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Reattore nucleare senza scorie radioattive: l’ultima sfida del filantropo Bill Gates

Il fondatore di Microsoft sta sviluppando il progetto assieme alla Cina. Il reattore, che nei prossimi cinque anni otterrà finanziamenti per un miliardo di dollari, nella mente dei progettisti risolverebbe buona parte dei problemi energetici del pianeta
Un reattore capace di funzionare con l’uranio impoverito proveniente dagli scarti delle centrali nucleari, e quasi in grado di non produrre scorie radioattive: è ciò a cui sta lavorando Bill Gates, fondatore di Microsoft. Che, con TerraPower, società spin-off della leader americana nei brevetti Intellectual Ventures da lui stesso generosamente finanziata, e con il governo cinese, sta sviluppando il reattore a onda progressiva, un nuovo tipo di impianto nucleare in grado non solo di essere alimentato dai rifiuti nucleari, ma anche di funzionare per tutta la sua vita senza la necessità di un successivo rifornimento di combustibile. “L’idea è quella di un reattore molto economico ed incredibilmente sicuro – ha garantito Gates in Cina durante un suo intervento presso il ministero della scienza e della tecnologia – che non richiede l’intervento umano e rimane sicuro in ogni situazione”.
Secondo l’ex presidente di Microsoft, il Traveling wave reactor (Twr), prodigio della tecnologia, sarebbe la soluzione ai problemi energetici del pianeta. Capace di ridurre al minimo i maggiori limiti della produzione di energia nucleare (i costi, i rischi e il problema irrisolto della gestione delle scorie radioattive), nonché di ridurre le emissioni che hanno portato all’attuale caos climatico, il Twr è un progetto in cui, solo nei prossimi cinque anni, verrà investito circa un miliardo di dollari.

(Fonte: il fattoquotidiano.it)

Fukushima, trent'anni per bonificare. Rischi di una nuova fissione nucleare

Trent'anni per smantellare e bonificare i quattro reattori dell'impianto nucleare di Fukushima in Giappone, situato a 220 km a nord-est della capitale Tokyo, e colpito durante il terremoto e il seguente tsunami lo scorso 11 marzo. Lo sostiene un rapporto ufficiale della Commissione giapponese per l'energia atomica, secondo quanto scrive il Guardian online. Nel dossier si spiega che la rimozione dei detriti e del combustibile contenuto negli impianti dovrebbe iniziare a fine 2021 e che ci vorranno complessivamente oltre trent'anni, dopo l'arresto dei reattori a freddo, per completare lo smantellamento.

Intanto la società che gestisce la centrale nucleare di Fukushima, gravemente danneggiata dal terremoto e dallo tsunami dello scorso 11 marzo, ha annunciato oggi che ha cominciato a iniettare una miscela di acqua e acido borico in uno dei reattori dell'impianto, in cui potrebbe prodursi una nuova reazione di fissione nucleare. La Tokyo Electric Power (Tepco) ha precisato che si tratta del reattore numero due dell'impianto. "Non possiamo scartare la possibilità di una reazione di fissione nucleare localizzata", ha dichiarato il portavoce di Tepco, Hiroki Kawamata, aggiungendo che l'iniezione di questa miscela è una misura di precauzione.

(Fonte: La stampa.it)

Nucleare: scelti i 50 siti candidati per ospitare il deposito nazionale per le scorie

La Sogin, la società dello Stato che si occupa del decommissioning del nucleare, ha reso noto che sono stati individuati i 50 siti tra i quali sarà scelto quello che ospiterà il deposito nazionale per le scorie nucleari. La società non ha divulgato il nome dei 50 siti prescelti. Secondo le stime della società per la realizzazione del Deposito che sorgerà insieme al Parco tecnologico serviranno 2,5 miliardi. La costruzione del deposito si rende necessaria per il ritorno in Italia, tra il 2020 e il 2025, delle barre di combustibile spedita in Francia.
E a queste ragioni si aggiunge "la sofferenza" dei depositi delle scorie nucleari medicali attuali, che sono sempre più pieni, con un trend in crescita per questo tipo di scorie.

