lavoro

Le trasformazioni del lavoro contemporaneo

Le trasformazioni del lavoro che caratterizzano la nostra epoca di transizione tra la società industriale e la società della conoscenza non permettono piu' di considerare il lavoro come un mercato dove la forza lavoro può essere comprata e venduta come una qualsiasi altra merce dove la domanda ed l'offerta di lavoro si autoregola in un libero mercato della totale mercificazione. (1)
Il mercato del lavoro durante l' epoca della industrializzazione meccanica è stato equiparato a tutti gli altri mercati di merci e cio è stato possibile quando il lavoro operaio della produzione materiale in fabbrica era parcellizzato in semplici e ripetive funzioni per adattare l'uomo alla macchina, mentre il lavoro intellettuale era suddiviso fin dalla sua formazione in professioni specialistiche di indole disciplinare.
La crisi epocale che stiamo vivendo, indica che tale struttura del lavoro che è stata quella propria della società industrale oggi non è piu consona a una nuova strategia di sviluppo della società della conoscenza condivisa,
Infatti la riorganizzazione del lavoro ed e il suo management trans-disciplinare assume oggigiorno una grande rilevanza per dare vita alle nuove aspettative del tipo di sviluppo sociale e culturale, nel quale in tutta evidenza la forza lavoro assume un valore elevato come capitale umano, capace di realizzare una ampia co-operazione sociale tra le diverse tipologie di lavoro.
Tale insieme di condivisione e di coordinamento tra diverse forme di lavoro è ciò che nella prassi contemporanea avviene, nella riorganizzazione del lavoro e delle professioni nel quadro delle reti tra ricerca ed impresa. E' auto-evidente che tale riorganozzazione del lavoro in funzione della sostenibilità dello sviluppo territoriale non può più essere riprodotta e scambiata come nel mercato avviene per singole merci.
Infatti nelle economia della conoscenza la formazione del lavoro, la sua ri-organizzazione ed il suo rinnovo, rappresentano la risorsa economica più preziosa per la società della conoscenza, in quanto rispetto alla società industriale, la società della conoscenza ricerca nuovi criteri di sostenibilità dello sviluppo sulla base di un rinnovato rapporto "eco-economico", che per attuarsi necessita di modificare il rapporto tra la trasformazione della risorse materiali ed il cambiamento integrato e collaborativo delle risorse culturali ed umane.
Pertanto nella futura società della conoscenza la forza lavoro non è piu interpretabile come una merce anonima composta da singoli individui in competizione tra di loro, in quanto il lavoro non appartiene più a quella modalità di sviluppo industriale che ha favorito la mercificazione "integrale” della economia. Infatti il lavoro della società della conoscenza necessita prioritariamente di riorganizzarsi come una rete di relazioni economiche e sociali capaci di interpretare ed agire nella costruzione di nuove sostenibilità dello sviluppo su base territoriale proprio per affrontare unitariamente le sfide della globalizzazione del mercato finanziario e degli scambi commerciali.
La vecchia struttura del mercato del lavoro parcellizzato e specialistico è stata fondata nell'era industriale basandola su sistemi di disuguaglianza sociale ed economica per dar luogo alla formazione di differenti classi occupazionali con diverso status sociale ( classe operaia, impiegati nei servizi, imprenditori, ricercatori, professionisti ecc) ; oggi tali distinzioni nell' ambito di una ristrutturazione della forza lavoro non sono piu agibili come quando il lavoro veniva formato e suddiviso per la vendita nel tradizionale mercato del lavoro.
Nella società della conoscenza le scelte lavorative debbono essere ricollocate e situate e riconvertite in una trama di condivisione delle scelte di sviluppo territoriale fondate su un rafforzamento delle relazioni sociali tra lavoratori e su reti di collaborazione di ampi contesti di ricerca e sviluppo, che possono assumere la forma organizzativa di "future factories" basati su modelli di open innovation e di management integrato tra impresa e ricerca. (2)
In tale contesto il lavoro non può piu' considerarsi mercato che auto-regola i suoi ricorrenti squilibri tra domanda ed offerta, perchè il lavoro stesso diviene la più preziosa istituzione sociale, come ha da tempo pronosticato la costituzione della Repubblica Italiana fondata sul lavoro; infatti nella attuale epoca storica il lavoro sociale dovrà
divenire un sistema complesso di sinergie innovative che saranno orientate da norme condivise e da principi di equità salariale che permettano una ampa flessibilità della riorganizzazione delle strategie di occupazione e di costruzione di reti sociali ed economiche innovative nei vari territori Regonali.

