globalizzazione

Times: offerta segreta della Cina per salvare l'euro

A Bruxelles le indiscrezioni sono rimbalzate dal G20 finanziario di Parigi nel fine settimana e riportate domenica mattina dal Sunday Times. La delegazione cinese a Parigi guidata dal ministro Xie Xuren, ha scritto il giornale londinese, avrebbe presentato a ministri e autorità europee riuniti nella capitale francese un'offerta per salvare la moneta unica con investimenti massicci in titoli di Stato dei singoli paesi e in infrastrutture.
Il piano segreto di Pechino, di cui i leader parlano solo informalmente, lontani dall'ufficialità ma anche dai taccuini dei cronisti, avrebbe un valore di decine di miliardi. Una forte iniezione di capitali nell' Eurozona che potrebbe avere un esordio con l'intervento in Grecia del colosso cinese Hna, in pole position per l'acquisto dell'aeroporto di Atene. Le condizioni d'investimento però sarebbero da lacrime e sangue: ampie ristrutturazioni di bilancio e tagli alla spesa in tutti i paesi dell'euro, scrive il Sunday Times. «La Cina vuole essere sicura che l'Europa conosca le dimensioni del buco e che questo buco non diventi più grande prima che Pechino accetti di riempirlo», ha affermato una fonte anonima e «vicina al negoziato».

(Fonte: repubblica.it)

Indignados dalla Spagna alla mobilitazione mondiale: oggi si manifesta in 719 città di 71 paesi

Secondo gli organizzatori spagnoli all’appello “Uniti per un cambiamento mondiale” hanno risposto 719 città di 71 paesi: sabato i cortei. L’invito da Madrid è che tutte le proteste si realizzino in modo pacifico, di fatto uno dei punti di forza delle occupazioni delle piazze della scorsa primavera
“Stiamo disegnando il nuovo mappamondo del pianeta. Dove ci sono persone che vogliono tornare a sognare e a credere nel futuro. Al centro di tutto c’è la voglia di riprendere la parola”.

La protesta partita lo scorso maggio dalla Puerta del Sol di Madrid sta facendo un salto di qualità. Un lavoro progressivo fatto di contatti e condivisione di un malcontento senza frontiere. In questi mesi i partecipanti del movimento del 15M si sono impegnati a più livelli. Oltre a costruire relazioni direttamente nei quartieri, hanno preso parte alle proteste sociali in corso contro i tagli di sanità e scuola. Inoltre da tre punti della Spagna sono partite le carovane in rotta verso Bruxelles. Un migliaio di persone hanno attraversato a piedi parte d’Europa per ritrovarsi la scorsa settimana nella capitale belga e preparare la manifestazione del 15M davanti alla sede dell’Unione Europea.

Contemporaneamente si sono moltiplicati i contatti con realtà in mobilitazione in tutto il mondo, in modo particolare con gli Stati Uniti. Ai primi di settembre tutti i media americani non credevano possibile il successo di “Occupy Wall Street”. Ora le immagini degli accampamenti statunitensi hanno fatto il giro del mondo. Parallelamente, ispirandosi alle rivolte arabe e al 15M le piazze sono state occupate da cittadini in Israele, in Cile, negli USA e a Bruxelles.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Scuole italiane ancora poco internazionali

E’ uscito il terzo rapporto dell'Osservatorio nazionale sull'internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca realizzato da Ipsos per conto della Fondazione Intercultura (l'organizzazione che da quasi 60 anni organizza scambi culturali tra l'Italia e il resto del mondo) e della Fondazione Telecom Italia.
L'indagine ha rilevato, su un campione di 402 istituti, un indice di 'apertura' all'internazionalizzazione di 37/100. Un dato, questo, che tiene conto di diverse variabili tra cui l'adesione da parte degli istituti a programmi europei o internazionali, l'insegnamento extracurricolare di lingue straniere, il gemellaggio con altre città, la presenza di studenti appartenenti a gruppi linguisitici diversi. Tutto considerato, il rapporto rileva comunque che circa il 50% delle scuole ha partecipato ad almeno un programma internazionale.

