competitività

Ansia da prestazione: lo stress arriva fra i banchi

Ansia da prestazione: capita agli adolescenti che, in gruppo, ambiscono sempre ad essere "popolari", pena lo stress. La necessità di rifuggire la mediocrità diventa un'ossessione anche in classe, il fallimento di una prova scolastica si traduce in vergogna: si può essere definiti dei perdenti dai compagni. A leggere ed interpretare questa nuova paura degli under 20 è una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell'Università di Chicago, intenti a capire perchè, a pari capacità, nel momento dell'esame qualcuno riesca meglio di altri. "In una settantina gli studenti universitari che dovevano affrontare un importante test di matematica, spiega Sian Beilock, che ha coordinato il lavoro, abbiamo misurato le capacità di calcolo e, al momento dell'esame, i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, nella saliva". Tra i meno dotati, lo stress non faceva differenza. "Tra quelli candidati ai voti più alti, invece, l'effetto esame metteva in luce l'idea che il ragazzo aveva di sè se era convinto di essere bravo in matematica, la pressione psicologica non faceva che potenziare i risultati; se invece, a pari capacità, si sentiva insicuro, la tensione finiva per penalizzarlo. Per cercare di neutralizzare l'effetto negativo dello stress, comunque, ci sarebbe uno stratagemma: dedicare il quarto d'ora prima dell'esame a mettere per iscritto le proprie ansie e preoccupazioni." (Elaborazione da Wel/ Dire)

L’India accusa Monsanto di biopirateria

L’India ha citato la Monsanto per biopirateria accusandola di sottrarre piante indigene per sviluppare versioni geneticamente modificate, senza garantire compensi o risarcimenti alla popolazione locali (o allo Stato stesso) detentrici del patrimonio di biodiversità.
E’ la prima volta che un Paese denuncia una multinazionale per biopirateria.

Essendo una delle nazioni con più agrobiodiversità del pianeta, l’India è diventata il bersaglio preferito delle compagnie del biotech come Monsanto e Cargill. Queste multinazionali stanno facendo incetta di piante, le cui caratteristiche uniche sono state selezionate e sviluppate nell’arco di migliaia di anni dai contadini locali, modificandone l’impianto genetico e vendendole con il loro brevetto.

La controversia mossa dalla National Biodiversity Authority of India (NBA) è basata sull’accusa dell’Environment Support Group (ESG) di Bangalore, il quale sostiene che gli sviluppatori della Monsanto hanno violato l’India’s Biological Diversity Act del 2002 avendo utilizzato varietà di melanzana locale per crearne un tipo geneticamente modificato senza l’approvazione della NBA.

Mentre la Monsanto ha negato ogni responsabilità, la Maharashtra Hybrid Company di Mumbai, di cui la Monsanto detiene del 26%, ha respinto le accuse asserendo di aver solamente incorporato il gene Bt nelle varietà fornite dalla University of Agricultural Sciences di Dharwad dello Stato Karnataka e di non aver rivendicato nessuna royalty sulla pianta.

Fonte: slowfood.it

Lo SVIMEZ racconta un SUD disperato, Potenza per esempio

Il primo rapporto sull’economia lo SVIMEZ lo ha stilato nel 2001, in genere la pubblicazione è avvenuta nel mese di luglio, quest’anno il pulpitiello era più duro da digerire e si è aspettato che i meridionali tornassero dalle ferie (chi se l’è potute permettere) per non rovinare loro la vacanza.

L’undicesima edizione del tradizionale rapporto di questo ente privato che fin dal 1946 studia l’economia del Sud Italia è crudamente impietosa e che, ahimè, non lascia speranza per un futuro più roseo.

Per il “Mezzogiorno” la situazione è più nera della “mezzanotte”. Si sono cimentati in tanti a commentare le 34 pagine del documento che fotografa un SUD disperatamente arretrato. Numeri impietosi, rivelazioni shock, spiegazioni, analisi dettagliate che ti portano un attacco di depressione fulminante.

Quanti oggi si strappano le vesti o che propongono cure non si rendono conto che il malato è diventato terminale e forse non servono neppure le cure palliative.

Per vent’anni il Sud è stato impassibilmente abbandonato a se stesso ed oggi si raccolgono i frutti di questo abbandono. A che serve tornare a ripeterci fino alla noia che per rianimare l’economia del Sud servono infrastrutture? Se invece di parlarne soltanto si fossero decisi a costruirne qualcuna forse oggi non staremmo a leccarci le ferite per la tragica situazione che vive gran parte della popolazione meridionale.

