pace

Science for peace: le soluzioni della scienza per ridurre i conflitti nel mondo

Il 18 e 19 Novembre 2011 a Milano, presso l'Aula Magna dell'Università Bocconi, si darà il via alla III Conferenza Mondiale di Science for Peace. Si parlerà di accesso ad acqua e cibo, prevenzione e cura delle malattie, diritti civili, l’impegno della scienza per la pace.
La Conferenza Mondiale Science for Peace è un momento di dibattito internazionale in cui si analizzano le cause all’origine di conflitti e le soluzioni che la scienza offre per la prevenzione e la risoluzione di queste.
La Terza edizione della Conferenza si svolgerà a Milano, presso l'Aula Magna dell'Università Bocconi, in via Roentgen 1.
4 Premi Nobel, 37 relatori da 15 Paesi per individuare soluzioni concrete di Pace.
La Conferenza di Science for Peace è realizzata in collaborazione con l'Università Bocconi e si svolge sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica.

LINK UTILI: Programma e informazioni sulla conferenza:
http://www.fondazioneveronesi.it/divulgazione/science-for-peace/la-confe...
Registrazione alla conferenza:
http://www.fondazioneveronesi.it/divulgazione/science-for-peace/registra...

www.perlapace.it

Obama: contro le dittature un Internet Invisibile (dispositivi resistenti alle censure)

Una valigetta, con computer portatili e telefoni cellulari, in grado di aggirare i server Internet e attivare reti di comunicazione parallele, resistenti persino a ogni tentativo di censura eventualmente imposto da regimi autoritari. Il progetto, finanziato dal Pentagono con un budget di 50 milioni di dollari, secondo quanto riferisce il New York Times, è stato fortemente voluto dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Lo hanno chiamato "Operazione Internet Invisibile", oppure "la Rete ombra". Un piano clandestino che non ha eguali dal tempo della Guerra Fredda, con l'unica differenza che i beneficiari saranno oggi e domani pacifisti e dissidenti disarmati. Insomma, il presidente Usa ha deciso di affidarsi alle nuove tecnologie per sostenere e incoraggiare i movimenti di opposizione a regimi autoritari, come quelli esplosi negli ultimi mesi nel mondo arabo. Una conferma è arrivata anche dal segretario di Stato Usa Hillary Clinton, che proprio al New York Times ha confessato: "Sono sempre più numerosi coloro che nel mondo arabo utilizzano internet, i cellulari e le altre tecnologie per fare sentire la loro voce di protesta. E' un'opportunità storica, un cambiamento positivo che gli Stati Uniti devono incoraggiare. Per questa ragion stiamo facendo il possibile per aiutarli a comunicare tra loro e con il mondo intero".

(Fonte: lastampa.it)

Napolitano: l'Italia riconoscerà l'ambasciatore palestinese

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha annunciato la decisione del governo italiano di elevare il rango del rappresentante diplomatico dell'Autorità nazionale palestinese in Italia riconoscendogli il titolo di ambasciatore. L'annuncio è stato dato a Betlemme dopo un colloquio con il presidente palestinese Abu Mazen che ha commentato: «è un altro regalo che ci fa l'Italia».

Giorgio Napolitano ha incoraggiato Abu Mazen a operare subito, «adesso, a maggio, a giugno, a luglio» per affidare la nascita dello Stato palestinese a «un rilancio della prospettiva negoziale», invece di «aspettare ciò che accadrà a settembre». Nei giorni scorsi il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese aveva annunciato che a settembre, in mancanza di alternative, avrebbe proclamato la nascita dello Stato palestinese in seno all'Assemblea Generale dell'ONU. Occorre operare, ha aggiunto il presidente della Repubblica durante la conferenza congiunta con Abu Mazen, «per riaccendere un clima di dialogo fra le parti e la speranza di una soluzione del conflitto israelo-palestinese».L'Italia, ha assicurato, sosterrà la ricerca del dialogo.