Con il Deposito nazionale si avrà la sistemazione definitiva di circa 80mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e la custodia temporanea per circa 12.500 metri cubi di rifiuti di alta attività. Degli oltre 90 mila metri cubi di rifiuti il 70% proverrà dagli impianti nucleari in dismissione mentre il restante 30% dalle attività di medicina. Già diverse regioni si sono opposte ad aver il deposito nel proprio territorio e la scelta definitiva del sito diventerà molto probabilmente un motivo di duro scontro politico e sociale.

Fonte: tiscali.it

Le numerose e spesso estemporanee prese di posizione in favore di un abbandono del nucleare (leggasi fissione) lascia quanto meno perplessi e sgomenti.
Ha iniziato la Merkel a proclamare l'abbandono, seguita da altri meno illustri capi di governo europei, ma ora, anche dal Giappone giunge qualche annuncio in tal senso.
Se da un lato, dopo il disastro di Fukushima, peraltro non ancora risolto, il mondo ha dovuto prendere atto che i pericoli insiti in questa tecnologia sono reali, non ipotetici, come spesso molti addetti ai lavori volevano farci credere, dall'altro, prendere per oro colato le attuali dichiarazioni di intenti, rispetto alle centrali nucleari già in funzione, potrebbe rivelarsi qualcosa di poco realistico.
Andrà piuttosto valutato nel corso degli anni a venire la consistenza delle attuali dichiarazioni, che spesso, sono fatte da Premier a capo dei rispettivi esecutivi ma anche delle rispettive fazioni politiche.
Stando a significare che, le attuali dichiarazioni sul nucleare, potrebbero ora essere indotte da un opportunismo legato, non tanto agli interessi generali del proprio Paese, quanto ai propri interessi di fazione politica,.
Quello che succederà, a mio avviso, negli anni a venire riguardo al nucleare esistente, dipenderà dalla situazione energetica di quel momento, situazione che, prevedibilmente, sarà più difficile e costosa. Sarà dunque, ancora una volta, l'economia a decidere le sorti del nucleare, non certamente le attuali dichiarazioni dei vari leader europei e mondiali.

Dopo Fukushima anche la Svizzera fa inversione di rotta sul nucleare tra entusiasmo e scetticismo

In Svizzera l'abbandono del nucleare non figurava in cima all’elenco delle priorità di nessun partito. Pur avendo inserito questo punto nel loro programma, nemmeno socialisti e Verdi lo ritenevano prioritario, mentre i partiti borghesi difendevano l’atomo a spada tratta.
Poi è venuto l’11 marzo e la catastrofe di Fukushima ha cambiato le carte in tavola. In diversi sondaggi condotti tra la popolazione, la stragrande maggioranza delle persone intervistate si è detta contraria all’energia nucleare. Preso atto che l’atomo non gode più del sostegno della maggioranza del Paese, socialisti e Verdi si sono affrettati a inserire l’abbandono del nucleare nel loro elenco delle priorità, badando bene a puntualizzare di essersi sempre opposti a questo tipo di energia.
Dopo aver professato non più tardi di gennaio il proprio sostegno alle centrali nucleari in quanto "tassello irrinunciabile" per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico in Svizzera, due settimane dopo Fukushima i popolari democratici (PPD) hanno invertito rotta e si sono schierati a favore dell’abbandono dell’atomo. I Liberali (PLR), dal canto loro, hanno alternato reazioni di sostegno all’uscita dal nucleare a messaggi di ammonimento per i blackout che ne potrebbero derivare.
Il giovane Partito borghese democratico (PBD), nato da una costola dell’Unione democratica di centro (UDC), ha puntato tutto sull’uscita dall’atomo, eppure prima di Fukushima si era detto favorevole alla sostituzione della centrale nucleare di Mühleberg. L’UDC, infine, ha messo in guardia dal commettere l’errore madornale di prendere decisioni affrettate. Alla fine di maggio, il Consiglio federale ha stabilito con una decisione di principio che, allo scadere delle autorizzazioni di esercizio, le centrali nucleari attualmente in funzione non saranno sostituite da nuovi impianti. L’8 giugno, il Consiglio nazionale ha approvato tale decisione. Se anche il Consiglio degli Stati farà altrettanto in autunno rimane per il momento un’incognita. In ogni caso, il dibattito andato in scena alla Camera bassa ha consentito ai partiti di posizionarsi, alla vigilia delle elezioni federali, su una questione, quella nucleare, di fondamentale importanza per una buona parte della popolazione.
Mentre socialisti e Verdi chiedono di uscire il più rapidamente possibile dal nucleare, PPD e PBD propendono per un abbandono graduale, ossia per attendere che il ciclo di vita delle cinque centrali nucleari svizzere giunga regolarmente alla fine. di Andreas Keiser, swissinfo.ch traduzione: Sandra Verzasconi

