giustizia

Ridotto l'assegno di mantenimento se l'ex moglie è una donna frivola

Assegno di mantenimento ridotto alla moglie frivola che, nel corso del matrimonio, ha dedicato poco tempo alla famiglia preferendo frequentare locali anzichè occuparsi del marito e dei figli. Lo ha stabilito la Cassazione bocciando il ricorso di una 37enne di origini tedesche sposata per 9 anni con un medico 50enne della riviera romagnola che chiedeva di avere un assegno di mantenimento più alto rispetto a quello fissato in sede di separazione a 200 euro al mese.

Il caso
La donna, come ricostruisce la sentenza 28892 della prima sezione civile, aveva chiesto 2 mila euro mensili in sede di separazione ma la Corte d’Appello di Bologna, l’11 settembre 2009, le aveva accordato solo 200 euro sulla base del fatto che nei primi anni di matrimonio, durato dal 1992 al 2001, la moglie, peraltro madre di due figli di 10 e 12 anni, dati in affidamento al padre «aveva l’abitudine di frequentare locali notturni della riviera romagnola anche durante i primi anni di nozze quando i figli erano piccoli». Nella sentenza si fa inoltre notare che la moglie abusava di sostanze alcoliche e di psicofarmaci tanto da doversi sottoporre a terapie psicoanalitiche.

(Fonte: la stampa.it)

Palestina all’ONU, Abu Mazen presenta oggi la richiesta di riconoscimento

Alle 17.35 ora italiana, nonostante le pressioni diplomatiche, il leader dell'Anp presenterà la sua domanda di riconoscimento a pieno titolo e di adesione come Stato membro al segretario Onu che la trasmetterà in seguito al Consiglio di sicurezza come prevede la procedura delle Nazioni Unite. La sua richiesta sarà presentata alle 11:35 locali, le 17.35 in Italia, mentre il suo intervento all'Assemblea generale è previsto circa un'ora più tardi, ha indicato l'ambasciatore palestinese alle Nazioni Unite Riad Mansour.
I voti necessari - I palestinesi intendono ottenere «più di nove voti» sui 15 necessari al Consiglio di sicurezza per convalidare la richiesta di riconoscimento e adesione, ha affermato ieri il consigliere diplomatico di Abu Mazen, Majdi al-Khaldi, cosa che costringerebbe gli Stati Uniti a ricorrere al loro diritto di veto. Il voto al Consiglio non dovrebbe intervenire prima di molte settimane, ma i palestinesi si sono detti pronti ad attendere prima di studiare delle alternative.
Il veto degli Stati Uniti - Il presidente americano Barack Obama, che nel suo intervento davanti all’Assemblea Generale ha detto che uno Stato palestinese potrà nascere solo attraverso il negoziato tra le due parti e non con una risoluzione alle Nazioni Unite, ha provato fino all'ultimo a convincere Abu Mazen quantomeno a non rivolgersi al Consiglio di Sicurezza per richiedere una piena membership della Palestina all'Onu, avvertendolo che gli Usa non esiterebbero a usare il loro potere di veto per bloccare una simile richiesta.
Secondo quanto riporta il quotidiano Haaretz, anche altri funzionari dell'amministrazione Usa hanno incontrato diverse volte Abu Mazen negli ultimi giorni per fare pressione su di lui, e l'ambasciatrice degli Stati Uniti al Palazzo di Vetro, Susan Rice, ha ribadito due giorni fa che una richiesta di riconoscimento di uno Stato palestinese non darà alcun contributo al processo di pace e servirà solo a ritardare la ripresa dei negoziati (questi ultimi - ha sottolineato Rice - sono l'unica via attraverso cui i palestinesi possono ottenere l'agognata indipendenza).
Il discorso di Barack Obama sulla Palestina alle Nazioni Unite ha rappresentato un «monumento storico di cinismo». E' l'opinione del presidente venezuelano Hugo Chavez che,con i mass media al suo ritorno da Cuba, dove aveva appena subito un quarto ciclo di chemioterapia per curare il cancro, ha ironizzato «gli si leggeva sul viso che era un vero poema»
In precedenza, Chavez aveva scritto al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon per ribadire il suo appoggio al riconoscimento di uno stato palestinese.
Fonte: www.diariodelweb.it

