immigrazione-emigrazione

Un milione di bimbi stranieri regolari in Italia

Nelle scuole dell'infanzia l'8,4% dei bambini stranieri è nato in Italia, afferma il workshop "Nessun Luogo è lontano", che si è svolto alla Camera dei Deputati su "Immigrazione e diritti di cittadinanza". Ci sono contesti, quartieri e comuni in cui la presenza straniera ha raggiunto picchi davvero significativi. Quartieri romani, come il I o il XX Municipio, attestano che si sta parlando di una realtà migratoria che ha un'incidenza del 20% sulla popolazione, così come avviene in comuni tra i 15 e i 25 mila abitanti, quali Rovato (Brescia), Lonigo (Vicenza), Castiglione delle Stiviere (Mantova). In altri comuni più piccoli, tra i 5 e i 15mila abitanti, l'incidenza supera il 25%. si tratta di Baranzate (Milano), Verdellino (Bergamo), Porto Recanati (Macerata) e altri nella Lombardia, in Emilia Romagna, nella Toscana e perfino in Sicilia (Acate in provincia di Ragusa). Nel comune di Airole (Imperia), che ha meno di 500 abitanti, ogni 10 residenti 3 sono stranieri. La dimensione quantitativa ha la sua importanza, tanto più quando ad essa si unisce quella qualitativa. Tra i circa 5 milioni di stranieri regolari presenti in Italia, poco meno di un quinto é costituito dai minori (993.238). A questo si aggiunge un'altra nota qualitativa non indifferente: circa 650 mila sono nati in Italia. "Trattandosi per la quasi totalità di minori - afferma Pittau -, ciò significa che questi nei due terzi dei casi sono nati in Italia, e la percentuale è anche più elevata se facciamo riferimento ai bambini della scuola d'infanzia (78,4%)". E la nascita in Italia sarà la tendenza che caratterizzerà sempre più il futuro. In effetti, nel 2010 sono nati in Italia 78.082 figli da entrambi i genitori stranieri. "Le famiglie con almeno un componente straniero incidevano solo per il 3,1% 2001 - puntualizza ancora Pittau - e ora hanno superato l'8% (oltre 2 milioni di nuclei). Una crescente quota di queste famiglie sono miste". Sempre secondo Pittau, un'altra nota qualitativa, utile a interpretare le statistiche, consiste nella constatazione che, quando gli immigrati non vi sono costretti, non tendono - salvo un ristretto numero di casi particolari - a ritornare nei loro paesi di origine, dove la situazione è ben peggiore di quella italiana. Il ritorno obbligato si è verificato per oltre 600 mila cittadini non comunitari, che nel corso del 2010 hanno visto scadere il loro permesso di soggiorno senza poterlo più rinnovare: poiché un terzo di questi permessi era stato concesso per motivi familiari, in questo rimpatrio fallimentare sono stati coinvolti anche molti minori. Invece, i cittadini stranieri che si sono cancellati dall'anagrafe sono stati nel 2010 solo 32.817.
(Elaborazione da Well/ Dire)

