salute

Aids: il vaccino sperimentato con successo a Ferrara

Ad oggi all'ospedale Sant'Anna di Ferrara sono stati vaccinati 18 pazienti, tutti gia' in terapia antiretrovirale e con buoni parametri viroimmunologici e l'arruolamento e' ancora in corso. L'azienda ospedaliero-universitaria fa il punto sulla sperimentazione del vaccino anti-Aids, che coinvolge 11 centri italiani di malattie infettive, spiegando che, sul versante dei risultati, i 18 pazienti in cura al S.Anna hanno notato miglioramenti nello stato di salute generale.
La sperimentazione, come sottolinea l'azienda ospedaliero-universitaria ferrarese, si basa sull'ipotesi che la stimolazione di anticorpi nei confronti di geni regolatori di Hiv, come e' la proteina Tat, possa dimostrarsi efficace nel potenziare il controllo dell'infezione gia' ottenibile con i farmaci antiretrovirali in uso. Obiettivo della sperimentazione e' quindi la ricerca di strategie alternative di trattamento dell'infezione da Hiv.

Fonte: Direnews.it

La sigaretta altrui provoca 600.000 decessi annui nel mondo

Una ricerca dell'Oms (organizzazione mondiale della sanità), pubblicata su Lancet, rivela che le morti ogni anno causate dal fumo passivo sono più di 600.000, di cui 165.000 bambini sotto i cinque anni, intossicati dalle sigarette di genitori, fratelli o parenti.
Nel 2004, tali vittime sono state l'1% dei decessi a livello mondiale: di cui quasi la metà donne, il resto equamente diviso tra uomini e bambini. Le morti sono provocate per il 60% da malattie cardiache, per il 30% da infezioni respiratorie, e infine da asma e tumore ai polmoni.
Lo studio, effettuato in 192 Paesi, ha riscontrato che il fumo passivo è particolarmente nocivo per i bambini, i quali sono a più alto rischio di 'sindrome da morte improvvisa del lattante', polmonite e asma. I bambini risultato esposti al fumo passivo principalmente nelle loro case, luogo in cui i bambini «non possono evitare le fonti di contaminazione, che sono proprio i familiari più vicini».

(Fonte: ilrestodelcarlino.it)

Farmacie: presto pagamento ticket, analisi, prenotazioni

Presto nelle farmacie si potrà: fare le analisi del sangue, prenotare le visite specialistiche e pagare il ticket. La Conferenza Stato-Regioni ha approvato gli accordi relativi alle nuove prestazioni erogabili dalle farmacie. Con questi accordi migliorerà la qualità dei servizi sanitari erogati ai cittadini e potenziata la capacità di accesso al Servizio sanitario nazionale.
In altri termini le farmacie italiane dovrebbero diventare strutture dove gli utenti potranno accedere a un lungo elenco di servizi.
Infine, sempre a carico delle farmacie sarà posta la consegna domiciliare di farmaci e dispositivi medici per certe categorie di persone malate, nonché la preparazione e la consegna a domicilio delle miscele per la nutrizione artificiale e dei medicinali antidolorifici.
Operatori socio-sanitari, infermieri e fisioterapisti effettueranno a domicilio specifiche prestazioni, se richieste dal medico di famiglia o dal pediatra.

L'accordo della Conferenza Stato-Regione stabilisce anche nuove regole per la libera professione dei medici all'interno degli ospedali pubblici. E' affidato alle Regioni ed alle Province autonome il compito di monitorare lo svolgimento dell'attività dei medici, avvalendosi del supporto dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Saranno loro a stabilire le modalità per controllare l'attività dei professionisti per evitare conflitti di interessi o forme di concorrenza sleale e a concordare con i dirigenti interessati le tariffe per l'attività specialistica intramoenia.

