salute

Cellulari e tumori: conversazioni a rischio?

Puntualmente arrivano sui giornali e in televisione segnali
di allarme sull’uso dei cellulari, che secondo alcuni potrebbero
favorire lo sviluppo di tumori, soprattutto al cervello.
Sono timori fondati?
Non si sa ancora, dicono i maggiori esperti: le prove fin qui raccolte non confermano i timori che l’uso anche prolungato dei telefoni cellulari aumenti il rischio di tumori, ma l’epidemiologia ha bisogno di una trentina d’anni d’uso della nuova tecnologia per chiarire del tutto i dubbi.
I principali centri di ricerca del mondo, come il National Cancer Institute di Bethesda, negli Stati Uniti e l’International Agency for Research on Cancer (IARC), di Lione, in Francia, hanno coordinato grandi studi internazionali per verificare questa ipotesi. Sono stati presi in considerazione i tumori al cervello e alle ghiandole salivari, i neurinomi - tumori benigni che, quando sono localizzati sul nervo acustico, come spesso accade, possono portare a sordità - e altri tipi di formazioni localizzate alla testa e al collo. Infine, non è stata esclusa neppure l’eventualità che aumentasse il rischio di linfomi e leucemie.
Per tutte queste malattie non sembra proprio che ci sia pericolo. Solo per alcune forme di tumore al cervello, come i cosiddetti gliomi, resta il dubbio, a lungo andare, di un piccolissimo aumento del rischio. Ma trattandosi di malattie molto rare è difficile verificarlo.
I risultati pubblicati fino a oggi sembrano quindi nel complesso rassicuranti, anche se c’è chi continua a interpretarli in maniera più prudente, soprattutto col diffondersi tra i più giovani di abitudini neppure immaginabili anni fa, come quella di parlare per ore senza auricolare o tenere i telefonini accesi sul cuscino per tutta la notte. Ovviamente conferme in questo senso si potranno forse avere solo tra molto tempo, quando saranno adulti i ragazzi di oggi, ma anche allora potrà essere difficile quantificare il tempo trascorso al telefono solo in base al ricordo dei diretti interessati.
Intanto si attende a breve la pubblicazione dei dati definitivi del grande studio Interphone, condotto in 13 diversi Paesi tra cui l’Italia. Ne sta anche per partire un altro, chiamato MOBI-KIDS, a cui collaborano per l’Italia ricercatori dell’Università di Torino, che si concentrerà sui possibili effetti dei telefonini nei giovani sotto i vent’anni. Per ora, gli unici rischi certi riguardano l’uso dei telefonini mentre si guida: in questo caso sì è dimostrato che il rischio di andare incontro a un incidente può essere addirittura quadruplicato.
Comunque, è meglio prendere qualche precauzione:
- l'uso dell'auricolare o il viva voce tengono lontane le radiazioni;
- tenere il telefonino lontano dal cuore e dai genitali;
- alternare nell'ascolto le orecchie.

Fonte: www.airc.it ; Altroconsumo

Rapporto osservatorio nazionale: in Italia in dieci anni raddoppiato l’uso dei farmaci, ora ci si mette pure la crisi

E’ stato presentato ieri a Roma il rapporto OsMed (Oservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali), un report annuale elaborato dall'Agenzia italiana per il farmaco e dall’Istituto superiore di sanità.
In dieci anni le quantità di medicinali consumate dagli italiani sono raddoppiate: nel 2009 sono state prescritte 926 dosi giornaliere ogni mille abitanti, nel 2000 erano 580.
Rispetto al 2008, quasi tutte le categorie terapeutiche fanno registrare un incremento delle prescrizioni. Tra tutti si registra un'impennata degli antidepressivi a causa della crisi: infatti peggiorano gli stili di vita e le condizioni psichiche di chi fa lavori precari.
Fortunatamente si registra la crescita del mercato dei farmaci generici. Se usati su più vasta scala porterebbero allo stato un risparmio di ben un miliardi di euro.
Le più assidue frequentatrici della farmacia sono le donne che comprano soprattutto antidepressivi.
Un uso più razionale di questi medicinali potrebbe far risparmiare 300 mln di euro, con un impatto positivo su tutta la salute pubblica.
La spesa media di un assistibile di età superiore a 75 anni è di oltre 12 volte maggiore a quella di una persona di età compresa fra 25 e 34 anni.
Gli italiani noncuranti degli appelli alla prudenza indotti dall'emergere di alcuni effetti collaterali anche gravi sono malati di farmaci. E amano gli antidepressivi e non considerano che dati in modo automatico e senza una giusta terapia di supporto sono inutili. Anzi: controproducenti.