(1) - La Economia del Lusso :
http://www.wbabin.net/Science-Journals/Essays-Ecology%20-%20Life/Social%...
(2)- Tuscany Nano-factory : http://tnf-egocreanet.blogspot.com/2011/05/tuscany-nanofactory-premesse....

Donne escluse dal lavoro: meno 7 punti di Pil

Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d'Italia aprendo i lavori del convegno su «Crescita economica, equità, uguaglianza: il ruolo delle donne» organizzato dalla Banca, prendendo spunto dal Rapporto 2012 «sull'uguaglianza di genere e sviluppo» elaborato dalla Banca Mondiale e da una serie di studi e ricerche condotti dagli economisti dell'Istituto ci fa sapere che nel confronto internazionale la donna italiana, quanto a parità con gli uomini, non fa una bella figura. «L'Italia nelle classifiche mondiali è al 74° posto su 134, «fanno meglio di noi tutti i Paesi europei, peggio solo il Giappone tra le maggiori economie industrializzate».
Se si guarda ad altre voci del confronto col resto del mondo l'Italia ha una posizione un poco migliore per quanto riguarda l'istruzione - 49° posto - e decisamente peggiore se si guarda alla partecipazione della donna all'economia. Che vuole dire lavoro e occupazione: nel 2010 era occupato il 46,1% delle donne tra 15 e 64 anni, contro il 67,7% degli uomini. «Il divario è particolarmente pronunciato nel Mezzogiorno, dove solo tre donne su 10 lavorano».
Il dato preoccupa se si guarda alla crescita che è bassa anche perché il paese non utilizza appieno le risorse dei giovani e delle donne. La Banca d'Italia ha calcolato che se il Paese riuscisse a centrare l'obiettivo di Lisbona dell'occupazione femminile al 60% il Prodotto interno lordo crescerebbe del 7%.

(Fonte: repubblica.it)

Come valorizzare il proprio profilo professionale in rete

In generale è necessario tenere sempre in maggiore considerazione quello che si fa online.
Cipriano Moneta, fino a poco tempo fa country Manager per l'Italia di Xing, business social network di proprietà del gruppo tedesco Xing Ag, per esprimere il concetto si serve della nozione di capitale sociale: «E' la rete di contatti di natura professionale. Sono i cosiddetti legami deboli basati sulla logica dello scambio, ma che sono decisivi nella propria crescita lavorativa. Ecco perché diventa fondamentale osservare tutti i comportamenti di bon-ton tipici della vita off line, evitando richieste che possono essere percepite come inopportune».
Segnala Eckstein (LinkedIn) l'importanza della foto: «Alle persone piace dare un volto ai nomi, quindi l'immagine va selezionata con cura. Evitando nella stesura del profilo errori di ortografia, aggiornandolo costantemente e facendo trasparire anche la propria personalità».
Spesso sui social network si configura un equivoco «Più contatti ho, meglio è per la mia immagine», che trae in inganno molti che affidano al web 2.0 le speranze di crescita professionale. Sbagliato. «Negli studi sociali il cosiddetto numero di Dunbar segnala come sia possibile “gestire” al meglio non più di 150 contatti. Superata questa soglia l'interlocutore ha la sensazione che il nostro profilo possa essere maggiormente assimilato a una fan-page aziendale, e che quindi di personale e di emozionale ci sia davvero poco».
Moneta sollecita la selettività. Nei collegamenti, soprattutto, «spiegando anche a chi ci chiede l'amicizia (per traslazione da Facebook, ndr) il perché gliela stiamo negando. E partecipando anche ai forum di discussione su temi in cui siamo ferrati per dimostrare le nostre competenze».
Per essere a conoscenza di quello che il mercato del lavoro offre è importante attivare gli alert. Cioè compilando i campi relativi al proprio settore professionale, in modo da essere avvisati in caso di una nuova offerta lavorativa.

(Fonte: corriere.it)

Il lavoro al tempo della crisi: ecco le professioni che soffrono di più

Nell'Unione europea, cinque milioni di persone hanno perso il lavoro tra il secondo trimestre del 2008 e lo stesso periodo del 2010. In generale, a subire di più le conseguenze negative sono stati i giovani, gli uomini, chi fa lavori con uno stipendio "medio" piuttosto di chi guadagna molto o molto poco. Sono questi, in sintesi, i risultati dello studio relazione "Cambiamenti nella struttura del lavoro in Europa nel periodo della grande recessione" realizzato dall'Osservatorio delle professioni in Europa attivo presso Eurofound, la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che ha utilizzato i dati ottenuti dalla precedente indagine sulla forza lavoro per descrivere gli effetti provocati dalla recessione sulla struttura dell'occupazione in termini di settori e professione nella Ue a 27.