(Fonte: ricavato da repubblica.it))

D'incontinenza è possibile guarire

L’incontinenza in Italia

In Europa negli ultimi 50 anni la speranza di vita è cresciuta con un ritmo sorprendente, tanto che alcuni scienziati hanno parlato di “broken limits to life-expectancy”, sostenendo che non sia più ipotizzabile l’esistenza di limiti fisiologici all’invecchiamento umano. L’aumento dell’aspettativa di vita è un dato certamente positivo, se assieme agli anni di vita aumenta anche il periodo vissuto in condizioni di malattia o disabilità. Pertanto, allo scopo di valutare gli effettivi benefici del processo d’invecchiamento demografico si fa riferimento all’aspettativa di vita in buona salute (HLY – Healthy Life Years), un indicatore che misura la “vita residua libera da disabilità e malattie”(1). Al 1° gennaio 2009 si stima che la popolazione residente in Italia abbia superato lo storico traguardo dei 60milioni. L’indice di vecchiaia (cioè il rapporto tra la popolazione degli over64 e quella con meno di 15 anni) nel 2009 è pari a 143%. Il processo d’invecchiamento investe tutte le regioni d’Italia, ma più quelle settentrionali e centrali. Si è passati da una speranza di vita che era (nei primi anni ’90) di circa 74 anni per gli uomini e di 80 per le donne a 78,4 e 84 anni, rispettivamente per gli uomini e per le donne nel 2006 (2). Tutto ciò comporterà implicazioni importanti per l’Italia perché occorrerà soddisfare una crescente domanda di assistenza, bisognerà adeguare periodicamente il sistema socio-sanitario nazionale alle esigenze della popolazione che invecchia e allo stesso tempo far sì che sia economicamente sostenibile in rapporto con la forza lavoro, ridotta anche a causa della crisi economica internazionale. In tale contesto sociale ed economico anche l’incontinenza (urinaria e fecale) comporterà costi sempre maggiori per sanità e welfare.

A causa di tutto ciò anche a livello europeo i servizi sanitari e i welfare nazionali si troveranno ad affrontare tre grandi sfide:
1. l'aumento dei costi delle prestazioni sanitarie;
2. il crescente numero degli utilizzatori di cure;
3. le crescenti esigenze socio-sanitarie dei Cittadini.

Di fronte a queste importanti sfide la Commissione Europea si è mossa e per il futuro prossimo ha fissato tre grandi obiettivi:
1. l'accesso alle cure per tutti;
2. un alto livello di qualità dell'offerta di cure sanitarie;
3. la sostenibilità finanziaria nazionale (sistemi sanitari e welfare).

L’incontinenza è l’ultimo tabù medico che non siamo ancora riusciti a debellare in nessuna parte dell’universo, un segreto da non riferire a nessuno, neanche al proprio medico di famiglia, partner e amiche. Si stima che nell’Europa dei 27 Paesi oltre 36milioni di persone soffrono d’incontinenza urinaria, il 60% sono donne e il numero delle persone colpite è in costante aumento a causa dell’allungamento della vita. L’incontinenza è oggi vissuta come una normale conseguenza dovuta all’avanzare dell’età o di patologie che spesso la causano (diabete, obesità, infiammazioni vaginali e uretrali, demenza senile, Alzheimer, etc.). Ma spesso in medicina i dottori che dovrebbero dare consigli alle persone incontinenti prestano poca attenzione ai disturbi correlati all'incontinenza, in molti casi hanno una conoscenza limitata del problema e mostrano scarso interesse verso il “pianeta incontinenza”. Per questi medici l'incontinenza è un atto poco gratificante, poco interessante, quasi sgradevole e mal retribuito (in merito all’assistenza e alle cure persone anziane, la situazione europea vede le giovani donne, soprattutto extracomunitarie, prendersi cura delle donne più anziane). Inoltre, molteplici sono le problematiche che influenzano anche la condizione del personale che assiste anche le persone anziane che soffrono di incontinenza e la situazione è preoccupante, ne elenchiamo alcune:
a. l'invecchiamento della popolazione europea e mondiale sta alimentando un rapido incremento del numero delle persone anziane viventi, anche nei Paesi in via di sviluppo (Africa e Asia);
b. i tagli alla spesa sociale effettuati ogni anno dai differenti Governi nazionali e la conseguente riduzione del budget destinato alla spesa sociale, comporta la riduzione del numero delle persone anziane assistite;
c. i pazienti vengono sempre più assistiti a casa e per periodi più lunghi rispetto al passato, tutto ciò comporta il ricovero in una casa di riposo a un'età più avanzata e con maggiori probabilità di essere colpiti da pluri-patologie, pertanto queste persone abbisognano di un’assistenza maggiore e più qualificata;
d. grazie all’immigrazione (e quindi alle donne badanti extracomunitarie o come avviene oggi in alcune regioni – es.: Puglia – è stato istituito un elenco regionale degli assistenti familiari) riusciamo ad attenuare l’impatto socio-assistenziale per l’assistenza e la cura alle persone anziane e sole;
e. nelle case di riposo la crescente pressione lavorativa effettuata sul personale addetto all’assistenza delle persone anziane, evidenzia anche lo stress lavorativo cui è sottoposto quotidianamente il personale di assistenza (medici, infermieri e personale addetto alla cura e all’igiene della persona).