Acquisto di farmaci online: truffe e rischi per la salute

Partendo da un recente caso risolto dalla Guardia di Finanza, si esaminano i risultati dei NAS e gli allarmi del Codacons (Ass. Consumatori) e dell'AIFA (Agenzia Italiana del farmaco) per i dati, ancora contenuti ma in chiaro aumento, del fenomeno in Italia.

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Rivoluzione per il vaccino contro la malaria: multinazionale farmaceutica toglie i brevetti

Gsk (GlaxoSmithKline), la seconda multinazionale farmaceutica al mondo per fatturato, ha deciso di tentare di sconfiggere la malaria togliendo i propri brevetti a più di 13mila composti che aveva ideato contro la malattia tropicale e che ora sono disponibili sul sito del Collaborative Drugs Discovery. In questo modo la multinazionale ha applicato all'ambito medico la strategia che in gergo informatico si chiama "open source", ovvero la condivisione della conoscenza e la sua messa a disposizione di chi voglia sviluppare strumenti per migliorarla.

In questo modo, ora anche chi non avrebbe potuto pagare i diritti sui brevetti, potrà utilizzare il patrimonio di ricerca della Gsk per scovare un vaccino contro la patologia che insidia il 40 per cento della popolazione mondiale, falcidiando un milione di persone soprattutto i bambini (uno ogni 30 secondi, almeno 7 o 8 prima che abbiate finito di leggere l’articolo) e le donne gravide. E' la prima volta che si eliminano brevetti pagati a caro prezzo. Si tratta di un'azione dal grande valore economico, ma anche simbolico, se si considera che i brevetti rappresentano l’essenza del modo in cui oggi viene condotta la ricerca.
Gsk ha inoltre messo a disposizione dei ricercatori anche le strutture del centro spagnolo di Tres Cantos dove ospiterà sessanta accademici.

A spiegare tanta generosità, oltre al fatto che si tratta di una malattia la cui cura non sarebbe molto redditizia, essendo diffusa principalmente in paesi poveri, c'è la crescente esigenza nelle grandi aziende, di avere un’immagine rispettabile. Grazie al dono dei 13mila composti alla comunità di ricercatori, Gsk si è assicurata il primo posto nella classifica dei meriti sociali delle case farmaceutiche, l’Access Medicine Index curato dall’ex consulente olandese Wim Leevereld e pubblicato il mese scorso.

Inoltre, stando a quanto riportato dal Puget Sound Business Journal, sembra chel'azione benefica di Gsk, sia stata favorita dalla Bill & Melinda Gates Foundation, la fondazione a scopi umanitari del fondatore di Microsoft. Pare quindi che uno dei più acerrimi avversari dell’open source a livello mondiale nel campo informatico, si sia fatto promotore della condivizione della conoscenza in ambito sanitario. Nella speranza che i risultati di questa iniziativa raggiungano i successi ottenuti nello sviluppo dei processi informatici.

Fonti: ilmanifesto.it

E’ in arrivo dal Brasile un caffè che nasce già decaffeinato

E’ in arrivo dal Brasile un caffè che nasce già decaffeinato. Esiste una pianta di caffè dell’Etiopia che già in natura, senza mutazioni genetiche, produce bacche con bassissimo contenuto di caffeina. Presso l’Università brasiliana Unicamp che l'ha scoperta affermano che non sono state prodotte artificialmente mutazioni del gene. La caffeina è una sostanza ad azione farmacologica tonica ed eccitante e la decaffeinazione avviene attraverso un procedimento chimico (il caffè crudo viene trattato con un solvente, il cloruro di metilene). Ma il diclorometano (o cloruro di metilene) è ritenuto cancerogeno; inoltre, nel lavare il chicco di caffè per eliminare (non completamente) il solvente, si eliminano anche la maggior parte delle sostanze benefiche. Madre natura, dunque, ha pronta una soluzione naturale, senza manipolazioni umane.

