti è stato aver calcolato le conseguenze per l’emisfero settentrionale della nota oscillazione che si verifica nella zona tropicale dell’oceano pacifico tra un fenomeno climatico caldo come El Nigno ed uno freddo come la Nigna. Il cui impatto sull’emisfero meridionale ha provocato le alluvioni in Australia all’inizio di quest’anno. Mentre le ultime ricerche hanno dimostrato che il Nino tende a produrre alta pressione sulle regioni polari dell’atlantico e bassa pressione più a sud, provocando inverni più freddi nell’Europa settentrionale. La terza novità è che gli scienziati del Met cominciano a capire l’effetto che esercita sul clima il ciclo solare di 11 anni. Quando le macchie solari sono al minimo, l’effetto è simile a quello del Nigno: aumentano i venti da est ed in Gran Bretagna gli inverni sono freddi. Si pensa che il ciclo solare sia responsabile al 50% della variabilità da un anno all’altro. E dato che in futuro i fisici prevedono una riduzione dell’intensità del ciclo solare e forse la sua completa scomparsa per qualche decina di anni, come avvenne tra il 1645 ed il 1715 durante il cosiddetto minimo di Maunder, questo potrebbe essere un annuncio di inverni gelidi, nonostante il riscaldamento globale. (Elaborazione da Internazionale di C.Cookson - Financial Time - GB

ONU: caschi verdi per difendere l'ambiente e evitare le nuove tipologie di conflitto

Al Palazzo di Vetro si sta pensando a una forza, come quella dei caschi blu, incaricata di proteggere l’ambiente, per frenare il riscaldamento globale ed evitare le sue ricadute sulla sicurezza internazionale, se non altro come strumento per richiamare tutti i Paesi membri alla responsabilità di affrontare l’emergenza.
Se ne è parlato mercoledì sera, al Consiglio di Sicurezza su richiesta dell’ambasciatore tedesco Peter Wittig.
Perché una forza del genere?
L’emergenza climatica non è più solo un fatto ambientalistico, e neppure economico: si sta trasformando in problema di sicurezza. L’innalzamento dei mari minaccia di far sparire interi Paesi, e già riduce i terreni agricoli e quindi le risorse alimentari. I fiumi che si asciugano, le siccità come quella esplosa in Somalia, provocano nuovi conflitti o inaspriscono quelli già in corso. La diminuzione di risorse essenziali come l’acqua e il cibo, poi, favorisce l’emigrazione, creando una nuova categoria: i rifugiati del riscaldamento globale. Sono tutti problemi che minacciano la sicurezza e quindi rientrano nelle competenze del massimo organismo Onu.

(Fonte: la stampa.it)

Una email equivale a 19 grammi di anidride carbonica

Inviare una email inquina più di quanto si possa immaginare. E' quanto emerge da uno studio dell'Agenzia francese per l'ambiente ed il controllo energetico (Ademe), riportato dal quotidiano francese Le Parisien. Gli esperti hanno dimostrato per la prima volta che tra il click di invio e la ricezione di un messaggio nella casella di posta elettronica, vengono emessi CO2 e gas a effetto serra. Precisamente ogni mail da un megabyte equivale a 19 grammi di anidride carbonica. Che non è poco, considerando che la media delle auto immatricolate in Europa nel 2010, è di 140 grammi di CO2 per chilometro percorso.
Se vengono aggiunti per conoscenza altri dieci destinatari, allora l'impatto ecologico dell'email deve essere moltiplicato per quattro. Dunque, inviare un messaggio a otto persone, equivale a guidare una vettura per un chilometro. L'Ademe precisa che questo è dovuto al fatto che i messaggi di posta elettronica, una volta inviati, vengono copiati una decina di volte dai diversi server che si occupano di inoltrarla nella Rete fino alla destinazione finale. E ad ogni passaggio viene consumata la stessa quantità di elettricità. Inoltre più la email è pesante, quando contiene allegati ad esempio, più inquina.
Le Parisien ricorda che sono 250 miliardi le email inviate in media ogni giorno nel mondo, di cui l'80 per cento sono spam, ossia messaggi di posta indesiderata. Nel 2013 l'Ademe stima che si potrà persino sorpassare la cifra di 500 miliardi di messaggi di posta quotidiani. Per quanto riguarda la Francia, l'impiegato di un'azienda di oltre 100 persone riceve in media ogni giorno 58 mail e ne invia a sua volta 33, che pesano in media un mega. Se si contano 250 giorni lavorativi all'anno, questo corrisponde a 13,6 tonnellate di CO2 emesse.

