elezioni

Immigrazione, cittadinanza e diritto al voto: ecco la proposta di legge popolare

Introduzione del principio dello jus soli, cittadinanza italiana a chi è nato in Italia e possibilità di acquisirla da maggiorenne per chi vi è entrato entro il decimo anno di vita; diritto di voto per gli stranieri dopo cinque anni di soggiorno e per le elezioni degli enti locali (comuni, province e regioni), cittadinanza come diritto e maggiori competenze ai sindaci. Sono i punti qualificanti della campagna per i diritti di cittadinanza e il diritto di voto per le persone di origine straniera lanciata da 19 organizzazioni della società civile raccolte sotto il logo “L’Italia sono anch’io”.

Oggi nel nostro Paese vivono oltre 5 milioni di persone di origine straniera. Molti di loro sono bambini e ragazzi nati o cresciuti qui, che tuttavia solo al compimento del diciottesimo anno di età si vedono riconosciuta la possibilità di ottenere la cittadinanza, iniziando nella maggior parte dei casi un lungo percorso burocratico. Questo genera disuguaglianze e ingiustizie, limita la possibilità di una piena integrazione, disattende il dettato costituzionale (art. 3) che stabilisce l’uguaglianza tra le persone e impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento. I promotori della campagna si propongono allora di contribuire a rimuovere questi ostacoli, attraverso un’azione di sensibilizzazione che inizia ora, ma soprattutto attraverso la modifica dell’attuale legislazione che codifica le disuguaglianze. Per questo, dall’autunno 2011 promuoveranno la raccolta di firme per due leggi di iniziativa popolare, una di riforma dell’attuale normativa sulla cittadinanza, l’altra sul diritto di voto alle elezioni amministrative.

Fonte: http://www.litaliasonoanchio.it/

Nucleare: anche in Francia si pensa al referendum

In Francia l'associazione Agir pour l'environnement ha lanciato una petizione per chiedere un referendum contro il nucleare che ha già raccolto decine di migliaia di firme. Dopo l'annuncio della Svizzera e della Germania, che recentemente hanno comunicato la data di uscita dal nucleare, e poi la forte presa di posizione italiana, espressa in occasione dei referendum del 12-13 giugno e che ora sembra avere ripercussioni anche su altre popolazioni, la Francia prova la carta del referendum.

L'associazione Agir pour l'environnement si è impegnata a porre la rinuncia all'atomo come tema centrale della prossima campagna elettorale, cercando di portarlo alla ribalta dell'agenda di cittadini, istituzioni e media. Nel frattempo sono state raccolte 26.000 firme.
Anche in Francia, si prende come esempio negativo la tragedia di Fukushima.

Fonte: dirittisociali.org

Referendum ed art. 1 della Costituzione Italiana

Dall’Alpi alla Sicilia, donne ed uomini, giovani ed anziani hanno votato compatti il referendum del 15 Giugno, che é stato un autentico esempio di azione politica svolta dai cittadini di destra, centro e sinistra. Per una volta la Partitocrazia non ha potuto intromettersi e dirigere, ed il Referendum ha unito la gente comune, facendo scoprire una coscienza collettiva ed il potere della democrazia a sovranità popolare. Molto lavoro è stato fatto tramite mail ed internet, perché finalmente si è capito che internet ha la capacità di mobilitare le persone eludendo il controllo dei media e dei giornali, creando un network trasversale non controllabile dai politici. E dove circola seria e libera informazione, come ad esempio, su STG, le persone sono portate a riflettere, pensare, ed interagire. Mi auguro che gli italiani, che purtroppo, spesso, hanno la memoria corta, non dimentichino questo loro grande successo e prendano sempre più consapevolezza dell’art.1 della Costituzione Italiana: l’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo (e fin qui andrebbe bene), che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Ma vi sembra logico ed accettabile che la “sovranità del popolo” debba avere dei limiti? Siete disposti a riconoscere a chicchessia l’autorità di porre limiti alla sovranità popolare? Eppure se ricordate gli artt. 48/56/58/70 sempre della Costituzione, vedrete che danno vita ad un’azione di gruppo che realizza la confisca totale della sovranità popolare. Come fare allora ad attuare una vera Democrazia responsabile a sovranità popolare diretta? A proposito di Referendum, ricordo che l’intero testo della Costituzione non è stato mai sottoposto a referendum popolare, come invece è stato fatto in Francia e Spagna, non vi sembra il caso di farlo ora?

Immigrazione: al via la Campagna “L’Italia sono anch’io” con due leggi di iniziativa popolare sulla cittadinanza

La promuovono 19 organizzazioni della società civile (Centro Astalli, Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco) e l'editore Carlo Feltrinelli. A presiedere il Comitato Promotore il Sindaco di Reggio Emilia Graziano D'Elrio.

