diritti

A Torino il via ufficiale del garante dell'Infanzia

Vincenzo Spadafora, garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza, apre un percorso di confronto e ascolto di tutte le realtà che operano nel mondo della difesa dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia, come già annunciato al momento del suo insediamento. Primo appuntamento di questo cammino, che coincide con la prima uscita pubblica del garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, il convegno a Torino presso la Sala Colonne del Palazzo del Municipio per commentare, con il sindaco di Torino Piero Fassino, Andrea Gavosto (direttore Fondazione Giovanni Agnelli), Chiara Saraceno (professore di ricerca presso il Wissenschaftszentrum fur Sozialforschung di Berlino), Elide Tisi (assessore alle Politiche Sociali del Comune di Torino), Giulio Cederna (curatore dell'Atlante, Save the Children Italia), Valerio Neri (direttore generale Save the Children Italia) e Raffaela Milano (direttore programmi Italia Europa Save the Children Italia), i dati della seconda Edizione dell'"Atlante dell'Infanzia a rischio. (Elaborazione da DIRE - Notiziario Minori)

Un appello in difesa del riferendum sull'acqua

Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica. Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti. A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato. Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia. Sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Fonte: www.acquabenecomune.org (Collegarsi per sottoscrivere l’appello: 2961 firmatari)

Telefono azzurro: tutelare i minori dai rischi delle tecnologie

Telefono Azzurro condivide il documento conclusivo dell'Indagine conoscitiva sulla tutela dei minori nei mezzi di comunicazione approvato dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza e presentato alla Camera dei deputati. "Bisogna accrescere l'attenzione sui rischi che vecchi e nuovi media possono rappresentare per i minori e investire di più sull'infanzia in termini culturali, sociali, politici ed educativi- afferma Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro- Poiché i bambini e gli adolescenti sono tra i principali fruitori delle tecnologie e' necessario capirne meglio i rischi e capire come tutelarli. E per far ciò occorrono un'adeguata programmazione televisiva, un maggiore controllo nell'uso improprio della Rete, dei videogiochi online, delle chat e dei social network. Sui temi della tutela dei minori nei media c'é ancora molto da fare e un'alleanza scuola-famiglia, che indirizzi il minore a forme di apprendimento più responsabili e critiche nell'utilizzo delle nuove tecnologie, può costituire un'ottima partenza per la soluzione del problema". Un tema quello del rapporto tra giovani e media affrontato anche nell'Indagine Conoscitiva sull'Infanzia e sull'Adolescenza realizzata da Telefono Azzurro ed Eurispes e pubblicata nel dicembre 2011. Dalle interviste fatte a 1496 ragazzi (12-18 anni) e 1266 genitori emerge, infatti, come le giovani generazioni siano sempre più dipendenti dalla televisione (quattro ragazzi su dieci sono davanti allo schermo almeno da 1 a 2 ore al giorno), che si contende il primato con il computer. Generazioni di cybernauti gli adolescenti appaiono sempre più attaccati a cellulari, Pc e ad Internet e perciò sempre più esposti a rischi come l'adescamento, il cyberbullismo o il sexting, la nuova preoccupante pratica che consiste nell'invio di immagini e video a sfondo sessuale anche attraverso i propri cellulari.

(Elaborazione da Well/Dire)

