manifestazioni

Manifestazioni di studenti in tutta Italia contro le politiche per l'istruzione del governo

Studenti in piazza in tutta Italia per protestare contro le politiche per l'istruzione del governo Berlusconi. L'Unione degli Studenti annuncia una novantina di cortei all'insegna dello slogan "Chi apre una scuola chiude una prigione".
Informano le associazioni studentesche: “Ai cortei - non mancherà la partecipazione anche di rappresentanze dei genitori, dei lavoratori della scuola e in particolare dei precari e degli studenti universitari. Oggi tutto il mondo della conoscenza è sotto attacco e serve un fronte comune per fermare i devastanti progetti di riforma che ora si rivolgono anche sull'università.La 133, i tagli agli organici e i provvedimenti sul riordino delle scuole superiori rappresentano il colpo finale al sistema pubblico di istruzione, il mutamento radicale della concezione del valore formativo e la messa in discussione definitiva dell'istruzione laica e pubblica. Alla 'riforma epocale' del ministro Gelmini, noi contrapponiamo 'L'AltraRiformà, un percorso nazionale di costruzione di un modello diverso di didattica, rappresentanza, autonomia, partecipazione che da mesi stiamo portando avanti nelle scuole".
A Roma il corteo partirà nella mattina da Piramide per raggiungere il Ministero di Viale Trastevere, a Milano la partenza è prevista in largo Cairoli mentre a Napoli gli studenti si danno appuntamento piazza Garibaldi. L'UdS fa sapere che non mancheranno azioni creative e di visibilità in tutti i cortei.

(Fonte: estratto da ansa.it)

L'Aquila, perchè protestano: dopo l'emergenza, i soldi sono finiti. Ma la città è ancora tutta da ricostruire

A un anno e tre mesi dal terremoto, gli aquilani vivono nei villaggi costruiti per l'emergenza intorno alla loro città (le new town), oppure in alberghi o case in affitto in diverse località dell'Abruzzo. Il centro storico dell'Acquila è ancora distrutto, blindato e non ci sono i fondi per ricostruirlo. Sono finiti anche i soldi per i puntellamenti degli edifici artistici: sono 1.800 quelli danneggiati, tra cui ben 800 chiese, un danno stimato per 3,5 miliardi di euro.

L'ingente quantità di denaro spesa nella fase di emergenza, sembra non aver lasciato fondi per la ricostruzione vera. Vediamo come è andata. A L’Aquila, il dipartimento di Protezione civile ha potuto contare, come per i grandi eventi, sul potere di ordinanza, quello di deroga e su una possibilità di spesa senza controlli. Per l’autority che vigila sugli appalti pubblici, tra aprile 2009 e marzo 2010, sono stati spesi per il terremoto in Abruzzo oltre un miliardo e 630 milioni di euro. Tuttavia, la maggior parte della popolazione oggi vive grazie a soluzioni provvisorie: secondo l’ultimo report del commissario delegato al terremoto, al 22 giugno la popolazione assistita solo a L’Aquila ammonta a un oltre 48mila persone, su un totale di circa 70mila abitanti, divise in: contributi per l’autonoma sistemazione (25.654), Progetto case (14.464), moduli abitativi provvisori nelle frazioni (2.093), affitti fondo immobiliare o concordati dalla Protezione civile (2.051), ospitate in strutture ricettive (3.436), alloggiati in caserme (609). A cui si aggiungono altri 5.776 assistiti negli altri 40 piccoli comuni del cratere (e mancano i dati di altri 17 comuni).

Intanto, la Protezione civile deve ancora pagare una parte degli albergatori per l’ospitalità degli sfollati nelle strutture ricettive. Molte anche le ditte che vantano crediti per lavori eseguiti nella prima emergenza. In particolare, sono tantissime le piccole imprese locali che si sono indebitate per diversi milioni di euro e che rischiano di fallire proprio per i ritardi nei pagamenti da parte di Protezione civile ed enti locali. Anche i rimborsi agli sfollati per l’autonoma sistemazione sono fermi a marzo.

Fonti: Left Avvenimenti

G8 di Genova - Caserma Diaz: in Corte d'Appello condannati anche i vertici della polizia

LA sentenza della Corte d'Appello condanna 25 dei 27 imputati per l'irruzione e le violenze all'interno della scuola occupata Diaz durante le proteste per il G8 di Genova del 2001.
Il fatto di assoluto rilievo è che nella sentenza di primo grado erano stati condannati solo 13 imputati e i vertici della Polizia furono tutti assolti. Ora, invece, sono stati condannati molti dirigenti della polizia, i quali occupano ancora ora posti di rilievo come ad esempio Francesco Grattieri direttore dell'anticrimine e Spartaco Mortola ex capo della digos di Genova e ora vicequestore di Torino, ed altri ancora.
Arriva subito, però, la dichiarazione di piena fiducia del Governo nei loro confronti: "resteranno al loro posto" (parole espresse per bocca del sottosegretario all'interno Alfredo Mantovano).

Syndicate content