Diversi sono i rimedi contro l’incontinenza urinaria, il primo dei quali è la riabilitazione della muscolatura del pavimento pelvico, che è efficace nel trattamento dell’incontinenza da sforzo e fornisce buoni risultati anche in caso di incontinenza da urgenza. L’intento è quello di ristabilire un corretto supporto muscolare a livello perineale. Nei casi più gravi la riabilitazione del pavimento pelvico garantisce comunque una migliore riuscita della chirurgia correttiva.
Esistono poi diversi tipi di farmaci che agiscono a livello del sistema nervoso centrale, aumentando il tono dello sfintere uretrale e quindi limitando le perdite diurne sotto sforzo, o a livello recettoriale locale, aumentando la soglia dello stimolo e riducendo i sintomi dell’incontinenza da urgenza. In Italia i farmaci contro l’incontinenza (n.d.r.: tranne la nota 87 dell’AIFA – Ossibutinina – La prescrizione a carico del SSN è limitata alla seguente condizione: pazienti affetti da incontinenza urinaria, nei casi in cui il disturbo minzionale sia correlato a patologie del sistema nervoso centrale - es. ictus, morbo di Parkinson, traumi, tumori, spina bifida, sclerosi multipla) sono a pagamento.

Il trattamento chirurgico viene adottato nei casi in cui le terapie riabilitative o farmacologiche non abbiano ottenuto i benefici sperati. Si tratta comunque di ripristinare nel modo meno invasivo possibile i corretti rapporti anatomici tra i vari organi pelvici, tramite tecniche di sostegno per l’uretra, per la vescica, per la vagina, che spesso si avvalgono di protesi applicabili per via transvaginale con tempi di degenza molto brevi (2 - 3 giorni).

Per i bambini c’è poi l’enuresi notturna che è il volontario o involontario rilascio ripetuto di urina nei vestiti o a letto, in una fase di sviluppo in cui il controllo degli sfinteri dovrebbe essere acquisito. Si parla di enuresi quando si ha il rilascio di urina due volte alla settimana fino a tre mesi di seguito. La maggior parte dei bambini raggiunge il controllo degli sfinteri di giorno e di notte all'età di 5 anni. Essa può essere primitiva (non c'è raggiungimento del controllo degli sfinteri) o secondaria (regressiva), ma circa il 90% dei bambini ha un problema di tipo primario. L'enuresi secondaria viene diagnostica tra i 5 e gli 8 anni. Anche in questo caso esistono diversi rimedi ed è importante esaminare alcuni fattori:
1. ottenere la collaborazione del bambino nell'affrontare il problema, premiandolo quando non bagna il letto.
2. i genitori ogni sera prima di andare a dormire devono ricordarsi che anche i bambini devono urinare prima di andare a letto;
3. vanno scoraggiate le punizioni e le umiliazioni, specie se effettuate (con voce altisonante e minacciosa) davanti ad amichetti e persone sconosciute;
4. la notte non occorre svegliare ripetutamente il bambino;
5. è consigliabile lasciar andare il bambino alle feste e se necessario farlo anche dormire a casa di amichetti, in questo caso è opportuno fargli indossare delle mutandine assorbenti;
6. in casi particolari è opportuno farlo visitare da un buon neurologo. Inoltre può rivelarsi utile (n.d.r.: alle persone di ogni età) compilare un diario minzionale, sul quale riportare in un periodo di 72 ore l’introito idrico approssimativo, gli orari delle minzioni con la quantità di urina espulsa, gli orari e le modalità delle eventuali perdite urinarie.

