salute

Salvato un ventinovenne romano: internet mi stava uccidendo (cos'é l'internet dipendenza)

Sembra innocuo, in realtà ti soffoca senza che te ne accorgi.
Un ventinovenne romano ha rischiato di perdere il lavoro e la fidanzata per colpa della sua mania: il web. E’ talmente divertente e si può fare di tutto che si è portati a passare intere giornate davanti al pc. Alla fine diventa una dipendenza di cui non si può più fare a meno. La difficoltà maggiore è rendersi conto del problema. Il ventinovenne è riuscito a vincere l’Internet Addiction Disorder, la dipendenza dalla rete, un fenomeno in espansione, quello dei drogati virtuali rivolgendosi al centro del Gemelli di Roma che, insieme all’Associazione La Promessa, combatte il desiderio virtuale. Chi cade nel vortice sono in prevalenza adolescenti tra i 13 e i 20 anni e giovani tra i 25 e i 40. ci Come si guarisce? Con un lavoro di gruppo, due volte a settimana. Separatamente, gli adolescenti, accompagnati dai genitori, e gli adulti incontrano gli psicoterapeuti: ognuno racconta le proprie esperienze, ci si confronta, si ascoltano i consigli. In media servono 6 mesi (25 sedute) per guarire completamente.

Il fenomeno si sta estendendo e determina profondi cambiamenti sia nel comportamenti che nel corpo. I principali disturbi si riconducono a:
Mancanza di sonno, mal di schiena, sindrome da tunnel carpale, stanchezza degli occhi, alimentazione irregolare, modificazioni dell’umore, etc.
Gli argomenti di interesse che spingono alla dipendenza sono soprattutto: sesso e pornografia, social networking, shopping on-line, giochi di ruolo.
E' significativo il fatto che nelle cliniche si inizi a studiare e trattare questi casi come malattie vere e proprie.

Autismo, scoperto il gene decisivo nella malattia? Un esempio di disinformazione

Qualche giorno fa è stata riportata da molti quotidiani italiani e internazionali la notizia riguardante uno studio sulla genetica dell’autismo, pubblicato online dalla rivista scientifica "Nature Genetics", il 18 Febbraio 2007. La notizia è stata annunciata da alcuni dei maggiori giornali italiani con titoli eccessivi e sensazionalistici che hanno fuorviato il reale significato dei risultati della ricerca, creando aspettative ingiustificate. Nell'articolo si fa chiarezza sul reale significato della scoperta.

Article's content: 

Cibi arricchiti per creare dipendenza e conseguenti malattie

Il professor Kessler sostiene che, proprio come avviene con le sigarette per aumentare la voglia di fumare, chimici e ricercatori lavorano per migliorare il gusto dei propri prodotti. I produttori non migliorano solo la gioia del gusto, maricercano quella che Kessler chiama “iper-palatabilità”.
La tecnica più semplice è quella di arricchire gli ingredienti dei cibi con sali, zuccheri e grassi per renderli più appetibili al palato. In altri casi si facilita la masticazione: se i cibi sono facili da masticare e deglutire, grazie alla loro morbidezza, si è invogliati a mangiare ancora. Tutto ciò causa dipendenza da cibo e sovrappeso. L’effetto è una vera è propria malattia con tutti i disturbi che comporta.

Alcol e minori: la situazione è sempre più grave principalmente a causa dei modelli mediatici

