precariato

Anche i laureati alla scuola normale di Pisa diventano precari

La Scuola normale di Pisa ha sfornato premi nobel, presidenti della repubblica, etc. Gli studenti non prendono mai voti sotto il 27, conoscono perfettamente almeno due lingue. Eppure con la crisi, spesso, chi si laurea alla Scuola normale superiore dell'università Pisa, non riesce a trovare un'occupazione stabile e adeguata alle proprie capacità. E così questi studenti "straordinari" si trovano a gestire problemi "ordinari".
ll neo-direttore della Normale Fabio Beltram commenta: "Se lei mi chiede se lo Stato, dopo aver investito in maniera importante sulla Scuola, ne sfrutta al meglio i benefici, le rispondo di no. Noi li formiamo benissimo e poi ce li ritroviamo a competere, dall'estero". Il problema del nostro Paese, commenta, è che non si punta sull'innovazione.

(Fonte: repubblica.it)

Scuola: guerra tra precari per le graduatorie

La riapertura delle graduatorie ai trasferimenti di provincia, dettata da una recente sentenza della Corte costituzionale, ha messo supplenti contro supplenti. Secondo le stime di viale Trastevere, sono 31 mila i precari meridionali che lo scorso maggio hanno deciso di fare armi e bagagli e andare al Nord, occupando in parecchi casi i primi posti nelle graduatorie. E siccome metà delle assunzioni si faranno proprio da queste graduatorie i supplenti settentrionali, dopo avere fatto scelte di vita che definiscono "difficili", si sentono defraudati. Quelli meridionali si sentono discriminati da eventuali colpi di coda dell'ultimo momento che possano sbarrare loro la strada verso il posto sicuro. E si aggiungono alla protesta anche i meridionali che, nel 2007, decisero di rimanere al Nord e che adesso si vedono minacciati dai conterranei corsi a raggiungerli. Una situazione inestricabile, che ha risvolti politici, dalla quale il ministero non sa come uscire. Già qualche mese fa un gruppo bipartisan di 61 deputati si oppose al governo sulla questione delle graduatorie.
E a Roma scoppia una guerra tra poveri 1, con i supplenti capitolini che si rivolgono addirittura al leghista Pittoni per essere tutelati.
Uno scontro che potrebbe non essere l'ultimo: fra pochissimi giorni, il ministero dell'Istruzione emanerà il decreto sulle immissioni in ruolo. Non si sa ancora, però, con quali modalità. Ed è proprio questo l'argomento che tiene banco in questi giorni. Dalle vecchie o dalle nuove graduatorie? O, ancora, con una modalità mista? Comunque vadano le cose, ci saranno migliaia di supplenti delusi.

(Fonte: repubblica.it)

L'immissione in ruolo dei precari bloccherà per dieci anni l'ingresso all'insegnamento

Il ministero dell’Istruzione sta ultimando in questi giorni la conta dei posti disponibili nelle scuole italiane. La novità è che le cattedre libere (circa 230 mila) saranno assegnate tutte ai 230 mila precari in attesa dal 2007 di entrare in ruolo. I calcoli fanno presagire che questa scelta provocherà un blocco d’accesso per almeno dieci anni, tempo di esaurire la massa di abilitati venutasi a creare con il sistema delle Ssis (Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario), il cui accesso e frequentazione garantiva l’ingresso automatico alle graduatoria per l’assegnazione delle cattedre.
Con la loro chiusura, avvenuta nel 2008, il reclutamento degli insegnanti è divenuto un sistema anarchico che ha parcheggiato migliaia di insegnanti in lista d’attesa per l’immissione in ruolo. L’immensa schiera di precari che si prepara a usufruire di questa corsia preferenziale messa appunto dal ministero, chiuderà dunque qualsiasi strada a chi vorrà insegnare da qui a dieci anni. La decisione ha suscitato critiche bipartisan da parte degli studenti universitari. Francesco Magni, del Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio, ha commentato: “Non possiamo condividere che il prezzo di questa stratificata e annosa situazione lo debbano pagare unicamente i giovani, cioè noi”.