Intervento comportamentale col bambino. Affrontare l’enuresi dal un punto di vista comportamentale richiede certamente un tempo un pò più lungo rispetto all’intervento farmacologico, ma permette il mantenimento a lungo termine del comportamento acquisito. L’obiettivo di questo intervento è agire concretamente sul comportamento del bambino utilizzando un sistema di incentivi che lo diriga verso l’acquisizione del comportamento desiderato (comportamento di toilette appropriato, autocontrollo, autonomia e autostima) e l’eliminazione di quello indesiderato (bagnare il letto, vergognarsi). A ciò si accompagna un continuo monitoraggio dello stato psicologico del bambino, dei suoi aspetti emotivi (ansie, paure, sentimenti di vergogna) e motivazionali. L’enuresi è per un bambino fonte di imbarazzo e impone un limite nella scelta delle attività. A tutto ciò possono aggiungersi i problemi emozionali legati al senso di vergogna e ad esperienze di derisione da parte dei coetanei, specie in età scolare, dove quasi sempre regna la regola del “più forte” e, prima o poi, far sapere agli amichetti che si utilizza un bagno riservato o che viene la mamma a scuola o asilo per cambiare il pannetto all’ora prestabilita, è una cosa poco edificante. L’enuresi può determinare un clima psicologico pesante anche nelle relazioni familiari, soprattutto nelle famiglie numerose dove più bambini bagnano il letto. È perciò consigliabile intervenire anche psicologicamente sulla famiglia e sul bambino enuretico, prima che diventi adulto e si sia instaurato un atteggiamento errato nei confronti del problema e della società.

C’è infine l’incontinenza urinaria maschile dovuta alle operazioni chirurgiche per il tumore della prostata, ma spesso si tratta di una incontinenza da sforzo e anch’essa può essere risolta con terapie chirurgiche mini invasive che consentono la risoluzione del problema con elevate percentuali di successo, diversamente è possibile usare cateteri esterni in silicone (condom), raccogligocce o piccoli assorbenti (pannolini) .

Rivista scientifica PlosOne: il vaccino italiano anti-Aids funziona

La rivista scientifica PlosOne ha pubblicato i risultati dei test effettuati su 87 malati di AIDS che hanno assunto il vaccino anti-Aids di Barbara Ensoli (Istituto Superiore di Sanità). Sono tutti pazienti trattati con terapia antiretrovirale. Si tratta dello studio di fase II avviato tra molte polemiche nel 2009, quando furono fatti i primi arruolamenti di volontari per la sperimentazione in undici centri clinici italiani.

Questi risultati ottenuti con la collaborazione degli undici centri clinici coinvolti indicano che la vaccinazione terapeutica con la proteina Tat, in combinazione con i farmaci, migliora significativamente il recupero del sistema immunitario dei pazienti.

Tutti i volontari, in questa sperimentazione, sono stati seguiti anche da un punto di vista psicologico da apposite equipe. E' forse uno dei rarissimi casi di rispetto dei pazienti.

(Fonte: ricavato da repubblica.it di Maurizio Paganelli)

Trapianto di pancreas con il robot a Pisa: il primo caso al mondo

E' stato eseguito in Italia, il primo trapianto di pancreas al mondo con la tecnica robotica mini invasiva.
L'importanza della nuova forma di intervento: il trapianto tradizionale è stato finora considerato l'esempio emblematico della maxi-invasività, sia a causa della particolarità del pancreas, sia per la complessità dell'operazione e sia per la fragilità dei pazienti diabetici: il tasso di complicazioni post-chirurgiche, infatti, raggiungeva il 50%, il livello più alto fra gli organi solidi trapiantabili.
Si è potuto procedere al trapianto praticando tre piccoli fori e un'incisione di appena sette centimetri. A operare è stata un'equipe formata da decine di medici e infermieri e guidata da Ugo Boggi, direttore della chirurgia generale e dei trapianti nell'Uremico dell'Azienda ospedaliera universitaria di Pisa.
L'intervento è durato 3 ore ed è consistito nel trapiantare un pancreas da donatore cadavere a una donna di 43 anni, madre di due figli, affetta dall'età di 24 anni da diabete e già sottoposta in passato a trapianto di rene.
Il trapianto di pancreas è una terapia riservata ai pazienti affetti da diabete 1, quella forma della malattia che insorge in età giovanile, richiede continua somministrazione di insulina, e costituisce il 10% dei casi di diabete.

(Fonte: ricavato da repubblica.it)

La dieta per proteggersi dall'influenza in 10 punti

Un´alimentazione corretta può aiutare a combattere le influenze stagionali. Lo ribadiscono i medici specialisti del Comitato Scientifico dell´Osservatorio Nutrizionale Grana Padano spiegando che, per affrontare il diffondersi dell´influenza, occorre agire di più sulla prevenzione, introducendo attraverso la dieta quei minerali e quelle vitamine che aumentano le difese dell´organismo.