Stranieri in Italia: oltre 600 mila permessi di soggiorno persi per la crisi

Si fermano sulla soglia dei 5 milioni gli immigrati in Italia: erano 4 milioni e 919 mila all’inizio del 2010, sono 4.968.000 all’inizio del 2011. A fotografare quanti sono, ma anche chi sono e qual è il loro apporto all’Italia, è il Dossier Immigrazione Caritas/Migrantes, presentato oggi a Roma, giunto alla ventunesima edizione.
Si è determinato una notevole rotazione, che ha coinvolto 600 mila persone, che, pur venute per insediarsi in Italia, hanno perso il permesso di soggiorno e sono stati costretti o ad andar via o a mimetizzarsi tra le pieghe del lavoro nero: 398.136 permessi rilasciati per lavoro subordinato, 49.633 per lavoro autonomo, 220.622 per motivi di famiglia e 16.022 in attesa di occupazione. Dei 2.637.431 permessi, che erano in vigore al 31 dicembre 2009, a distanza di un anno un quarto è venuto meno.
Sul fronte del lavoro nel 2010 si è fatta sentire la crisi: gli immigrati sono arrivati a incidere per un quinto sui disoccupati. E per la prima volta è diminuito il volume delle rimesse inviate nei paesi d’origine: -2,6%. Ma dall’altra non si è fermata la loro capacità imprenditoriale: 20 mila aziende in più nel 2010, il totale è 228.540. Gli occupati sono 2 milioni.
Insediamento stabile. Al di là della crisi, il rapporto dà anche molti indicatori di un insediamento sempre più stabile e diffuso. Tra il 1996 e il 2009 sono stati 257.762 i matrimoni misti (21.357 nell’ultimo anno, 1 ogni 10 celebrati). Nel 2010 i casi di cittadinanza sono stati 66 mila. I minori figli di immigrati sono quasi 1 milione, ai quali si aggiungono si aggiungono 5.806 minori non accompagnati (senza contare i comunitari).

Fonte: redattoresociale.it

Immigrazione: il Ministero dell'Interno impedisce lo svolgimento del progetto "Presidium" che finanzia

L'organizzazione Save the Children, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) - che dal 2006 operano come partner nell'ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell'Interno- hanno espresso la propria viva preoccupazione per non aver potuto incontrare i 150 migranti sbarcati a Bari dopo essere stati intercettati a largo delle coste pugliesi.
La richiesta di incontro con i migranti era finalizzata all'individuazione di soggetti particolarmente vulnerabili, come minori erroneamente riconosciuti maggiorenni o richiedenti protezione internazionale.
"La situazione -scrivono le ong in un comunicato- risulta inoltre particolarmente grave considerando che, in base alle testimonianze rese da cinque migranti non rimpatriati e trasferiti nel Cie di Bari, la quasi totalità del gruppo sembrerebbe appartenere alla minoranza copta. Non è la prima volta che accadono episodi di questo genere." Infatti nel corso dell'ultimo anno alle organizzazioni del progetto Praesidium sarebbe stato "sistematicamente negato l'accesso ai migranti provenienti dall'Egitto che sbarcano in Puglia, Calabria e Sicilia".

L'Unhcr, l'Oim, e Save the Children operano in Puglia con l'obiettivo di fornire informazioni e orientamento a coloro che arrivano via mare, individuare gruppi vulnerabili quali richiedenti asilo, minori non accompagnati e vittime di tratta e di rafforzare le capacità di accoglienza."Il mancato accesso ai 150 migranti -dicono- risulta quindi non conforme alle modalità operative dello stesso progetto".

Fonte: unchr.org

Scuola: crescono gli studenti di origine straniera, ma nati in Italia

Il numero di studenti stranieri nelle scuole italiane è ancora in crescita, nel 2010/2011 sono 37.454 in più rispetto all'anno scolastico precedente. Ma si tratta di una crescita più contenuta rispetto al passato: fino al 2009 c'erano incrementi di circa 60/70mila alunni all'anno. Aumenta invece sensibilmente il numero degli studenti di cittadinanza straniera nati in Italia, i cosiddetti G2: nell'anno scolastico 2009/2010 sono infatti 263.524, pari al 39,12% di tutti gli studenti stranieri con un aumento del 13,1% rispetto all’anno precedente. Scuola dell'infanzia ed elementari accolgono la stragrande maggioranza dei G2: circa l'80%. La popolazione scolastica straniera sta diventando quindi sempre più "made in Italy", tanto che nel 2009/2010 i nuovi entrati sono 44.232 di cui soltanto 13.711 provenienti direttamente dall’estero.