Quasi 5000 gli studenti all'estero. Un indicatore preferenziale per l'elaborazione dell'indice, ma non l'unico, è rappresentato dalla mobilità degli studenti verso sedi straniere. Sono circa 4700 gli alunni delle scuole superiori che nel 2011 hanno scelto di trascorrere un periodo di studio all'estero, con un incremento del 34% rispetto ai 3300 di due anni fa, con forti squilibri tra le diverse aree del Paese. Una scelta, inoltre, che interessa quasi esclusivamente i licei e gli istituti di istruzione superiore. Molto più rari i casi che riguardano gli istituti tecnici e professionali. Tra le mete preferite, in testa i paesi anglofoni con Stati Uniti, Australia, Regno Unito.

Positive anche le valutazioni rispetto ai progetti di mobilità di gruppo, che coinvolgono cioè l'intera classe, e rispetto ai quali si verifica un insolito asse studenti-presidi. Ad esprimere un giudizio 'molto favorevole' a queste iniziative sono infatti - rispettivamente - il 59 e il 60% degli intervistati. Quasi sul fronte opposto, docenti e genitori, più scettici, con il 16 e il 29%.

Dall'indagine anche un quadro aggiornato sull'insegnamento delle lingue straniere nelle scuole superiori. Primo posto indiscusso per l'inglese, presente nel 100% degli istituti. Seguito, sul podio dal francese (57%) e dal tedesco (32%). New entry dell'indagine rispetto a due anni fa, il cinese, con un piccolo ma simbolico 1%. Il premio all'area più poliglotta del Paese spetta invece al Nord-ovest, dove nel 44% degli istituti vengono insegnate 3 o più lingue, dieci punti percentuali in più del Mezzogiorno.

Sulle ragioni che ostacolano il processo di internazionalizzazione presidi e docenti offrono spiegazioni diverse. Per i primi si tratta essenzialemente di un problema di mancanza di fondi e di impossibilità di ottenere finanziamenti (36%), in calo rispetto a due anni fa, ma i dirigenti lamentano anche una scarsa disponibilità da parte degli insegnanti (20%) e una difficoltà a coinvolgere le famiglie a causa della crisi economica in corso. Diverso il caso dei docenti, per i quali l'ostacolo principale ai programmi di internazionalizzazione è rappresentato dalla propria conoscenza della lingua staniera, ritenuta carente dal 75% di loro.

(Fonte: repubblica.it)

Il web sceglie il suo futuro

Si è tenuto il sesto Internet Governance Forum 1 (Igf 2) voluto dall'Onu per discutere del futuro della rete. A Nairobi, in Kenya, nella sede locale delle Nazioni Unite, si è discusso di mercato, democrazia e globalizzazione all'insegna dello slogan " Internet come catalizzatore del cambiamento: accesso, sviluppo, libertà e innovazione". La formula del forum è la stessa delle origini. Capi di stato, esperti, associazioni di volontari, difensori della privacy e della libertà d'espressione si incontrano sotto l'egida del Palazzo di vetro per individuare soluzioni comuni e condivise alla governance della rete ma senza obbligo di rispettarne le decisioni.

L'idea di un incontro annuale di tutti gli attori di Internet é nata a Tunisi nel 2005 ed è stata il capolavoro politico di Kofi Annan che ha messo d'accordo le diplomazie di mezzo mondo per superare i bellicosi tentativi dei paesi del Bric (Brasile, Russia, India e Cina) di sfilare agli Usa il controllo dell'Icann, l'autorità che si occupa di attribuire i nomi di dominio, la merce pregiata della rete.

A dispetto di quello che vorrebbero i suoi detrattori, che li reputano inconcludenti, proprio in questi incontri è maturata la decisione di limitare l'egemonia della lingua inglese per registrare e accedere ai siti Internet, quella di creare il dominio .XXX per i contenuti a luci rosse per tutelare gli utenti rispetto all'esposizione di contenuti pornografici, e la spinta all'adozione del nuovo protocollo di Internet, l'Ipv6, per aumentare esponenzialmente la scelta dei nomi di dominio. Tutti fatti che hanno un ovvio risvolto economico e geopolitico.