Innalzare a 18 anni l'età legale per il consumo di alcolici e cambiare radicalmente le strategie di prevenzione e contrasto del bere: sono le principali proposte emerse durante l'annuale Alcohol prevention day organizzato il 29 aprile scorso dall'Osservatorio Nazionale Alcol-CNESP dell'Istituto superiore della sanità. A destare allarme soprattutto i dati relativi al consumo alcolico dei giovani.
Negli ultimi anni infatti si è assistito a un cambiamento collettivo del modello di consumo (tradizionalmente legato ai pasti, che garantivano la moderazione) che si orienta sempre più verso i comportamenti a rischio, questa tendenza tra i giovani sembra essersi consolidata. La diffusione del binge drinking è rimasta in sostanza stabile tra 2003 e 2009 (anche tra le fasce 11-15, 16-17 e over 18 anni), mentre la facilità di accesso alle bevande alcoliche è stata favorita anche dall'affermarsi di modalità di consumo come il botellon di origine spagnola, cioè il consumo collettivo di vino sfuso e superalcolici comprati al supermercato e bevuti in piazza. Inoltre, «desta seria preoccupazione l’evidenza che il 19.7% degli 11-15enni ed il 15.3% delle coetanee consumano alcolici secondo modalità non salutari».
Negli ultimi anni, non meno di 500.000 adolescenti al di sotto dell’età minima legale riceve e consuma alcol in Italia «per ragioni che sono spesso familiari, a volte sociali, ma molto più frequentemente indotte da una cultura che è stata ed è costruita sempre di più sui messaggi pubblicitari, sugli ingannevoli contenuti proposti, sui molteplici meccanismi che consentono la promozione, anche a basso costo, delle bevande alcoliche e sulla “normalità” della diffusione e disponibilità delle “ore felici”, costruita attraverso strategie di mercato esenti da misure di reale regolamentazione, sulla normalizzazione sociale del bere, sulla strumentalizzazione della voglia di apparire, di protagonismo da parte dei giovani, sulla voglia di trasgredire tipica dell’adolescenza e solo in piccola misura, in risposta ad un disagio giovanile».
Non solo: aggravano il quadro «il policonsumo, l’assunzione poco selettiva delle bevande, a testimonianza di un valore d’uso dell’alcol come sostanza più che del valore “alimentare” o degustativo della bevanda stessa e sempre più spesso associato all’uso di sostanze illegali». In pratica si sta creando «una nuova generazione di consumatori problematici si è quindi consolidata in Italia, una generazione che si trascina in avanti con l’età mantenendo inalterata, in media sino ai 24 anni, la predisposizione al rischio alcol-correlato attraverso modalità d’uso dell’alcol come sostanza, ritualità sempre rinnovata attraverso la ricerca di un’alchimia alcolica sempre nuova».
È innegabile l'impatto dei modelli mediatici orientati alla “normalizzazione del bere”, ma, secondo l'Osservatorio dell'Iss, va rivista l'inefficacia delle attuali strategie di contrasto e sistematizzati gli interventi - che ora sono attuati «in maniera incostante, intermittente, anche stagionale» - all'interno della programmazione nazionale e regionale e attraverso misure ed interventi finanziati, efficaci e basati sull’evidenza.
Le evidenze scientifiche suggeriscono dunque di «non mantenere a 16 anni l’età minima legale poiché è dimostrato che la completa maturità fisiologica, anche cerebrale, notoriamente compromessa dall’assunzione di alcol, si raggiunge intorno ai 20 anni e che è opportuno ritardare il più possibile l’avvio al consumo alcolico per ridurre l’incidenza delle problematiche alcol-correlate in età adulta». L'età minima andrebbe perciò innalzata a 18 anni e andrebbero rafforzate (e fatte applicare e osservare le norme che vietano somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori e che garantiscano «la prevenzione e lo sviluppo sociale e sanitario, la tutela dei minori e di tutte le persone dalle pressioni al bere».
Nella pagina web dell'Osservatorio, tutti i dati, la documentazione e il materiale dell'Alcohol prevention day.

