democrazia

Il futuro della primavera araba sarà un gelido inverno?

L'articolo, scritto da Amir Madani per l'Huffington post, evidenzia i rischi del fatto che la rivoluzione avvenuta nel nord Africa, non sia basata su un solido cambiamento culturale e che ancora non abbia prodotto veri leader del calibro di Martin Luther King o Ghandi.

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Il web sceglie il suo futuro

Si è tenuto il sesto Internet Governance Forum 1 (Igf 2) voluto dall'Onu per discutere del futuro della rete. A Nairobi, in Kenya, nella sede locale delle Nazioni Unite, si è discusso di mercato, democrazia e globalizzazione all'insegna dello slogan " Internet come catalizzatore del cambiamento: accesso, sviluppo, libertà e innovazione". La formula del forum è la stessa delle origini. Capi di stato, esperti, associazioni di volontari, difensori della privacy e della libertà d'espressione si incontrano sotto l'egida del Palazzo di vetro per individuare soluzioni comuni e condivise alla governance della rete ma senza obbligo di rispettarne le decisioni.

L'idea di un incontro annuale di tutti gli attori di Internet é nata a Tunisi nel 2005 ed è stata il capolavoro politico di Kofi Annan che ha messo d'accordo le diplomazie di mezzo mondo per superare i bellicosi tentativi dei paesi del Bric (Brasile, Russia, India e Cina) di sfilare agli Usa il controllo dell'Icann, l'autorità che si occupa di attribuire i nomi di dominio, la merce pregiata della rete.

A dispetto di quello che vorrebbero i suoi detrattori, che li reputano inconcludenti, proprio in questi incontri è maturata la decisione di limitare l'egemonia della lingua inglese per registrare e accedere ai siti Internet, quella di creare il dominio .XXX per i contenuti a luci rosse per tutelare gli utenti rispetto all'esposizione di contenuti pornografici, e la spinta all'adozione del nuovo protocollo di Internet, l'Ipv6, per aumentare esponenzialmente la scelta dei nomi di dominio. Tutti fatti che hanno un ovvio risvolto economico e geopolitico.

E tuttavia oggi é mutato il contesto che fa sfondo alla riunione del "parlamentino" di Internet. Dopo le rivolte arabe, gli scontri diplomatici sul controllo della rete, le nuove regole dell'Icann, niente sarà più come prima. Si è allargata la forbice tra gli stati che rivendicano il potere di "spegnere la rete" (tra questi a sorpresa ci sono gli Usa) e i cittadini che l'hanno usata per smobilitare regimi autoritari; gli Stati Uniti minacciano di bombardare con gli aerei i responsabili degli attacchi informatici alle sue infrastrutture (Russia e Cina); l'Icann mette in commercio i nomi propri come "apple", cioè "mela" per farne indirizzi a dominio da 180 mila dollari in su ipotecando pesantemente il diritto di ciascuno di vedersi riconosciuto un nome generico per i propri siti e servizi secondo una logica di esclusività, e altro ancora.

E’ proprio il ruolo svolto dal web nelle rivolte africane che preoccupa gli Stati autoritari.

Allo stesso modo non è un caso che il Consiglio dei Ministri del Consiglio d'Europa abbia deciso di adottare e diffondere venerdì scorso una serie di raccomandazioni decise fra giugno e settembre e già rinominate "10 principi per la tutela di Internet", volte a proteggere l'universalità, l'integrità e l'apertura della rete salvaguardando la libertà d'espressione e l'accesso all'informazione online 8.

In queste raccomandazioni, il Consiglio d'Europa cita i rischi di quelle forti concentrazioni sul mercato dei media che minacciano pluralismo, scelta e diversità dei contenuti, e sollecita gli Stati a individuare forme di autoregolamentazione condivise con gli utenti della rete e i nuovi media a rispettare le regole giornalistiche ma senza costrigerli a farlo.

In definitiva proprio le proposte fatte dagli italiani nel 2005 con la carta Tunisi Mon Amour di Fiorello Cortiana e Stefano Rodotà, poi diventata l'Internet Bill of Rights, scaricata dal governo italiano e adottata prima dal Brasile e poi fatta propria nei fondamenti in queste raccomandazioni del Consiglio d'Europa 9.