Fonte: www.swissinfo.ch

I mali dei bambini di Fukushima

Il Tokyo Shimbun, quotidiano letto da circa un milione di persone, specie nell'area di Tokyo e di Kanto, ha pubblicato i primi dati sui probabili effetti nocivi alla salute dei bambini esposti alle radiazioni di Fukushima. Nell'edizione del 16 giugno il giornale riporta che molti bambini di Koriyama, una città di circa 350.000 abitanti situata a 50 chilometri dalla centrale nucleare incriminata, soffrono di un'inspiegabile perdita di sangue dal naso, debolezza e diarrea. Ad oggi non c'è ancora certezza sulle cause, ma la relativa vicinanza al luogo del disastro e gli alti livelli di radiazioni misurati nei mesi passati, inducono ad ipotizzare una relazione diretta.

Fonte: dirittisociali.org

Nucleare: anche in Francia si pensa al referendum

In Francia l'associazione Agir pour l'environnement ha lanciato una petizione per chiedere un referendum contro il nucleare che ha già raccolto decine di migliaia di firme. Dopo l'annuncio della Svizzera e della Germania, che recentemente hanno comunicato la data di uscita dal nucleare, e poi la forte presa di posizione italiana, espressa in occasione dei referendum del 12-13 giugno e che ora sembra avere ripercussioni anche su altre popolazioni, la Francia prova la carta del referendum.

L'associazione Agir pour l'environnement si è impegnata a porre la rinuncia all'atomo come tema centrale della prossima campagna elettorale, cercando di portarlo alla ribalta dell'agenda di cittadini, istituzioni e media. Nel frattempo sono state raccolte 26.000 firme.
Anche in Francia, si prende come esempio negativo la tragedia di Fukushima.

Fonte: dirittisociali.org

Rubbia: Il nucleare può essere sostituito a costi inferiori da gas-geotermia

Carlo Rubbia, il premio nobel italiano per la fisica, in un intervista a Repubblica di Antonio Cianciullo, a proposito di centrali nucleari osserva che quando si dice che una centrale nucleare costa 4-5 miliardi di euro non si calcolano gli oneri a monte e a valle, cioè le spese necessarie per l'arricchimento del combustibile e per la creazione di un deposito geologico per le scorie radioattive come quello che gli americani hanno cercato di fare, senza riuscirci, ma spendendo 7 miliardi di dollari, a Yucca Mountain.
In tutto il mondo i capitali privati tendono a tenersi lontani dal nucleare, li spaventa il rischio.
In Italia è possibile un mix in cui c'è spazio per due fonti che possono produrre subito a costi bassi.
Innanzitutto il gas, che è arrivato al 60 per cento di efficienza e produce una quantità di anidride carbonica due volte e mezza più bassa di quella del carbone: il chilowattora costa poco e le centrali si realizzano in tre anni. E poi c'è la geotermia che nel mondo già oggi dà un contributo pari a 5 centrali nucleari. L'Italia ha una potenzialità straordinaria nella zona compresa tra Toscana, Lazio e Campania, e la sfrutta in maniera molto parziale: si può fare di più a prezzi molto convenienti. Solo dal potenziale geotermico compreso in quest'area si può ottenere l'energia fornita dalle 4 centrali nucleari previste come primo step del piano nucleare. Subito e senza rischi".

(Fonte: repubblica.it)

Dopo una vita nel nucleare ecco perché voterò sì al referendum

Dopo essere stato allibito per l'incoscienza delle dichiarazioni di uno scienziato, il professor Battaglia (la pubblicazione di una sua opera scientifica con la prefazione di Silvio Berlusconi parla da sé), su un tema così importante per la sorte dell'umanità, mi sento costretto ad intervenire avendo dedicato tutta la mia vita professionale alla ricerca e sviluppo del nucleare ed essendo stato per lungo tempo "abbastanza" a favore dell'energia nucleare.

