sindacati

Tempesta in Borsa - Documento unitario: recuperare credibilità

È di nuovo tempesta sui mercati europei, e la borsa di Milano è la peggiore fra le piazze del vecchio continente mentre lo spread sui Btp italiani, alla vigilia dell'asta di domani, balza fino a 313 punti base. L'ennesimo taglio del rating greco, lo stallo prolungato che impedisce un accordo sul debito americano, le nuove incertezze sulla crisi della Grecia: tutti fattori che stanno facendo riaffiorare i timori di un effetto-domino in Europa. E in Italia tutte le parti sociali lanciano un appello congiunto: serve discontinuità per crescere.

Un ultimo appello dopo mesi di pressing per chiedere al governo misure per la crescita. L'iniziativa nasce da un colloquio telefonico in mattinata tra il leader delle banche Giuseppe Mussari e la presidente degli industriali Emma Marcegaglia. Che poi nel primo pomeriggio ha chiamato i leader dei sindacati. Nel giro di poche ore si è così coagulato il consenso delle sigle che avevano già aderito, dallo scorso novembre, al tavolo per definire proposte da presentare insieme al governo per sostenere la crescita.

(Fonte: il messaggero.it)

Referendum Mirafiori: i gravi interrogativi che pone il risultato della votazione

I risultati del referendum di Mirafiori ci insegnano che a volte nel tentativo di migliorare la situazione si possono aggravare i problemi. Non esistono soluzioni semplici per problemi complessi. E la situazione si prospetta più difficile del previsto. Il presente editoriale illustra i problemi che sorgeranno a valle della consultazione.

Author: 
stg

Sindacati, partiti e confindustria: crisi di identità e di rappresentanza?

Ognuna di queste organizzazioni rappresenta interessi di parte. Nei momenti di crescita riesce loro relativamente facile riuscire ad ottenere condizioni vantaggiose per i loro iscritti; gli industriali ad esempio, se la produzione tira tendono a non inasprire troppo i conflitti con gli operai e concedono ai sindacati cose che normalmente non offrirebbero. Durante una grave crisi invece sindacati, partiti e confindustria devono gestire la "distribuzione dei sacrifici"; tentare di ridurre al minimo la riduzione del benessere dei loro contesti di riferimento.
Tutto ciò crea una certa disaffezione tra organizzazioni e iscritti. Sopratutto per chi negli anni passati ha abituato male la propria parte (distribuzione di privilegi, voti di scambio, corruzione, etc.).
La globalizzazione inoltre ha reso la nostra società ancor più complessa e frammentata per cui riesce sempre più difficile capire chi rappresenta chi.
All'interno delle stesse organizzazioni si creano movimenti e tendenze spesso contrastanti che si riflettono anche nella battaglia politica che mette in crisi le stesse forze di governo: proprio per questo centrosinistra e centrodestra, entrambi sono sottoposti a forze centrifughe e a continue tensioni, entrambi si ritrovano in difficoltà.
In una sitazione del genere occorrerebbe che queste organizzazioni approfittassero della situazione difficile per rivedere e ridefinire le loro stesse identità, rielaborare il loro modo di porsi, ridefinire gli interessi da difendere in modo da essere pronti a un rilancio nel momento in cui ci sarà la ripresa.
Purtroppo questo non avviene perché la miopia degli interessi dell'immediato confonde le menti e tutti tirano a campare; si assiste a una difesa strenua e malriposta dei propri interessi per cui non si approfitta della crisi per predisporre il rilancio.
Tutto ciò comporta che soltanto una "rivoluzione" possa cambiare le cose. Ma in Italia fin che non si arriverà alla "fame" una rivoluzione non si farà mai.
Se le cose continueranno così però nel giro di qualche anno questa ipotesi all'apparenza utopica potrebbe rivelarsi una dura "necessità".

Syndicate content