(Fonte: repubblica.it)

Oggi, le caste dei ricchi controllano il sistema di Informazione TV e mass media per condizionare la gente ad interessarsi di calcio e canzonette e quante altre cose futili ed improduttive , anziche del proprio futuro democratico Infatti per quanto si appia fin dalla Rivoluzione Francese che la base del governo del popolo e' generata da tre condizioni che corrispondano ad Egalite' , Liberte' e Fraternite' , la idea dominante odierna , che ha cancellato tali condizioni e' stata imposta dalla TV e dai Mass media per far accettare l' aumentare delle differenze nella distribuzione sociale della ricchezza.
Questa infatti genera una differenza sostanziale nel potere economico e politico cosi che potentati economici utilizzano la loro ricchezza per condizionare la gente proprio allo scopo di far considerare normale il continuo disproporzionamemto della ricchezza tra le caste politiche ed economiche ed i lavoratori che producono la ricchezza del Paese.
Lo stato democratico oggi e' quindi allo sfascio proprio per il fatto che per essere tale deve considerare almeno in linea di principio i cittadini come tutti eguali e cio e' oggi sempre più palesemente falso.
Quindi oggigiorno per uscire da questa logica oppressiva provocata da una democrazia malata e fasulla e' necessario innanzitutto chiarire che la democrazia diretta potra avvenire solo riequilibrando le disparita' economiche tra la gente , e cioé attuando una strategia che riconduca e riconverta la democrazia ed essere il reale governo dei cittadini.
Paolo Manzelli

Come convincere un popolo a rinunciare alla democrazia

Esistono vari metodi più o meno raffinati per convincere un popolo a rinunciare alla Democrazia.

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Sud Sudan: la festa per l'indipendenza e le sfide che attendono il paese

L'articolo della giornalista Irene Panozzo è un reportage da Juba, che dalla scorsa settimana è la capitale del Sud Sudan, sui festeggiamenti per l'indipendenza dello Stato più giovane del mondo. L'autrice fornisce anche dati statistici che dipingono il quadro di un giovane paese estremamente povero e devastato dalla lunga guerra civile, nonostante le risorse petrolifere sulle quali potrà contare.

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Superare la Oligarchia

Viviamo in una effettiva OLIGARCHIA dei POLITICANTI che per sopravvivere mantiene la farsa della Democrazia. La democrazia infatti esige una base di eguaglianza economica mentre la politica utilizzando la finzione di atteggiamenti dei vecchi partiti ideologici della destra e della sinistra negli ultimi trent’anni ha favorito un considerevole aumento delle disuguaglianze e dei privilegi oligarchici della politica.
L’attuale regime oligarchico e privilegiato della politica invece di rappresentare i cittadini e le loro esigenze di sviluppo e di innovazione sostiene l' estensione del potere esercitato dalla speculazione degli attori economici privati , bancari e finanziari che attacca senza mezze misure pensionati e piccoli imprenditori e precarizza il lavoro della categorie piu deboli sono i giovani lasciandoli senza futuro. La crisi finanziaria serve proprio a spolpare ulteriormente la sopravvivenza economica dei lavoratori che non hanno più alcun controllo sulle opportunità di sviluppo sociale ed economico. Bisognera pertanto evitare il collasso e riprendere un controllo diretto e responsabile della nostra vita di lavoratori, pensionati e cittadini , iniziando dal comprendere che la OLIGARGHIA POLITICA IN CUI STIAMO VIVENDO NON E' CERTAMENTE DEMOCRAZIA. Pertanto abbiamo il Diritto di esigere che un potere pubblico innovativo ed effettivamente democratico riprenda il controllo degli agenti finanziari, che servendosi della oligarghia politica hanno prodotto la attuale crisi strutturale irreversibile con il loro comportamento irresponsabile speculativo sempre pronto a mentenere i privilegi ed affossare con una indecente attività speculativa ogni forma di stato che presenti la benché minima debolezza economica. Per un futuro dei nostri figli e nipoti vogliamo fermamente una nuova forma di Democrazia Equalitaria. Paolo Manzelli 16/LUGLIO/11 -FIRENZE
Firma : http://www.facebook.com/event.php?eid=225986690757733

Ong arabe: “Gli aiuti delle Istituzioni finanziarie non producano nuove distorsioni”

“Gli aiuti delle Istituzioni finanziarie internazionali volti a sostenere le rivoluzioni popolari non devono porre limiti alla transizione verso la democrazia o produrre delle distorsioni degli obiettivi economici e di giustizia sociale che hanno caratterizzato le rivolte arabe”. Lo chiedono in un appello diffuso ieri 67 organizzazioni della società civile, in rappresentanza di dodici paesi del mondo arabo. Nella loro dichiarazione congiunta le associazioni danno voce a tutte le loro preoccupazioni sui pacchetti di aiuti finanziari sponsorizzati da Unione Europea e Stati Uniti per la transizione nei Paesi della regione del Mediterraneo attraversati dalle recenti rivoluzioni popolari.

L’appello è nato da un incontro a margine del recente G8 tenutosi nella cittadina francese di Deauville, in cui le associazioni della società civile hanno discusso del sostegno alla “Primavera araba” alla presenza di rappresentanti ufficiali dei governi di transizione di Egitto e Tunisia, entrati in carica a seguito di rivoluzioni di popolo pacifiche che sono riuscite a deporre i regimi dittatoriali oppressivi al potere da decenni.