E tuttavia oggi é mutato il contesto che fa sfondo alla riunione del "parlamentino" di Internet. Dopo le rivolte arabe, gli scontri diplomatici sul controllo della rete, le nuove regole dell'Icann, niente sarà più come prima. Si è allargata la forbice tra gli stati che rivendicano il potere di "spegnere la rete" (tra questi a sorpresa ci sono gli Usa) e i cittadini che l'hanno usata per smobilitare regimi autoritari; gli Stati Uniti minacciano di bombardare con gli aerei i responsabili degli attacchi informatici alle sue infrastrutture (Russia e Cina); l'Icann mette in commercio i nomi propri come "apple", cioè "mela" per farne indirizzi a dominio da 180 mila dollari in su ipotecando pesantemente il diritto di ciascuno di vedersi riconosciuto un nome generico per i propri siti e servizi secondo una logica di esclusività, e altro ancora.

E’ proprio il ruolo svolto dal web nelle rivolte africane che preoccupa gli Stati autoritari.

Allo stesso modo non è un caso che il Consiglio dei Ministri del Consiglio d'Europa abbia deciso di adottare e diffondere venerdì scorso una serie di raccomandazioni decise fra giugno e settembre e già rinominate "10 principi per la tutela di Internet", volte a proteggere l'universalità, l'integrità e l'apertura della rete salvaguardando la libertà d'espressione e l'accesso all'informazione online 8.

In queste raccomandazioni, il Consiglio d'Europa cita i rischi di quelle forti concentrazioni sul mercato dei media che minacciano pluralismo, scelta e diversità dei contenuti, e sollecita gli Stati a individuare forme di autoregolamentazione condivise con gli utenti della rete e i nuovi media a rispettare le regole giornalistiche ma senza costrigerli a farlo.

In definitiva proprio le proposte fatte dagli italiani nel 2005 con la carta Tunisi Mon Amour di Fiorello Cortiana e Stefano Rodotà, poi diventata l'Internet Bill of Rights, scaricata dal governo italiano e adottata prima dal Brasile e poi fatta propria nei fondamenti in queste raccomandazioni del Consiglio d'Europa 9.

(Fonte: repubblica.it)

Cari amici di Egocreanet ,

proprio perche la Cina e' un Gigante economico e piu popolosa del
mondo intero, pertanto e' importante essere presenti con le nostre
idee e saperle esprimere bene e sostenerle benissimo nelle attivita in Cina di QAGI/EGOCREANET .
Infatti sappiamo che ad es se la Cina non investisse in una crescita economica e sociale rispettosa dell' ambiente, producendo su la energia pulita sarebbe un disastro per tutti noi.

Attualmente come e stato messo in evidenza alla recente conferenza di
Copenhagen gli investimenti della Cina nelle energie rinnovabili
sono secondi solo a quelli della Germania, infatti la Cina ha già
buone possibilità di diventare leader del principale mercato globale
delle energie rinnovabli nel prossimo del futuro.

Pertanto con le attivita culturali e scientifiche di QAGI
-EGOCREANET dovremo essere sinceramente convinti di poter essere
ottimi precursori della creativita sociale ed economica al fine di
dare un contributo anche piccolo ma sostanziale alla crescita mondiale
della societa di domani che e' quella che noi sosteniamo essere quella
della conoscenza condivisa.

http://www.puntocritico.net/2011/03/25/la-cina-cambia-marcia-nel-suo-svi...

Recentemente la Cina ha lanciato forti segnali di cambiamento che in
vero potranno contribuire a far avanzare il processo di sviluppo
secondo logiche di effettiva sostenibilita che potrebbero avere un
effetto positivo di indurre gli altri paesi nel Mondo ad impegnarsi
per un cambiamento sostanziale necessario al superamento dla crisi
della societa Industriale -meccanica. perseguendo i criteri dello
sviluppo del Millennio dell' ONU definiti come (MDGs) entro il 2015.