Sentenza storica sull’amianto a Genova

Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, è una città di poco più di 30 mila abitanti, di cui 1.200 sono morti (e altri si teme ne moriranno) per aver inalato particelle di amianto lavorando all'azienda Eternit.
Alcuni giorni fa, a Genova, il Tribunale ha emesso una sentenza storica: un uomo, Silvano Piccardo, è morto di tumore nel 2005. Un gran fumatore, ammette la vedova che si è rivolta alla magistratura senza nascondere una delle cause ipotetiche del decesso. Ma il marito ha lavorato per anni a contatto con l’amianto. I giudici di primo grado avevano definito tale esposizione non rilevante, ma in appello la sentenza viene rovesciata, ed è stato riconosciuto che quelle polveri invisibili sono state letali.

Anche i familiari di un operaio della Fincantieri di Ancona sono stati recentemente risarciti, sempre in Corte d’appello, perchè si è dimostrato che un lavoratore per anni impiegato nelle navi è stato a contatto con le polveri d’amianto.

Fonte: ilfattoquotidiano e articolo 21

Italia e Usa: le navi pacifiste verso Gaza vanno fermate

L'Italia, come altri paesi occidentali, si schiera apertamente contro la Flotilla 2 «Stay Human» in partenza per Gaza. Ieri il portavoce della Farnesina , Maurizio Massari, ha ricordato che lo scorso aprile era stato proprio il presidente del consiglio Berlusconi ad annunciare passi del governo per impedire iniziative analoghe a quella dello scorso anno, quando la prima flottiglia pacifista con aiuti umanitari salpò per Gaza ma venne intercettata e bloccata con la forza dalla marina israeliana (vennero uccisi nove civili turchi). Per l'Italia il «modo migliore per portare assistenza agli abitanti di Gaza è quello di inviare gli aiuti umanitari attraverso gli appositi valichi terrestri». Per il governo Berlusconi, Israele ha il pieno diritto di controllare tutto ciò che entra nel territorio palestinese di Gaza dal quale si è ritirato nel 2005. La stessa posizione di Washington. Ieri la portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland, ha accusato le ong e le associazioni sponsor della Freedom Flotilla di aver intrapreso «azioni irresponsabili». Soprattutto. Nuland ha affermato che Israele dovrà avere la possibilità di ispezionare ogni cargo diretto verso Gaza, per impedire «il traffico di armi a favore di Hamas».

Fonte: www.ilmanifesto.it

20 milioni di risparmio nei costi della politica: Corte Costituzionale accoglie ricorso Movimento Difesa del Cittadino (Mdc)

Tra Puglia (8) e Lazio (3) sono 11 i seggi di consigliere regionale che le amministrazioni hanno tentato di ottenere in più rispetto a quanto stabilito dai rispettivi Statuti regionali. Grazie ai ricorsi di Mdc sono stati annullati: un risparmio di 20 milioni di euro in questa sola legislatura regionale.

Nel Lazio ci erano quasi riusciti in quanto l’Ufficio elettorale aveva proclamato tre consiglieri in più in favore del Popolo della libertà e della lista Polverini, ma con ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato proposti dall’avvocato Pellegrino per MDC quei seggi sono stati annullati e i tre consiglieri in più estromessi dal consiglio.

In Puglia il tentativo era di averne ben 8 in più, ma Mdc ha fatto in tempo a presentare ricorso alla Corte d’Appello di Bari che lo ha accolto negando l’aumento incostituzionale dei seggi. Ma gli aspiranti consiglieri in soprannumero del centrosinistra hanno fatto ben 8 ricorsi al Tar che in accoglimento delle istanze di Mdc non solo non li ha accolti, ma evidenziò come dovevano ritenersi incostituzionali le parti della legge regionale che potevano dare adito al possibile aumento, rimettendo gli atti alla consulta.

Ed ora con sentenza di alcuni giorni fà (n. 188/11) la Corte costituzionale ha definitivamente accolto le istanze del Movimento Difesa del Cittadino dichiarando, come già aveva fatto il Consiglio di Stato per il Lazio, l’intangibilità della previsione statutaria sul numero dei seggi e l’incostituzionalità della parte della legge regionale pugliese che cercava di reintrodurre il bizantino aumento delle poltrone.