Nello specifico le associazioni domandano “la possibilità di valutare e rinegoziare gli impegni commerciali, economici e finanziari assunti dai governi precedenti a livello internazionale”. “Questa revisione – sostengono – dovrà riguardare le svendite del patrimonio pubblico e le concessioni per lo sfruttamento delle risorse naturali effettuate dai precedenti governi, attraverso accordi siglati con pratiche di corruzione”.

Inoltre le 67 associazioni firmatarie chiedono “una revisione dei debiti contratti sia dalla Tunisia che dall’Egitto, risultato di anni di governo antidemocratico e di decisioni dettate dagli interessi particolari dei regimi dittatoriali; questa operazione porterebbe all’individuazione ed alla conseguente cancellazione del debito odioso di Tunisia ed Egitto” e “l’allineamento fra gli aiuti ed una revisione delle politiche migratorie che regolano la circolazione delle persone nella regione Mediterranea, in modo da riflettere i principi internazionali dei diritti umani”.

Nei giorni scorsi il ministro della Pianificazione e della Cooperazione Internazionale del Cairo, Fayza Aboul Naga, ha affermato pubblicamente che il governo di cui fa parte “non ha nessuna intenzione di accettare le condizionalità attaccate ai prestiti concessi dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale, in quanto contrarie agli interessi nazionali”. Un finanziamento da parte della Banca Mondiale sarebbe già stato rimandato indietro, ma al proposito non ci sono conferme ufficiali. Lo scorso maggio proprio la Banca aveva deliberato un prestito di 4,5 miliardi di dollari da erogare in un arco di tempo di due anni, subordinato a riforme politiche e sociali. Il Fondo monetario, invece, il 5 giugno aveva fatto sapere che c’era un accordo con il governo egiziano per una linea di credito iniziale di 3 miliardi di dollari, soggetta alla revisione del sistema dei sussidi e all’accettazione incondizionata dei principi del libero mercato.

Fonte: unimondo.org

Referendum ed art. 1 della Costituzione Italiana

Dall’Alpi alla Sicilia, donne ed uomini, giovani ed anziani hanno votato compatti il referendum del 15 Giugno, che é stato un autentico esempio di azione politica svolta dai cittadini di destra, centro e sinistra. Per una volta la Partitocrazia non ha potuto intromettersi e dirigere, ed il Referendum ha unito la gente comune, facendo scoprire una coscienza collettiva ed il potere della democrazia a sovranità popolare. Molto lavoro è stato fatto tramite mail ed internet, perché finalmente si è capito che internet ha la capacità di mobilitare le persone eludendo il controllo dei media e dei giornali, creando un network trasversale non controllabile dai politici. E dove circola seria e libera informazione, come ad esempio, su STG, le persone sono portate a riflettere, pensare, ed interagire. Mi auguro che gli italiani, che purtroppo, spesso, hanno la memoria corta, non dimentichino questo loro grande successo e prendano sempre più consapevolezza dell’art.1 della Costituzione Italiana: l’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo (e fin qui andrebbe bene), che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Ma vi sembra logico ed accettabile che la “sovranità del popolo” debba avere dei limiti? Siete disposti a riconoscere a chicchessia l’autorità di porre limiti alla sovranità popolare? Eppure se ricordate gli artt. 48/56/58/70 sempre della Costituzione, vedrete che danno vita ad un’azione di gruppo che realizza la confisca totale della sovranità popolare. Come fare allora ad attuare una vera Democrazia responsabile a sovranità popolare diretta? A proposito di Referendum, ricordo che l’intero testo della Costituzione non è stato mai sottoposto a referendum popolare, come invece è stato fatto in Francia e Spagna, non vi sembra il caso di farlo ora?

Svolta in Marocco: monarchia costituzionale

Il re del Marocco Mohammed VI sta per annunciare quella che viene definita una svolta epocale per quel paese: il Marocco si avvia a diventare una monarchia costituzionale.
La nuova costituzione verrà sancita attraverso un referendum popolare.
Finora quella del Marocco era una monarchia assoluta; la stessa situazione che si trova in diversi altri paesi del mondo arabo.

La campagna-ultimatum del sito "Libera i partiti" si dimostra quanto mai attuale

Il sito da tempo ha lanciato la campagna "Libera i partiti" con discreto successo.
Si tratta di una iniziativa volta a limitare il potere straripante dei gruppi di potere all'interno dei partiti stessi a favore di una vera partecipazione democratica.
Gli ultimi avvenimenti della politica ufficiale sembrano rivalutare le nostre proposte e questo non può che farci enormemente piacere.
Dopo la sconfitta che il centrodestra ha subito nelle ultime elezioni amministrative si fa un gran parlare di primarie, di maggiore partecipazione dal basso, etc. e questo non può che essere positivo se veramente porterà a degli effettivi cambiamenti considerato che nel PDL vige un certo centralismo.
Ora il PD si vanta di aver inventato le primarie. E pensare che subito dopo alle primarie tenutesi a Napoli si era levata da più dirigenti di quel partito la richiesta di eliminarle del tutto.

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