Convegno anestesisti: decalogo utile per chi deve subire un intervento

In occasione del settimo congresso nazionale della Siared, Societa' Italiana di Anestesia, Rianimazione, Emergenza e Dolore, sono state definite, in un decalogo di taglio divugativo, le dieci regole utili per chi deve subire un intervento. Eccole:
- Accertarsi che entro le due settimane che precedono l'intervento, l'anestesista visiti il paziente controllando una serie di parametri come pressione, peso, frequenza cardiaca. La visita, che di solito si svolge in ambulatorio, puo' essere pratica anche alcuni mesi prima di entrare in sala operatoria: in quel caso, l'anestesista ricontrolla il paziente per verificare che non ci siano stati cambiamenti nelle condizioni generali.
- Rispettare le norme di digiuno preparatorie che vengono raccomandate. Durante l'anestesia, infatti, il contenuto gastrico potrebbe causare danni ai polmoni. Generalmente, bisogna evitare di mangiare dalle 4 alle 6 ore prima dell'intervento, mentre l'ultimo bicchier d'acqua va bevuto due ore prima. Per altre bevande come succhi di frutta o caffe', i tempi vanno calcolati a seconda della corposita' del liquido. Per esempio, una spremuta d'arancia e' considerata un solido: va quindi evitata nelle 6 ore precedenti l'anestesia.
- Rispettare tutte le indicazioni sulle profilassi pre e post operatorie, come quelle per la trombosi venosa (farmaci coagulanti da prendere prima o deambulazione subito dopo il risveglio, a seconda del paziente), quelle antibiotiche per evitare le complicazioni (l'effetto deve raggiungere il picco massimo nell'incisione chirurgica, quindi gli antibiotici vanno assunti circa un'ora prima) o quelle anti vomito (per esempio, i farmaci somministrati a chi partorisce con taglio cesareo).
- Il paziente deve ricevere dal medico tutte le informazioni sull'anestesia e sul rischio dell'intervento a cui verra' sottoposto. E' utile, per facilitare la comprensione, fare dei paragoni con attivita' quotidiane comuni. Per esempio: se l'intervento ha una percentuale di rischio di morte dello 0,3%, il medico potra' spiegare che prendere un aereo per andare in vacanza alle Maldive o salire su una scala per cambiare una lampadina e' statisticamente piu' rischioso.
- Il medico non deve solo far firmare la liberatoria che certifica il consenso del paziente, ma deve accertarsi che lui abbia capito che cosa sta per succedere, facendo anche delle domande dirette per fugare eventuali dubbi.
- Il paziente deve identificare l'anestesista e avere un rapporto diretto con lui.
- Il paziente deve essere messo in condizione di accertare se la struttura dove sara' ospitato e' certificata e accreditata al sistema sanitario nazionale.
- Prima dell'intervento, il paziente deve familiarizzare con la scheda di valutazione del dolore, per poter indicare, anche nei giorni successivi all'intervento, la gravita' dei fastidi che sentira'.
- Accertarsi che avvenga la cosiddetta fase di 'time out' prima dell'intervento: l'anestesista e il chirurgo parlano con il paziente e hanno a disposizione un momento determinato per stabilire un contatto, verificando anche insieme a lui il lato su cui verra' effettuato l'intervento o altri dettagli importanti.
- Il paziente deve essere informato sui tempi del risveglio, previsto generalmente subito dopo la fine dell'intervento o, in alcuni casi, dopo circa 20 minuti.

Giornata nazionale del sollievo per la promozione delle cure palliative e della terapia del dolore

Domenica 30 maggio si celebra in Italia la III Giornata nazionale del sollievo, per la promozione delle cure palliative e in particolare della terapia del dolore, organizzata dal Ministero della Salute, dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome e dalla Fondazione nazionale Gigi Ghirotti.

Lo scopo della manifestazione è informare e sensibilizzare gli operatori sanitari e i cittadini sull’importanza di promuovere la “cultura del sollievo” ed estendere la consapevolezza che il sollievo non è solo desiderabile ma anche possibile. In questa giornata, infatti, si afferma la centralità della persona malata e l’affrancamento dal dolore inutile e viene evidenziata l’importanza che rivestono nell’alleviare la sofferenza non solo le terapie più avanzate ma anche il sostegno psicologico e la capacità di rapportarsi umanamente a chi soffre considerando il malato nella sua interezza e ponendo attenzione a tutti i suoi bisogni, psichici, fisici, sociali e spirituali, in modo di creare la migliore qualità di vita per il malato e per la sua famiglia.

Inoltre in occasione della III Giornata nazionale del sollievo, la Fondazione Gigi Ghirotti, che svolge contro la sofferenza dei malati oncologici e delle loro famiglie un ruolo di primo piano, ha lanciato l’iniziativa di raccolta fondi “Fare 20 volte Centro” che si propone di diffondere in tutte le regioni nuovi centri di ascolto e di potenziare quelli esistenti.

Anche le amministrazioni pubbliche si sono impegnate a promuovere azioni di solidarietà verso i malati e le loro famiglie attraverso iniziative di sensibilizzazione e informazione sugli obiettivi raggiunti e in questa ottica domenica 30 maggio nell’atrio del Policlinico Gemelli sarà allestito uno spazio ad hoc per fornire informazioni dettagliate e materiale sul significato della Giornata Nazionale del Sollievo.