Scopo della campagna è di riportare all'attenzione dell'opinione pubblica e del dibattito politico il tema dei diritti di cittadinanza e la possibilità, per chiunque nasca o viva in Italia, di partecipare alle scelte della comunità.

Sono oltre 5 milioni, infatti, le persone di origine straniera che vivono in Italia, molti sono bambini o ragazzi nati o cresciuti nel nostro Paese che possono veder riconosciuti i loro diritti solo al compimento del 18° anno di età, spesso, non senza dover affrontare lunghe ed estenuanti procedure burocratiche.
La campagna “L'Italia sono anch'io" mira, quindi, a rendere effettivo il dettato costituzionale contenuto nell'art. 3, troppo spesso disatteso, che sancisce l'ugualianza tra le persone e impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento.

Primo impegno delle organizzazioni promotrici sarà la promozione di una raccolta firme per due leggi di iniziativa popolare: una sulla riforma dell'attuale legislazione sulla cittadinanza e l'altra sul diritto di voto alle elezioni amministrative.

Per i dettagli della campagna è possibile consultare il sito http://www.litaliasonoanchio.it/

Al via il referendum anti-Porcellum. I punti principali della legge che si chiede di cancellare

Liste bloccate, premio di maggioranza, deroghe alla soglia di sbarramento, obbligo di indicazione del candidato premier. Quattro punti. Quattro disposizioni che fanno del Porcellum, una legge elettorale "da cancellare al più presto". È "Io Firmo. Riprendiamoci il voto" 1, iniziativa del Comitato per il Referendum sulla Legge Elettorale, che nei giorni scorsi a Roma, ha lanciato una nuova campagna referendaria. Si parte questa settimana con la raccolta delle firme per eliminare una delle distorsioni più nocive del sistema politico italiano. L'obiettivo è raggiungere, entro settembre, le 500mila firme valide necessarie a presentare il referendum alla Corte di Cassazione.

Con la definizione di "Porcellum" si intende la legge n. 270 del 21 dicembre 2005, che ha modificato il sistema elettorale italiano, delineando la disciplina attualmente in vigore. È stata ideata principalmente dal ministro Roberto Calderoli, ma poi definita dallo stesso in un'intervista «una porcata». Proprio per questo tale legge venne denominata porcellum dal politologo Giovanni Sartori. Sostituì le leggi 276 e 277 del 1993 (cosiddetto Mattarellum), introducendo un sistema radicalmente differente.

Voluta da Silvio Berlusconi, che il 4 ottobre 2005 "minaccia la crisi di governo nel caso in cui non venisse approvata la riforma elettorale proporzionale", la legge fu approvata a pochi mesi dalle elezioni politiche con i voti della maggioranza parlamentare della Casa delle Libertà (principalmente Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani, Lega Nord), senza il consenso dell'opposizione (principalmente Italia dei Valori, Democratici di Sinistra, Margherita, Rifondazione comunista), che l'ha duramente criticata e contrastata. Ha modificato il precedente meccanismo misto, per 3/4 a ripartizione maggioritaria dei seggi, in favore di un sistema proporzionale corretto, a coalizione, con premio di maggioranza ed elezione di più parlamentari contemporaneamente in collegi estesi, senza possibilità di indicare preferenze.

Fonti: repubblica.it, wikipedia.it

Pericolo annullamento schede per le votazioni dei referendum

Le schede dei referendum sono fogli di tipo "carta copiativa" e quindi se chi vota le sovrappone mentre scrive segna anche quelle di sotto con il rischio che vengano annullate.

Referendum 12 - 13 giugno: orari, quesiti e le altre informazioni necessarie

Fra 2 giorni gli italiani potranno recarsi alle urne per decidere su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Le operazioni di voto di svolgeranno domenica 12 giugno, dalle ore 8,00 alle ore 22,00, e lunedì 13 giugno, dalle ore 7,00 alle ore 15,00.
Queste le denominazioni sintetiche, formulate dall'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte Suprema di Cassazione, in relazione a ciascuno dei quattro quesiti referendari dichiarati ammissibili:
Referendum popolare n. 1:
Scheda di colore rosso - Modalità e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica: Abrogazione.
Il quesito prevede l'abrogazione di norme che attualmente consentono di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori economici privati;

Referendum popolare n. 2:
Scheda di colore giallo - Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito: Abrogazione parziale di norme.
Il quesito propone l'abrogazione delle norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l'erogazione dell'acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione del capitale investito dal gestore;

Referendum popolare n. 3:
Scheda di colore grigio - Abrogazione dei commi 1 e 8 dell'articolo 5 del dl 31 marzo 2011 n.34, convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 3011, n.75: Abrogazione parziale di norme.
Il quesito propone l'abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare;