(Fonte: ilfoglio.it)

Campagna per la restituzione dei contributi silenti: la 1ª giornata nazionale e prossime iniziative

Gran parte dei contributi previdenziali dovuti alla Gestione separata dell’Inps dai parasubordinati, dai precari o da coloro che esercitano professioni non regolate da ordini professionali, vengono versati a fondo perduto: se non si raggiunge il minimo richiesto dalla legge per maturare la pensione (il che accade sempre più spesso, dati i lunghi periodi di disoccupazione o lavoro nero), quei contributi vengono usati per pagare le pensioni di altri, ma non danno diritto ad averne una propria. E anche quando si matura il minimo di contribuzione richiesto, la pensione ottenuta non supera le poche centinaia di euro dell’assegno sociale.
Intanto la Gestione separata dell’Inps ogni anno incassa 8 miliardi di euro di contributi, ma eroga solo 300 milioni di euro di prestazioni.

La situazione del sistema previdenziale italiano, viene denunciata dalla "Campagna per la restituzione dei contributi silenti" promossa dal partito Radicale. La campagna chiede che, in attesa di una riforma complessiva delle pensioni, sia riconosciuto ai lavoratori il diritto alla restituzione dei contributi “silenti”, ovvero dei contributi previdenziali versati che non abbiano dato luogo alla maturazione di un corrispondente trattamento pensionistico.

A questo fine la campagna sostiene la proposta di legge presentata dai parlamentari radicali “Delega al governo per l’introduzione di una disciplina in materia di restituzione dei contributi previdenziali che non danno luogo alla maturazione di un corrispondente trattamento pensionistico” (Atto Camera n. 1611) e chiede che la stessa venga calendarizzata e discussa entro la fine del 2011.

Per aderire all'appello: http://www.radicali.it/contributi-silenti

Avvocati e architetti: un giovane su due lavora gratis in studio

Da un'indagine condotta dall'Ires per Filcams Cgil sul mondo delle professioni fa emergere una situazione grave: i giovani che si accostano al mondo professionale vengono utilizzati come dei dipendenti con orari fissi e carichi di lavoro che impediscono di svolgere attività in proprio. Basti pensare che quasi la totalità (84,5%) deve garantire una presenza quotidiana, il 76,8% oltre alla presenza deve anche rispettare un orario di lavoro e la media di ore lavorate è quella di un impiego in full-time: 38 ore.
Inoltre l'utilizzo dei praticanti e dei tirocinanti, in tutte le aree professionali, avviene in maniera intensa e a orario pieno: il 77,2% ha delle scadenze rigide, il 41,7% ha «spesso» un ritmo di lavoro elevato, il 27,8% non ha abbastanza tempo per ultimare il lavoro.

Ma l'aspetto economico è la fonte del maggior disagio degli aspiranti professionisti: dall'indagine emerge che il 91,6% del campione è insoddisfatto della retribuzione. Ma essere insoddisfatti della paga è già un privilegio perché quasi la metà dei praticanti uno stipendio non lo riceve proprio: solo poco più della metà del campione (il 54,1%) riceve un compenso mensile per l'attività di tirocinio, con una percentuale un po' più alta per i praticanti dell'area economica (68,3%). Una situazione a dir poco imbarazzante che costringe due tirocinanti su tre (65,5%) a ricorrere spesso agli aiuti della propria famiglia di origine per fare fronte alle difficoltà economiche e il 26,4% ci ricorre solo «qualche volta», mentre solo l'8,1% non ci ricorre mai. E non si tratta di un dettaglio di poco conto considerato che l'età media dei praticanti sfiora i trent'anni.

(Fonte: corriere.it)

Studio Eurodap: il lavoro può rendere precaria anche la salute

Il lavoro precario, senza certezze ne' sicurezze sotto molti profili, una garanzia la offre: quella di rovinare la salute.

L'Eurodap, l'Associazione europea disturbi da attacchi di panico, diffonde la preoccupazione per un fenomeno che coinvolge ormai moltissime persone, di tutte le eta', e che e' strettamente legato alla vita professionale, cioe' il crescere di alcune tipologie di disturbi e patologie chiaramente quale conseguenza del precariato lavorativo.

L'esperta elenca i principali danni alla salute che il lavoro precario puo' comportare. Si inizia con la gastrite, condivisa anche da molti occupati a tempo indeterminato, per arrivare agli attacchi di panico e di ansia, portati dalla continua e persistente sensazione di inadeguatezza e di pericolo. Tra questi due poli si insediano comunque altri disturbi: colite, tachicardia, insonnia e dermatite.