(redazione ministerosalute.it 27 maggio 2004)

Scienziati girano il mondo alla scoperta di nuovi virus per prevenire epidemie

Dal 19 al 21 settembre si svolgerà a Venezia la conferenza "Virus, the invisible enemy" che si occupa delle tecniche per l’individuazione dei virus non ancora conosciuti.
Gruppi di scienziati girano il mondo per scoprire nuovi virus pericolosi.
Istituti come il Global Virus Forecasting di San Francisco studiano le strategie per cercare di rintracciare i virus e poterli contrastare prima che diventino epidemie.
Fortunatamente molti virus sono benigni, ma se per disgrazia alcuni fossero maligni e scoppiasse un'epidemia sarebbero a rischio centinaia di migliaia di persone nel mondo.
Il 60 per cento dei virus pericolosi per l'uomo sono trasmessi dagli animali.
Per questo si adotta la strategia di andare a studiare i virus nelle foreste africane, dove ci si nutre di specie selvatiche, e nei mercati asiatici, dove gli uccelli vengono venduti vivi. È lì che si trasmettono i virus dagli animali all’uomo.
Purtroppo le conoscenze sui virus sono ancora del tutto insufficienti e andrebbe rafforzata la ricerca.
Dorothy Crawford, professoressa dell'università di Edinburgo ci informa che in peso e volume i virus battono tutti gli altri esseri viventi messi insieme. Se allineassimo tutti i virus del mondo, copriremmo sei volte la lunghezza della nostra galassia. Oggi abbiamo meno infezioni e meno decessi rispetto a 50 anni fa, ma non dobbiamo dimenticare che alcuni virus sono legati a particolari forme di cancro, e che combattendo questi microrganismi potremmo prevenire un tumore su sei. In parte, già ci stiamo riuscendo grazie ai vaccini contro l'epatite B e il virus del papilloma.

Le spiagge ideali per i bambini

Si parla sempre di bandiere blu per il mare pulito ma poco di spiagge perfette per i figli. Così, per il terzo anno consecutivo, il numero di giugno OK assegna le bandiere verdi alle località italiane ideali per i piccoli. E lo fa raccogliendo il parere dei medici che meglio conoscono le esigenze dei bimbi.

I parametri da rispettare
«Per conto di OK ho condotto un sondaggio fra 115 pediatri», dice Italo Farnetani, pediatra e professore di comunicazione scientifica all'Università di Milano Bicocca. «Ne è venuta fuori una lista di venti luoghi dove la natura regna incontaminata. Indirizzi giusti per chi all'animazione preferisce la tranquillità, ideali soprattutto per le famiglie con bambini sotto i sei anni, visto che fino a quell'età i piccoli amano giocare più che altro coi genitori e non cercano luoghi affollati».
Per il sondaggio sono stati interpellati solo pediatri residenti nell'Italia meridionale e insulare, dove il mare è pulito e il paesaggio splendido. Per meritare la segnalazione, le località prescelte dovevano rispettare questi stretti parametri: spiagge di sabbia (non scogli, ciotoli o sassi), ampio arenile e ombrelloni distanziati; mare pulito con acqua bassa vicina alla riva; strutture ricettive non lontane dalle spiagge; pineta o macchia mediterranea nelle vicinanze per trovare rifugio dalla calura estiva.
Ed ecco in ordine alfabetico le 20 località premiate con le bandiere verdi 2010.

BARI SARDO (Ogliastra). Accanto a un arenile di spiaggia finissima ci sono rocce di granito rosa. A pochi chilometri si può far visita al faro di Capo Bellavista.

BOVALINO (Reggio Calabria) Alle porte del paese c'è una spiaggia libera e incontaminata lunga 500 metri.

BOVA MARINA (Reggio Calabria) Piccolo paese fuori dai circuiti turistici tradizionali. La spiaggia è riparata dalle correnti.

CALA DOMESTICA (Carbonia-Iglesias) Una perla di sabbia finissima fra pareti di roccia. Sulla spiaggia anche i resti dei depositi di una vecchia miniera.

CAPO CODA CAVALLO (Olbia-Tempio) Due le spiagge ed entrambe godono di un panorama eccezionale: da Cala Brandinchi si vede l'isola Tavolara, mente Lu Impostu è una lingua sabbiosa fronteggiante uno stagno.

CARIATI (Cosenza) Il borgo fortificato durante l'estate si trasforma in una cittadina ricca di eventi culturali. Il lungomare viene chiuso al traffico dalle 19.

CASUZZE (Ragusa) Sulla battigia si vende il pesce appena pescato. La spiaggia è riparata dai venti di tramontana e di ponente.

IS ARUTTAS (Oristano) È detta la spiaggia del riso per la sabbia formata da chicchi di quarzo.

ISOLA DI SAN PIETRO (Carbonia-Iglesias) Possibilità di scegliere tra quattro spiagge (La Caletta, Punta Nera, Girin e Guidi). In caso di vento si possono trovare zone protette.

MARINA DI LIZZANO (Taranto) Per una cinquantina di metri dalla battigia il mare arriva al ginocchio.