1. Curare l´alimentazione per garantirsi il giusto apporto di vitamine e sali minerali. Si consiglia di consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura fresca al giorno, in particolare agrumi, frutti di bosco, kiwi, peperoni, pomodori, broccoli, cavolo e verza.
2. Utilizzare aglio e cipolla nella preparazione dei cibi. Questi alimenti, infatti, oltre ad essere ricchi di vitamine e sali minerali, hanno proprietà antisettiche, fluidificano ed aiutano ad eliminare il catarro.
3. Condire le pietanze con limone al posto o in aggiunta all´aceto: il limone facilita l´assorbimento del ferro presente in altri alimenti, che a sua volta potenzia le difese naturali contro raffreddore, mal di gola e tosse.
4. Ricordare che le spezie svolgono un´azione vasodilatatrice che favorisce la sudorazione e la conseguente stabilizzazione della temperatura corporea, e in particolare curry, paprica e peperoncino sono fonti naturali di un importante principio attivo antinfiammatorio,
l´acido acetilsalicilico.
5. Anche il brodo, se è sufficientemente caldo, crea vasodilatazione e quindi beneficio per le vie aeree superiori irritate, creando un effetto fluidificante su muco e catarro.
6. Non dimenticare l´importanza di integrare i liquidi. Bere dunque acqua e bevande salutari, come l´infuso di rosa canina, che contiene vitamine, zinco, flavonoidi e tannini, oppure tisane tiepide dolcificate con miele.
7. Aprire le finestre più volte al giorno per almeno 15 minuti per favorire un buon ricambio di aria, ricordando che il ristagno favorisce la proliferazione batterica. L´umidità dovrebbe assestarsi intorno al 50-60% perché un microclima troppo secco favorisce l´ingresso nelle vie
aeree di germi e batteri.
8. Mantenere un´ottima igiene del corpo, lavandosi spesso le mani, e scegliere con cura l´abbigliamento, vestendosi a strati ed evitando capi troppo pesanti, che provocano abbondante sudorazione. Via libera alla lana sulla pelle, che offre un ottimo isolamento termico.
9. Fare attenzione agli sbalzi di temperatura, la differenza tra la temperatura interna ed esterna non dovrebbe mai superare 10-15 gradi
10. Evitare i luoghi troppo affollati, dove si moltiplicano le occasioni di contagio.

Fonte: www.gosalute.it

Trapianto di pancreas con il robot a Pisa: il primo caso al mondo

E' stato eseguito in Italia, il primo trapianto di pancreas al mondo con la tecnica robotica mini invasiva.
L'importanza della nuova forma di intervento: il trapianto tradizionale è stato finora considerato l'esempio emblematico della maxi-invasività, sia a causa della particolarità del pancreas, sia per la complessità dell'operazione e sia per la fragilità dei pazienti diabetici: il tasso di complicazioni post-chirurgiche, infatti, raggiungeva il 50%, il livello più alto fra gli organi solidi trapiantabili.
Si è potuto procedere al trapianto praticando tre piccoli fori e un'incisione di appena sette centimetri. A operare è stata un'equipe formata da decine di medici e infermieri e guidata da Ugo Boggi, direttore della chirurgia generale e dei trapianti nell'Uremico dell'Azienda ospedaliera universitaria di Pisa.
L'intervento è durato 3 ore ed è consistito nel trapiantare un pancreas da donatore cadavere a una donna di 43 anni, madre di due figli, affetta dall'età di 24 anni da diabete e già sottoposta in passato a trapianto di rene.
Il trapianto di pancreas è una terapia riservata ai pazienti affetti da diabete 1, quella forma della malattia che insorge in età giovanile, richiede continua somministrazione di insulina, e costituisce il 10% dei casi di diabete.

(Fonte: ricavato da repubblica.it)