«L'Unione Europea, che condivide la responsabilità della pace nel Medio Oriente, non deve sottrarsi, ma anzi - ha aggiunto - deve dimostrare il suo impegno con la massima generosità e con lungimiranza». La formula, ha concluso, rimane quella di «due popoli due Stati» che presuppone la reciproca accettazione e la coesistenza pacifica. Questa formula è stata accettata da entrambe le parti, «si tratta di farne discendere accordi che permettano la effettiva realizzazione» di quel progetto.
«Molto significative» sono per Napolitano le assicurazioni di Abu Mazen che la 'riconciliazionè fra Fatah e Hamas, e la nascita del nuovo governo 'tecnicò non toglieranno all'ANP e allo stesso Abu Mazen «la titolarità esclusiva di condurre il negoziato con Israele rispettando i principi fissati dal Quartetto ONU, Russia, USA, UE».

Fonte: unita.it

UNESCO: primo giorno di primavera giornata mondiale della poesia, una testimonianza

Risoluzione sulla pace di Alfred Breitman
per il 21 marzo 2011:
"Pace," dichiararono le Nazioni
e poi aprirono il fuoco. "La pace,"
dissero, "si fa con gli eserciti,
i carri armati, i cacciabombardieri
e le navi da guerra".
La Pace protestò: "Non è vero,"
disse, "io sono amica degli uomini
di buona volontà, sono felice
solo se si depongono le armi
e si spiegano le proprie ragioni
con calma, attorno a un tavolo.
Chi mi ama non ama il fragore
delle bombe e aborrisce
il sangue sparso inutilmente":
Le Nazioni ascoltarono le sue parole
e quand'ebbe finito,
guardandola in cagnesco, dissero:
"Questa Pace arrogante
è una minaccia, adotteremo tutti
i mezzi necessari per proteggere
il mondo dalla sua influenza".
Così fu adottata una Risoluzione sulla Pace
che autorizzava la guerra e poco dopo
le Nazioni aprirono il fuoco.

Fonte: Notizie internazionali CGIL FIOM

Non chiamate Vittorio Arrigoni un "pacifista"

Non chiamatelo pacifista !!!!

Vittorio Arrigoni è stato vigliaccamente e barbaramente trucidato nella striscia di Gaza. Ora viene indicato dai media come “il pacifista”. Ma per rispetto di Vittorio, per favore, non chiamatelo così. Non era pacifista. Era un combattente. Odiava Israele. Disgustava il sionismo. Lui non voleva la pace.Voleva la morte di Israele. No, da Israele no. E’ meglio se la salma con i poveri resti di Vittorio Arrigoni torna in Italia passando per l’Egitto, attraverso il simbolico valico di Rafah. Israele no. E’ la richiesta della madre del volontario vigliaccamente e barbaramente trucidato in quel fazzoletto di terra stretto tra il deserto israeliano ed il Mediterraneo. E’ una richiesta che ci fa comprendere, come scrive oggi anche Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, chi era Vittorio Arrigoni. Non era un pacifista, non combatteva per la pace tra i popoli come abbiamo sentito e letto sui consueti peana che in momenti tragici come questo ci vengono offerti ogni tre secondi alla stregua di improbabili pasti pre-confezionati. No, Arrigoni era un combattente per una causa ben determinata, per la liberazione definitiva e totale della Palestina dalle grinfie israeliane. Basta dare un’occhiata ai suoi pezzi sul Manifesto, basta leggere i post che scriveva sul suo blog. Arrigoni invocava la “dannazione per i demoni sionisti”, parlava sprezzantemente di “Stato ebraico”, definiva “propagandista di crimini” chi aderiva a manifestazioni a sostegno della sicurezza di Israele. Bollava come “disgustoso” il sionismo, tacciava Shimon Peres di essere un criminale di guerra perché “bruciava i bambini con il fosforo bianco”. Non leggeva neppure i libri scritti da mostri sacri della letteratura mondiale come Oz, Grossman e Yehoshua, semplicemente perché “libri sporchi di sangue”. Ma ce l’aveva anche con quella parte di palestinesi che avevano accettato il negoziato, il confronto con l’altra parte, con il Governo di Tel Aviv: “Al Fatah” venduti alla causa di Israele”. Ecco, definire Vittorio Arrigoni un pacifista sarebbe un errore, un drammatico errore. Significherebbe non comprendere e banalizzare la sua battaglia condotta per anni a Gaza. Dargli sbrigativamente del “pacifista” porterebbe immediatamente a pensare che la sua giusta causa fosse quella di far sedere attorno ad un tavolo i due contendenti, che l’obiettivo finale fosse la rispettosa convivenza in quei pochi chilometri quadrati di Vicino Oriente. No, tutt’altro. Vittorio Arrigoni aveva le idee ben chiare, il suo auspicio era quello di vedere la vittoria palestinese e la cacciata degli israeliani. Voleva porre rimedio a quello “scandalo storico” che aveva portato alla nascita, nel 1948, dello Stato della Stella di David. La sua era una battaglia convinta e determinata, ma non per la pace. Per l’opposto di quello che noi intendiamo come pace. Cambiare i termini ed i connotati della sua missione sarebbe il più grande insulto che gli si possa fare, sarebbe l’onta più infamante alla sua memoria. Ricordarlo con le bandiere palestinesi a coprire le sue spoglie, invece, è il giusto modo per testimoniare chi è stato Vittorio Arrigoni. Un moderno combattente per una causa impossibile.
http://ilpensieroverde.blogspot.com