MARINA DI OROSEI (Nuoro) Le due spiagge migliori per i bambini sono Berchida, con acqua molto bassa, e Bidderosa, dove c’è una pineta.

MARINA DI PESCOLUSE (Lecce) Dune di sabbia finissima e bianca, acqua bassa e trasparente.

MARINA DI PISTICCI (Matera) Mare quasi sempre calmo, tanto verde e spiaggia ben atrezzata.

MIRTO CROSIA E PIETRAPAOLA (Cosenza) I due paesi delimitano un tratto di costa con spiagge poco frequentate ma facilmente raggiungibili.

PORTO PALO DI MENFI (Agrigento) Il paese è in una zona collinare, poco edificata e molto tranquilla. Ottimi ristoranti di pesce nei dintorni.

SANTA CATERINA DELLO IONIO (Catanzaro) Per i genitori, possibilità di fare immersioni in cerca di relitti sommersi.

dal sito: salute.leiweb.it
a cura di Simone Fanti
27 maggio 2010

Premio nobel Luc Montagnier e i farmaci del futuro

L'intervista fa riferimento alla scoperta delle proprietà che alcune nano strutture di acqua presentano di emettere segnali elettromagnetici riconducibili al vissuto biologico della persona. Queste proprietà potrebbero permettere di trasmettere segnali e stimoli utili a curare le malattie. Si tratta di una scoperta che potrebbe rivoluzionare la medicina del futuro, la cosiddetta medicina biologica.

Interviewee: 
Luc Montagnier

Il 25° congresso di Medicina Biologica: i farmaci del futuro

Lo hanno definito un nuovo traguardo della ricerca: sfruttare le informazioni trasferibili per mezzo dei farmaci all’acqua che si trova nell’organismo umano. In questo modo l’elemento acqua, presente in gran percentuale nel corpo, diventa il mezzo per portare le informazioni atte a riattivare le funzionalità compromesse. Questo dovrebbe consentire di abbassare il dosaggio e diminuire la tossicità, conservando inalterata l’efficacia dei farmaci.
È così che dovranno essere i farmaci del futuro secondo la Medicina Biologica che si riunisce a congresso venerdì 14 e sabato 15 a Milano, presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Milano. Il Congresso è promosso da AIOT - Associazione Medica Italiana di Omotossicologia, con il sostegno di GUNA Spa, azienda del settore delle medicine non convenzionali, il Patrocinio dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano – OMCeO, della Regione Lombardia e del Comune di Milano e la partecipazione del Premio Nobel per la Medicina Prof. Luc Montagnier insieme a fisici e ricercatori italiani di fama internazionale.
Luc Montagnier è lo scienziato che ha scoperto che le malattie croniche, come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla, Artrite Reumatoide, e le malattie virali, come HIV-AIDS, influenza A ed epatite C, “informano” l’acqua del nostro corpo della loro presenza emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere letti e decifrati. Possibili sviluppi di tale scoperta sono sia in termini diagnostici che di trattamento e terapia delle malattie croniche, che sono collegate a precise condizioni informative presenti nell’acqua biologica.
In Italia alcuni fisici e ricercatori collaborano allo studio delle proprietà per cui l’acqua presente nel corpo diffonde e trattiene le informazioni biologiche grazie ad un fenomeno fisico chiamato Coerenza. I leader del gruppo italiano di ricerca sono Emilio Del Giudice [Fisico teorico, Premio Prigogine 2009, INFN (Istituto Nazionale Fisica Nucleare), Milano, IIB (International Institute of Biophysics), Neuss, Germania] e Giuseppe Vitiello (Professore di Fisica teorica, Dipartimento di Matematica e Informatica e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dell’Universita' di Salerno).

La medicina omotossicologica sfrutta da sempre i principi fisici per cui l’acqua può essere “informata” da sostanze in essa diluite. La ricerca di Montagnier, di Del Giudice e Vitiello, può indicare una migliore comprensione dei meccanismi di funzionamento del paradigma medico omeopatico e omotossicologico e creare la base per una futura generazione di rimedi farmaceutici. Si tratta di medicinali che basano il proprio meccanismo d’azione sull’acqua “informata” dal segnale elettromagnetico prodotto da sostanze in essa presenti a bassissime concentrazioni ed “attivata” tramite peculiari tecnologie chimico-fisiche. Essi acquisiscono così proprietà curative, prive di effetti collaterali.
(Dal sito de lastampa.it del 14-05-2010)

Syndicate content