Fonte: redattoresociale.it

Rapporto Svimez 2011: al sud il 65% dei giovani non lavora, riparte l'emigrazione

Dal rapporto Svimez 2011 sulle regioni del Sud emerge un quadro drammatico che vede il Mezzogiorno allontanarsi sempre più dal resto d'Italia: riparte l'emigrazione, il tasso di disoccupazione reale è del 25%, meno di un giovane su tre ha un lavoro e tre donne su quattro stanno a casa. E' il ritratto di una fetta d'Italia a rischio "tsunami demografico", come denuncia l'associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno, che nel 2050 vedrà gli over 75 crescere di dieci punti percentuali e i giovani scendere da 7 a meno di 5 milioni e del 25% già entro i prossimi vent'anni. La scarsa natalità, l'assenza di lavoro che causa bassa attrazione di stranieri e massiccia emigrazione verso il Centro-Nord e l'estero, rischiano insomma di trasformare il Mezzogiorno da qui ai prossimi 40 anni in un'area spopolata, sempre più anziana e dipendente dal resto del Paese.

In particolare i numeri della disoccupazione sono impietosi. Dei 533mila posti di lavoro persi in Italia tra il 2008 e il 2010, ben 281mila sono nel Mezzogiorno. Nel Sud, dunque, pur essendo presenti meno del 30% degli occupati italiani, si concentra il 60% delle perdite di lavoro causate dalla crisi. E se i padri vengono messi alla porta dal mondo del lavoro, i figli non riescono neppure ad entrarvi. Il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è sceso nel 2010 al 31,7% (nel 2009 era del 33,3%): praticamente, meno di un giovane su tre ha un impiego. Condizione drammatica anche per le giovani donne, il cui tasso di occupazione nel 2010 ha toccato quota 23,3%, 25 punti in meno rispetto al Nord del Paese (56,5%): di fatto, tre su quattro non hanno lavoro.

Brutte notizie per il Meridione arrivano anche dalla manovra di bilancio. Secondo Svimez, l'effetto cumulato delle manovre 2010 e 2011 dovrebbe pesare in termini di quota sul pil 6,4 punti al Sud e 4,8 punti sul Pil del Nord.
Secondo Svimez, nei prossimi venti anni il Mezzogiorno perderà quasi un giovane su quattro, mentre nel Centro-Nord oltre un giovane su cinque sarà straniero. Nel 2050 gli under 30 al Sud passeranno dagli attuali 7 milioni a meno di 5, mentre nel Centro-Nord saranno sopra gli 11 milioni. A quella data, inoltre, ci sarà il sorpasso: la quota di over 75 sulla popolazione complessiva passerà al Sud dall'attuale 8,3% al 18,4% nel 2050, superando il Centro-Nord dove raggiungerà il 16,5%.

Fonte: dirittisociali.org

Quest'estate il 15% dei nuovi assunti parlerà straniero

Sono 24.405 i futuri assunti stranieri nelle aziende italiane previsti tra luglio e settembre 2011 e coprono il 15% delle assunzioni complessive. Essi verranno in prevalenza impiegati nei servizi turistici, come alloggio e ristorazione (quasi 7mila assunzioni), e verranno inoltre richiesti profili non qualificati nei servizi di pulizia (quasi 4mila assunzioni). Ferrara, Pavia, e Pesaro - Urbino le province con il maggior peso di assunti stranieri rispetto al totale delle assunzioni previste, con incidenze pari, rispettivamente, a 28,5%, 28,5% e 28,2%. Questi i principali risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa che ha analizzato i dati Excelsior-Unioncamere sulle previsioni di assunzione da parte delle imprese da luglio a settembre del 2011.