Le patologie sono destinate a diventare piu' acute nel tempo, peggiorando quanto piu' tarda ad arrivare una qualche sicurezza che metta il soggetto al riparo dalle paure di perdere il lavoro, o di non riuscire a pagare il mutuo, o ancora di non avere risorse per arrivare a fine mese e mantenere una famiglia.

Fonte: direnews.it

Manifestazione nazionale di precari, disoccupati, studenti in cento piazze d'Italia

Il 9 aprile é una grande giornata di mobilitazione in cui finalmente i precari, disoccupati, lavoratori autonomi, studenti, giovani senza diritti scendono in piazza per manifestare, uniti, la loro esistenza, per rivendicare i diritti che oggi sono negati, per far sentire la propria voce e raccontare chi sono, perché vogliono un altro paese, un paese che investa sulla ricerca e sulle giovani generazioni invece di relegarle ai margini del sistema produttivo, mortificandone le competenze e cancellando ogni possibilità di realizzazione personale.

Non una sola grande manifestazione a Roma, ma centinaia di piazze in tutta Italia da cui gridare la loro esistenza e il loro desiderio non più rinviabile di vivere la vita.

I principali mali dell’Italia

I principali mali dell’Italia si possono così riassumere:
1. Il welfare squilibrato tra giovani e anziani
La precarietà delle condizioni di lavoro dei giovani è una facile arma polemica dei nostri politici nei dibattiti tv, ma pochi sembrano interessati a discutere dei rimedi concreti. L'Italia ha un mercato del lavoro duale: una parte dei lavoratori sono largamente garantiti contro i rischi d'impiego, possono contare sulla cassa, gli altri no.
2. Il ritardo del Sud
Tra le spiegazioni avanzate sull'origine della malattia italiana della lenta crescita, periodicamente irrompe in scena il Meridione con la sua arretratezza. Che indiscutibilmente esiste ed è composita, abbracciando ogni aspetto delle attività economiche e anche civili e sociali. Non c'è indicatore ...
3. Senza investire in ricerca si resta nani
Solo ampie dimensioni d'impresa possono conquistare nuovi mercati.
4. La nave Italia bloccata da mille inciampi
Troppa burocrazia, corruzione, interessi di parte fanno sì che quasi nessuno curi gli interessi di questa nazione. E’ il tipico vizio italiano del “particulare”. Ognuno pensa a se stesso, ognuno crede così di vivere meglio.
5. Troppo mattone, credito egemone: la finanza non arriva all'impresa
Perché il leggendario "risparmio degli italiani" - un tesoro superiore agli 8.600 miliardi netti - non sembra essere in campo nel grande match della ripresa, della crescita, dello sviluppo del Paese nei settori strategici?
Effetto-mattone. Poco meno di due terzi di questo "tesoro" sono detenuti in attività reali e di queste l'81% rappresentano case d'abitazione. Sette famiglie italiane su dieci vivono (o vanno in vacanza) in case di proprietà. E continuano a investirci direttamente il grosso dei propri risparmi: con i fondi immobiliari non c'è proprio match.
Banche pigliatutto. Il neo-presidente della Consob, Giuseppe Vegas, lo ha certificato nove giorni fa davanti al Parlamento: «Le banche costituiscono il riferimento principale per le scelte d'investimento delle famiglie. A fine 2010 le passività bancarie - depositi e obbligazioni - rappresentavano una quota stimabile nel 58% delle attività finanziarie, mentre i titoli di Stato (italiani ed esteri) pesavano per il 14 per cento».
Fondi: la grande emorragia. Mercati finanziari turbolenti, famiglie in difficoltà, spinte sui titoli di Stato e bond bancari: non da ultimo, società di gestione del risparmio controllate dalle banche. Non c'è da stupirsi se negli ultimi 36 mesi la raccolta dei fondi comuni in Italia sia stata quasi costantemente negativa. La grande fuga ha portato la quota di ricchezza detenuta dalle famiglie italiane in fondi in un decennio dal 15 a 5 per cento.

(Fonte: ilsole24ore)

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