Dopo una laurea in Radiochimica presso l'Università di Roma e successivo Corso di Perfezionamento in Fisica e Chimica Nucleare, ho lavorato presso i laboratori di ricerca del plutonio di Fontenay-aux-Roses (Francia) nelle ricerche e tecniche del plutonio per l'impianto di riprocessamento del combustibile nucleare di La Hague. Ritornato in Italia ho partecipato, nei laboratori di ricerca della Casaccia (CNEN, ora ENEA), alla messa a punto degli impianti di separazione del plutonio di Saluggia e successivamente allo studio dei siti nucleari in vista della costruzione di centrali di energia nucleare. Dal 1982 sono stato distaccato dal CNEN presso l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) di Vienna dove mi sono occupato prevalentemente di salvaguardie nucleari, in particolare per i reattori nucleari di potenza e di ricerca nel mondo. Per 22 anni ho avuto la possibilità di visitare ed ispezionare una sessantina di reattori in tre continenti, in particolare in Giappone ed in particolare proprio Fukushima.

Durante l'intera attività ero giunto alla conclusione che le precauzioni utilizzate negli impianti nucleari fossero tali da rendere praticamente impossibile un grosso incidente nucleare. Proprio il Giappone si presentava ai miei occhi come il modello per eccellenza di organizzazione, di perfezione, di attenzione al più piccolo dettaglio: l'energia nucleare o doveva essere realizzata così o non doveva esistere. Ed invece... Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima... tre catastrofi in meno di 30 anni.

Oggi sono completamente convinto che i rischi dell'energia nucleari siano tali da consigliarne l'utilizzo solo se non ci fossero sulla Terra altre fonti di energia o dopo una guerra nucleare. Voterò quindi SI al referendum per le seguenti ragioni:

a) la progettazione di una centrale nucleare avviene sulla base di dati statistici puri, cioè su una probabilità estremamente bassa di un grosso incidente, anziché basarsi sul fatto che un incidente anche imprevedibile possa avvenire (per esempio: chi avrebbe mai potuto calcolare statisticamente che otto montanari dell'Afghanistan si potessero impadronire contemporaneamente di quattro jet di linea facendoli convergere sulle Torri di New York, sul Pentagono e sulla Casa Bianca? Chi potrebbe calcolare statisticamente la possibilità dell'impatto di un meteorite?) e quindi progettando nello stesso tempo le soluzioni e le difese: naturalmente questo però aumenterebbe enormemente i costi ed allora bisogna ricordarsi che l'energia nucleare è un'industria come tutte le altre, cioè che vuole fare profitti;

b) gli effetti di un grosso incidente non sono come gli altri: terremoti, inondazioni, incendi fanno un certo numero di vittime e danni incalcolabili, ma tutto questo ha un termine. L'energia nucleare no: gli effetti si propagano per decenni se non secoli, con un disastro anche economico per il Paese colpito. I discendenti delle bombe di Hiroshima e Nagasaki ancora subiscono danni. Altrimenti perché il deterrente di una guerra nucleare funziona talmente? Anche i bombardamenti "classici" causano morti molto elevate, ma non portano a danni simili per generazioni...

c) il blocco dell'energia nucleare in Italia del 1987 ha avuto il torto di fermare di botto non solo le quattro centrali in funzione (Trino Vercellese, Caorso, Latina, Garigliano) e la costruzione di Montalto con spese immani per un pazzesco riadattamento dell'impianto nucleare ad una centrale di tipo classico, ma altresì ogni tipo di ricerca nucleare, anche di eventuali impianti innovativi, creando un pericolo, dato l'impauperamento di una cultura "nucleare": non esistevano più corsi di scienze nucleari, né tecnici, né possibilità di tecnologie di difesa da eventuali incidenti in altre nazioni. E questo non è richiesto dalla rinuncia all'uso di centrali atomiche: la ricerca e lo sviluppo del nucleare dovrebbe poter continuare;

d) la presenza di impianti di produzione di energia nucleare porta ad una militarizzazione delle zone in questione: non c'è trasparenza, ogni dato viene negato all'opinione pubblica. Anche agli ispettori dell'AIEA viene proibito di comunicare con la stampa. Lo dimostra anche quello che è successo a Fukushima: il gestore ha tenuto nascosto per lungo tempo la gravità dell'accaduto. E in un territorio come il Giappone, sottoposto non solo a terremoti ma a tsunami, il costo di una maggiore precauzione per gli impianti di raffreddamento è stato tenuto il più basso possibile senza tenere conto dei rischi solamente per fare più profitto!