Fonte: www.fondazioneleonemoressa.org

Un ombrellone per il riposo degli ambulanti sulla spiaggia di Pisa

I venditori ambulanti potranno usufruire di trenta minuti di ombra gratis sotto l’ombrellone durante le loro vendite in spiaggia. E’ la possibilità offerta dallo stabilimento balneare Vittoria a Marina di Pisa. “Ombrellone del viandante” è stato battezzato da Alessandro Cordoni, il titolare dello stabilimento, un ombrellone non soltanto al servizio degli immigrati ambulanti ma anche degli anziani. L’ombrellone, per essere comprensibile a tutti gli stranieri, avrà le indicazioni scritte in varie lingue e i colori arcobaleno della pace.
“Oltre ad andare incontro a quanto prescrive l’ordinanza per gli stabilimenti balneari che prevede il libero accesso al mare per tutti - fa notare Cordoni sulle pagine de Il Tirreno - l’iniziativa ha risolto il problema della presenza degli ambulanti sotto gli ombrelloni dei clienti dello stabilimento. Stanchi di camminare sotto il sole, i venditori di colore sono soliti sedersi sulle sdraio dei bagni, con inevitabili proteste da parte dei clienti. Ora al Vittoria il problema è superato”.
La notizia, sta riscuotendo grande successo e Sergio Sighieri, presidente provinciale di Fiba Confesercenti, federazione di categoria, ritiene che questa iniziativa abbia valore. E meriti di essere esportata oltre i confini del litorale pisano.

Fonte: redattoresociale.it

Immigrazione, cittadinanza e diritto al voto: ecco la proposta di legge popolare

Introduzione del principio dello jus soli, cittadinanza italiana a chi è nato in Italia e possibilità di acquisirla da maggiorenne per chi vi è entrato entro il decimo anno di vita; diritto di voto per gli stranieri dopo cinque anni di soggiorno e per le elezioni degli enti locali (comuni, province e regioni), cittadinanza come diritto e maggiori competenze ai sindaci. Sono i punti qualificanti della campagna per i diritti di cittadinanza e il diritto di voto per le persone di origine straniera lanciata da 19 organizzazioni della società civile raccolte sotto il logo “L’Italia sono anch’io”.

Oggi nel nostro Paese vivono oltre 5 milioni di persone di origine straniera. Molti di loro sono bambini e ragazzi nati o cresciuti qui, che tuttavia solo al compimento del diciottesimo anno di età si vedono riconosciuta la possibilità di ottenere la cittadinanza, iniziando nella maggior parte dei casi un lungo percorso burocratico. Questo genera disuguaglianze e ingiustizie, limita la possibilità di una piena integrazione, disattende il dettato costituzionale (art. 3) che stabilisce l’uguaglianza tra le persone e impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento. I promotori della campagna si propongono allora di contribuire a rimuovere questi ostacoli, attraverso un’azione di sensibilizzazione che inizia ora, ma soprattutto attraverso la modifica dell’attuale legislazione che codifica le disuguaglianze. Per questo, dall’autunno 2011 promuoveranno la raccolta di firme per due leggi di iniziativa popolare, una di riforma dell’attuale normativa sulla cittadinanza, l’altra sul diritto di voto alle elezioni amministrative.

Fonte: http://www.litaliasonoanchio.it/

Unicef e Oim: identificati molti minori non accompagnati fuggiti dalla Libia verso la Tunisia

I minori non accompagnati e i bambini migranti separati dai loro genitori sono i principali soggetti a rischio di abuso, sfruttamento e violenza. Molti di loro negli scorsi mesi hanno cercato protezione nei campi per migranti posti lungo la frontiera tra Tunisia e Libia.

L’Unicef, che opera al confine con il supporto dello staff dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) riferisce che dall’inizio della crisi libica sono stati identificati 150 bambini che come tanti altri migranti sono fuggiti dalle violenze riversandosi nei paesi limitrofi.

Questi dati non sono che la punta dell’iceberg, poiché nelle prime settimane del conflitto non è stato possibile registrare in modo sistematico l’enorme afflusso di migranti provenienti dalla Libia. Di conseguenza, la presenza di molti bambini non è stata regolarmente registrata e documentata.