La filosofia di vita che ispirava Vittorio Arrigoni, pacifista, attivista assassinato a Gaza

«Restiamo umani, anche quando intorno a noi l’umanità pare si perda. Restiamo umani per lui, Vittorio Arrigoni, giusto, appassionato, umano. Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza, a trentasei anni, poche ore dopo il suo sequestro, ce lo chiedeva tutti i giorni alla fine dei suoi scritti.
Vittorio ogni giorno per anni ci ha raccontato, con parole e immagini, indipendenti e imparziali, la vita vera e la lotta per la sopravvivenza di due milioni di persone rinchiuse a Gaza, assediate, bombardate, affamate, umiliate. Vittorio aveva scelto di stare all’inferno per aiutare chi dall’inferno non poteva andarsene a rompere il silenzio indifferente sulla Striscia di Gaza, diventata un buco nero nella cronaca e nella politica, una gigantesca macchia oscura nell’etica e nella morale collettiva, impastata di indifferenza e di complicità con l’orrore.
Vittorio è morto ammazzato. La sua morte oggi strappa il velo sulla Striscia e parla. Che possa parlare davvero a tutti, Vittorio, anche ora che non c’è più. Che semini ancora l’insopportabilità dell’ingiustizia.
Vittorio viveva a Gaza da anni. Aveva scelto di stare lì, con i suoi occhi testimoni e il suo corpo solidale, perché aveva visto il furto di terra, di acqua, la demolizione di case, la distruzione di coltivazioni e di barche di pescatori (era stato anche ferito mentre li accompagnava a pescare cercando di proteggerli con il suo corpo dagli attacchi armati dell’esercito israeliano, proprio come Rachel Corrie, uccisa a Rafha perché aveva interposto il suo corpo tra un bulldozer e una casa).
Vittorio aveva visto i malati di cancro rimandati indietro “per questioni di sicurezza” al valico di Eretz tra Gaza e Israele, aveva visto palestinesi trattati con disprezzo, picchiati, umiliati. Aveva visto la disperazione dei pescatori a cui veniva impedito di pescare e aveva visto la disperazione dei contadini abbracciati a un albero di olivo mentre un bulldozer glielo porta via. Aveva visto donne partorire dietro un masso per l’impossibilità di raggiungere un ospedale. Aveva visto la paura e il terrore negli occhi dei bambini e delle bambine e i loro corpi spezzati. Aveva visto morire neonati prematuri perché in ospedale è mancata l’elettricità per trenta minuti. Aveva conosciuto bambini e bambine che non hanno avuto altro che dolore da quando sono nati. Aveva sentito il freddo che penetra nelle ossa nelle notti gelide di Gaza senza riscaldamento, e senza luce: Aveva assistito a Gaza durante Piombo fuso (dicembre 2008 – gennaio 2009) alla distruzione di migliaia di case e all’uccisione più di tremila persone tra cui centinaia di bambini che certo non tiravano razzi.
“Restiamo umani”, ci ha sempre ripetuto Vittorio. A qualunque latitudine, facciamo parte della stessa comunità. Ogni uomo, ogni donna, ogni piccolo di questo pianeta, ovunque nasca e viva, ha diritto alla vita e alla dignità. Gli stessi diritti che rivendichiamo per noi appartengono anche a tutti gli altri e le altre, senza eccezione alcuna.
Abbracciamo i familiari, i volontari dell’International Solidarity Movement, i suoi amici e le sue amiche, i giovani di Gaza che si sono mobilitati per salvagli la vita.
Restiamo umani, anche quando intorno a noi l’umanità pare si perda. [Celeste Grossi, vicepresidente Coordinamento comasco per la Pace]
(Il Coordinamento comasco per la Pace riunisce amministrazioni comunali e associazioni della provincia di Como) .