Consigli del Ministero della salute per il grande caldo

Il Ministero della salute ha attivato il numero verde 1500 per fornire ai cittadini informazioni e consigli sulle misure di prevenzione da adottare, su cosa fare in caso si verifichino problemi dovuti al caldo e sui servizi attivati da Regioni e Comuni. E' inoltre partita una capillare campagna informativa, rivolta in particolare ai medici di famiglia, agli anziani ed alle badanti attraverso la diffusione di vademecum divulgativi con le precauzioni da adottare nei comportamenti quotidiani. Ecco di seguito dodici semplici regole per affrontare la calura estiva con intelligenza: - Non di uscire di casa nelle ore più calde (dalle 11 alle 18). - Bere almeno due litri d'acqua al giorno (anche quando non se ne avverte il bisogno), salvo diversa prescrizione del medico curante. - Consumare pasti leggeri e frazionati durante l'arco della giornata e, in particolare, mangiare quotidianamente frutta e verdura fresche; fare attenzione alla corretta conservazione degli alimenti deperibili. - Evitare di bere alcolici e limitare l'uso di bevande contenenti caffeina. - Limitare l'attività fisica intensa soprattutto nelle ore più calde. - Indossare indumenti leggeri, non aderenti, di fibre naturali, di colore chiaro, proteggere la testa dal sole diretto con un cappello e gli occhi con occhiali da sole. - Durante le ore del giorno schermare le finestre esposte al sole diretto mediante tende o oscuranti esterni regolabili come, ad esempio, persiane o veneziane. - Mantenere chiuse le finestre durante il giorno e aprirle di sera quando l'aria esterna e' più fresca. - Se necessario, abbassare la temperatura corporea con bagni e docce evitando, però di utilizzare acqua troppo fredda e di bagnarsi subito dopo il rientro da ambienti molto caldi, perché e' potenzialmente pericoloso per la salute. - Se necessario, rinfrescare gli ambienti in cui si soggiorna con ventilatori o condizionatori, seguendo alcune regole. Non posizionare il ventilatore troppo vicino alla persona e non utilizzarlo in caso di temperature superiori ai 32 gradi ed in ogni caso bere molta acqua per evitare il rischio di disidratazione. Se si usano i climatizzatori evitare di regolare la temperatura interna a livelli troppo bassi rispetto alla temperatura esterna. La temperatura dell'ambiente domestico per il benessere fisiologico e' 24-26 gradi, indossando abiti leggeri ed in assenza di attività fisica intensa. Non accendere il forno ed altri elettrodomestici (come scaldabagno, lavatrice ecc) durante l'uso del climatizzatore, per evitare consumi energetici eccessivi. - In auto, usare tendine parasole; se si entra in una vettura che e' rimasta a lungo sotto il sole, per prima cosa aprire gli sportelli per ventilare l'abitacolo e poi iniziare il viaggio con i finestrini aperti o il condizionatore acceso per abbassare la temperatura interna; evitare di lasciare anche per poco tempo persone o animali nell'auto chiusa in sosta, perché la temperatura all'interno dell'abitacolo si innalza rapidamente anche se la temperatura esterna non e' particolarmente elevata e può causare anche un colpo di calore, specialmente nei bambini piccoli. - Prestare particolare attenzione alla corretta conservazione domestica dei farmaci: leggere attentamente le modalità di conservazione riportate sulle confezioni; conservarli lontano da fonti di calore e da irradiazione solare diretta; durante la stagione estiva riporre in frigo i farmaci che prevedono una temperatura di conservazione non superiore ai 25 - 30° C.; ricordare che luce, aria, umidità e sbalzi di temperatura possono deteriorare il prodotto prima del previsto. In caso di dubbio, consultare sempre il proprio farmacista. Il ministero invita anche a prestare sempre molta attenzione alle persone più vulnerabili che vivono in casa come bambini molto piccoli, anziani con malattie croniche, persone non autosufficienti e di prendersi cura dei vicini di casa anziani che vivono da soli. In caso di bisogno la prima persona da consultare e' il proprio medico di famiglia o la guardia medica. Nei casi di emergenza chiamare prontamente il 118.
(Elaborazione da (DIRE - Notiziario Minori)