Molti dei minori non accompagnati presenti nei tre campi del confine tra Tunisia e Libia sono ragazzi tra i 15 e i 17 anni provenienti da piccoli villaggi vicini al confine libico con Ciad e Niger. Altri invece sono minori di origine maliana, ivoriana, ghanese, etiope e sudanese. Tutte le loro famiglie vivono in condizioni di indigenza, impiegate in lavori agricoli o titolari di piccolissime attività commerciali.

Alcuni bambini somali ed eritrei bisognosi di protezione internazionale sono stati segnalati all’Unchr (Alto Commissariato Onu per i Rifugiati).

I bambini, mandati in Libia da genitori e parenti per poter inviare soldi a casa, avevano lavoretti occasionali o erano impiegati da famiglie e da imprese di costruzione.

Il team dell’OIM presente a Ras Adjir, il principale punto d’accesso alla Tunisia, riferisce che i minori non accompagnati sono tra i soggetti più vulnerabili perché per diversi anni hanno dovuto sopportare il peso di mantenere economicamente intere famiglie dell’Africa rurale afflitte da condizioni di estrema povertà. Queste famiglie continuano a dipendere completamente dal denaro inviato a casa dai ragazzi.

All’interno del gruppo sono inoltre state identificate alcune ragazze vittime di tratta originarie dell’Africa occidentale che sono apparentemente arrivate nel paese per studiare e lavorare, ma che alla fine sono finite in un giro di prostituzione.

Fonte: oim.org

I paesi in via di sviluppo accolgono l'80% dei rifugiati

Secondo il rapporto statistico annuale dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), " Global Trend" pubblicato il 20 giugno, i 4/5 dei rifugiati nel mondo sono accolti dai paesi in via di sviluppo. Primi in classifica Pakistan, Iran e Siria che ospitano rispettivamente 1,9 milioni, 1,1 milione e 1 milione di persone. Secondo i dati forniti dal rapporto, che non considera gli spostamenti del 2011 da Libia, Costa d'Avorio e Siria, le persone costrette alla fuga nel 2010 sono state 43.7 milioni, di cui: 15.4 milioni di rifugiati (10.55 milioni sotto mandato dell'UNHCR e 4.82 milioni di competenze dell'UNRWA, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi), 27.5 milioni di sfollati interni a causa di conflitti, e circa 850 mila richiedenti asilo, un quinto dei quali in Sud Africa. Il dato preoccupante è quello dei minori: 15.500 domande di asilo presentate da ragazzi non accompagnati o separati, per la maggior parte somali o afghani presentate nel 2010. E l'Italia? A dispetto della tanto sbandierata emergenza immigrazione, il Bel paese con 56 mila rifugiati presenta cifre contenute sia in termini assoluti che relativi. In Danimarca, Paesi Bassi e Svezia i rifugiati sono tra i 3 e i 9 ogni 1.000 abitanti, in Germania oltre 7, nel Regno Unito quasi 4. mentre in Italia meno di 1 ogni 1.000 abitanti. Il rapporto, inoltre, sottolinea come al prolungarsi di molti dei principali conflitti internazionali odierni, circa 7.2 milioni di rifugiati, si trovino in una situazione di esilio protratto (da più di 5 anni), cifra più alta dal 2001. Record anche per gli sfollati interni. Nonostante nel 2010 più di 2.9 milioni di persone hanno fatto ritorno nelle proprie aree di origine (Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Kyrgyzstan), il numero di sfollati nel mondo - 27,5 milioni - è il più alto negli ultimi dieci anni. Più complesso è, invece, quantificare il numero degli apolidi in costante aumento dal 2004. Nel 2010 erano circa la metà (3,5 milioni) di quelli del 2009, ma tale dato è dovuto soprattutto al cambio di metodologia di alcuni stati sulla rilevazione dei numeri. Stime non ufficiali hanno calcolato un numero vicino a 12 milioni. Il prossimo agosto l'Unhcr lancerà una campagna mondiale per porre l'attenzione sulla situazione degli apolidi nel mondo, accelerando l'azione di aiuto nei loro confronti.

Fonte: www.dirittisociali.org

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