Possiamo davvero dare un contributo al cambiamento delle idee del
vecchio ed obsolescente sviluppo industriale -meccanico con le
attivita' e le proposte in CINA progettate da QAGI/EGOCREANET ,
..... ma quando ? prorio ORA !!!! PAOLO

La Cina sostiene il debito pubblico italiano

La Cina ha un grande interesse a che l'economia europea superi la crisi. Infatti per garantire i suoi ritorni essa sta differenziando gli investimenti: non solo con acquisizione di dollari, ma anche aumentando sempre più gli investimenti in euro. In secondo luogo perché la Cina é interessata alla tecnologia europea.
Per garantire la stabilità economica europea la Cina acquisisce i fondi sovrani, in particolare dell'Italia: pochi sanno che un 15% del debito dello stato italiano é acquisito dalla Cina stessa, sia perché l'economia italiana é interessante e per certi versi complementare essendo l'Italia la seconda potenza manifatturiera in Europa dopo la Germania, sia perché culturalmente i due paesi sono molto affini; basti pensare che come libro da capezzale il Presidente cinese legge i Pensieri di Marco Aurelio.

(Fonte: l'economista Marco Deaglio a Radio Radicale)

Wikileaks e la privacy dei politici

Senza nessun tentennamento i Pirati sono con Wikileaks, non con Assange , non personalizziamo, di lui ne parleremo in seguito. Personalmente sono convinto che l'accusa di stupro sia funzionale solo a farlo tacere e comunque confido nella giustizia e per il momento quella della Svezia mi pare sia fra le migliori. Quello che invece mi sgomenta è il silenzio di chi , a parole, chiede trasparenza e democrazia, l'ostinazione nel voler mantenere la “politica” nel fango, in una sorta di palude dove è prassi la falsità e l'ipocrisia. Wikileaks probabilmente non ha rivelato nulla che già non si sapesse o intuisse, se pur non apertamente di tutti gli argomenti che ha finora trattato se ne era già letto abbondantemente sulla stampa tradizionale, forse non è neppure giornalismo ma ha sollevato un interesse e paura enorme nelle “alte sfere”, si sono sentite vulnerabili, ha messo a “nudo il re”. Sono sinceramente indignato dalla pretesa di spazio privato da parte di una intera classe politica, se vogliono il privato che non facciano i politici, che non pretendano di rappresentare altri, di governarli. Ritengo sia fondamentale, una volta per tutte, asserire che chi gestisce la cosa pubblica deve offrire la massima trasparenza altrimenti ci saranno sempre angoli bui nella gestione della cosa pubblica. Coloro che decidono di “sacrificarsi” per il bene comune devono rinunciare alla minima privacy, sono pubblici anche quando si sottopongono alle analisi mediche, ho il diritto di sapere se colui che mi rappresenta è in salute o affetto dal morbo di Alzheimer, ci sono troppi "politici" che dimostrano nei loro comportamenti di esserne sofferenti, non si spiegherebbero, altrimenti, certe esternazioni e certi comportamenti. Rendiamoci conto che il cittadino deve sapere cosa pensa chi decide di “dedicarsi” alla gestione economica e politica del Paese quindi come si può invocare la privacy se si deve conoscenrne i pensieri? Mettiamo fine alle “campagne elettorali” basate su chi promette di più e mente sapendo di mentire. La riservatezza del politico sta tutta nel suo comportamento esemplare, trasparente e onesto, principalmente e assolutamente onesto, iniziamo col dir loro che se si vogliono dedicare agli altri non possono fingere di farlo, Wikileaks è solo l'inizio, non la fine, la trasparenza deve essere la prima regola di vita di chi si dedica alla “res pubblica”, di chi vuole migliorare la condizione di tutti e non solo la propria, non deve dare adito al minimo dubbio, insomma “anche la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto”. Wikileaks sta rendendo un servigio all'umanità, sta mettendo alla prova il primo emendamento della Costituzione americana, non si tratta di violare la privacy ma di portare a conoscenza dei cittadini ciò per cui i cittadini hanno pagato le tasse, una buona e onesta amministrazione della cosa pubblica, il bene comune.
Athos Gualazzi presidente Associazione Partito Pirata Italiano

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