Gli aerei fanno piovere e nevicare di più

Un studio su Science esamina il rapporto fra il traffico nei cieli e l'aumento delle precipitazioni.
Come risultato sostiene che volando attraverso le nuvole gli aerei creano al loro interno buchi o veri e propri canali col risultato di incidere in modo diretto sulla caduta di pioggia e neve. I fenomeni atmosferici infatti risultano più frequenti in prossimità dei grandi aeroporti internazionali, dove il traffico è più intenso.

Rilanciare l'economia europea: previsti 6 milioni di posti di lavoro con i tagli alle emissioni nocive

Per preservare la competitività europea e costruire una economia a basso tasso di carbonio, l’Europa deve aumentare le proprie ambizioni sul clima: questa la richiesta di 72 aziende leader europee –una lista che si allunga di momento in momento- che hanno sottoscritto una dichiarazione che chiede all’Unione Europea di portare il target di riduzione delle emissioni del 30% rispetto a quelle del 1990, in vista del Consiglio Europeo sull’Ambiente (21 Giugno) e del voto del Parlamento Europeo (23 Giugno). Il target europeo attuale di riduzione delle emissioni è del 20%.

La dichiarazione è stata organizzata con la collaborazione di The Climate Group, The Cambridge Programme for Sustainability Leadership e del WWF / Climate Savers.

Messe insieme, le imprese firmatarie contano oltre 3 milioni e ottocento mila lavoratori, con un fatturato annuo di oltre 1000 miliardi di euro, una somma superiore al PIL totale di Polonia, Svezia e Austria insieme.
Le aziende firmatarie sono di diverso profilo (da Ikea a Unicredit), e chiedono un quadro politico europeo che stimoli l'innovazione e gli investimenti, per esempio, nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica per garantire la sicurezza energetica europea. Le importazioni di petrolio e di gas potrebbero essere ridotte di 45 miliardi e mezzo di euro nel 2020; l’uso delle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica potrebbe ancora di più ridurre la dipendenza dell'economia dalle importazioni e la vulnerabilità ai prezzi dei combustibili fossili tanto da arrivare a un risparmio di 600 miliardi di euro o più all'anno entro il 2050.

I 72 firmatari hanno anche sottolineato che l'incremento delle ambizioni sul clima contribuirà alla creazione di nuovi posti di lavoro diretti e indiretti. Nel complesso, un quadro di politiche climatiche più forte potrebbe risultare in un aumento netto di 6 milioni di posti di lavoro in Europa 2020.

