La scienza occidentale avrebbe conquistato il mondo per motivi geografici

Opinion - author: guia - posted: 17-11-2010

Secondo Jan Morris, storico dell’Università di Stanford in California, da secoli il centro di gravità del mondo scientifico è l’occidente a causa di una forza fondamentale chiamata geografia; ma presto le cose potrebbero cambiare. La storia non si è evoluta ovunque alla stessa velocità. Non c’entrano la razza, la cultura, la religione o i grandi uomini, ma solo la geografia, che non è stata equa ed ha favorito luoghi diversi a velocità diverse. Nelle zone più fertili della Mezzaluna, ricche di piante ed animali addomesticabili i primi agricoltori ed allevatori si urbanizzarono e fondarono i primi imperi intorno al 750 aC e nel 500 aC svilupparono anche le prime forme di scienza. E con la crescita delle popolazioni, i centri agricoli dell’Eurasia occidentale si estesero diffondendo agricoltura, città, stati, imperi e la protoscienza. Gli altri stati emersero dall’era glaciale un paio di millenni dopo e così tutto il resto. Duemila anni fa, una striscia ininterrotta di imperi agricoli correva alle latitudini fortunate da Roma alla Cina; e quella di Roma rimase la zona più grande e ricca, sede della cultura scientifica più forte di tutte. Ma dal 500 al 1.500 fu la scienza cinese a guidare il mondo. Mentre gli invasori germanici, arabi e turchi combattevano sulle rovine di Roma un nuovo impero aveva riunito la Cina dando vita a secoli di processi scientifici. Ma nel tredicesimo secolo due grandi invenzioni: le navi capaci di attraversare gli oceani e le armi da fuoco cambiano gli equilibri; all’improvviso le coste affacciate sull’Atlantico divennero un vantaggio, e così la geografia decise che sarebbero stati gli europei occidentali a scoprire e colonizzare le americhe. Ma l’altalena tra geografia e sviluppo sociale spiega perché oggi la scienza è occidentale e sembra dirci che presto potrebbe diventare orientale; ma anche che la geografia potrebbe perdere la sua forza se i progressi dell’informatica continueranno a rendere il mondo sempre più interconnesso e più piccolo.
(Elaborazione da Internazionale del 18/11/10 – Jan Morris – New Scientist – G.B.)