Gli investimenti statali, per esempio autostrade e ferrovie, sono stati indirizzati al già attrezzato centro-nord, treni ad alta velocità, autostrade degne di questo nome, aeroporti hanno contribuito ad allargare la forbice fra nord e Sud. A noi solo fumo:non si contano gli anni per ammodernare la Salerno – Reggio Calabria, le linee ferroviarie dell’alta velocità sfiorano il Sud, i pochi aeroporti che ancora fanno volare i meridionali non sono un esempio di efficienza. Stanno però sprecando una barca di soldi per il ponte sullo stretto di Messina.

Ci mancava la crisi figlia della globalizzazione per far aumentare ancor di più il gap, l’Italia è praticamente divisa in due, quella buona la troviamo da Roma in su tant’è vero che la Lega Nord torna a richiedere con ancor più determinazione la “separazione” della Padania perché non vogliono mischiarsi con i barboni del sud.

In Basilicata, ex isola felice, la situazione è ancora più drammatica che altrove ma la classe politica locale, tutta indistintamente , la sottovaluta in maniera clamorosa, se il trend non viene in qualche modo fermato la comunità lucana nel giro di pochi lustri è destinata a scomparire, stiamone certi nessuno vorrà tenere in vita una Regione (intesa come istituzione politica) con pochi abitanti, per lo più anziani, con inesistente sistema industriale, con una economia collassata, con evidenti carenze infrastrutturali.

Particolarmente clamoroso il declino che vive da qualche anno il capoluogo di regione, una città dalle tante contraddizioni dove convivono benessere ostentato e povertà e disperazione. Città dove il numero dei SUV. simbolo del lusso, è esageratamente elevato e dove esiste un ghetto che si chiama Bucaletto dove molte famiglie sopravvivono grazie all’aiuto della Caritas.

Una città che ha un debito spaventoso, che paga un barca di soldi di interessi, dove apparentemente, a voler guardare i tanti cantieri di opere pubbliche, si vive nel benessere ma dove invece si convive con un degrado spaventoso, una città che non ha saputo e voluto far ammenda degli errori urbanistici del passato e che sta consentendo una cementificazione scellerata che contribuirà in maniera ancor più grave a peggiorare la vivibilità dei quartieri. Una città che ha consentito lo svuotamento del Centro Storico e favorito, senza un minimo di programmazione, lo sviluppo commerciale e direzionale lungo l’asse di via del Gallitello, strada che risulta avvolta e aggredita dal traffico e di fatto resa invivibile.

Città che patisce emergenze ambientali di non poco conto per la presenza di un’industria che emette in atmosfera sostanze pericolose per la salute e che s’è venuta a trovare a ridosso di quartieri densamente popolati, e per la presenza di una sottostazione elettrica in via del Gallitello dove convergono molte linee elettriche ad altissima tensione troppo vicine ai fabbricati.

La città capoluogo di regione, al contrario dell’altro capoluogo, Matera, da anni non aumenta il numero di abitanti, anzi continua a perderne. Ma i dati ISTAT riferiti alla popolazione residente nella città di Potenza, ma lo stesso discorso vale anche per gli altri comuni lucani, sono ingannevoli perché non tengono conto di una larghissima fetta di popolazione che studia o lavora fuori regione e che molti di loro non torneranno più perché qui non ci sono prospettive di trovare lavoro, per il momento mantengono la residenza anagrafica in città ma di fatto sono cittadini del mondo.

Avventuriamoci a fare due conti avvalendoci dei dati ISTAT relativi alla popolazione residente nella fascia di età dai 20 ai 30 anni. A gennaio 2011 risultavano iscritti all’anagrafe circa 9.600 giovani dai 19 ai 30 anni. Di questi almeno il 70% , quindi circa 6.700 giovani, sono in giro per l’Italia ed il mondo per studio e lavoro. Di questo piccolo esercito di potentini solo una minima parte, circa il 20% potrebbe tornare a vivere e lavorare a Potenza, in termini numerici sono circa 1.400. Tirando le somme circa 5.300 giovani, per lo più di laureati e masterizzati, abbandoneranno per sempre Potenza. Ciò vuol dire che ci saranno meno matrimoni o unioni, meno famiglie, meno figli con tutte le conseguenze immaginabili per la già disastrata economia cittadina. Un autentico tsunami i cui effetti più devastanti non sono contabilizzabili oggi ma fra quattro o cinque anni. Un primo contraccolpo lo subirà l’edilizia, che da sempre è stato il settore trainante dell’economia potentina, hanno costruito e stanno costruendo un numero di fabbricati assolutamente spropositato alle esigenze attuali della città figuriamoci voler considerare la prospettiva a 5 – 10 anni dove le esigenze abitative e per locali commerciali e direzionali per il più che sicuro calo della popolazione determineranno un’offerta di molto superiore alla domanda. Il proliferare delle agenzie immobiliari e dei cartelli “vendesi” e “fittasi” sono un segnale inquietante che fanno prefigurare una città di Potenza dall’aspetto spettrale. Una città priva di una intera generazione di giovani sarà sicuramente una città spenta.