Fonte: wwf.it

Cambiamenti climatici: aperta in cima all’Everest la stazione meteorologica più alta del mondo

Nuovi dati e interpretazioni sullo scioglimento dei ghiacciai. Caccia ai black carbon. Monitoraggio sull’allarme mercurio nell’aria. A tutto questo servirà la stazione meteo - in assoluto la più alta del mondo - Aws south col, installata in queste ore al colle sud dell’Everest dalla spedizione Share Everest 2011, promossa dal comitato EvK2Cnr e supportata dal Cnr e dal Miur. La stazione, parte del progetto internazionale di monitoraggio climatico Share (Stations at high altitude for research on the environment), è stata installata a quota 8mila metri in sole quattro ore: lassù, al lavoro, c’erano gli alpinisti italiani Daniele Nardi e Daniele Bernasconi con gli sherpa, arrivati dopo otto ore di scalata, con raffiche di vento a 70 chilometri orari.
La stazione, spiega il Consiglio nazionale delle ricerche che l’ha progettata a Bologna (la realizzazione è poi stata fatta in collaborazione con la Svezia) sta già inviando dati ambientali unici sull’atmosfera terrestre. Dati che contribuiranno agli studi sui cambiamenti climatici, nell’ambito dei progetti internazionali di monitoraggio promossi da Unep e World meteorological organization. I sensori sono in grado di campionare e acquisire temperatura e umidità dell’aria, velocità e direzione del vento, radiazione solare e pioggia.
“L’installazione di questa stazione ci permette di acquisire informazioni continuative e comprendere meglio fenomeni legati alla circolazione atmosferica e alla sua interazione con la catena himalayana”, osserva Paolo Bonasoni dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr, responsabile del progetto Share. “La grande novità rispetto alla centrale installata nel 2008 - approfondisce spiega Giampietro Verza del comitato Evk2Cnr - è che questa volta la stazione è doppia. Abbiamo un sistema di acquisizione, memorizzazione e trasmissione completamente indipendente su due stazioni, il che permetterà di avere una validazione dei dati, anche in caso di rotture di alcune parti”.

Le rilevazioni saranno presto visibili on line, e in tempo reale, sui siti www.evk2cnr.org, www.share-everest.com e www.montagna.tv

I cambiamenti climatici potrebbero sommergere 43 piccoli paesi

La denuncia, da parte dei rappresentanti di 43 Paesi tra Africa, Caraibi e Pacifico che si raggruppano come Aosis (Alliance of small island states), è arrivata nella terza giornata del vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici recentemente concluso a Cancun e si basa su una ricerca dell' Oxford University Centre for the Environment, che ha calcolato che i danni provocati dal "climate change" in 15 Paesi potrebbero arrivare tra i 4 e i 6 miliardi di dollari l'anno, con costi per infrastrutture difensive che potrebbero superare i costi stimati di 10 miliardi di dollari.

Bahamas, Suriname, Guyana, Trinidad e Tobago e Belize sarebbero le isole colpite più duramente, mentre andrebbero letteralmente sommersi Stati come Grenada, St Lucia, St Kitts e Nevis. I profughi ambientali che ne deriverebbero supererebbero abbondantemente le 10mila unità, senza contare l'erosione delle spiagge, i danni alle strutture turistiche che per molte di esse rappresentano fino all'80% del Pil annuo. ''Lo abbiamo denunciato già a Copenhagen: sarebbe la fine della storia per isole come Kiribati, Tuvalu, le Cook Islands, le Maldives e le Marshall islands, siamo disperati'', ha spiegato alla stampa Antonio Lima, ambasciatore delle isole di Capo verde alle Nazioni Unite. ''Non vogliamo essere il nuovo olocausto del 21esimo secolo, i Paesi dimenticati''.

I 43 hanno rifiutato in un documento comune l'idea che i fondi offerti da Stati Uniti e UE per le politiche di adattamento possano ammorbidirli rispetto alla loro necessità primaria: ''le temperature non dovranno crescere più di 1,5 gradi, rifiutiamo il limite di 2 gradi proposto da alcuni Paesi'', hanno chiarito, annunciando un proprio piano per la creazione di un'economia ''a basso tasso di carbonio'', e un pacchetto di aiuti ''piu' significativo di quello oggi sul tavolo''.

Fonte: unimondo.org

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