Referendum popolare n. 4:
Scheda di colore verde - Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.
Il quesito propone l'abrogazione di norme in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

A ciascun elettore saranno consegnate quattro schede di colore diverso:
• una scheda di colore rosso per il referendum popolare n. 1 (acqua)
• una scheda di colore giallo per il referendum popolare n. 2; (acqua)
• una scheda di colore grigio per il referendum popolare n. 3; (nucleare)
• una scheda di colore verde per il referendum popolare n. 4. (legittimo impedimento)

Il voto potrà essere espresso, con la matita copiativa, tracciando un segno sul riquadro corrispondente alla risposta prescelta ["SI" o "NO"]. Votando SI, il cittadino esprime la volontà di abrogare le norme sottoposte a referendum; votando NO esprime la volontà di mantenere in vigore le norme sottoposte a referendum. E' importante fare attenzione a non sovrapporre le schede referendarie nell'atto del voto, in quanto la particolare composizione delle stesse, potrebbe far comparire ulteriori segni sulle altre schede, rendendo così il voto nullo.
Affinché il referendum sia valido, è indispensabile la massima partecipazione dei cittadini italiani: per superare il quorum dovranno recarsi ai seggi il 50% più 1 degli aventi diritto al voto.

Dopo una vita nel nucleare ecco perché voterò sì al referendum

Dopo essere stato allibito per l'incoscienza delle dichiarazioni di uno scienziato, il professor Battaglia (la pubblicazione di una sua opera scientifica con la prefazione di Silvio Berlusconi parla da sé), su un tema così importante per la sorte dell'umanità, mi sento costretto ad intervenire avendo dedicato tutta la mia vita professionale alla ricerca e sviluppo del nucleare ed essendo stato per lungo tempo "abbastanza" a favore dell'energia nucleare.

Dopo una laurea in Radiochimica presso l'Università di Roma e successivo Corso di Perfezionamento in Fisica e Chimica Nucleare, ho lavorato presso i laboratori di ricerca del plutonio di Fontenay-aux-Roses (Francia) nelle ricerche e tecniche del plutonio per l'impianto di riprocessamento del combustibile nucleare di La Hague. Ritornato in Italia ho partecipato, nei laboratori di ricerca della Casaccia (CNEN, ora ENEA), alla messa a punto degli impianti di separazione del plutonio di Saluggia e successivamente allo studio dei siti nucleari in vista della costruzione di centrali di energia nucleare. Dal 1982 sono stato distaccato dal CNEN presso l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) di Vienna dove mi sono occupato prevalentemente di salvaguardie nucleari, in particolare per i reattori nucleari di potenza e di ricerca nel mondo. Per 22 anni ho avuto la possibilità di visitare ed ispezionare una sessantina di reattori in tre continenti, in particolare in Giappone ed in particolare proprio Fukushima.

Durante l'intera attività ero giunto alla conclusione che le precauzioni utilizzate negli impianti nucleari fossero tali da rendere praticamente impossibile un grosso incidente nucleare. Proprio il Giappone si presentava ai miei occhi come il modello per eccellenza di organizzazione, di perfezione, di attenzione al più piccolo dettaglio: l'energia nucleare o doveva essere realizzata così o non doveva esistere. Ed invece... Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima... tre catastrofi in meno di 30 anni.

Oggi sono completamente convinto che i rischi dell'energia nucleari siano tali da consigliarne l'utilizzo solo se non ci fossero sulla Terra altre fonti di energia o dopo una guerra nucleare. Voterò quindi SI al referendum per le seguenti ragioni:

a) la progettazione di una centrale nucleare avviene sulla base di dati statistici puri, cioè su una probabilità estremamente bassa di un grosso incidente, anziché basarsi sul fatto che un incidente anche imprevedibile possa avvenire (per esempio: chi avrebbe mai potuto calcolare statisticamente che otto montanari dell'Afghanistan si potessero impadronire contemporaneamente di quattro jet di linea facendoli convergere sulle Torri di New York, sul Pentagono e sulla Casa Bianca? Chi potrebbe calcolare statisticamente la possibilità dell'impatto di un meteorite?) e quindi progettando nello stesso tempo le soluzioni e le difese: naturalmente questo però aumenterebbe enormemente i costi ed allora bisogna ricordarsi che l'energia nucleare è un'industria come tutte le altre, cioè che vuole fare profitti;

b) gli effetti di un grosso incidente non sono come gli altri: terremoti, inondazioni, incendi fanno un certo numero di vittime e danni incalcolabili, ma tutto questo ha un termine. L'energia nucleare no: gli effetti si propagano per decenni se non secoli, con un disastro anche economico per il Paese colpito. I discendenti delle bombe di Hiroshima e Nagasaki ancora subiscono danni. Altrimenti perché il deterrente di una guerra nucleare funziona talmente? Anche i bombardamenti "classici" causano morti molto elevate, ma non portano a danni simili per generazioni...