Fonte: www.mdc.it

Inchiesta P4: come un virus creato dagli inquirenti ha svelato i segreti di Bisignani

La chiave dell'inchiesta sulla P4 sta anche in un programma per computer che i pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio sono riusciti a installare - a sua insaputa - nel portatile di Luigi Bisignani, trasformandolo di fatto in una cimice.

Il faccendiere sapeva di essere intercettato: infatti cambiava spesso schede telefoniche, per rendere la vita difficile agli investigatori. E telefonava attraverso il web, utilizzando software come Skype nella convinzione - più che diffusa - che queste chiamate fossero sicure.

'Querela' - questo il file installato sul pc di Bisignani - è un programma sviluppato interamente dalle forze dell'ordine italiane e la sua funzione è quella di trasformare un pc in una cimice: prendendo il controllo della scheda audio, può catturare attraverso il microfono tutto quello che succede nella stanza e inviarlo agli investigatori. Non solo: registrando direttamente dalla scheda audio, può aggirare le difficoltà di intercettazione dei software per le chiamate Voip (voice over internet protocol, come Skype).

C'è quindi anche uno spirito piratesco - ma legalizzato - in 'Querela', un software che si sta rivelando fondamentale nelle inchieste contro la criminalità organizzata. A infettare il computer di Bisignani è stata, come succede a tutti prima o poi, una semplice mail: all'apparenza un messaggio in arrivo da un social network (come Facebook o Linkedin) che però porta l'utente su un sito creato ad hoc che installa il software-spia.

Fonte: repubblica.it

L'inchiesta sulla loggia P4 si allarga a Roma: gli altri contatti nella rete di Bisignani

L'inchiesta sulla loggia P4 si è sdoppiata: se ne interessa anche la Procura di Roma, cui i colleghi di Napoli hanno inviato per competenza parte del fascicolo. Tre i casi capitolini contestati al lobbysta Luigi Bisignani: appalti poco chiari con enti pubblici come Eni e Poste, una trattativa riservata da cento milioni di euro per cedere un immobile alla presidenza del Consiglio, una presunta influenza su nomine e contratti in Rai. Intanto i pm partenopei continueranno a indagare sul coinvolgimento di diversi politici: dal sottosegretario Gianni Letta alle ministre Stefania Prestigiacomo e Mariastella Gelmini. La prima intercettata nell’ufficio di Bisignani, la seconda che ha ammesso i contatti frequenti con Bisignani durante la sua testimonianza.

Si allunga così anche la lista dei contatti del lobbysta, un tempo affiliato alla P2. Come l’ex direttore generale di viale Mazzini, Mauro Masi. Dalle intercettazioni contenute nel fascicolo degli inquirenti emergono gli stretti rapporti tra i due, che un giorno avrebbero discusso anche di Michele Santoro. E’ Bisignani a passare all’ex dg alcune notizie riguardo alle indagini della Procura di Trani sulle presunte pressioni di Silvio Berlusconi su Giancarlo Innocenzi, dipendente dell’Autorità garante per le comunicazioni, affinché facesse chiudere ‘Annozero’. Durante l’interrogatorio, entrambi hanno confermato. Ma Masi non sarebbe stato l’unico contatto di Bisignani adatto a influenzare la tv pubblica. Frequenti erano infatti i suoi rapporti anche con l’avvocato Salvatore Lo Giudice, consulente della presidenza del Consiglio in materia di giornali e tv. Attraverso di lui, Bisignani avrebbe tentato di trattare per i contratti di alcuni conduttori, come Milena Gabanelli e Giovanni Floris.

Ma Palazzo Chigi è coinvolto anche in un altro capitolo dell’inchiesta passata a Roma dai magistrati campani che per primi indagano sulla presunta Loggia P4. Il nuovo filone riguarda anche le trattative, poi sfumate, per la vendita di un immobile alla presidenza del Consiglio da parte di Bisignani. Prezzo su cui accordarsi: circa cento milioni di euro. Contratto poi saltato forse proprio per l’apertura delle indagini. Ma il contatto c’è stato e la proposta di vendita pure: lo conferma lo stesso Bisignani durante il suo interrogatorio.