e) in tutto il mondo non è stato mai risolto il problema dello smaltimento delle scorie mucleari. Nell'immenso deposito scavato in una montagna di Yucca Mountain in USA si sono dovuti fermare i lavori, il maggiore deposito in miniere di sale della Germania si è dimostrato contaminato con pericoli per le falde acquifere, ecc. Il combustibile nucleare delle nostre centrali fermate è in gran parte ancora lì dopo 25 anni. D'altra parte un Paese come il nostro che non riesce a risolvere il problema dei rifiuti può dare garanzie sui rifiuti nucleari?

f) l'Italia è un paese sismico, dove l'ospedale e la casa dello studente dell'Aquila sono crollate perché al posto del cemento è stata usata sabbia. Può dare garanzie sugli impianti nucleari? E la presenza di criminalità organizzata a livelli preoccupanti può liberarci da particolari preoccupazioni nella scelta e costruzione di centrali atomiche?

g) ultima osservazione: anche se molti minimizzano gli effetti delle radiazioni nucleari, una cosa si può dire con certezza: gli effetti delle radiazioni a bassi livelli ma per tempi estremamente lunghi sugli esseri viventi non sono stati mai chiariti. Non deve essere solo il fumo a preoccupare l'opinione pubblica!

Per tutte queste ragioni penso che in Italia l'uso dell'energia nucleare non sia raccomandabile, perlomeno in questa fase della nostra storia, ed invece un miscuglio di diverse fonti di energia (eolica, solare, idrica, gas, geotermica) potrà sopperire ai nostri bisogni, accompagnato da una maggiore ricerca scientifica ed un diverso modello di vita con maggiore eliminazione degli sprechi. Io voto sì.

di ALBERTO BAROCAS

Fonte: repubblica.it

Piano nucleare italiano rubato. Le ipotesi

Cosa avverrà delle informazioni sul piano nucleare rubate a Roma, negli uffici romani dell’area nucleare a Tor di Quinto dell’Enel?
Secondo il sito E-Gazette, due sono i possibili moventi che possono aver spinto al furto del computer contenente dati sul nucleare nazionale, appartenente a una dipendente dell’Enel e posto in un cassetto chiuso a chiave negli uffici della società: o si tratta di un furto di segreti industriali e l’unico scopo è quello di vendere le informazioni al miglior offerente (e chi potrebbero essere gli acquirenti più interessati se non gli organi di stampa?) oppure è l’atto di un convinto antinuclearista che aspetterà il momento più propizio, questa settimana, per offrire a giornali, radio, web e tv la mappa dei siti. In entrambi i casi, afferma il sito ecologista, l’effetto più probabile sarà di aumentare considerevolmente i votanti al referendum: pochi sarebbero contenti di sapere che a pochi passi da casa c’è un potenziale sito atomico.

L’Enel stessa ha definito il furto “un evento piuttosto strano, a pochi giorni dal referendum del 12 e 13 giugno”. Per il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli “più che essere strano è assurdo ed antidemocratico che, a oggi, né il Governo né Enel abbiano mai reso note le località prese in considerazione per costruire le centrali atomiche in italia. Da tempo i Verdi avevano tentato un’operazione verità, pubblicando l’elenco dei siti e delle regioni interessate dal piano di ritorno all’atomo di Berlusconi: Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), una centrale fra Mantova e Cremona lungo l’asta pluviale del Po, Monfalcone (Gorizia), Chioggia (Venezia), San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), Scarlino (Grosseto), Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Oristano, Termoli (Campobasso), Mola di Bari (Bari), Scanzano Ionico (Matera), Palma di Montechiaro (Agrigento) e un deposito di scorie a Garigliano (fra Caserta e Latina). Questa lista non è stata mai smentita ufficialmente né dal governo né dall’Enel. O

Ora, affermano su E-Gazette, l’Enel farebbe bene a dare un segnale di trasparenza rendendo subito pubblici i siti che ha preso in considerazione per la costruzione delle centrali: si tratta di un’informazione essenziale per i cittadini italiani che il 12 e 13 giugno saranno chiamati a una scelta fondamentale sul futuro proprio e dei propri figli.

Fonte: e-gazette.it

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