Unicef: nel 2011 scoperti 16.700 siti pedo-pornografici

Oltre 16mila siti con immagini pedo-pornografiche scoperti su scala globale nel 2011. I dati emergono dal rapporto "La sicurezza dei bambini online: sfide globali e strategie", per una migliore comprensione delle opportunità e dei rischi che incontrano i ragazzi e i giovani navigando in Internet, presentato dal Centro di Ricerca Innocenti dell'Unicef. "La rapida crescita del mondo online ha ampliato i rischi di reato di abuso e sfruttamento sessuale per i bambini", ha affermato il direttore del Centro di Ricerca Unicef, Gordon Alexander. "Dobbiamo esserne consapevoli e adottare misure più adeguate, rispettando i diritti dei bambini di esplorare l'ambiente on line e sfruttare le potenzialità offerte dalla tecnologia". In Brasile, ad esempio, ha aggiunto il direttore Alexander, "il numero di bambini sopra i 10 anni connessi ad Internet e' aumentato del 75% in tre anni, mentre in Nepal nel 2009 l'80% degli adolescenti usano il web. L'Africa sub-sahariana e' ancora indietro con un utilizzo di Internet dell'11%, la crescita e' stata esponenziale, soprattutto grazie agli internet point e ai telefoni cellulari". Dall'analisi - realizzata in collaborazione con il Child Exploitation e Online Protection Centre (Ceop) nel Regno Unito - oltre ai vantaggi in termini di educazione, socializzazione ed intrattenimento del mezzo online, sono emerse quattro linee guida per proteggere gli adolescenti e i bambini dai pericoli collegati soprattutto ad immagini pedo-pornografiche, adescamenti on line e bullismo e per creare un ambiente più sicuro per i bambini in rete: responsabilizzazione dei bambini per proteggersi; rimozione delle impunità per chi commette abusi; riduzione della disponibilità e della possibilità di accedere in rete a situazioni di rischio; protezione e supporto per le vittime. La responsabilizzazione dei bambini e' fondamentale nell'affrontare il problema dei rischi posti dalla rete. I ragazzi in genere sono molto più esperti nella navigazione rispetto ai loro genitori e insegnanti ed hanno una diversa percezione dei rischi rispetto agli adulti, i quali spesso hanno una familiarità limitata con le nuove tecnologie. I telefoni cellulari e le webcam sempre più a buon mercato rappresentano adesso i canali favoriti di accesso ad Internet per i bambini, ma anche ulteriori opportunità per i pedofili. Dal punto di vista legislativo, leggi su scala globale sarebbero un importante elemento di protezione. A livello nazionale però, l'attuazione delle stesse norme in molti paesi e' stata lenta ed anche là dove un decreto legge e' stato emanato spesso ne e' mancata l'armonizzazione fra paesi, in particolare su questioni come la definizione di 'bambino', o di pornografia. Dei 196 paesi esaminati, solo 45 hanno una legislazione sufficiente a combattere i reati di abusi delle immagini di bambini. La rimozione dell'impunita' dei violentatori dovrebbe essere uno degli obiettivi di maggiore attenzione, particolarmente per la difficoltà legata alla natura sovranazionale dei reati commessi in rete. Accanto ad interventi di tipo legislativo, anche genitori, insegnanti, operatori sociali e polizia devono svolgere un ruolo importante nel sostenere gli sforzi dei bambini per proteggere se stessi. L'industria ed il settore privato hanno anch'essi un ruolo fondamentale nella rimozione di materiali offensivi dai server e nel fornire hardware e software a misura di bambino che consentano di bloccare o filtrare le immagini offensive. Solo nel 2011, su scala globale, sono stimati circa 16.700 siti web contenenti decine di migliaia di immagini pedo-pornografiche. L'età delle vittime e' sempre più bassa, il 73% sembra essere sotto i dieci anni, mentre le immagini sono sempre più vivide e violente. Le cifre dimostrano l'enormità della sfida, ma il rapporto e' pragmatico: "E' impossibile eliminare tutti i rischi presenti sul web. E' uno spazio troppo grande, per natura non controllato, in continua evoluzione e sempre più creativo per essere soggetto al tipo di misure necessarie per proteggere completamente i bambini. Ne' e' auspicabile una linea di intervento di questo tipo, perchè un controllo totale della rete distruggerebbe l'essenza di Internet e i suoi numerosi vantaggi".

(Elaborazione da Well/ Dire)