Time: una molecola salva ossa per chi segue cure anti-tumorali

La rivista americana Time la ritiene una delle dieci scoperte scientifiche più importanti del 2009. Si tratta della molecola "denosumab". Essa permette di evitare o ritardare le fratture ossee che rappresentano la conseguenza più frequente delle cure disponibili contro alcuni tumori.
L'efficacia della molecola é stata dimostrata attraverso uno studio condotto su 1.500 pazienti. Il rischio di fratture é sceso del 60%.

Cambieranno le regole sulle etichette alimentari

Il Parlamento europeo ha approvato in seduta plenaria un regolamento che mette ordine nel ginepraio di leggi in materia. L’obiettivo è creare un’etichettatura uniforme per tutti gli Stati membri, un sistema più semplice dell’attuale (GDA) che aiuti i consumatori a fare acquisti più consapevoli.

Il documento, che ora deve essere confermato dal Consiglio Ue, prevede che le nuove etichette abbiano caratteri più leggibili, grandi almeno 3 millimetri, e profili nutrizionali dettagliati. Sulle confezioni ci saranno due diciture. L’etichetta posta sulla facciata principale della confezione dovrà indicare la quantità di grassi, grassi saturi, glucidi, sale ed energia contenute nell’alimento. Accanto ci sarà una tabella con le linee guida sulle quantità giornaliere che è consigliabile assumere per ciascuna sostanza, indicate per 100 grammi o 100 millilitri di prodotto. Sul retro della confezione si potranno invece leggere i dettagli sugli altri nutrienti principali: proteine, fibre e grassi trans. In sostanza il cliente, per capire come nutrirsi, dovrà confrontare la lista degli ingredienti dell’alimento che sta per mangiare, con i valori ideali contenuti nella tabella, e regolarsi di conseguenza. L’Europarlamento ha bocciato invece, la cosiddetta “etichetta a semaforo”, caldeggiata dal Beuc. L’organizzazione europea dei consumatori suggeriva di distinguere le quantità di sostanze presenti nel prodotto con l’uso dei colori: rosso per un livello alto di grassi, zuccheri e sali, ambra per quello intermedio e verde per i valori minimi.

(fonte kataweb del 18 Giugno 2010)

Primario di chirurgia muore dopo undici ore di lavoro

Avverte un malore e muore, dopo 11 ore di lavoro: è accaduto all'ospedale Cardarelli di Napoli. La vittima è Filippo Minieri, primario del reparto di chirurgia endovascolare dell'ospedale. 'Arresto cardiocircolatorio', la causa del decesso indicata nel referto. Cordoglio è stato espresso dal presidente dell'Ordine dei medici e degli odontoiatri di Napoli, Gabriele Peperoni. «L'ultimo doloroso episodio di morte bianca avvenuto all'ospedale Cardarelli non può lasciare indifferenti, bisogna rivedere i carichi di lavoro dei medici per evitare altre tragedie», sottolinea Peperoni commentando la vicenda di cui parla oggi il quotidiano Il Mattino. «Siamo vicini alla sua famiglia - continua Peperoni - Il problema va affrontato. Non si può lavorare a ritmi così sostenuti, il personale medico è sotto stress, sono necessarie forze fresche, chi ha ruoli di responsabilità dovrà tenerne conto». La polizia ha acquisito il referto clinico e su disposizione dell'autorità giudiziaria la salma di Minieri è stata trasferita al Policlinico per l'esame autoptico.