Fonte: www.eco informazioni.wordpress.com

In Francia il ministro parla di guerra economica: rubati i piani dell'auto elettrica

Il ministro dell'Industria francese, Eric Bresson ha parlato apertamente di guerra economica tra colossi dell'auto.
Tre top manager della Renault sono stati licenziati per aver passato segreti aziendali sull'auto elettrica. E' uno scandalo che fa tremare il colosso automobilistico Renault, che insieme alla Nissan ha investito qualcosa come 4 miliardi di euro nel progetto. La posta in gioco é alta: si tratta del modello di punta della tecnologia francese.
A metà anno la Renault metterà sul mercato due modelli di auto elettrica, una berlina e un furgone.

Giornata mondiale della pace dedicata al tema della libertà

“Libertà religiosa, via per la pace” è il “tema” della prossima “Giornata Mondiale della Pace” che si celebra il 1 gennaio 2011, pace nella quale tutti i popoli devono ambire per la conservazione della libertà, in particolare di quella religiosa.

Il Santo Padre ha scelto questa tematica, specie in questo periodo, come i mass media informano, dove si stanno verificando “assalti” alla Chiesa Cattolica, “persecuzione” della religione Cattolica, le assurde “violenze” subite dalle popolazioni cristiane,”aggredita” la civiltà cristiana specialmente nella Repubblica islamica del Pakistan, nella Repubblica federale della Nigeria e nello Stato delle Filippine.

Benedetto XVI°, continuando la tradizionale “Giornata della Pace” voluta nel 1990 da Giovanni Paolo II°, ha voluto iniziare questo 2011con un segno di profonda solidarietà verso le popolazioni cristiane in ogni parte del mondo, sulle emergenze e persecuzioni tali da tentare di “escludere la religiosità dal suo fondamento”, come la scritto nel Messaggio d’indizione della “Giornata” dell’8 dicembre 2010.

Un tema molto attuale ha scelto il Santo Padre “mentre si registrano diverse forme di limitazione o negazione della libertà religiosa” che provocano notevoli scompensi anche nel il rispetto della persona, della dignità umana, perché sono i più deboli, i “desaparecidos della n/s società” oggi, in diversi angoli della terra, a pagare il prezzo più alto.

di Previte

Lo smartphone regalato a Natale potrebbe servire a finanziare una guerra civile

Non sono solo i diamanti a essere venduti per finanziare le tante guerre che scarnificano l’Africa, esistono anche i gadget hi-tech “insanguinati”.

Le guerre del futuro verranno combattute a colpi di mouse

Dopo terra, mare, aria e spazio, la guerra è entrata nella quinta dimensione: il ciberspazio. Le grandi potenze si stanno già attrezzando, Il Presidente Barack Obama ha dichiarato l’infrastruttura degli Stati Uniti “patrimonio nazionale strategico ed ha nominato l’ex capo della sicurezza della Microsoft H. Schmidt capo della sicurezza Informatica ed il Pentagono ha istituito il Cibercom diretto dal Generale K. Alexander, direttore della Nsa, per difendere le reti militari statutinensi ed attaccare i sistemi di altri paesi. La Gran Bretagna ha creato un centro operativo all’interno del “ Government communications haedquarters”, equivalente della Nsa. L’Iran dice di avere il secondo ciberesercito del mondo, e molti altri paesi, Cina, Israele e Corea si stanno organizzando. In Estonia è attivo un “centro di eccellenza” creato dalla Nato nel 2007, in occasione della “prima guerra di rete”, attacco studiato per bloccare i server del Governo, dei mezzi d’informazione e delle banche estoni. Attacchi simili si sono ripetuti nel 2008 durante la guerra tra Russia e Georgia in cui sono stati messi fuori uso i siti internet ed i mezzi d’informazione del Governo di Tbilisi.
Il nemico numero uno di oggi si chiama: Confincker. Si è annidato in milioni di computer senza fare danni. Ma gli esperti dicono che presto lancerà un attacco devastante. Finora nessuno è riuscito a capire chi ha creato questo virus e perché!

(Fonte: Mark Bowen da Internazionale 3/9 Settembre 2010)

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