I temi che attualmente alimentano il dibattito politico e che ravvivano le discussioni non tengono in alcuna considerazione la triste e allarmante prospettiva di una città che oggi è agonizzante ma che a breve sarà bella e morta.

Il calendario dei saldi estivi

Quest'anno la data di partenza dei saldi estivi sarà una sola per tutta Italia, ovvero sabato 2 luglio.
Sei italiani su 10 approfitteranno di questa opportunità: il 25% - segnala la federazione di categoria della Confesercenti - farà acquisti nei centri cittadini, il 27% dove capita, un altro 20% nei centri commerciali. Il settore dell'abbigliamento in questi primi mesi del 2011 ha registrato un andamento negativo con una flessione dello 0,3%. L'attesa per i saldi estivi è caratterizzata quindi anche dalla speranza che nelle prossime settimane si possa recuperare almeno in parte quanto è andato perduto finora. Il giro di affari stimato dovrebbe collocarsi sui livelli dell'anno scorso pari al 26% del fatturato stagionale. Gli sconti iniziali si aggireranno nelle prime settimane sul 20-30% per gli articoli estivi e quelli di marca. Saldi più cospicui, fino al 50%, dovrebbero interessare i capi prettamente di stagione come i pareo, gli shorts, i top.

Ecco regione per regione, il calendario dei prossimi saldi estivi stilato dalla Fismo Confesercenti:

ABRUZZO - 2 luglio - 30 agosto
BASILICATA - 2 luglio - 2 settembre
CALABRIA - primo sabato di luglio - 31 agosto
CAMPANIA - dal 2 luglio
EMILIA ROMAGNA - primo sabato di luglio
LAZIO - primo sabato di luglio
LIGURIA - primo sabato di luglio
LOMBARDIA - primo sabato di luglio
MARCHE - 2 luglio - 1 settembre
MOLISE - dal 2 luglio
PIEMONTE - 2 luglio - 27 agosto
PUGLIA - primo sabato di luglio - 15 settembre
TOSCANA - primo sabato di luglio
UMBRIA - primo sabato di luglio
VENETO - primo sabato di luglio - 31 agosto
FRIULI V.GIULIA - primo sabato di luglio - 30 settembre
SARDEGNA - dal 2 luglio
SICILIA - primo sabato di luglio - 15 settembre.

Allarme dell’Antitrust: mercato non concorrenziale

Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, durante la relazione annuale: Senza un mercato realmente concorrenziale sono a rischio la ripresa economica e la vitalità del sistema. Il primo disegno di legge sulla concorrenza non ha mai visto la luce. Questo ritardo è grave, rallenta il processo di ammodernamento del Paese, fa perdere fiducia agli imprenditori che vogliono sfidare i monopolisti e agli stessi controllori.

Secondo il presidente dell’Authority per il mercato deve essere recuperato il tempo perduto e l’Antitrust deve affermare a chiare lettere che senza concorrenza è a rischio la vitalità già compromessa del sistema economico». Secondo Catricalà, «ferrovie, gestioni autostradali e aeroportuali, governance bancaria e assicurativa restano i settori sui quali è prioritario introdurre assetti di mercato realmente competitivi che possano agevolare la ripresa della crescita.

(Fonte: la stampa.it)

Le economie emergenti sorpasseranno i paesi del G7 entro il 2036

A causa della recessione che ha avuto il suo epicentro nella finanza anglosassone, avverrà prima del previsto il sorpasso delle economie dei paesi emergenti sui paesi occidentali, ancora per non molto tempo definibili come i più ricchi del mondo.
Lo rivela uno studio di PricewaterhouseCoopers, società di consulenza tra le più accreditate. Il documento appena pubblicato, dimostra come le economie dei cosiddetti E7 (Cina, India, Brasile, Russia, Indonesia, Turchia e Messico) supererà quella dei pasi del G7 (Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia e Italia) entro il 2036. Ma il dato sorprendente è che il medesimo studio di Pwc redatto soltanto quattro anni fa - e quindi precedentemente all’inizio della recessione - fissava il sorpasso almeno un decennio più avanti, ovvero nel 2046.