(fonte: Leggo.it)

L’arsenico nell'acqua potabile: il più grande avvelenamento di massa della storia dell’umanità

«Il più grande avvelenamento di massa della storia dell’umanità», secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Sta avvenendo in Bangladesh, dove 77 milioni di persone utilizzano ogni giorno acqua contaminata dall’arsenico. Un team di ricercatori di Chicago, New York e Bangladesh ha seguito per 6 anni 11.746 abitanti dello Stato asiatico attraverso l’analisi delle urine. I risultati pubblicati dalla rivista The Lancet: il 21% delle morti complessive, e il 24% di quelle dovute a malattie croniche, è legato all’arsenico, che causa cancro a fegato, reni, pelle e malattie cardiache: un problema che riguarda il 70% della popolazione.
L’arsenico nell'acqua potabile minaccia tumori in 70 paesi
L'esposizione prolungata all'arsenico presente nell'acqua potabile, anche in quantità piccolissime, può provocare diverse forme di tumore e in generale aumenta il rischio di morte. E' quanto risulta dal più vasto studio di questo tipo, condotto su oltre 11.700 persone in Bangladesh e pubblicato nell'edizione online della rivista The Lancet.
Le possibili implicazioni per la salute pubblica, secondo i ricercatori, sono importanti, soprattutto considerando che il problema della contaminazione con arsenico delle acque potabili è presente in almeno 70 Paesi. Si stima che soltanto in Bangladesh a partire dagli anni '70 almeno 35 milioni di persone abbiano bevuto acqua contaminata con arsenico, in quello che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) considera "il più grande avvelenamento di massa nella storia di una popolazione".
Lo studio, coordinato da Habibul Ahsan dell'università di Chicago, si chiama Heals (Health Effects of Arsenic Longitudinal Study) e la popolazione del Bangladesh sulla quale è stato condotto era esposta a dosi pari a 10 microgrammi per litro. Questo, secondo la ricerca, è stato sufficiente a provocare il 21% delle morti per tutte le cause e il 24% di quelle attribuite alle malattie croniche. I tumori più frequenti associati al consumo di arsenico sono quelli che colpiscono fegato, cistifellea e pelle. Tra le malattie, le più comuni sono quelle cardiovascolari.
(Da Tiscali Scienze del 22 giugno 2010)

Tra gli elementi presenti in tracce nelle acque minerali italiane ci sono arsenico e uranio, ma anche alluminio, berillio, fluoro e altro ancora. Ma, soprattutto, i limiti che regolamentano i contenuti di questi elementi – alcuni dei quali potenzialmente pericolosi per la salute – nelle acque minerali sono più alti di quelli fissati per le acque potabili, se non, in alcuni casi addirittura inesistenti. Per questo sarebbe opportuno rivedere le normative in materia, in modo da allineare le acque minerali alle acque che sgorgano dai rubinetti di casa.
L’acqua pura di sorgente non è pura. Perché prima di essere imbottigliata alla fonte attraversa terreni formati da rocce e minerali che contengono migliaia di composti diversi. E se ne portano dietro qualche traccia. A volte, invece, l’acqua trattata che viene immessa nell’acquedotto ha contenuti di queste sostanze più ridotti dell’acqua pura della sorgente.
È questo, in sintesi, il contenuto di un articolo pubblicato sul numero di maggio di “Le Scienze”, in edicola da una settimana. Un articolo che reca la firma di sette scienziati delle Università di Napoli, del Sannio, di Bologna e di Cagliari, e che riassume i risultati italiani di una ricerca europea sulla qualità delle acque minerali imbottigliate.
L’articolo conclude che fortunatamente in generale la qualità dell’acqua è buona. Ma in tutte le acque ci sono tracce di elementi che potrebbero essere nocivi per la salute. E a volte queste tracce sono in concentrazione tale che se la stessa acqua fosse immessa nell’acquedotto sarebbe necessario un intervento di bonifica. È il caso, per esempio, del berillio.
(Da Science – Edizione italiana di Scientific american del 5 maggio 2010)

In allegato: Comunità Europea: arsenio nell'acqua, rischi ed esigenza di nuova normativa

Comunità Europea: rischi dell'arsenico nelle acque e esigenza di una nuova normativa

Su mandato della Commissione europea, il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare (Contam) dell'Efsa (Ente preposto alla difesa della salute alimentare) ha pubblicato un parere sui possibili rischi per la salute correlati alla presenza di arsenico in alimenti e bevande. Sono stati raccolti e analizzati più di 100.000 dati di cui circa il 98% inerenti l'arsenico totale.
Si evidenzia come la legislazione in materia in molti paesi sia carente; da qui l'esigenza di una revisione della legislazione stessa.

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