La Palestina è nell’UNESCO

Storico voto oggi alla Conferenza generale annuale dell’Unesco. Lo Stato di Palestina è stato accolto come membro effettivo. Pochi i voti contrari, tra i quali quelli di Stati Uniti e Israele. L’Italia si è nuovamente astenuta. «Questo è un giorno di festa, un giorno storico». Il primo ad esprimere la soddisfazione per l’ingresso oggi della Palestina a pieno titolo nell’Unesco – l’agenzia dell’Onu per la cultura e l’istruzione – è stato Sabri Saidam, consigliere del presidente dell’Anp Mahmoud Abbas. «Per noi si tratta di uno dei pilastri nella nostra lotta per l’indipendenza, penso che siamo più che mai vicini a raggiungerla», ha affermato, aggiungendo che il voto è un «grande messaggio» per chi, in seno al Consiglio di Sicurezza, si oppone alla richiesta palestinese di adesione all’Onu. E’ intervenuta anche una storica “portavoce” palestinese, Hanan Ashrawi. Si è trattato, ha spiegato, di «un trionfo dello spirito umano di fronte alle intimidazioni». «È molto importante perchè manda il chiaro messaggio che nel mondo vi è una maggioranza di Paesi che non vogliono rendere vittime i palestinesi ed escluderli dalla comunità delle Nazioni» ha aggiunto Ashrawi «la minoranza che ha votato contro, in particolare gli Stati uniti, si troverà isolata dalla parte sbagliata». E’ arduo prevedere quanto avrà di concreto questa “vittoria” palestinese ottenuta oggi nonostante l’opposizione di Israele e Stati Uniti. Certo è che si tratta di un successo diplomatico di non poco conto, che accresce lo status palestinese a livello internazionale, ma che, è bene precisare subito, non porterà al riconoscimento automatico alle Nazioni Unite dell’indipendenza dei palestinesi sotto occupazione israeliana. Oggi 107 Stati si sono espressi a favore dell’adesione della Palestina, 52 – tra cui l’Italia, schierata con Israele – si sono astenuti, e 14 hanno detto no, tra i quali Usa, Germania e Israele. In sala ha fatto molto scalpore il sì della Francia che fino a qualche settimana fa appariva contraria alla iniziativa palestinese. Il voto favorevole della Conferenza era dato per certo visto che lo scorso 5 ottobre il Consiglio esecutivo dell’Unesco aveva approvato con 40 voti favorevoli su 58 una raccomandazione (giunta dai Paesi arabi) per attribuire alla Palestina lo statuto di stato membro visto che era coinvolta solo con lo status di osservatore. Il passo mosso dall’Unesco di fatto rappresenta una risposta alla decisione unilaterale del governo Netanyahu di dichiarare, un anno fa, «monumenti del patrimonio storico israeliano» due siti – la Grotta dei Patriarchi di Hebron e la Tomba di Rachele di Betlemme – che si trovano entrambi nella Cisgiordania occupata. Decisione criticata anche da una parte della comunità internazionale. Dopo il voto di oggi e il loro ingresso a pieno titolo nell’Unesco, i palestinesi potranno richiedere la registrazione di quei siti che Israele vorrebbe annettersi definitivamente. Per questo Stati Uniti ed Europa si erano impegnati in un pressing diplomatico per persuadere i palestinesi ad accontentarsi di uno status di livello inferiore a quello di membro a tutti gli effetti. Gli europei chiedevano ai palestinesi di aderire per ora solo a tre convenzioni dell’Unesco. Ma il ministro degli esteri dell’Autorità Nazionale Palestinese, Riad Malki, ieri aveva ribadito di volere il pieno riconoscimento come Stato. «Se otterremo un successo e con un gran numero di voti, daremo un grande impulso agli sforzi che stiamo facendo per ottenere l’adesione del nostro Stato indipendente anche alle Nazioni Unite», ha spiegato Malki a radio Voce della Palestina. Alla vittoria diplomatica palestinese, seguiranno però seri guai finanziari per l’Unesco. La portavoce del dipartimento di Stato americano Victoria Nuland la scorsa settimana aveva avvertito che «ci saranno conseguenze» dopo l’accoglimento della Palestina, un chiaro riferimento ai 70 milioni di dollari che Washington versa ogni anno all’agenzia dell’Onu. Agli Stati Uniti si unirà Israele. Nimrod Barkan, l’ambasciatore israeliano presso l’Unesco è stato categorico nel ribadire il punto di vista del suo paese secondo il quale che non spetta ad un’agenzia dell’Onu, ma al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, decidere quali Stati possono essere accolti.

Fonte: www.nena-news.globalist.it

Il futuro della primavera araba sarà un gelido inverno?

L'articolo, scritto da Amir Madani per l'Huffington post, evidenzia i rischi del fatto che la rivoluzione avvenuta nel nord Africa, non sia basata su un solido cambiamento culturale e che ancora non abbia prodotto veri leader del calibro di Martin Luther King o Ghandi.

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Manifestazione all'Ufficio Europeo dei Brevetti di Monaco contro la registrazione di specie vegetali come invenzioni

"Nessun brevetto sui semi": Con questo slogan centinaia di agricoltori e ambientalisti hanno manifestato il 26 ottobre davanti alla sede dell'ufficio europeo per i brevetti (Epo) a Monaco di Baviera per chiedere la fine di una pratica in contrasto con le stesse normative comunitarie. La nuova frontiera dell'industria agroalimentare è la brevettabilità di specie vegetali conosciute da secoli dall'uomo, per assicurarsene l'esclusiva. Per utilizzare le piante i coltivatori saranno invece costretti a pagare le royalty al detentore dei diritti, di norma multinazionali come Monsanto, Dupont, Syngenta, Bayer, con un conseguente aumento del prezzo dei generi alimentari.
“L'Epo sta andando oltre il proprio mandato riconoscendo brevetti che non sono ammessi dalla stessa Unione europea”, ha spiegato Riccardo Bocci, rappresentante della Rete semi rurali e consulente della campagna Sblocchiamoli, “Secondo una direttiva europea le varietà vegetali, come il pomodoro sammarzano, non si possono brevettare, sta invece accadendo il contrario”. Nel 2010, è emerso da uno studio della rete No patents for seeds, sono state registrate oltre 200 specie vegetali, sia geneticamente modificate sia convenzionali.