AIDS, vaccino made in Brescia: ecco l'importanza della ricerca italiana

Si chiama At20. Non è la sigla di un volo aereo ma il nome di un nuovo vaccino terapeutico per aumentare le difese immunitarie devastate dal virus dell’aids. L’arruolamento dei pazienti per il primo studio clinico multicentrico con questo vaccino made in Italy è partito in questi giorni. Lo ha ideato Arnaldo Caruso, docente di microbiologia all’Università di Brescia, e lo ha sviluppato la Medestea research & production di Torino. I dati ottenuti dalla sperimentazione (in vitro e su animali) sono stati presentati da Caruso, dal 4 all’8 ottobre, al XII Meeting internazionale sull’aids e il cancro dell’Istituto americano di virologia umana diretto da Robert Gallo, a Tropea, ospitato dall’Università di Calabria. È dal 2001 che Caruso affianca la biotech torinese in questo progetto. Si sta parlando di un vaccino capace di bloccare non tanto il virus, mutevole, quanto la proteina virale p17, che mette fuori gioco le cellule immunitarie, i linfociti T e i monociti, bersaglio dell’hiv.
«Dalla sperimentazione su topi e conigli abbiamo visto che il vaccino produce una risposta anticorpale immunologicamente efficace» spiega Caruso. «I primi dati sono stati pubblicati nel 2002 sui Pnas e successive ricerche su modelli cellulari, tutti vulnerabili all’hiv, come monociti, macrofagi e cellule dendritiche, hanno mostrato non solo la capacità della p17 di danneggiare le cellule immunitarie, ma hanno messo pure in evidenza che gli anticorpi naturalmente sviluppati durante l’infezione contro la proteina virale ne bloccano l’attività».
Capire quale fosse la porzione attiva della p17 è stato il passo successivo. La sequenza di aminoacidi, la At20, sintetizzata in laboratorio e coperta da brevetto, inoculata in animali ha generato anticorpi che bloccano l’interazione fra la proteina e il suo recettore sulle cellule, proteggendo le cellule immunitarie dall’azione della p17.

Fonte: www.bresciapoint.it

Chiusura Degenza Centro Anoressia Bulimia Policlinico Umberto I

Sanità Lazio: «Policlinico Umberto I: il centro per la cura dell'anoressia e della bulimia cade sotto la scure del piano di rientro della Presidente Polverini» II segretario regionale della FIALS Medici Universitari, dott. Antonio Sili Scavalli, ed il già Primario ed attuatore del Centro DCA Prof. Emilia Costa, ritengono che la eventuale soppressione del reparto di degenza per la cura delle pazienti affette da anoressia e bulimia al Policlinico Umberto I sia un fatto estremamente preoccupante, che denota come l'attuale Giunta al Governo della Regione Lazio stia agendo con logiche puramente matematiche, addizioni e sottrazioni, senza aver ascoltato in alcun modo gli operatori del settore e le associazioni dei malati, senza aver fatto una vera programmazione sanitaria.
II nuovo Centro per il Trattamento dei Disturbi del Comportato Alimentare nel 2003 , divenuto unita operativa complessa, viene articolato in tre differenti modalità di assistenza: Ricovero, Dav Hospital, Ambulatorio. II triplice modello di assistenza consente un percorso assistenziale completo per i Disturbi del Comportamento Alimentare, dalle forme iniziali fino a quelle di gravita estrema. Questa articolazione assistenziale completa rende il Centro l'unica struttura interamente pubblica del Centro Sud in grado di trattare le patologie alimentari in tutte le diverse fasi del loro decorso.
Inoltre la presenza del Centro all'interno del Policlinico Umberto I, consente di realizzare i tre criteri assistenziali considerati ottimali dalle più seguite Linee Guida internazionali: la gestione psichiatrica e psicoterapeutica dei disturbi; !'integrazione multidisciplinare con altre discipline cliniche di medicina generale (Medicina Interna, Neurologia, Scienze della Nutrizione, Endocrinologia, Gastro-enterologia. ecc.); la scelta di un trattamento individualizzato in funzione della gravità, delle fasi di decorso, delle risorse sociali e familiari disponibili.
«"La chiusura dei letti di Degenza e di Day Hospital comporterebbe la mancala assistenza ad almeno 300-400 pazienti Anoressiche e/o Bulimiche all'anno. Va ancora ricordato che queste due patologie costituiscono la principale causa di morte delle giovani donne tra i 15 ed i 25 anni e sarebbe anche da considerare un grave errore assimilare i posti letto ordinari e di Day Hospital dell 'attuale Centro del Policlinico Umberto I, a case di cura psichiatriche convenzionale, anche se riconosciute capaci di gestire posti letto psichiatrici acuti post-SPDC, ma sprovviste, come noto e previsto, di rianimazione, pronto intervento internistico, cardiologico h 24, indispensabile per pazienti con Disturbi dell 'Alimentazione molto gravi e con BMI molto basso.

(Fonte:elaborazione Comunicato stampa FIALS Medici Universitari)

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