Ultimo filone di indagini, infine, i rapporti con diverse aziende pubbliche. Come l’appalto preso con la Ilte, società di Bisignani, per stampare la rivista dell’Eni. O la “concessione per la stampa delle bollette” delle Poste e “non soltanto”, tramite un’altra società, la Postel, crerata proprio con Poste italiane. E’ quanto riferisce nella sua testimonianza Alessandro Bondanini, collaboratore di una delle commercialiste del lobbysta. Rapporti, compresi quelli con i vertici dell’Enel, che emergono anche da altre testimonianze ascoltate dagli inquirenti.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Reato di stampa clandestina: blogger condannato in appello

Negli ultimi trent’anni, mai nessuno è stato condannato per il reato di Stampa Clandestina, introdotto da una legge del 1948. Ma è riaccaduto oggi. Al giornalista e blogger Carlo Ruta, che vive a Ragusa. Sentenza d’appello, prima sezione penale della Corte di Appello di Catania. 150 euro di ammenda. La sentenza conferma la condanna di primo grado pronunciata dal giudice Patricia di Marco del Tribunale di Modica il 9 maggio 2008 in seguito ad una denuncia dell’allora procuratore della Repubblica di Ragusa, Agostino Fera, che si riteneva danneggiato dall’attività del blog di Ruta. La Corte ha stabilito che il blog di Ruta deve essere equiparato a un giornale cartaceo quotidiano; pertanto avrebbe dovuto essere registrato come testata giornalistica presso il Tribunale, e invece non lo era, come la maggior parte dei blog. La difesa ha eccepito che il blog è uno strumento di documentazione, non può essere considerato un prodotto giornalistico. Quello di Ruta, fra l’altro, come è risultato da alcuni accertamenti, veniva aggiornato episodicamente e senza regolarità periodica. Sul blog ”accaddeinsicilia”, sito di documentazione storica e sociale diffuso via internet dal 2001 al 2004, Ruta ha documentato vicende di malaffare e di connivenza tra politica, mondo degli affari e criminalità organizzata. Tre anni fa la condanna di Ruta suscitò interrogazioni parlamentari, un’ondata di proteste politiche e del mondo del web e numerose attestazioni di solidarietà. Ruta si è detto ”sorpreso e amareggiato” per la condanna in appello. Invece di chiudere il caso invocando la prescrizione del reato, il giornalista blogger farà ricorso in Cassazione per provocare un pronunciamento di legittimità della Suprema Corte su una questione che considera di interesse generale, con pesanti effetti sulla libertà di espressione e di informazione.
Fonte: pinobruno.it

Serena Grandi risarcita con 60.000 euro per 5 mesi di ingiusta detenzione

La Corte d’appello di Roma accogliendo l’istanza di riparazione «per danni morali e materiali» ha deciso che Serena Grandi sarà risarcita con 60 mila euro dallo Stato italiano per «ingiusta detenzione». C’è chi parla di riscatto, in realtà è ben poca cosa. Un contentino pari a 60 mila euro, che la sex symbol del cinema negli anni Ottanta e Novanta, considerata tra le principali pin-up italiane, guadagnava con un film.
L’attrice fu sottoposta agli arresti domiciliari per oltre cinque mesi, tra il novembre 2003 e l’aprile 2004 per l’inchiesta su un giro di droga e prostituzione che coinvolse anche ambienti della Roma bene, vip e professionisti schiavi del vizietto della sniffata. La Grandi fu accusata di aver acquistato, detenuto e ceduto ad altri alcuni grammi di cocaina. Ma dopo sei anni di inchiesta la sua posizione è stata archiviata.

(Fonte: libero.it)

Referendum 12-13 giugno: si vota anche per il nucleare.

Si voterà il referendum sul nucleare. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni avanzate in un ricorso presentato dall'Italia dei Valori e sostenuto anche dal Pd. La decisione è stata presa a maggioranza dal collegio dell'Ufficio Centrale per il referendum della Cassazione, presieduto dal giudice Antonio Elefante. Decisione a sorpresa della Suprema corte che boccia il tentativo del governo di cancellare il quesito sul ritorno all'energia atomica. Resta da capire se ci sono i tempi tecnici per andare alle urne il 12 e 13 giugno.

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