Fonte: sblocchiamoli.org

Immigrazione: il Ministero dell'Interno impedisce lo svolgimento del progetto "Presidium" che finanzia

L'organizzazione Save the Children, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) - che dal 2006 operano come partner nell'ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell'Interno- hanno espresso la propria viva preoccupazione per non aver potuto incontrare i 150 migranti sbarcati a Bari dopo essere stati intercettati a largo delle coste pugliesi.
La richiesta di incontro con i migranti era finalizzata all'individuazione di soggetti particolarmente vulnerabili, come minori erroneamente riconosciuti maggiorenni o richiedenti protezione internazionale.
"La situazione -scrivono le ong in un comunicato- risulta inoltre particolarmente grave considerando che, in base alle testimonianze rese da cinque migranti non rimpatriati e trasferiti nel Cie di Bari, la quasi totalità del gruppo sembrerebbe appartenere alla minoranza copta. Non è la prima volta che accadono episodi di questo genere." Infatti nel corso dell'ultimo anno alle organizzazioni del progetto Praesidium sarebbe stato "sistematicamente negato l'accesso ai migranti provenienti dall'Egitto che sbarcano in Puglia, Calabria e Sicilia".

L'Unhcr, l'Oim, e Save the Children operano in Puglia con l'obiettivo di fornire informazioni e orientamento a coloro che arrivano via mare, individuare gruppi vulnerabili quali richiedenti asilo, minori non accompagnati e vittime di tratta e di rafforzare le capacità di accoglienza."Il mancato accesso ai 150 migranti -dicono- risulta quindi non conforme alle modalità operative dello stesso progetto".

Fonte: unchr.org

Filippine: ecco perchè è stato ucciso Padre Fausto Tentorio

Non sono ancora noti i moventi dell’assassinio di padre Fausto Tentorio, 59 anni, originario del lecchese e missionario del Pime nelle Filippine freddato ieri mattina da un killer davanti alla sua parrocchia di Arakan, nell’isola di Mindanao. Tuttavia si sa che diversi anni fa era riuscito a scampare a un attentato grazie all’aiuto dei Manobos: gli indigeni con i quali lottava da anni per salvare la terra l’avevano aiutato a nascondersi nella foresta.
Da oltre 32 anni lavorava a stretto contatto con i Manobos, e aveva lottato con loro per difendere l’ultimo lembo di foresta dal disboscamento messo in atto dalle compagnie del legname.

Raccontava il paradosso di queste comunità che da sempre vivevano nell’Arakan Valley: dei 75 mila ettari di terra della valle agli indigeni ne erano rimasti solo 15 mila. Le compagnie del legname, contando su importanti appoggi a livello politico, erano riuscite a farsi concedere tutto il resto della terra, che era stata progressivamente spogliata dagli alberi e dalla foresta vergine.

Negli anni ’90 padre Fausto aveva aiutato i Manobos a organizzarsi per salvare almeno il monte Sinaka, la “schiena del Dio”, ovvero il monte sacro dei Manobos, dove era rimasto l’ultimo pezzo di foresta. Aveva sostenuto la nascita di Malupa (MAnobo LUmandong PAnaghiusa), cioè l’associazione dei tribali Manobos, composta da un buon numero di leader indigeni e di persone coinvolte nel recupero degli spazi e dei valori tradizionali.

Non era stato facile opporsi ad alcune compagnie del legname che con guardie private controllavano l’area. Ma i Manobos alla fine ce l’avevano fatta, avevano ottenuto la tutela del governo tramite una legge che riconosceva il diritto ancestrale alla terra. Sul sito Missionline, il Pime scrive che "l'uccisione di padre Tentorio non è legata al fondamentalismo islamico, ma alla difesa delle popolazioni indigene di Mindanao".