Nel dettaglio, la relazione evidenzia come, anche durante la crisi, i posti di lavoro destinati ai titoli di studio più elevati sono aumentati del 2% annuo.
Se queste conclusioni sono valide praticamente per tutti i Paesi europei, in Italia la situazione è diversa. Da noi, infatti, durante la "grande recessione" è aumentato il numero di posti di lavoro con i livelli di occupazione più bassi e, dall'altra parte della scala, si è avuta una diminuzione delle occupazioni per chi guadagna di più (un fenomeno che non è stato registrato neppure negli Stati in cui la crisi si è fatta sentire con maggiore violenza). Questa situazione, secondo Eurofound, può essere legata ai tagli fatti nell'amministrazione pubblica e nell'istruzione.

Per quanto riguarda l'andamento delle singole professioni, secondo lo studio quelle che hanno sofferto di più durante la crisi sono state:

* commercianti all'ingrosso nel settore agricolo e della pesca (-80,9%);
* attività di costruzione, minatori, operatori del manifatturiero e dei trasporti (tra -47,8% e -21,4%);
* manager privati (-40,8%);
* fisici, matematici e ingegneri (-36,2%);
* operatori di macchina e assemblatori (-27,8% nel settore dei metalli, -23,2% nel settore dell'abbigliamento);
* operai specializzati nelle costruzioni e nell'estrazione nell'ambito dell'ingegneria civile (-20,2%);
* costruzioni di mobili (-16,8%);
* impiegati d'ufficio specializzati in attività di costruzione (-15,7%);
* altri operai del settore dell'abbigliamento (-15,1%);
* autisti e conduttori di piattaforme mobili (-14,9%);
* impiegati nel settore del customer service (-13,6%);
* operai del settore edile, con cali tra il 10 e il 13% a seconda del tipo di attività;
* impiegati d'ufficio (-10,4%);
* operai del settore metallurgico e altri lavori affini (-8,5%);
* impiegati d'ufficio nel settore del commercio al dettaglio (-8%).
* servizi legati al settore sanitario (-3,9%);
* commercianti al dettaglio, esclusi quelli di auto e motocicli (-1,8%);

Fonte: yahoo notizie

Aumenta la cassa integrazione: 470mila lavoratori a zero ore

Torna a crescere la cassa integrazione. La richiesta di ore è cresciuta di circa il 50% rispetto ad agosto "azzerando la riduzione registrata nei tre mesi precedenti e mettendo a segno la quarta richiesta più alta dell'anno in corso". E' quanto si rileva nelle elaborazioni della Cgil, a cura dell'osservatorio cig del dipartimento settori produttivi. Uno studio dove si evidenzia come, parallelamente alla cig, cresca anche il numero di aziende in cassa integrazione straordinaria di circa l'8% da inizio mese sui primi nove mesi dello scorso anno, "per motivi legati strettamente alla crisi economica", e dove si confermano essere 470 mila i lavoratori in cig a zero ore che hanno perso nel loro reddito oltre 2,8 miliardi di euro, pari a circa 6 mila euro per ogni singolo lavoratore.
Entrando nel dettaglio del rapporto di Corso d'Italia, le ore di cig registrate lo scorso mese sono state 83.563.081 con un aumento del +47,25% su agosto. Un dato che porta il totale delle ore di cassa da inizio anno a 732.149.517 per un -20,91% sui primi nove mesi del 2010. Nello specifico la cassa integrazione ordinaria (cigo) a settembre aumenta sul mese precedente del +193,17% per 21.020.179 ore. Da inizio anno il monte ore è pari a 166.958.640 con una variazione tendenziale del -39,44%. Anche la cassa integrazione straordinaria (cigs) a settembre aumenta su agosto del +32,10% per un totale di 33.703.819 ore.

(Fonte: repubblica.it)

Disoccupazione: quello che i dati Istat non dicono

La cosa che colpisce nei dati dell'Istat sull'occupazione e disoccupazione nel mese di agosto, sono i numeri assoluti: sebbene siano statistiche sempre un pò approssimative per ovvie ragioni, l'Istat comunica che ad Agosto ci sono 36 mila disoccupati in meno rispetto a luglio e 23 mila occupati in più.
Questo significa che mancano all'appello 13 mila disoccupati che non sono diventati occupati e quindi, semplicemente, sono persone che non si sono più iscritte alla disoccupazione.