c) il blocco dell'energia nucleare in Italia del 1987 ha avuto il torto di fermare di botto non solo le quattro centrali in funzione (Trino Vercellese, Caorso, Latina, Garigliano) e la costruzione di Montalto con spese immani per un pazzesco riadattamento dell'impianto nucleare ad una centrale di tipo classico, ma altresì ogni tipo di ricerca nucleare, anche di eventuali impianti innovativi, creando un pericolo, dato l'impauperamento di una cultura "nucleare": non esistevano più corsi di scienze nucleari, né tecnici, né possibilità di tecnologie di difesa da eventuali incidenti in altre nazioni. E questo non è richiesto dalla rinuncia all'uso di centrali atomiche: la ricerca e lo sviluppo del nucleare dovrebbe poter continuare;

d) la presenza di impianti di produzione di energia nucleare porta ad una militarizzazione delle zone in questione: non c'è trasparenza, ogni dato viene negato all'opinione pubblica. Anche agli ispettori dell'AIEA viene proibito di comunicare con la stampa. Lo dimostra anche quello che è successo a Fukushima: il gestore ha tenuto nascosto per lungo tempo la gravità dell'accaduto. E in un territorio come il Giappone, sottoposto non solo a terremoti ma a tsunami, il costo di una maggiore precauzione per gli impianti di raffreddamento è stato tenuto il più basso possibile senza tenere conto dei rischi solamente per fare più profitto!

e) in tutto il mondo non è stato mai risolto il problema dello smaltimento delle scorie mucleari. Nell'immenso deposito scavato in una montagna di Yucca Mountain in USA si sono dovuti fermare i lavori, il maggiore deposito in miniere di sale della Germania si è dimostrato contaminato con pericoli per le falde acquifere, ecc. Il combustibile nucleare delle nostre centrali fermate è in gran parte ancora lì dopo 25 anni. D'altra parte un Paese come il nostro che non riesce a risolvere il problema dei rifiuti può dare garanzie sui rifiuti nucleari?

f) l'Italia è un paese sismico, dove l'ospedale e la casa dello studente dell'Aquila sono crollate perché al posto del cemento è stata usata sabbia. Può dare garanzie sugli impianti nucleari? E la presenza di criminalità organizzata a livelli preoccupanti può liberarci da particolari preoccupazioni nella scelta e costruzione di centrali atomiche?

g) ultima osservazione: anche se molti minimizzano gli effetti delle radiazioni nucleari, una cosa si può dire con certezza: gli effetti delle radiazioni a bassi livelli ma per tempi estremamente lunghi sugli esseri viventi non sono stati mai chiariti. Non deve essere solo il fumo a preoccupare l'opinione pubblica!

Per tutte queste ragioni penso che in Italia l'uso dell'energia nucleare non sia raccomandabile, perlomeno in questa fase della nostra storia, ed invece un miscuglio di diverse fonti di energia (eolica, solare, idrica, gas, geotermica) potrà sopperire ai nostri bisogni, accompagnato da una maggiore ricerca scientifica ed un diverso modello di vita con maggiore eliminazione degli sprechi. Io voto sì.

di ALBERTO BAROCAS

Fonte: repubblica.it

Referendum, Italia in piazza: ecco dove trovare tutti gli eventi

Ancora 48 ore di campagna referendaria, prima del silenzio elettorale imposto da sabato: si moltiplicano le iniziative in giro per la penisola. Repubblica pubblica un'agenda delle iniziative organizzate da partiti, associazioni e società civile.
Su: http://www.repubblica.it/ambiente/2011/06/09/news/eventi_referendum_due_...

La partita dei referendum si gioca sul filo del quorum

Il 12 e 13 giugno saranno chiamati alle urne circa 47 milioni di italiani. Questo significa che affinché si raggiunga il quorum dovranno votare circa 25 milioni di persone.
Un numero certamente grande che mette a rischio la validità dei referendum.
Da molto tempo chi crede di perdere un referendum fa campagna per l'astensionismo. Una forma molto scorretta di campagna elettorale perché confidando che in genere almeno il 25% degli elettori non va mai alle urne per boicottare un referendum é sufficiente che non si rechi alle urne soltanto un quarto degli elettori.
In realtà la democrazia quando si deve esprimere chiama tutti i cittadini a dare un loro parere favorevole o contrario, non spinge per l'astensione.
Inoltre i padri costituenti hanno posto questa clausola unicamente per evitare l'eventualità che uno sparuto numero di cittadini legiferi sulla totalità del paese: non intendevano certo offrire il fianco a chi vuole boicottare i referendum

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