Fonte: unimondo.org

Lettera dell’assemblea dei contestatori di Wall Street

Lettera al popolo del mondo: noi, dell'Assemblea Generale di New York,
occupando Wall Street in Liberty Square, vi esortiamo ad affermare il
vostro potere. Esercitate il vostro diritto a riunirvi pacificamente;
occupate i posti pubblici; create un processo per affrontare i
problemi che ci sono stati presentati, e create soluzioni accessibili
a tutti. A tutte le comunità che decidono di intraprendere azioni e
formano gruppi nello spirito di democrazia diretta, noi offriamo il
nostro appoggio, documentazione, e tutte le risorse che abbiamo
disponibili. Unitevi a noi e date potere alle vostre voci! Questa è la
dichiarazione tradotta in Italiano del documento originale della NYC
General Assemby del 30 Settembre 2011.
Nel riunirci unitariamente, in solidarietà, per esprimere un senso di
grande ingiustizia, non possiamo perdere di vista quello che ci ha
portato a riunirci qui insieme.
Scriviamo questo documento in modo che tutti coloro che si sentono
oppressi dalla forza del mondo corporativo possano sapere che noi
siamo i loro alleati.
Come popolo compatto e unito, riconosciamo le seguenti realtà: che il
futuro della razza umana ha bisogno della cooperazione dei suoi
membri; che il nostro sistema deve proteggere i nostri diritti, ed in
caso di corruzione del sistema, diventa un dovere degli individui,
proteggere i propri diritti, e quelli dei loro vicini; che un governo
democratico deriva il suo potere dal popolo, ma le grandi società
capitalistiche non cercano consenso prima di estrarre ricchezze dalla
Terra e dai popoli; e che nessuna vera democrazia è possibile quando
il processo si basa sul potere economico. Lanciamo quest'appello in un
momento in cui le grandi società, che mettono il guadagno prima delle
persone, i loro interessi prima della giustizia, e l'oppressione prima
dell'uguaglianza, controllano i nostri governi. Ci siamo uniti in modo
pacifico, come il nostro diritto, per dare una voce a questi fatti.
Hanno preso le nostre case tramite un processo di pignoramento
illegale, anche quando non potevano dimostrare di possedere il mutuo
originale.
Hanno utilizzato il denaro proveniente dalle tasse dei contribuenti
che doveva servire per il salvataggio economico con impunità e
continuano a dare page esorbitanti ai loro dirigenti.
Hanno perpetuato disuguaglianza e discriminazione sul lavoro in base
all’ età, colore della pelle, sesso, e preferenze sessuali.
Hanno irresponsabilmente avvelenato la catena alimentare, e hanno
eroso il sistema agricoltura con un sistema di monopoli.
Hanno ricavato alti profitti dalla tortura, confinamento, e
trattamento crudele d’innumerevoli animali, e hanno attivamente
nascosto queste pratiche.
Hanno continuamente cercato modi per strappare ai dipendenti i loro
diritti alla contrattazione per migliori paghe e condizioni di lavoro.
Hanno tenuto in ostaggio studenti con debiti per migliaia di dollari
che sono stati costretti a contrarre per pagare la propria educazione,
che è in se un diritto umano.
Hanno costantemente trasferito lavoro all’estero ed hanno usato
ricatto del trasferimento di lavoro all’estero come vantaggio per le
tagliare paghe e benefici sociali dei lavoratori.
Hanno influenzato i tribunali per ottenere gli stessi diritti delle
persone, evitando però qualsiasi colpevolezza o responsabilità.
Hanno speso milioni di dollari per team di legali che cercano modi per
evitare il pagamento delle spese sanitarie per i loro lavoratori.
Hanno venduto la nostra privacy come una merce.
Hanno usato le forze militari e la polizia per impedire la liberta della stampa.
Hanno deliberatamente rifiutato di ritirare dai mercati prodotti
difettosi, mettendo vite a repentaglio in nome dei profitti.
Determinano la politica economica nonostante i fallimenti catastrofici
che la loro politica ha prodotto e continua a produrre.
Hanno donato grandissime somme di denaro ai politici, che sono
responsabili per le regolamentazioni.
Continuano a bloccare forme di energia alternative per mantenerci
dipendenti dal petrolio.
Continuano a bloccare forme di medicine generiche che possono salvare
la vita o dare sollievo a più persone per proteggere investimenti che
hanno già procurato profitti sostanziosi.
Hanno insabbiato di proposito fuoriuscite di petrolio, incidenti,
falsi in bilancio, e uso di additivi per inseguimento profitti sempre
più alti.
Tengono di proposito il popolo disinformato e impaurito tramite il
loro controllo dei mass-media.
Hanno accettato contratti privati per ammazzare prigionieri anche
quando erano presenti seri dubbi della loro colpevolezza.
Hanno perpetuato il colonialismo in casa e all’estero. Hanno
partecipato alla tortura e l'omicidio di civili innocenti al estero.
Continuano a creare armi di distruzione di massa per guadagnare
contratti dal governo.

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