(Fonte: repubblica.it)

Innovazione dirompente: un processo di sviluppo basato su nano e bio tecnologie

La "Innovazione Dirompente" e' un processo esponenziale che sulla base della nuove nano- e bio- tecnologie trasforma i mercati esistenti creando nuove opportunita' di business e di lavoro . Similmente al "Digital Divide", il rischio che il rilancio della economia Italiana corre nel restare fuori da tale processo di cambiamento sociale ed economico e culturale contemporaneo e' il " NANO&BIO-DIVIDE", che puo' condurre il nostro Paese a scendere rapidamente la scala della divisione internazionale della produzione e del lavoro. Paolo Manzelli 03/GIU/2011 Firenze

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Università di Padova: nel sud Italia nel 2013-2014 convenienza economica del fotovoltaico

La Grid Parity?(*) È più vicina di quanto si immagina. Secondo uno studio del’Università di Padova, in Italia la parità di costo tra energia prodotta da impianti fotovoltaici e da fonti tradizionali potrebbe essere raggiunta nei prossimi anni.
Nelle regioni meridionali, e con l’opzione “scambio sul posto”, il traguardo potrebbe essere collocato già nel 2014, e se si tratta di impianti sopra i 200 kWp addirittura nel 2013. Salendo verso nord, l’obiettivo della grid parity è collocato al 2016 nel Centro Italia e al 2017 nelle regioni settentrionali.
Lo studio dell’Università di Padova considera un calo costante dei costi di realizzazione degli impianti fotovoltaici. In particolare, si prevede che il costo dei moduli fotovoltaici possa scendere dagli 1,6 euro al Wp di oggi a 1 euro per Wp nel 2013. Lo studio considera anche un aumento dei costi della bolletta energetica da fonti tradizionali.

Fonte: www.marcorossato.com

(*)La Grid Parity (GP) è un insieme di condizioni economiche caratterizzate dalla coincidenza del costo del kWh fotovoltaico con il costo del kWh prodotto da fonti convenzionali per tutte le categorie di utenti e per tutte le fasce orarie.

Fonte: www.kenergia.it

Andamento degli affitti in Italia nell'ultimo anno

Un'analisi di immobiliare.it ci illustra l'andamento degli affitti in Italia negli ultimi dodici mesi.
In media sono cresciuti dell'1,5%.
I picchi si sono registrati a Roma con un +8,6%, Firenze e Milano con entrambe un +6,4% e Vicenza con un 6,2%.
Le uniche eccezioni sono rappresentate da alcune città meridionali in cui gli affitti sono diminuiti come Bari e Caserta con un -8% e Palermo con un -5%.
Gli affitti più cari in assoluto sono a Roma, Milano, Firenze, Napoli e Venezia.
A Roma un trilocale costa mediamente 1300 euro al mese, a Milano quasi 1200; a Venezia supera di poco i 900 euro. Un bilocale a Roma costa in media oltre 900 euro, 800 a Milano e poco meno a Firenze.

(Fonte: city.it)

Risparmio energetico: a Bruxelles si premia la famiglia più virtuosa

È stata aperta ufficialmente nel corso della Settimana europea della sostenibilità energetica la “European Citizen Climate Cup”, la Coppa climatica del cittadino europeo: una competizione per proclamare la famiglia campione energetico dell’anno. In palio vi sono 2000 euro in premi e un viaggio a Bruxelles. Il progetto, coordinato dalla società tedesca Co2Online e finanziato dalla Commissione europea, si avvale della collaborazione di 14 partner provenienti da 10 paesi europei. Partecipare è semplice: basta collegarsi al sito http://it.theclimatecup.eu/, aprire un proprio account sul software (Esa-Energy Saving Account), inserire l’importo di due bollette elettriche nel sito dedicato e si è automaticamente in gara. Adiconsum, referente per l'Italia dell'iniziativa, supporterà le famiglie italiane partecipanti. L’obiettivo della gara è favorire l’adozione di comportamenti volti al conseguimento del risparmio energetico: ridurre il consumo di energia riduce l’emissione di Co2 nell’ambiente e anche la bolletta energetica. La competizione individuerà il “Campione energetico dell’Anno” ed il Paese vincitore della “Coppa Climatica” che verranno premiati a Bruxelles.

Fonte: www.adiconsum.it

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