La statistica sulla disoccupazione si fa contando le persone che si iscrivono all'ufficio di collocamento, per cui paradossalmente se un giovane disoccupato o un adulto disoccupato, come si dice normalmente "si scoraggia" e non si iscrive più all'ufficio di collocamento, viene tolto dal computo dei disoccupati e provoca questa illusione statistica sulla base della quale poi le agenzie di stampa danno la notizia che la disoccupazione è calata.

Fonte: cadoinpiedi.it

Ripresa ciclica e discontinuità strutturali nel sistema delle imprese

Il rapporto annuale 2010 dell’ISTAT che si allega come articolo illustra le dinamiche economiche delle imprese italiane tra crisi, aumento della disoccupazione e andamento ciclico dell’economia.

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Entro settembre via libera a riforma apprendistato. In che consiste

Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo per la riforma dell'apprendistato che "si appresta a diventare il canale tipico di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro". La riforma prevede che il contratto di apprendistato, sia “a tempo indeterminato con finalità formative e occupazionali. Ed è importante che questo tipo di definizione sia stata condivisa da tutti gli attori sociali". In definitiva il testo disciplina quattro ipotesi di apprendistato: quello per la qualifica e il diploma professionale per gli under 25 con la possibilità di acquisire un titolo di studio in ambiente di lavoro; l'apprendistato di mestiere per i giovani tra i 18 e i 29 anni che potranno apprendere un mestiere o una professione in ambiente di lavoro; l'apprendistato di alta formazione e ricerca per conseguire titoli di studio specialistici, universitari e post-universitari e per la formazione di giovani ricercatori per il settore privato; l'apprendistato per la riqualificazione di lavoratori in mobilità espulsi da processi produttivi. Il testo è stato accolto positivamente dai sindacati. Di scelta "totalmente iniqua", invece, parla la Confcommercio: "Questa decisione dimostra come siano state marginalizzate le esigenze di gestione delle imprese del nostro settore, in questo modo non si risponde ai problemi del Paese, del lavoro e delle imprese del terziario".

(Fonte: il riformista.it)

Mercato del lavoro più debole, minore qualità dell’occupazione

Mercato del lavoro più debole, minore qualità dell’occupazione

L’impatto della crisi economica sul mercato del lavoro è stato molto forte, sia in Italia sia nell’Unione europea. Il capitolo presenta innanzitutto un bilancio delle conseguenze della crisi in termini di riduzione degli orari di lavoro e caduta dell’occupazione, identificando i settori più colpiti e i soggetti sociali coinvolti.

Il capitolo allegato é estratto dal Rapporto Annuale 2010 dell'ISTAT

7 studenti su 10 preoccupati per la presenza della criminalità nel Lazio

"Sette studenti su 10 ritengono la presenza della mafia nel Lazio un fenomeno preoccupante. Più della metà degli studenti ritiene l'estorsione tra le principali attività della criminalità organizzata. Il 46% degli studenti intervistati dichiara inoltre disinteresse o disgusto per la politica”. Così sostiene l’indagine sulla percezione del fenomeno mafioso tra gli studenti del Lazio, realizzata nell'ambito del Bando 2010 del Consiglio Regionale del lazio. "Il campione dell'indagine si basa su interviste di 1.420 studenti di 51 istituti sul territorio laziale - si legge nel comunicato - Uno studente su 10 dichiara di giocare puntando soldi (per es. a carte o ai video poker) quasi tutti i giorni o almeno una volta a settimana e uno studente su 5 una o due volte al mese. Per il 44,7% degli studenti intervistati, per trovare lavoro serve essere raccomandato o avere conoscenze politiche o una famiglia influente. Per il 46,7% le persone sono spinte ad entrare nelle fila della mafia da difficoltà economiche e di lavoro, circa i due terzi dichiarano un sano atteggiamento di responsabilità collettiva nel contrasto alla mafia (il 59,2% dichiara che “tutti noi dobbiamo impegnarci per combatterla”), altri lasciano meno spazio al distacco ('E' qualcosa da evitare con attenzione') o alla rassegnazione ('E' qualcosa con cui dobbiamo convivere perché non si può eliminare'). (Elaborazione da DIRE - Notiziario Minori

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